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Metropolis

A Dubai è già domani

Destinazione Futuro

A Dubai è già domani

“Destinazione Futuro” potrebbe essere il titolo ideale di un film dedicato al mondo lussuoso e moderno di Dubai. Tante le locations a ricordarlo, le costruzioni e i sogni che lo rendono possibile. Dalla vela gigante di vetro e acciaio con un campo da tennis sospeso nel cielo (chi non ha visto almeno una volta l’icona del Burj al Arab svettare sull’orizzonte del Dubai Marina?) ai complessi turistici a forma di palma o di planimetria del globo proiettati nel mare come i fantasmagorici The Palm e The World, dalle bizzarre piste da sci al coperto ai ristoranti dove si mangia con le razze e gli squali accanto come quello dell’Hotel Atlantis, o alle camere sottomarine dell’Hydropolis che non finiscono mai di stupire, dalle linee razionaliste dell’albergo Jumeirah ispirate a un’astronave fino al grattacielo più alto del mondo (564,90 metri, 169 piani percorsi da un ascensore a 18 metri al secondo… ) immortalato dalla “Mission Impossible” di Tom Cruise, il Bury Dubai, la Torre del Califfo! O basta anche meno, come salire sulla magica terrazza della discoteca di Armani che ammira dall’alto la notte e il magnifico panorama di luci e di stelle sopra e sotto la città.

complessi turistici a forma di palma, l'Hotel Atlantis e il Bury Dubai, la Torre del Califfo

In attesa dell’Expo

A Dubai si possono passare intere giornate con gli occhi sbarrati davanti agli scenari di avanguardia e di design, per le idee, le invenzioni e le soluzioni che si mettono in mostra, comprese quelle che già trapelano sulla tecnologica Expo in programma da ottobre 2021, se l’umanità riuscirà di nuovo a respirare, a giocare, a muoversi. A Dubai è tutto pronto per l’evento del secolo. Non esiste una città-gioco, una città-contenitore, una metropoli lanciata nel futuro e senza orari come questa.

scenari di avanguardia e di design

Gigantismo e tradizione

Dubai è capace di crescere ogni anno che passa in modi nuovi e sorprendenti, di emozionare con le sue architetture audaci costruite accanto ai palazzi degli sceicchi, ai Caffè letterari o ai suk antichi dove si vendono l’oro e le spezie. Capace di farti perdere nei suoi centri commerciali grandi come villaggi, per esempio l’Emirates Mall, dove stuoli di donne velate di nero cercano i negozi più kashka, più trendy, o nei vicoli che sorgono lungo il canale del Dubai Creek dove una volta le dhow, le barchette locali, viaggiavano leggere con carichi di riso e pesce, datteri e gioielli, mentre oggi sono pesantissime di elettrodomestici che vengono cambiati in continuazione perché anche i beni materiali come tante attrazioni passano velocemente di moda.

i suk antichi dove si vendono l’oro e le spezie

Il cilindro magico

Dubai si fa strofinare come la Lampada di Aladino e ovviamente sa tirare fuori dal suo cilindro magico tutti i tipi di divertimenti, di attrazioni e di gusti possibili: ha 50 milioni di mq di negozi, locali che servono tutte le cucine dal mondo, frotte di casinò, parchi acquatici con scivoli, fontane e curve per surfare che suonano come un’offesa alla sete perenne del deserto (ma scommettiamolo pure che gli sceicchi riusciranno a desalinizzare tutto il mare che vogliono…), tutte le grandi firme del vestiario, in quella che è una perenne manifestazione di opulenza e di gioia, un infinito vortice di consumismo. La seggiovia e la pista da sci in territorio arabo (!!) di Sky Dubai, chiamata anche “la montagna in frigorifero” dal giornalista Ugo Tramballi, è solo una delle ultime provocazioni. E non dura neanche tanto perché se la è già mangiata il Mountain Sky Dome, un’altra enorme e spettacolare utopia di Fun Park tutta basata sul tema del ghiaccio, con cinque percorsi, 6.000 tonnellate di neve stipate là dentro e noleggio di tute e scarponi da sci inclusi!

Dubai si fa strofinare come la Lampada di Aladino

Quale sarà il prossimo record?

