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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao: Visita di Rio

Visita turistica

A Rio per non correre rischi basta mostrarsi semplici.

Meglio girare con jeans e maglietta, senza abiti particolari, senza sfoggiare gioielli, orologi, portafogli gonfi, macchine fotografiche troppo invadenti o cellulari troppo costosi: in questo modo ti mischi alla folla, puoi sembrare addirittura un brasiliano normale, che si vive il suo teatro meraviglioso all’aperto, la sua città bellissima e complicata, disincantata quanto decadente.

Visita turistica A Rio per non correre rischi basta mostrarsi semplici.

Rio è stata capitale del Brasile dal 1763 (al posto di Salvador de Bahia) fino al 1960 (sostituita dalla politica Brasilia, laboratorio dell’architettura razionalista) e pur con le sue contraddizioni è la prima città del Sudamerica per la ricerca biologica, sanitaria e chimica e per numero di ingegneri.

A Rio la visita turistica può partire dalle sue chiese: la moderna Catedral Metropolitana ispirata alle tozze piramidi Maya, tutta costruita in cemento e capace di ospitare fino a ventimila fedeli, illuminata, magica e astratta in ogni notte brasiliana; poi in mezzo a uno stradone lunghissimo e trafficatissimo si staglia la monumentale chiesa di Nostra Signora da Candelaria, tristemente famosa per un eccidio di bambini di strada avvenuto sul suo sagrato; bella anche Nostra Signora di Gloria, famosa per gli azulejos e i fastosi altari dove si sposavano gli imperatori del Brasile; e infine la più barocca di tutte, il monastero di Sao Bento, piena di ori e statue lignee.

Quattro chiese per quattro volti del paese, antico e moderno.

Quattro chiese per quattro volti del paese, antico e moderno.

Tra le altre tappe obbligate della città ci sono sicuramente i resti dell’Aqueduto Carioca, chiamato Arcos da Lapa, dove sopra passano i tram; il Palazzo Imperiale che è stato la prima residenza dei sovrani portoghesi, i Caffè stile liberty di Rua Carioca, edifici come il Teatro Comunale ispirato all’Operà di Parigi, il Trianon Carioca che è poi l’Accademia brasiliana delle Lettere, la Biblioteca nazionale in stile neoclassico che è la più grande dell’America Latina, il Museo delle Belle Arti di Praca Floriano che rappresenta con oltre 15.000 opera la raccolta più ampia dell’arte brasiliana, la Confeitaria Colombo, l’elegante pasticceria in stile Belle Epoque. Di grande impatto anche la scalinata Selaròn che sale verso il Barrio de Santa Teresa, realizzata con migliaia di piastrelle di colore giallo, verde e blu, i colori della fantastica bandiera Brasiliana e infine il Murales dedicato alle più diverse etnie mondiali: “Nòs somos todos um”, dipinto su 3000 mq di muro e riportante cinque volti indigeni dei cinque continenti.

il Murales dedicato alle più diverse etnie mondiali: “Nòs somos todos um”, dipinto su 3000 mq di muro e riportante cinque volti indigeni dei cinque continenti

Tra una visita e l’altra mille motivi per fare shopping di dischi, libri, ciondoli e strumenti musicali a Avenida Rio Branco e dintorni.

Un pezzo di Lisbona

Il quartiere popolare di Santa Teresa si raggiunge coi tipici bondes, i tram di ferro verniciati di giallo che sbuffano sulle salite, un po’ come a Lisbona ma con la variante della gente spesso appesa di fuori che se non trova posto sui vecchi sedili in legno è “autorizzata” a viaggiare in equilibrio come può e senza per questo pagare il biglietto. Incredibile ma vero, se ti appendi fuori, se riesci a rimanere appeso, a essere abile e forte, non paghi, funziona così. Il quartiere che sorge sotto i 49 archi dell’Acquedotto assomiglia davvero all’Alfama e la Barrio Alto di Lisbona, è molto popolare e molto autentico, una sorta di Village newyorchese abitato da poeti, artisti e intellettuali.

Qui tra vecchie ville restaurate, palazzetti decadenti, profumati giardini e stradine in ciottoli ci sono numerose Gallerie e Caffe, centri culturali e atelier di scultura e incisione, le taverne e i bar con la migliore caipirinha di Rio, quelli attorno a Largo dos Guimaraes.

