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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao: Folkore Carioca

Il calcio, una forma d’arte

Che sport è il calcio in Brasile? Quello sulla spiaggia di Botafogo o quello che causa deliri e svenimenti a ogni Mondiale? Quello dei bambini delle favelas che tirano i primi calci a una palla di pezza o quello tifato nelle torcidas verde-oro da ragazze stupende sugli spalti del Maracana? Quello dei campionissimi come Pelè, il più grande di tutti, di Garrincha dalle gambe storte e pazze come i suoi dribbling, degli eleganti Zico, Socrates e Falcao, dei potenti Romario e Ronaldo, del fringuello alla moda Neymar o quello dei funamboli sparsi tra periferie povere e litorali, su campi da gioco improvvisati, che spesso sono artisti anche loro?

Che sport è il calcio in Brasile? Quello sulla spiaggia di Botafogo o quello che causa deliri e svenimenti a ogni Mondiale?

Di sicuro il calcio a Rio e in tutto il paese è sinonimo di allegria e di divertimento, una specie di secondo Carnevale, ma sportivo e atletico stavolta. Piace di più il tocco di classe che l’azione grintosa, lo spettacolo che la sostanza, l’arte della strategia, il colpo di tacco o il dribbling impossibile o il tiro all’incrocio che il contrasto violento o il tiro a campare. Al brasiliano e in particolare al carioca piace di più il gioco in sè stesso che il risultato e per questo la Selecao ha vinto tante volte ma ha anche pianto tante volte, trascinando il paese o perlomeno la pancia del paese in un melodramma collettivo: ad esempio contro l’Uruguay in una finale al Maracanà (la partita con più spettatori di sempre, 200.000 cuori affranti…) che spezzò i sogni di un intero popolo nel 1950 causando una miriade di infarti e suicidi, contro l’Italia di Pablito Rossi a Barcellona nel 1982, contro la Germania del mortificante 7 a 1 nella semifinale di Belo Horizonte nel 2014.

Il futebol ballado

Piace di più il tocco di classe che l’azione grintosa, lo spettacolo che la sostanza, l’arte della strategia

Il calcio dei brasiliani è sempre stato sinonimo di invenzione, di talento, di fantasia (cinque coppe del mondo non sono arrivate per caso…), mentre quello delle grandi squadre rivali come l’Argentina e l’Uruguay si è sempre più basato su un gioco maschio e duro, più tattico, più europeo, al netto di grandi campioni come Schiaffino, Francescoli, Suarez, Cavani, Passarella, Kempes e soprattutto Maradona e Messi che hanno sfidato in ogni epoca i mitici undici artisti brasiliani, quelli del futebol ballado, del calcio-samba più puro e ingenuo che ci sia.

Il calcio dei brasiliani è sempre stato sinonimo di invenzione, di talento, di fantasia

Vedere una partita di calcio al Maracanà, magari proprio un Derby Fla-Flu tra i rossoneri del Flamengo che hanno 50 milioni di tifosi in tutto il paese e i tricolori del Fluminense penso che potrebbe valere una finale NBA o di Wimbledon, con tutta l’aggiunta del colore e del calore della gente di Rio.

I brasiliani conosciuti durante il viaggio ci diranno che proprio su queste immense tribune batte all’unisono uno dei cuori più appassionati, esagerati e musicali di tutto il Brasile: gol, magie, samba, torcida, bandiere. Col calcio che supera in 90 minuti la dimensione dello sport e diventa in pratica una nuova preghiera, una forma di religione, teoria condivisibile se si pensa anche allo spot di Ronaldo che fu sistemato dalla Pirelli sui tabelloni ai tempi dell’Inter al posto del Cristo del Corcovado!

Il giornalista Luigi Garlando in “Meridani-Brasile” descrive benissimo questo fenomeno: “il calcio in Brasile non è hobby ma religione come il candomblè di Bahia, energia che agita i corpi come il samba e la capoeira, forza magica che corre nel sangue come uno spirito africano, indifferente alle distinzioni di censo e di sesso”. Del resto è proprio il calcio che insieme al Carnevale e alla musica samba sembra spesso salvare e unificare la città e l’intero paese.Noi proviamo a immaginarci un frame di tutto questo guardando il rettangolo di gioco senza i suoi attori, dalle vetuste gradinate del sesto anello del Maracana, vista mitica che precede quella del museo dei trionfi.

Samba e Carnevale

Il nostro viaggio di nozze avviene ad aprile quindi per vivere tutta la gioia del Carnevale di Rio che riversa fino a due milioni di pazzi per strada bisognerà compiere un altro viaggio. Sia le riviste lette che gli incontri avuti ci raccontano dell’incredibile lavoro di un anno per pochi giorni, dominati dalla fantasia e dalla follia, dalla sensualità e dalla creatività che si liberano nelle musiche travolgenti, nei costumi luccicanti, nei carri tematici ed allegorici che ricordano frutta, fiori, dee del mare o eroi popolari e che ospitano sopra o ai loro piedi fino a cinquemila ballerini ciascuno!

Sono loro, i ballerini di samba, i grandi protagonisti del Carnevale da quasi cento anni a questa parte, in maggioranza neri e mulatte, coi corpi perfetti, venuti da tutte le parti di Rio, dagli angoli più dorati della cidade meravilhosa ma anche dalle favelas, per lanciarsi nelle bevute e nei balli scatenati di una sola, infinita, settimana.