Dubai è il regno dei Record. Record di grattacieli costruiti in pochissimo tempo. Record di altezze, di soldi spesi, di merci vendute, di novità tecnologiche. Altri record, di quartieri interi che vengono rubati ogni anno al mare. Record ancora, di oltre un milione di immigrati provenienti dai paesi più poveri dell’Asia a lavorare e a sudare nella terra più ricca, più esibizionista e più esagerata. L’esercito degli Expat (gli espatriati) sono indiani o pakistani come gli operai che senza turni si arrampicano sui grattacieli, per alzare ancora un piano o pulirne le finestre; sono filippine le signore a lavare le stoviglie e i pavimenti negli appartamenti di lusso; sono iraniani tanti camerieri; sono thailandesi le migliaia di massaggiatrici nei centri benessere; sono europei tanti affaristi o impiegati nel mondo della ristorazione; sono russe le donne bellissime a scivolare neanche troppo di nascosto nelle residenze degli sceicchi.

Dubai è il regno dei Record. Record di grattacieli costruiti in pochissimo tempo. Record di altezze ...

L’incanto del deserto

Poi come per magia, discreto e vicino, c’è il fascino del deserto, perché la scelta più felice che si può compiere dopo il tour nella città del futuro è quella di rivivere l’esperienza di un ritorno al romantico passato della regione, quello vissuto da “Dibai” appena cinquant’anni fa. Quando la metropoli era lontana dal venire ed era ancora un tranquillo porto di abili mercanti, di cercatori di perle, di naviganti che seguivano le stelle e di carovane che portavano qui tutti i beni del deserto, fondando l’idea stessa di città-magazzino, di città-avamposto dei nuovi tempi.

Questo salto nel passato si realizza lasciando per un attimo le ansie verticali di Dubai, la sua monumentalità avveniristica, la frenesia provocata dal comprare e scegliendo un ritmo più lento, soggiornando in meravigliosi Desert Resort che incantano i sensi dei turisti più moderni ed esigenti: per il paesaggio, i silenzi del deserto e i tramonti tra le dune, per lo stile dei fortini arabi e i riti della falconeria, per le danze etniche e i tè serviti sotto le tende, per i sapori della cucina gourmet e il relax delle favolose spa orientali. “C’è una Dubai che grida e una Dibai che sussurra. Tipico delle notti d’Arabia: se ti metti all’ascolto avverti sempre un’eco lontana” (Federico Bini firma così la splendida copertina di “Meridiani-Dubai”).

Poi come per magia, discreto e vicino, c’è il fascino del deserto

Il carattere di Dubai

Ma come è nata la Dubai che conosciamo oggi, quella icona seducente dell’Oriente futurista che risplende sulle pagine di tanti depliànts turistici e che sfida apertamente Las Vegas per i divertimenti e le metropoli asiatiche per le architetture e il livello di efficienza? Come è diventata il posto così ricco, costoso e grandioso che percepiamo? Come mai per usare ancora le parole di Tramballi si è arrivati a “un’interpretazione contemporanea, esagerata, forse addirittura geniale delle Mille e una Notte”?
Probabilmente la spinta decisiva è stata quella legata a tre concetti: avanguardia, stupore e velocità. Ogni petrodollaro, ogni architettura, ogni progetto a Dubai è nato sotto questo segno.
Quello che stupisce è che a Dubai non basta mai quello che ha, cerca a seconda dei vezzi, dei capitali, delle necessità e delle idee che circolano dei nuovi miraggi, realizza in tempi rapidissimi sempre un orizzonte nuovo, una sfida elettrizzante. Dubai è la promessa divenuta realtà di un vivere eccitante, reso anche più facile dall’assenza di criminalità, di tasse sul reddito, di pesanti forme di burocrazia (qui tutti i servizi pubblici sono informatizzati da tempo). Capitali nuovi? Benvenuti. Lavoratori volenterosi? Benvenuti. Stranieri facoltosi che scelgono Dubai per i loro ristoranti, per vendere le loro macchine di lusso, per mettere in scena le loro sfilate di moda? Super Benvenuti! Gli sceicchi di qui sono pratici e alimentano la concorrenza, spingono a nuove opere e a nuovi record. Continuamente.
In fondo a Dubai è bastato seguire i suoi sogni di riempire in mille modi il suo spazio deserto.

In fondo a Dubai è bastato seguire i suoi sogni di riempire in mille modi il suo spazio deserto.

