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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao: Dolce rifugio coloniale

L’acquarello

Brazil com Emocao: Dolce rifugio coloniale

Occupa uno spazio d’onore nel salotto di casa nostra. Si trova proprio sopra il mobiletto dei cd di world music e accanto alla parete attrezzata che contiene i film e i libri di viaggio, quasi a voler confermare il suo ruolo e il suo ricordo: un’evocazione pura e semplice dei tropici, una delle immagini più vivide del bellissimo viaggio di nozze effettuato nel Continente-Brasile. Amiamo da sempre questa piccola tela, un acquarello bianco e azzurro incorniciato come un azulejo di una gradinata o di un’edicola sacra del quartiere dell’Alfama a Lisbona, tanto l’origine, la lingua, la cultura sono le stesse.

una delle immagini più vivide del bellissimo viaggio di nozze effettuato nel Continente-Brasile

Due panorami di Paraty

panorami di Paraty

Come in un romanzo di Marquez

Paraty, la dolce Paraty, il piccolo rifugio coloniale di Paraty è proprio così, una fila poetica di casette bianche ed eleganti con porte e finestre color pastello disposte in modo discreto lungo la riva del mare, i tetti antichi in tegole, i campanili di pietra che tentano di raggiungere le alte palme, le barche che da sempre aspettano i pescatori e i turisti, la gente che guarda ammirata l’Oceano o lavora nei campi o cucina nelle pousadas, le montagne verdi che invece si guardano nel mare.

Questa zona stupenda del Brasile a sud di Rio si chiama Costa Verde, verde come le foreste, come l’acqua color smeraldo di una delle baie più belle del paese, verde come i canali fluviali, mare e fiumi dove si specchiano tutte insieme le montagne, le chiese e le palme, a creare una scena unica, una quinta teatrale, un vero idillio naturalistico e un’icona dei tempi passati.

si specchiano tutte insieme le montagne, le chiese e le palme

Rimanere tre giorni a Paraty significa vivere consapevolmente e serenamente un tempo sospeso, in una di quelle atmosfere dipinte benissimo nei romanzi del realismo magico del grande scrittore colombiano Gabriel Garcìa Marquez, frequentatore e narratore di un Tropico neppure così distante, ugualmente provinciale, pittoresco e sonnolento. Perché l’America Latina ha tanti posti con un’anima simile, paesini sui quali si è posato il tocco lieve della magia.

A Paraty come in alcune pagine di “Cent’anni di solitudine”, di “Nessuno scrive al colonnello” o di “L’amore ai tempi del colera” si sente il respiro della storia, di quando nel XVIII e XIX secolo era il porto di partenza per l’Europa dei carichi d’oro del Minas Gerais e dei sacchi di canne da zucchero; si capisce anche il ruolo delle maree che di notte spesso scivolano sui vicoli lastricati del centro storico e rendono il paesaggio umido, in un gioco di specchi e di silenzi acquatici… ed è incredibile sapere che Paraty fu progettata proprio in base al flusso delle maree, in modo tale che le strade si inondassero e permettessero con più facilità di trasportare le merci fin dall’interno dell’abitato; è facile anche immaginare le storie diverse tra loro che hanno segnato gli abitanti di Paraty, quelle degli aristocratici e dei proprietari terrieri, degli schiavi arrivati da lontano, delle belle donne mulatte, dei pirati che partivano da queste coste, e ognuno di loro, tutte le razze, tutti i ceti sociali eressero in riva all’Oceano la loro chiesa, come una sorta di personale patrimonio simbolico e artistico.

A Paraty come in alcune pagine di “Cent’anni di solitudine”, di “Nessuno scrive al colonnello” o di “L’amore ai tempi del colera”

Come nei libri di Marquez anche la vita di oggi scorre via semplice, a tratti sembra cristallizzata e immutabile: non ci sono fumi inquinanti ma l’aria più pure che esiste, non ci sono auto ma carretti e animali per le strade, botteghe artigiane che spuntano ovunque, mestieri antichi che si mettono in mostra, le campane che suonano, le nonne che chiamano i ragazzini, i ragazzini che corrono felici sulle spiagge, si sente l’odore del mare, del fiume, della giungla e quello delle buone pietanze cucinate.

Nelle nostre sere a Paraty abbiamo assaggiato piatti e ricette deliziose che come tradizione italiana di certe località si riproducono poi disegnate sui piatti di ceramica del “buon ricordo”. I gamberi, il cocco, il lime, il pesce locale marinato o grigliato, un anticipo della cucina bahiana.

