Menu
Album

L’Arizona che spalanca gli occhi

Una storia di roccia

L’Arizona che spalanca gli occhi

Per i geologi rappresenta una storia di roccia antica 2 miliardi di anni e la seconda frattura più grande e più lunga (ben 446 km!) della crosta terrestre dopo quella che segna a nord-est il continente africano nella Rift Valley; per i naturalisti il sinuoso percorso disegnato e scavato dal selvaggio fiume Colorado da circa 5 milioni di anni costituisce probabilmente il più spettacolare fenomeno erosivo del mondo, capace di creare gole profonde e alture piatte, alternate a guglie e pareti rocciose frastagliate; per gli indiani Hopi, e Navajos, Apaches, Pajute e Hualapai che gestiscono sentieri e panorami della riserva voluta dal presidente Roosvelt nel 1906 è invece il luogo ancestrale del mito e delle origini, dell’appartenenza e dell’orgoglio; per i numerosi appassionati di wilderness americana è il miglior modo di entrare in contatto con le vibrazioni della Terra e per i 6 milioni di turisti che lo visitano ogni anno dai punti panoramici oltre i 2.000 metri del South Rim e del North Rym, della piattaforma in vetro Sky Walk sospesa a 1.200 metri sull’infinito, on the road lungo i 40 km della spettacolare Desert View Drive, coi voli in elicottero, le discese in rafting sulle Lava Falls, i trekking sul Bright Angel Trail, i percorsi a dorso di mulo nei fondovalle o in sella alle mountain bikes sugli 11 km della Hermit Drive, tra pesca e campeggio, corsi di yoga e lenti giri in canoa è ovviamente diventato una delle tappe e delle deviazioni preferite della Historic Route 66.

il sinuoso percorso disegnato e scavato dal selvaggio fiume Colorado da circa 5 milioni di anni costituisce probabilmente il più spettacolare fenomeno erosivo del mondo

Il Grand Canyon è una delle più belle cartoline d’America, simbolo stesso della frontiera del Far West, un Belvedere infinito su epoche trapassate, esplorazioni ardite, avventure nella natura più pura e cruda.

Il Grand Canyon ospita tutti insieme rocce e montagne, cactus e fiumi, altopiani nudi e distese di sabbia e polvere, serpenti a sonagli e scorpioni, racconti di cow boys e leggende di indiani, tramonti da sogno e mezzogiorni di fuoco. E le sue notti ti portano vicino alle stelle.

Si trova parecchio a nord di Phoenix, la capitale dell’Arizona (370 km di auto), città che gode di ricchezze agricole (frumento, patate, agrumi), minerarie e che è stata capace di ospitare nella sua giovane storia l’ultima cultura dei nativi americani (festival di danza, folklore, gastronomia) come le prime start up di parecchie industrie di elettronica.

Il Grand Canyon è una delle più belle cartoline d’America, simbolo stesso della frontiera del Far West

Il Grand Canyon significa veramente un’immersione totale nel cuore selvaggio dell’Arizona e dell’America stessa. E’ per molti un viaggio di iniziazione: fermarsi a guardare, in piedi o seduti, da soli, là davanti al nulla e al tutto. Con le ere geologiche a fare da memoria. Come sulla spettacolare curva dell’Horseshoe Bend, dove il fiume Colorado compie un disegno unico al mondo.

Il Grand Canyon significa veramente un’immersione totale nel cuore selvaggio dell’Arizona e dell’America

Il canyon della luce

Più raccolto, più intimo, infinitamente più piccolo del Grand Canyon ma capace di stupire e incantare allo stesso modo perché “il luogo dove l’acqua scorre attraverso le rocce” come recita la traduzione dalla lingua navajo dell’Antelope Canyon regala alla vista onde sinuose di roccia, favole di luce, giochi strabilianti di colori caldi, atmosfere cariche di mito e misteri.

la traduzione dalla lingua navajo dell’Antelope Canyon regala alla vista onde sinuose di roccia, favole di luce

Vicino la cittadina di Page l’acqua e il vento nel territorio indiano hanno creato davvero un miracolo, hanno creato dei percorsi magici, si sono insinuate nelle pareti rocciose, hanno levigato rocce che sembravano durissime e invincibili, le hanno rese quasi morbide, quasi oniriche. Le passeggiate nel “mondo qui sotto” sono indimenticabili, le fotografie pure, le meditazioni e le filosofie nascono naturali. E’ incredibile pensare che tante tempeste d’acqua non siano state assorbite dalla roccia e abbiano nei millenni modellato a tal punto questo paesaggio rosa e rosso, arancione e bianco dell’Antelope Canyon, pronto a mutare con la luce, coi raggi filtranti del sole, con le gocce di pioggia. Una favola naturalistica. Un altro patrimonio incredibile della nazione indiana. E per alcune fonti legate soprattutto agli stupefacenti scritti dell’esploratore Kincaid a inizio del’900 addirittura un luogo sotterraneo misteriosamente collegato alla civiltà egizia. Vera o no che fosse questa suggestione, del luogo in questione resta senz’altro intatta la sua assoluta magia.