L’elenco dei sogni

Voleva organizzare la corsa di cavalli purosangue al galoppo col premio più ricco del mondo e la sfilata di cappellini per signore come nell’aristocratica Ascot? Ecco la Dubai World Cup che mette in palio per il vincitore 6 milioni di dollari!! D’altronde va premiata la vecchia passione per cui allevare i cavalli nel deserto era un segno di origine nobile…

Voleva il paradiso dei campi da golf? Ecco il green del DubaiLand frequentato abitualmente per tornei ed esibizioni dai più grandi campioni.

Voleva in un tratto di costa tutto sommato banale da un punto di vista di flora e fauna marina trasformarsi nella prossima meta preferita dai subacquei di tutto il mondo? Ecco le quasi 1900 specie di pesci o di spugne introdotte nei fondali di The Palm a riprodurre in pochissimo tempo l’intero ecosistema del Golfo Persico!

Voleva superare Amsterdam nel mercato dei fiori? Ecco sbarcare qui 300.000 tonnellate di fiori nel nuovo e profumato Flower Centre destinato a diventare il primo hub mondiale di questo commercio!

Voleva una “scorta” d’acqua per il fabbisogno annuale del Burj Dubai? Ecco costruita una immensa cisterna sotterranea capace di contenere circa 950.000 litri del bene più prezioso nel deserto!

Voleva con uno schioccare di dita costruire le residenze più tecnologiche e musicalmente e artisticamente più evolute di tutti i tempi? Ecco create in cemento, acciaio e microchip l’Ipad e l’IArt sul fiordo del Creek per far sentire ai loro inquilini tutti i brani musicali del mondo o fargli vedere le immagini dei capolavori della pittura!!

Falcon City, The World in a City, la città replicante

Voleva una nuova gigantesca collezione e imitazione dei principali monumenti del mondo? Ecco Falcon City, The World in a City, la città replicante, il progetto di residenze moderne tra riproduzioni un po’ pacchiane ma chissenefrega di Piramidi, Torri Eiffel o di Pisa!!

Voleva un universo salutista e dinamico di stadi e palestre concentrati insieme? Ecco Sports City per allenarsi o divertirsi 24 ore al giorno.

Voleva diventare la culla dei Media, di Internet, della Scienza o dell’Aeronautica? Ecco le nuove free zone tutte pensate per progettare, studiare, costruire, proteggere e inventare il domani.

Voleva curare al meglio i suoi animali da culto, i doni preferiti degli emiri, ovvero i falconi da caccia? Fatto, ecco una clinica di lusso per medicare anche un callo sui loro artigli!!

doni preferiti degli emiri, ovvero i falconi da caccia

Voleva una Casa d’aste per ammirare da vicino l’arte astratta visto che la religione islamica non apprezza la riproduzione di immagini? Ecco Christie’s fiondarsi a Dubai.

Voleva raggiungere i 10 milioni di turisti l’anno? Fatto, altra scommessa vinta e ogni anno pandemie permettendo sono destinati a crescere a dismisura.

E se l’elenco non bastasse a 90 km soltanto si visita la gemella minore, Abu Dhabi, col lungomare panoramico della Corniche, la descrizione della vita e dei mestieri più antichi nell’Heritage Village, i divertimenti di Yas Island (gli spettacoli all’Arena, i motori al Ferrari World, le mille onde del WaterPark) e le versioni arabe del Louvre e del Guggenheim in quello che si imporrà come il distretto culturale più grande del pianeta.

le versioni arabe del Louvre e del Guggenheim

The miracle

Questi sono solo alcuni degli esempi che raccontano Dubai e gli Emirati Arabi, le sue mostruose potenzialità e quel suo modo unico e febbrile di vivere e di far girare la testa. Poco importa che per molti sia alla fine un cantiere perenne (l’ultimo riguarda delle torri rotanti, capaci di generare energia, alte 400 metri e acquistabili alla modica cifra di 30 milioni di dollari al piano…), un luogo finto, un non-luogo, una sequenza di ingenui oooh di meraviglia di clienti giocherelloni che passano da una parte all’altra della metropoli con le abra, le barche-taxi: questa è la sua natura, la sua cifra stilistica, la sua indole. Questo è il regno del possibile. Questo è il suo miracolo.

la sua cifra stilistica, la sua indole. Questo è il regno del possibile. Questo è il suo miracolo.

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