Da alcuni locali esce la musica, turisti, locali, artisti, marinai e hippy fermatisi a vivere qui finiscono le giornate davanti a un bicchiere di caipirinha o di cachaca, un distillato della canna da zucchero, in attesa di riprendere il giorno dopo il mare, l’arte o il cammino.

si sente l’odore del mare, del fiume, della giungla e quello delle buone pietanze cucinate

L’abbandono e la nostalgia

Paraty è un paesaggio così tranquillo che sembra di stare in una favola, che ti viene voglia di gettare gli ormeggi e vedere come va, a rimanere qui, a vivere di natura, di mare, di arte, di pesca, di luce.

Di poche cose essenziali, sempre poetiche però.

Paraty è un luogo per abbandonare la corazza consumista che ci portiamo spesso dietro, è un rifugio nel mondo tropicale dove riscoprire i propri passi e il proprio essere.

Paraty è una pausa necessaria e un dono per chi la sceglie.

Paraty è un luogo per abbandonare la corazza consumista che ci portiamo spesso dietro, è un rifugio nel mondo tropicale dove riscoprire i propri passi e il proprio essere

La “saudade” è tipica di Paraty, quel sentimento portoghese e brasiliano di malinconia mista a nostalgia, entrambe evocate da una bellezza naturale impressionante e dal ricordo di tempi più ricchi e felici. Il sentimento dei naviganti, degli emigranti, dei “retournados” come li chiamano a Lisbona, di quelli che sono andati a vivere in un continente e ritornano dopo tanti anni nell’altro. Portogallo-Brasile oppure Brasile-Portogallo, Africa-Paraty o Paraty-Africa, è uguale, sempre di percorsi e di destini nostalgici si tratta. E’ così’ dal tempo memorabile delle colonie portoghesi sparse nel mondo.

In questo villaggio non arrivano sicuramente i rumori di San Paolo, i problemi di Rio, le bande delle favelas, le follie del Carnevale. Nessun grattacielo ma una cartolina, come il nostro acquarello appunto.

E allora ecco che invece arriva l’incanto, all’alba come al tramonto, coi giochi della luce e coi flussi delle maree, coi suoni e i profumi nell’aria, col giro sotto le chiese, tra i palazzetti eleganti, gli stretti vicoli, i placidi canali. Con la luna poi Paraty diventa davvero magica, un appuntamento immancabile.

O Caminante

Turisticamente la cittadina di 10.000 abitanti, diventata patrimonio nazionale dal 1958, offre anche un Museo di Arte Sacra situato proprio dentro la Chiesa degli Schiavi, quella di Santa Rita dos Pardos, seduce col bel panorama dal Forte Defensor Perpetuo, sorprende con gli interni delle vecchie dimore nobiliari che sembrano addormentate tra mare, spiaggia e giungla, affascina con l’atmosfera raccolta di tante chiesette e piazzette, ma regala soprattutto il suo meraviglioso mare.

Sul porticciolo ti aspettano i caicchi per visitare in una lunga giornata le spiagge selvagge di Mirim, di Lula, di Picinguaba, per sbarcare sulla vicina Ilha Grande e ammirare la giungla di pappagalli, scimmie e farfalle e piante tropicali.

Dalle barche ti tuffi, sulle barche ti rilassi, parli e canti con gli altri, con l’equipaggio, coi fortunati turisti come te capitati quaggiù, in questa specie di Ouro Preto marina, in questa grande baia dove si possono scoprire 60 isolette e centinaia di spiagge.

Il caicco che scegliamo si chiama O’ Caminante, Il Viandante, perché ci ispira come proprio come nome e perché dalla poppa arriva il suono di una dolce melodia di chitarra: il capitnoi ci sa fare, vive in un rifugio coloniale ma secondo noi ha comunque scoperto le buone regole del marketing turistico.

La ciurma del Caminante ci accompagna fino a sera con i cocktails serviti a bordo, la chitarra, le risate, i vassoi di frutta, gli spiedini di pesce e al ritorno il capitano è atteso con gioia e salti a riva dai suoi figli.

al ritorno il capitano è atteso con gioia e salti a riva dai suoi figli

E’ stato un vero privilegio essere per tre giorni dei viandanti a Paraty.

E’ stato un vero privilegio essere per tre giorni dei viandanti a Paraty.

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