 Le passeggiate nel “mondo qui sotto” sono indimenticabili, le fotografie pure
l’Antelope Canyon, pronto a mutare con la luce, coi raggi filtranti del sole, con le gocce di pioggia

Ombre Rosse

Il confine tra Arizona e Utah ospita un altro luogo mitico, l’incredibile teatro naturale delle rocce rosse della Monument Valley.

Forse è questo lo spazio aperto più simbolico degli Stati Uniti d’America, la strada più percorsa di ogni viaggio on the road, l’icona cinematografica più nota, sognata e amata, cercata e ritratta dal regista di mille avventure western, John Ford, quello che ha eternato il paesaggio in “Ombre Rosse” e “Sentieri Selvaggi”, “I cavalieri del Nord Ovest”, “Sfida infernale” e “Il massacro di Fort Apache”.

Ma i Buttes sono stati immortalati anche in cult movies più moderni come “Easy Rider” e “Forrest Gump”.

Il confine tra Arizona e Utah ospita un altro luogo mitico, l’incredibile teatro naturale delle rocce rosse della Monument Valley

La Monument Valley qualche mondo fa era addirittura un fondale marino e oggi toglie il respiro col suo piano infinito solcato dai panettoni tozzi di roccia rossa arenaria (i Buttes, romantici giganti solitari), gli esili pinnacoli che donano al quadro tocchi di poesia, le selvagge e nudissime Mesas alte fino a 300 metri e i favolosi punti panoramici come quello di John Ford dove si staglia sempre la silhouette di qualche uomo solitario a cavallo, o come quello di Forrest Gump che significa la migliore apertura visiva sulla mitica valle che appare sulla US163, venendo da nord.

Circa 200.000 indiani Navajos sono rimasti a vivere qui, a lavorare la ceramica e il cuoio, a creare tappeti intrecciati o braccialetti d’argento e turchese, a preservare il loro paesaggio del cuore, a intonare i loro canti, a perpetuare la loro cultura.

Il set cinematografico naturale più bello e surreale d’America ha fatto diventare famoso il volto di John Wayne ma in realtà ha sempre parlato la lingua navajo, ed è stato sempre un luogo sacro per loro, per i pellerossa che seguivano le diligenze con urla e frecce in tante vecchie pellicole. E che oggi sono rimasti in questo Tribal Park ad accompagnare i turisti nelle escursioni e ad allevare pecore e capre.

Il set cinematografico naturale più bello e surreale d’America

La storia racconta che John Ford capitò da queste parti ispirato dalle foto mostrategli dal giovane allevatore e esploratore di Durango, tale Harry Goulding, che fondò nella meravigliosa landa desertica uno dei primi Trading Post americani. La leggenda racconta che dopo i più famosi film western tutti girati qui, si affermò definitivamente il mito della più lontana e avventurosa frontiera. E che lo stesso Ford amò a tal punto i nativi indiani da trasformarli pian piano da feroci combattenti a uomini da rispettare e difendere contro le violenze dei bianchi. Davanti a un’alba magica o a un tramonto di fuoco il pensiero va soprattutto alle culture indiane della Valley.

Davanti a un’alba magica o a un tramonto di fuoco il pensiero va soprattutto alle culture indiane della Valley.

L’Arizona che resta

La bellezza sconvolgente del Grand Canyon, dell’Antelope Canyon e della Monument Valley reclama senz’altro la copertina di un viaggio in Arizona ma ad avere più tempo vale la pena ricordare da sud a nord anche i cactus giganti del Saguaro National Park, vere sentinelle carismatiche delle propaggini americane del Deserto di Sonora, la musica, la cucina e l’arte di Tucson, i tronchi silicizzati, i fossili e il deserto dipinto a strati della Foresta Pietrificata che la fa apparire quasi un paesaggio alieno e, sparse un po’ ovunque, le malinconiche ma avvincenti atmosfere delle numerose Ghost Town, quelle piccole città minerarie in cui sono rimasti edifici in legno disabitati, cartelli penzolanti, ingressi di vecchie miniere abbandonate e la polvere e il vento a girare tra quelli che una volta erano il saloon, il bordello, la scuderia o l’ufficio dello sceriffo.

il deserto dipinto a strati della Foresta Pietrificata che la fa apparire quasi un paesaggio alieno

Offerte e prezzi

Non ci sono Commenti

    Lascia un commento

    Iscriviti al Grillo Viaggiante e Caesar Tour Clicca qui

    Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi