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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao – Bahia, la religione e la cultura

Il culto degli Orisha

Dopo aver pigrato qualche giorno in riva al mare in qualche spiaggia della sua costa meridionale vale senz’altro la pena tornare in città per vivere a pieno l’anima di Bahia, esperienza questa che tocca vari ambiti, sia edonisti che sensoriali che spirituali.

Bahia, la religione e la cultura

Tutta la popolazione nera e africana di Bahia per esempio adora le statuine e i santini e i braccialetti degli Orisha, gli dèi del Candomblè, quel culto molto particolare e locale portato su queste coste oltre 400 anni fa dagli schiavi yoruba nigeriani e sudanesi che erano stati catturati e condotti oltre oceano per lavorare e soffrire, sudare e morire, nelle grandi piantagioni di canna da zucchero.

Una religione animista e dal volto umano, che è stata capace in ogni tempo di proteggersi e di mimetizzarsi, di accogliere nel suo grembo ogni emozione, nel senso che è riuscita a contemplare allo stesso tempo il bene e il male, a esaltare i piaceri della vita e rifuggire i sensi di colpa e peccato.

Tutta la popolazione nera e africana di Bahia per esempio adora le statuine e i santini e i braccialetti degli Orisha, gli dèi del Candomblè

Il culto degli Orisha si pratica in migliaia di piccoli cortili nascosti nel cuore della città, addobbati di fiori, candele, statuine di santi, vecchie foto, piatti di cibo offerti in onore a questi dèi. Oppure in dimesse scuole da ballo o presso fonti consacrate. I grandi protagonisti dell’intenso rito sono gli ogà, i sacerdoti e le sacerdotesse bahiane, in genere i più anziani, che si riconoscono per gli ampi giri di collane sul collo, per le folle di seguaci che li vanno a trovare, per la loro capacità di officiare il rito, di comandare il ritmo frenetico e ossessivo dei suonatori dei tamburi e per la loro abilità a finire in stati di trance con gli occhi rovesciati e in preda a spaventosi spasmi e convulsioni.

Balli e musiche vorticose, fino a svenire, caratterizzano questi momenti religiosi e in un certo senso primitivi nei numerosi Terreiros di Bahia e se si ha la fortuna di assistere a un rito autentico e non turistico l’emozione è assicurata. In pratica accade che al culmine della danza gli Orisha africani si manifestino in modo violento e impetuoso nel corpo delle sacerdotesse, che ne rimangono molto scosse, replicandone in modo inconsulto le movenze, le caratteristiche. Le preghiere, la devozione e le offerte dei fedeli aiutano a scacciare i demoni e a sconfiggere o ad accettare le forze maligne. L’intero rito permette alla comunità di ristabilire il legame orgoglioso con la sua terra d’origine.

Gli schiavi infatti nascondevano l’origine dei loro culti dando ai santi dei nomi presi in prestito dalla religione cattolica, proprio per assecondare i padroni e i preti bianchi

Il mondo del Candomblè ha un segreto e un obiettivo.

Gli schiavi infatti nascondevano l’origine dei loro culti dando ai santi dei nomi presi in prestito dalla religione cattolica, proprio per assecondare i padroni e i preti bianchi… ecco così che il dio della guerra e dei fabbri Ogum diventi Sant’Antonio, o che li dio dei boschi e della caccia Oxossi diventi San Giorgio. Ma nel culmine del rito e della trance l’antica religione riabbraccia il suo popolo di appassionati seguaci, in questo preciso momento il Candomblè significa un ritorno alla sua terra natale e mischia essa stessa coi riti (eccola ancora la meravigliosa mescolanza della cultura bahiana) della nuova terra: l’Africa e il Brasile, un canto unico, il sincretismo religioso di due mondi lontani e vicini allo stesso tempo, a loro volta compenetrati anche dall’occultismo o da alcuni aspetti delle religioni indiane.

Le feste religiose

Un mese molto propizio al festeggiamento dei santi bahiani è quello di giugno, quando in onore dei Santi Antonio, Giovanni, Pietro e Paolo vanno in scena sentite processioni e fantastici balli. Ogni 8 e 9 dicembre Bahia saluta Nossa Senhora da Conceicao da Praia e anche questa è un’occasione, stavolta nella città bassa, per partecipare a feste musicali e gastronomiche.

