Meraviglia

La Costiera Amalfitana è un susseguirsi di paesaggi stupendi, di quadri, di tocchi poetici, di arie musicali che sembra di sentire tutto intorno, di canzoni melodiose che arrivano dalle finestre, dai porticcioli e dai bar, di profumi provenienti dagli orti e dalle cucine. Sicuramente è un viaggio che offre innumerevoli sorprese, che rievoca tanti artisti, che ti porta volentieri a perderti nelle baie più azzurre, nei sentieri più verdi, ma che ha tre momenti di picco emozionale altissimo: le visite di Amalfi, Ravello e Positano.
Definirle le tre meraviglie non significa sottovalutare le altre numerose bellezze del paesaggio ma il genius locii qui alberga insieme alla storia, al passaggio al ricordo di tanti intellettuali.
E allora nel continuo viaggio-scoperta che questa magnifica terra e mare ti regalano, tra le terrazze aperte sull’infinito, i fianchi delle colline piene di alberi di limone e di arancio, le ardite scogliere, i monasteri medievali, i piccoli borghi dei pescatori dove scorre ancora la vita semplice di una volta, la tavolozza di tutti i colori pastello che capiterà di vedere riflessi sulle case, sulle spiagge, sulle rocce, sui boschi e sulle onde, una pausa nelle tre perle della Costiera sarà assolutamente più necessaria e più lunga delle altre.
Come scriveva Alberto Moravia, “la costiera amalfitana è un posto di sogno che non sembra vero”.
Ha tanti luoghi incantati, tanti volti diversi, “è un paradiso, fatto di scale che risuonano come i vecchi tasti di un pianoforte” (e questa definizione fu dello scrittore calabrese Corrado Alvaro).
Andiamo a scoprire il tris delle meraviglie.
La Repubblica marinara

Per inquadrare bene la cittadina più ricca di storia di tutta la costiera mi affido ad alcune frasi del poeta Salvatore Quasimodo che svelano la sua lirica dedicata e delicata per questo incanto: “In nessun altro luogo come ad Amalfi l’incrocio fra terra e acqua avviene con una reciproca metamorfosi”.
“Qui è il giardino che cerchiamo sempre e inutilmente dopo i luoghi perfetti dell’infanzia. Una memoria che avviene tangibile sopra gli abissi del mare, sospesa sulle foglie degli aranci e dei cedri sontuosi negli orti pensili dei conventi“.
In effetti l’approccio ad Amalfi, dalla strada come dal mare, è l’incontro con uno scrigno d’arte e un luogo di memorie sospeso tra le montagne e le onde. Si sviluppa a semicerchio intorno al suo porto, lo stesso che significò la sua gloria nell’epoca delle repubbliche marinare.
E’ circondata da sentieri coi limoni, che piacevano tanto al poeta salernitano Alfonso Gatto.
Ti dà la sensazione di una vita e di una città compiuta e felice, come scriveva anche Pasolini.
Sembra davvero un luogo cinematografico come testimoniano le scelte dei set di “Paisà” e “L’Amore” di Roberto Rossellini.

Ma l’idea migliore è probabilmente quella di girarla senza bussola (per paradosso lo strumento che probabilmente invento un suo navigatore nel lontano 1200, Flavio Gioia): scegliere una stagione di mezzo, la primavera o l’autunno, per incamminarsi sulla via delle vecchie cartiere, detta Valle delle Ferriere, oppure nella Valle dei Mulini, entrambe appena alle spalle del centro storico; per ammirare la luce stagliarsi sul suo monumento più famoso, il Duomo di epoca arabo-normanna di Sant’Andrea Apostolo, che ti aspetta alla fine di una scenografica scalinata con la porta bronzea, con la raffinata facciata bizantina a righe bianche e nere, col mosaico di Domenico Morelli che celebra il trionfo di Cristo e col tesoro bianco e nascosto del Chiostro del Paradiso; per gustare in piazza uno scialatiello ai frutti di mare o una delizia al limone; per scoprire i vicoli e gli angoli del Rione Vagliendola, il più tipico, fatto tutto di casette arroccate e turrite; per porgere da tutte le parti lo sguardo al mare, ancora o non più affollato come nelle giornate estive; per cominciare o finire le giornate sulla battigia di Marina Grande o della Spiaggia di Santa Croce o tra i magnifici ciottoli scuri della spiaggetta del Duoglio o della Vite.