Il quartiere popolare di Santa Teresa si raggiunge coi tipici bondes
Gli scorci panoramici sulle baie e le foreste di Rio da Santa Teresa

La gente chiacchiera molto per strada e in qualche modo se la cava sempre, trova lavoretti saltuari o li va a trovare sulle spiagge. Scende giù, nel mondo luccicante, e a fine giornata torna su, nel mondo popolare. Gli scorci panoramici sulle baie e le foreste di Rio da Santa Teresa sono bellissimi, la città vive a stretto contatto col cielo e col mare, come la capitale portoghese, come Napoli.

La foresta urbana più grande del mondo

Il Parco di Tijuca è immenso, 100 kmq di verde cittadino, non esiste al mondo una foresta situata nel cuore di una città più grande di questa. La volle il sovrano portoghese Dom Pedro II nel lontano 1861.

La foresta urbana più grande del mondo

Meglio però visitarlo in taxi perché in certi precisi angoli nascosti si possono fare incontri un po’ rischiosi. Allora eccoci salire in auto fino al Belvedere Cinese, a quello di Dona Marta e al Ponte do Diablo dove la vista la cattura l’impressionante Favela de Catacumba. Vicino si raggiunge il Giardino Botanico con palme alte e piante rare, pau brasil e bambù, con farfalle meravigliose, tantissimi uccelli (300 specie, forse 400?? – da rivedere nel cartoon “Rio” ovviamente!) e ninfe giganti, serre di orchidee, jacarandas e cascate d’acqua.

Sempre in questa zona di Rio la Laguna Rodrigo de Freitas con le ricche abitazioni a terrazze che si specchiano nell’acqua. E fa impressione sapere e a volte vedere che in mezzo alla parte più bella della città, in mezzo agli alberi, vivono tucani, ragni, lucertoloni, pappagalli ara, scimmie e serpenti.

il trailer del simpatico cartoon carioca

https://youtu.be/x6J223gvF8U?si=uxhUMvZvNlDBsdcJ, il trailer del simpatico cartoon carioca

Tre Musei

Il giro più classico alla scoperta di Rio de Janeiro può concludersi con un paio di musei: situato alla periferia di Rio, vicino alla riserva ecologica di Grumari, la cui spiaggia di sera si colora di sfumature rossastre per le sue rocce, Casa Pontal permette di conoscere benissimo il mondo dell’artigianato e del folklore brasiliano, mostrando la sua grande esposizione di oggetti e dipinti ispirati alla religione come al carnevale. Il Museo dell’Indio a due passi dalla spiaggia di Botafogo racconta invece il grande, verde e misterioso mondo dell’Amazzonia, che già da Rio ci affascina e ci chiama. A Niteroi invece, nella baia difronte al Pan di Zucchero, il Museo di Arte Contemporanea esce dall’acqua come un fiore dall’Oceano.

Favelas

E dietro lo splendore l’abisso.

E dietro lo splendore l’abisso.

A pochi passi dal mare e dal sogno l’estrema povertà, arrampicate in modo disordinato sulle colline di Rio ecco le favelas, trecento quartieri-alveare (favela deriva appunto dal termine favo: alveare) che ogni tanto a causa delle violente piogge crollano nel fango, dove i bambini girano mezzi nudi guardando a bocca aperta i grattacieli luminosi sul lungomare o riuniti in bande che organizzano frequenti missioni per andare a depredare nelle zone di lusso i loro fortunati occupanti.

Costoni impressionanti di casette sovrapposte, di baracche su baracche, rifugi di cemento colorato e più spesso di legno, di cartone e di lamiera, dove mancano la luce, le fogne, i servizi e spesso la cena, dove la vita è una scommessa, dove si dorme e si mangia in dieci nella stessa stanza, dove la gente però (2 milioni di persone? più del 30% dei 14 milioni dell’intera area metropolitana di Rio? contarle è impossibile…) ha sviluppato la cosiddetta solidarietà del ghetto, aiutandosi, costruendo nella Rocinha, a Vidigal, nel Morro da Coroa scuole, percorsi turistici, mercatini alimentari e artigianali, campi sportivi con materiali di recupero, spettacoli per la gente della comunità, complessini musicali di tamburi, lavori di mille tipi, precari per lo più.