Ogni inizio febbraio a Salvador de Bahia protagonista è la dea del mare, Yemanjà, una sorta di Madre dii tutti gli Orisha (e la rappresentazione della Vergine cattolica chiaramente…), metà donna e metà pesce secondo la tradizione brasiliana, e per questo motivo le viene dedicata una solenne processione sulle spiagge di Rio Vermelho dove si mettono su delle barchette che prendono il largo i doni e i fiori a lei dedicati. Siamo giunti in Brasile ad aprile e quindi questa festa non l’abbiamo vista ma ce l’hanno raccontata come un affresco unico, con tante donne vestite di bianco a popolare la spiaggia dove viveva Jorge Amado, a illuminarla con le candele di notte, a innalzare i loro canti adoranti. Una festa unica al mondo probabilmente, per la sua intensità, per la sua sincerità, chissà se ci spingerà a tornare a Bahia.

Musica e Carnevale

La stessa intensità religiosa del Candomblè caratterizza spesso il Carnevale di Salvador de Bahia, più autentico e sentito di quello turistico di Rio. Sa di Africa il Carnevale bahiano, per il caldo torrido e per i ritmi sincopati, per i costumi tradizionali e le danze tribali, tutte dedicate alla grande madre terra rimasta aldilà del mare. Per vivere il clima di sensuale festa bahiana in una cornice davvero indimenticabile a noi è toccato in sorte un martedì sera al seguito di un complessino scatenato di Trìo Electricos. Che esperienza…

Sa di Africa il Carnevale bahiano, per il caldo torrido e per i ritmi sincopati, per i costumi tradizionali e le danze tribali

Dopo cena, dopo una moqueca di gamberi da dieci e lode e qualche caipirinha di troppo, noi due sposini ci siamo messi a ciondolare tra le vie del Pelourinho. L’aria era quella umida e sudata di una notte di aprile, fine estate in Brasile per il calendario, ma tanto a Bahia fa caldo in pratica tutto l’anno. Abbiamo cominciato a sentire in lontananza delle note, dei rulli di tamburo, e a vedere tanti giovani convergere verso una piazzetta dove c’era un camion sgangherato col rimorchio aperto a ospitare una banda musicale di mulatti capaci di donare in un attimo la loro incredibile energia a tutto il vecchio quartiere coloniale, per mezzo dei loro poderosi altoparlanti.

La musica cresceva, i giovani sotto il camion diventavano ogni minuto più disinibiti, via la camicia, via la maglietta, qualche dio e dea mulatta che rimaneva in costume.

Musica e sudore, musica e divertimento, musica e ammiccamenti sessuali fino a creare una trance artistica, un clima eccitante. Ancora oggi a distanza di anni ci ripenso e lo reputo impossibile, eppure è accaduto: pur vedendo che eravamo chiaramente una coppia attorno a me e a mia moglie hanno cominciato a strusciarsi altri giovani, con gli occhi e i corpi che dicevano tutto. Probabilmente ci ha salvato essere in mezzo a una pubblica piazza, altrimenti questi monelli ci avrebbero incastrato in qualcosa di torbido! Confesso che ho pensato come prima cosa a proteggere il portafoglio e la mia Nikon ma in realtà non era quello il rischio, il rischio era di cadere definitivamente nelle tentazioni e nei peccati della notte bahiana. Una mulatta giovane e prorompente mi avrà seguito per una mezz’ora passandomi avanti e dietro, sculettando di più a ogni canzone, perdendo a ogni ritmo e a ogni ballo del trìo electrico un pezzo del suo vestito e un po’ della sua moralità (?)… ma quanto era naturale, quanto era furba, quanto era selvaggia… diciamo che alla fine l’abbiamo presa a ridere e abbiamo fatto le tre di notte accettando la mescolanza innocente con questa follia.

vivere il clima di sensuale festa bahiana in una cornice davvero indimenticabile

La sfida della Capoeira

Passiamo a un altro mito di Bahia, la Capoeira. Questa specie di danza acrobatica, di ballo agile, di lotta leggera, di raffinata forma di ginnastica e arte marziale.

Sulle spiagge, sui pontili, nelle vie centrali dei villaggi e sui lungomari più famosi di tutta la regione è assolutamente uno spettacolo da vedere e da vivere.