Fa sensazione immaginarsi il passato di Amalfi: dove oggi sono rimasti circa 5.000 abitanti nel corso del IX secolo passavano tutti, marinai ed esploratori, commercianti e mecenati…
Nel Museo dell’Arsenale, dove si riparavano le navi, dove sono rimaste custodite le bussole e le Tavole, la memoria viva di tutto questo è molto evidente.
Grazie alla sua posizione strategica, arroccata tra le scogliere, divenne la prima delle Repubbliche Marinare italiane, diffuse le prime Leggi del Mare con le “Tavole amalfitane”, sfidò in potenza Pisa, Genova e Venezia e insieme ad esse ottenne autonomia politica e prosperità economica e in pieno Medioevo riattivò i contatti con le terre lontane dell’Asia e dell’Africa, interrotti alcuni secoli prima con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Forse per tutti questi motivi Amalfi fa battere il cuore agli amanti del mare. E forse per tutte le sue bellezze, come sosteneva il poeta ottocentesco Renato Fucini, “Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri”.
La terrazza sull’infinito

Quando ci si affaccia dalle terrazze sul mare di Ravello bisogna solo spalancare gli occhi e respirare piano, perché di posti così belli al mondo ce ne sono pochi.
A Ravello sono passate tantissime celebrità, già nel 1222 si crede che San Francesco la abbia attraversata mentre si recava ad Amalfi per venerare i resti di Sant’Andrea. E Boccaccio la decantò in alcune novelle del “Decameron”.
In ogni epoca questo balcone meraviglioso sulla Costiera amalfitana ha offerto ispirazione a compositori, musicisti, artisti e scrittori da tutto il mondo. Per i viaggiatori dell’800 era una tappa obbligata del Grand Tour delle bellezze italiane, per i nobili un luogo di delizia, cultura e riposo.

La celebre Villa Rufolo, costruita da una famiglia di commercianti medievali, abbandonata da secoli, venne acquistata da un Lord scozzese che le donò nuova vita e tra sale eleganti e magnifici giardini la fece diventare protagonista di una grande rinascita culturale. Fu qui che Richard Wagner, incantato dai fiori variopinti, dai chiostri silenziosi, dalle torri di pietra, dai numerosi alberi e dai panorami sul mare, compose il II atto dell’opera Parsifal nel 1880 (“Il magico giardino di Klingsor è trovato” esclamò il grande compositore tedesco) e fu sempre qui che D.H. Lawrence scrisse Lady Chatterley’s Lover.

Destino simile quello di Villa Cimbrone, acquistata a inizio ‘900 da un Lord inglese che voleva trasformarla, per curare i suoi dolori personali dovuti alla perdita della moglie, nel luogo più bello del mondo. La Villa, assai abbellita dal padiglione all’aperto del Tea Room, dal Terrazzo delle Rose, dalla Terrazza dell’infinito (il Belvedere che fa mozzare il fiato), da un campo da badminton così tipico delle residenze di campagna inglesi dell’epoca, divenne in breve tempo il rifugio preferito di molti intellettuali anglosassoni, come l’intensa scrittrice del flusso di coscienza Virginia Woolf e gli altri membri del London’s Bloomsbury Group, oppure l’economista Keynes, lo scrittore americano Gore Vidal che rimase per 30 anni nella Rondinaia, una stupenda villa vista mare, fino al romanziere inglese E.M Forster che prima dei suoi capolavori “Passaggio in India”, “Howard’s End e “Camera con vista” ambientò qui la sua prima novella “Story of a panic” dove probabilmente abbracciò per la prima volta l’idea della bellezza che arriva come un’ondata, dove natura e arte si manifestano in una magica alchimia, creando il cosiddetto “genius locii”.