Il Morro de Dona Marta è la favela diventata famosa per il videoclip con Michael Jakson “They don’t care about us” girato da Spike Lee, col regista costretto a trattare coi boss davanti al popolo in delirio e ai poliziotti immobili (https://youtu.be/QNJL6nfu__Q?si=tlwZ8PTxskHhSy5t).

Il Morro de Dona Marta è la favela diventata famosa per il videoclip con Michael Jakson
le foto di gruppo ai bambini che sorridono nonostante tutto in mezzo ai bidoni e alle galline

Da queste parti rischiammo di finirci dentro, sbagliata l’uscita della tangenziale di ritorno da Paraty…

Mentre la grande favela della Rocinha che forse nel 2020 è arrivata da sola a contenere oltre 200.000 abitanti si trova proprio dietro la spiaggia di Ipanema ed è diventata un laboratorio di resistenza e creatività, e si visita anche tranquillamente, basta essere accompagnati dai ragazzi locali che come tutti i ragazzi del mondo hanno sogni, hanno speranze.

Ci entrano ormai 40.000 turisti l’anno e non mancano i soliti “ooohhh” di meraviglia e le foto di gruppo ai bambini che sorridono nonostante tutto in mezzo ai bidoni e alle galline o in bilico sui tetti con quinta naturale il mare immenso di Rio.

la grande favela della Rocinha che forse nel 2020 è arrivata da sola a contenere oltre 200.000 abitanti si trova proprio dietro la spiaggia di Ipanema ed è diventata un laboratorio di resistenza e creatività

Coi ragazzi dell’alveare, raccontati con toni pasoliniani e da realismo magico nel libro “Il sole in testa” di Geovani Martins, si visitano casette e chiesette, le botteghe, i campi sportivi dove chissà se corrono i futuri campioni del calcio, gli spiazzi di terra, i tetti delle baracche dove si aprono i cammini più avventurosi di Rio tra i fili coi panni appesi e le storte antenne delle tv, le cucine all’aperto e le scale tortuose, i cortili nascosti, i ripari segreti.

Alcuni abitanti della Rocinha e di altre favelas ce l’hanno fatta, vivono vite normali, hanno fondato giornali, siti, attività, mentre altre anime dell’immensa favela le vedi bighellonare e vivere di espedienti alla “Central do Brasil”, la stazione ferroviaria centrale di Rio filmata da Peter Sellers e quando va peggio possono essere raccontate come i meninos de ruae i giovani criminali e aspiranti narcotrafficanti del durissimo “City of God” di Fernando Meirelles, ispirato dall’omonimo romanzo di Paulo Lins, le cui pagine rappresentano un colpo allo stomaco.

E’ Brasile anche questo ovviamente, il Brasile di “Trash”, avventura e solidarietà in una discarica, lo stesso identico paese che produce più caffè, soia e agrumi nel mondo, lo stesso continente col più alto numero di cattolici uniti sotto una sola bandiera (circa 140 milioni!) e chissà se il conforto della religione aiuta a cavarsela meglio sotto al Cristo del Corcovado.

Usciti dal giro guidato a piedi della Rocinha un occhio va per forza alle varie auto della polizia, schierate ai confini del ghetto… Chissà se si tratta di agenti indifferenti, complici o persecutori, come quelli crudelmente ritratti nella pellicola “Tropa de Elite”, sugli oscuri “squadroni della morte”.

“Central do Brasil”

https://youtu.be/gC9wxBLqJmg?si=uZvTb_qfUAdr3Vah, “Central do Brasil”: il dettato degli analfabeti e la musica struggente: https://youtu.be/qKf6EgYVvks?si=WfOup5qyNxlxdUnU

https://youtu.be/5ayUgFtZsgw?si=SxNq_50N8klhSArG, Trailer di “City of God”

https://youtu.be/vwdGA9zcTS4?si=-PEGXwMQ_wY4V2Pf, Trailer di “Trash”, dal regista di Billy Elliot

il Brasile di “Trash”, avventura e solidarietà in una discarica, lo stesso identico paese che produce più caffè

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