I ballerini, anzi gli atleti direi per la perfezione e l’armonia delle loro evoluzioni, creano una specie di cerchio, di ruota, e cominciano letteralmente a volteggiare per l’aria coi loro corpi d’ebano muscolosi, coperti solo da pantaloni di cotone bianco. Intorno a loro i musicisti coi tamburi e i berimbau e i campanacci dettano il ritmo, accompagnano la musica come le piroette, le mosse più audaci e i salti improvvisi, fino a quelli che, unitamente ai più ispirati e sacri momenti del candomblè, possiamo senz’altro definire altri stati di trance, una trance sportiva, atletica, fisica, muscolare.

un altro mito di Bahia, la Capoeira. Questa specie di danza acrobatica, di ballo agile, di lotta leggera

I corpi dei ragazzi sfidano la legge di gravità, creano quadri di bellezze volanti, mettono in scena tutto quel repertorio di abili e ardite mosse con cui gli schiavi africani trasportati in Brasile sfidavano i ricchi per procurarsi cibo e denari, con rapine e saccheggi. Per tali episodi la Capoeira fu addirittura bandita dalla polizia brasiliana dal 1890 al 1920, proprio perché era definita pericolosa e inadeguata.

La data di svolta fu il 1936 col Maestro Bimba che elevò la Capoeira a forma d’arte, seppur traducendola in una specie di combattimento, sempre preceduto dal classico chula, il grido di lotta. Seguì a lui Maestro Pastinha che nel 1952 aprì la prima scuola ufficiale di Capoeira Angola (ancora uno stile e una memoria africana a ispirare il nuovo “ballo”) nel Pelourinho, dove pure oggi va in scena per la gioia dei turisti, sul selciato, davanti alle chiese sacre e alle case dai mille colori. E possiamo dire che questa seconda forma di Capoeira sia diventata nel tempo la più spettacolare, teatrale e godibile. Una vera e unica cartolina di Bahia.

La cucina golosa

Infine la nota più golosa, quella della cucina bahiana. Non mi vergogno a dire che proprio tra i churrascos e le feijoadas di Rio e le squisite moqueca de gambas di Bahia durante il viaggio di nozze ho cominciato a mettere su quei chiletti in più che mi hanno inseguito per alcuni anni…

Ma, ditemi, come si fa? Come si fa a resistere davanti a uno spiedo succulento di carne che gocciola, a una serie incredibili di frutti e frullati e cocktails esotici, di zuppe con latte di cocco, olio di dende, frutti di mare e lime tutte presentate con grande armonia di sapori e colori?

i churrascos e le feijoadas di Rio e le squisite moqueca de gambas di Bahia

La cucina brasiliana è un vero attacco alla gola e le grandi bahiane vestite di bianco e coi loro foulard dai mille colori sistemati sui capelli per le piazze della città vecchia ti seducono anche grazie ai piatti più semplici, che sanno di mondi lontani ed esotici, che sanno di Africa, di mare e foresta: le acarajè per esempio, ovvero le polpettine di fagioli e di farina di tapioca ripiene di gamberetti e fritte in salsa di pomodoro, oppure il cararù a base di ortaggi bolliti, cipolla e anche qui gamberetti, il tutu che è un piatto a base di carne di maiale, fagioli e manioca o ancora i vatapà, che sono pezzi di pesce e frutti di mare conditi con manioca e cocco, castagne, arachidi, cipolla e zenzero. Tra i dolci prevalgono quelli a base di creme, ananas, banana, maracuja, mango e papaya. E per finire ovviamente batidas (frullati misti all’acquavite locale, la cachaca) e un buon caffè.

Ma la moqueca…, la moqueca è qualcosa di sensuale, inimmaginabile e irripetibile, un amalgama cremoso dove la frutta, i gamberi, le spezie, le salse, il pesce, convivono come in un capolavoro che sfida ogni volta, sapendo di vincere, anche il palato più delicato.

Moqueca, Caipirinha, Musica Axè e un tramonto a Barra o a Rio Vermelho accanto ai donnoni vestiti di pizzo bianco: Salvador di Bahia si saluta così e tutti i suoi santi saranno assolutamente d’accordo!

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