Amarono Ravello lo scrittore francese Gide che vi ambientò “L’immoralista”, il grafico e incisore olandese Eischer che influenzato dai suoi paesaggi naturali e dalle sue decorazioni moresche la rese protagonista di molte sue opere e passarono per Ravello anche politici come Eisenhower e Churchill, la moglie di J.F Kennedy Jacklin, letteralmente innamorata di tutta la Costiera.
Infine, alcune star di Hollywood, come Greta Garbo nel 1936, scelsero le terrazze sull’infinito come luogo di isolamento contemplativo e per una fuga d’amore (nel suo caso col compositore delle musiche del film Disney “Fantasia”, Stokowsky). E bisogna dire che in questa cittadina situata a 300 metri sul livello del mare, dal clima dolce, dalle viste paradisiache, che sembra una piccola Palermo secondo la felice definizione dello scrittore Guido Piovene, tutto questo substrato artistico e culturale si sente, esce fuori. Le ville sono ovunque, i belvedere, le attività e le istituzioni culturali pure, i suoi concerti all’aperto o rassegne di pittura sono eventi famosi, le vie del centro storico attorno al Duomo sono pulite ed eleganti, i ristoranti spesso delle esperienze gourmet, l’atmosfera intera sembra fatta per suonare, scrivere, dipingere e scolpire.

Ravello, il luogo ideale e il modello esistenziale che meglio rappresenta la teoria dell’ozio creativo, secondo il sociologo De Masi, paradigma di “una società basata sulla cultura e lo svago, da cui deriverebbero importanti opportunità lavorative, imprenditoriali e in generale economiche”.
Ravello, “un angolo di cielo, un luogo deputato all’estasi” per Pasolini.
Già…
Acquarello in Costiera

E alla fine arriva Lei, il capolavoro, la perla della costiera, la sua veduta inimitabile: Positano.
La Positano che “colpisce profondamente. E’ un posto da sogno che non vi sembra vero finché non ci siete ma di cui sentite con nostalgia tutta la profonda realtà quando l’avete lasciato” (John Steinbeck). La Positano scelta da una miriade di artisti tedeschi, inglesi, russi, come Bargheer, Steiner, Marquardt, come la ballerina australiana Myers, come lo scrittore americano Steinbeck che le dedicò fama eterna col suo saggio. Tutti rimasti catturati dall’estetica del luogo e tutti capaci di donarle a loro volta una nuova vita e una imperitura fama estetica, appunto.
Positano colpisce al cuore perché mescola i colori acquarello delle sue casette con gli orti e gli agrumeti sparsi sui fianchi delle colline, la luce mediterranea con la brezza marine, la poesia del mare con quella del luogo, la poesia dei terrazzi con quella dei giardini, la magia delle lavorazioni artigianali (ceramiche, tessuti, carta, sandali) con le squisitezze gastronomiche, la perfezione delle cupole con i vicoli a saliscendi pieni di botteghe, di studi d’arte, di pasticcerie. Positano al netto delle sue folle, delle orde di turisti che se la divorano in giri di shopping sbarcando dalle infinite barche e traghetti, è un pezzo d’Italia unica e rara, da vedere e godere se possibile nei momenti di bassa stagione quando si manifesta fino in fondo per quello che è… un dono.


Chiaramente arrivarci dal mare ospiti di una bella barca a vela è un privilegio, la fissi per ore quella cascata di colori che termina nell’azzurro. Ma anche vale la pena percorrerla a piedi lentamente, dall’alto verso il basso, dalla cima del cocuzzolo allo spazio pubblico di Spiaggia Grande che è un po’ il suo cortile, il suo teatro all’aperto, il suo corso, fermandosi a osservare la cupola maiolicata della Chiesa di Santa Maria Assunta o in quegli angoli preferiti dove la cultura, il paesaggio, la luce, l’arte o la gastronomia mediterranea fanno sempre bella mostra di sé. Si può seguire una stradina tortuosa, una scalinata, una pianta fiorita che si inerpica, il profumo dei limoni nell’aria, il vociare dei venditori o dei bambini, la musica per un aperitivo, il sentiero per Spiaggia Fornillo, più intima e nascosta, quello più ardito per un trekking sulla via degli dei, o il tragitto via mare con un gozzo fino agli scogli del Li Galli o andarsi a cercare sempre in barca il posto che ispira più quiete e una vista in solitaria.
Si trova sempre uno spunto nuovo e gratificante. Per terra e per mare. Su e giù, giù e su. Per la gioia dei sensi, fino alle magiche luci che la rendono favolosa ogni sera.
E’ questo il mio esempio preferito di città verticale, non quelle coi grattacieli!


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