Sono loro, i ballerini di samba, i grandi protagonisti del Carnevale

Eppure se si gira bene, se si ha tempo, se si cerca bene, si può assistere già alla nuova sfida tra le scuole di samba, coi bambini che nelle prove si muovono come fenomeni, fin da piccoli, con le mulatte che nelle sfilate più affollate esibiscono corpi che hanno letteralmente il ritmo dentro. Ma ce la possiamo solo immaginare l’aria che si fa elettrica, la Rio invasa da un’orgia di piume, perline, coreografie, luci, tamburi, trombe, coriandoli, fischietti, petardi, sonagli, maracas, casse che sparano musica senza fine.

Di chi non ama la samba si deve diffidare. O è uno svitato o non sa ballare” (Dorival Caimmy)

Ogni febbraio in riva al mare di Rio de Janeiro va in scena anche per mezzo milione di turisti una prova di energia inesauribile e contagiosa

Ogni febbraio in riva al mare di Rio de Janeiro va in scena anche per mezzo milione di turisti una prova di energia inesauribile e contagiosa, di resistenza fisica, un vortice di passi, di balzi, di sguardi, di risate e di grida. Un tuffo nella vita più divertente che esiste e che scaccia via pure povertà e pensieri.

Un gioco capriccioso, un rito dionisiaco, un mito intramontabile, tutto carioca e tutto brasiliano. Abbastanza lascivo anche, tanto che si parla ogni anno di record di “Figli del Carnevale”.

Un rito tutto basato sulla semba, un genere di danza frenetica e sensuale nata in Angola, dall’altra parte del mare, ballata per trovare amore e fertilità e portata in Brasile ovviamente dagli schiavi africani, nella casa-cortile-balera bahiana della mitica Zia Ciata avvolta nei riti del candomblè e da lì portata a Rio appunto dai neri di Salvador de Bahia, entusiasti per quel ballo intriso di ritmi contagiosi e sincretismi religiosi e versi provenienti dal profondo dell’anima.

Possiamo provarci anche una vita dalle nostre parti, ma non saremo mai capaci neanche di imitarla un’onda sonora del genere, una tale prova di fede, un racconto così genuino dei poveri, delle pene d’amore, delle vite spezzate, delle follie del Carnevale e del calcio, un tale genio artistico esibito dalla scuola della Mangueira e delle sue storiche rivali della Portela, della Beija Flor o dell’Impero Serrano che sfocia così tanto nell’abilità, nel corteggiamento e nel desiderio erotico.

Le hanno solo cambiato una vocale e in Brasile la samba dal 1917 significa allegria, divertimento e dal 1932 viene celebrato con un concorso per ogni pazzesco Carnevale che sfila lungo i 4 km di Copacabana e per le altre meraviglie della città.

La samba è ballata sulle avenidas, sulle praias, nel Sambodromo di Niemeyer costruito nel 1984, lungo 700 metri e capace di ospitare circa 85.000 spettatori. E un buon paliativo per chi visita Rio fuori il Carnevale sono i venerdì al Terreirao do Samba in Praca Onze, Piazza 11, dove tanti appassionati e gente comune tutto l’anno ballano, ridono, mangiano polenta di manioca con fagioli e bevono birra.

La samba è ballata sulle avenidas, sulle praias, nel Sambodromo di Niemeyer

La samba è ancheggiata dalle donne meravigliose di Rio, dalle mitiche e invidiatissime porta-banderas e accennato con coraggio e in modo spiritoso e solare anche dalle più anziane.

La samba che è eccitazione, spettacolo, una prova di carnalità e libertà, osannata dai tifosi, strapagata dagli sponsor, minacciata dai delinquenti locali, abbracciata da tutto un popolo.

Un fiume: ci hanno detto che il Carnevale di Rio assomiglia a un fiume incredibile di persone felici.

Un fiume: ci hanno detto che il Carnevale di Rio assomiglia a un fiume incredibile di persone felici.

Non ci sono colori, razze, barriere sociali a Rio nei giorni del Carnevale. Il Re Momo, un bestione che non può pesare meno di 130 kg accende la festa e anche la ragazza più povera della favela più povera sopra un carro strabiliante e luccicante può anche sentirsi una Regina. E sinceramente non me ne accorgo minimamente delle differenze razziali, neppure capitando in città in un altro mese dell’anno.

Boa Sorte

Avevo un collega di lavoro che amava tanto il Brasile: un giorno gli si è staccato il quadro, un giorno ha capito che doveva scendere là, come il pianista Novecento nel grandioso romanzo di Baricco ha capito che doveva abbandonare il Transatlantico e mischiarsi alla folla, alla terra, alla vita.

E così il mio amico è ripartito ancora una volta per Rio e… zac ! è sparito, non è tornato più, con le cronache e gli indizi dei social che lo danno una volta nella baia di fronte a Niteroi, a cucinare in una pousada, un’altra a fare il procuratore di calciatori di serie D, un’altra ancora a prendere tutto il giorno il sole sulle spiagge mondane di Buzios.

Ciao Giorgio ovunque tu sia finito, ormai non ci credo più che ritorni sull’ora di punta sul Grande Raccordo Anulare, so che questo paese può catturare per sempre, so che il tuo destino è altrove.

così incredibile il benessere e la violenza, la felicità e la povertà, la natura e il cemento, le spiagge e le fogne

Anche per te ho deciso di venire a dare uno sguardo alla fantastica Rio de Janeiro nel mio viaggio di nozze, volevo vedere e capire, capire sotto che cielo e davanti a quale mare si mischiassero in modo così incredibile il benessere e la violenza, la felicità e la povertà, la natura e il cemento, le spiagge e le fogne, le vibrazioni e i problemi, le foreste e i grattacieli.

Un poeta brasiliano ha scritto che non si può possedere mai Rio ma soltanto “appartenere a questo amore, grondante di malinconia”. Forse è proprio così.

Boa Sorte.

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