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Metropolis

Budapest, dove c’era l’Impero

I tanti volti di Budapest

Primavera del 1889, “I ragazzi della via Pal” raccontati da Molnàr si contendono uno spazio per giocare nel cuore di Pest e scoprono insieme il valore fortissimo dell’amicizia, lo spirito della lotta rivolto a un ideale, la tragedia della perdita e i primi problemi delle moderne città. Le loro statue in bronzo sono rimaste lì, a riecheggiare quella vicenda solo apparentemente dedicata ai giovani.

Più o meno vent’anni dopo, con la sconfitta subita nella prima guerra mondiale, si dissolveva sulle sponde del Danubio la sontuosa storia dell’Impero austro-ungarico, coi suoi palazzi del potere, le sue vie eleganti, i suoi Caffè ma basta una crociera al tramonto sul fiume o un bagno nelle terme per rivivere quelle atmosfere e quelle evidenti nostalgie di una classe nobile, assai orgogliosa della sua cultura, delle sue leggi, della sua moneta e della sua indipendenza sempre difesa rispetto alla stessa Vienna.

I tanti volti di Budapest

Autunno del 1956, l’anno della rivoluzione e della repressione ungherese, coi carri armati sovietici che entrano in città a ripristinare l’ordine e a seminare il terrore. Dopo la disastrosa alleanza coi nazisti ecco il buio della lunga notte comunista: della grande Ungheria protagonista dell’Impero nel cuore dell’Europa resta ben poco.

La svolta populista del 2010 con Orbàn che lancia il paese nello sviluppo industriale del futuro ma lo limita nelle libertà di espressione, di istruzione e lo recinta con chilometri di filo spinato per mostrare i muscoli contro i migranti. A chi giova questa prepotenza contro i vicini, i popoli più deboli e i dissidenti interni?

La città di oggi, infine, sempre bella e affascinante coi suoi antichi monumenti illuminati sul Danubio, con le statue dell’era comunista rinchiuse in un parco di periferia, coi pub più anarchici d’Europa che convivono col potere più conservatore e bigotto del continente, con la nuova industria del porno che si è insediata qui, quasi uno sfregio a così pochi decenni di distanza dalle ferite delle guerre, delle rivoluzioni e della deportazione di tanti ebrei.

Tante storie toccanti e contrastanti per la stessa città, Budapest. Che va percorsa a piedi, con calma, per cercarla, per capirla, per viverla come meglio si crede. E tra fiume e terme, goulasch e tokaj, guglie neogotiche e palazzi barocchi, luci antiche e moderne, tradizioni, sfrontatezze, echi del passato e visioni del futuro ognuno potrà farsene la sua idea preferita. A Budapest dunque, ne vale la pena.

 E tra fiume e terme, goulasch e tokaj, guglie neogotiche e palazzi barocchi, luci antiche e moderne, tradizioni, sfrontatezze

Il giro turistico

Il volo Wizz Air, charter ungherese, atterra di buon mattino a Budapest, il tempo per prendere possesso di un appartamento nel cuore della città, una specie di loft davvero accogliente e di fare uno spuntino veloce al Mercato Centrale coperto costruito in ferro nel 1897, perché a mezzogiorno comincia l’esperimento scelto stavolta dalla mia famiglia, una visita della capitale affidata a due walking tour di 2 ore l’uno, con una guida locale che parla in inglese e che ti accompagna alla scoperta delle cosiddette highlights. Ci piace, è un’idea nuova e simpatica, un giovane locale che ti introduce nel suo mondo, nella sua città, nella sua vita.

Come essere presi per mano in un ambiente nuovo, in una cultura diversa.

Il primo percorso è dedicato alla sponda storica e monumentale di Pest, ovvero: la Basilica di Santo Stefano (1868), il Ponte delle Catene (1849) coi celebri leoni, l’Hotel di lusso Gresham con la sua antica facciata e il favoloso complesso del Parlamento, vera icona della città, anch’esso di fine ‘800, costruito in stile neogotico, ispirato a Westminster e con una elegante facciata di 300 metri con vista Danubio che viene immortalata nelle foto by night di tutte le lente crociere sul fiume. O dalle colline di fronte. O dalla fine del Ponte delle Catene.

il favoloso complesso del Parlamento, vera icona della città

Molto romantica come cartolina, sa di gloria passata, dei tempi sontuosi ed eleganti degli Asburgo.

Alle 14.30 una gradita pausa in zona e street food tipico ungherese, ovvero una zupperia.

Si tratta di piccoli chioschi che servono in ciotole o bicchieri di plastica alti delle calde e golose zuppe (ovviamente il piccante e sugoso goulasch ma anche il tafelspitz, il bollito di manzo, e ogni sorta di combinazione tra carne, patate, verdure, cremine e legumi) e devo dire che coi primi freddi invernali l’idea è ottima.

Alle 16.00 comincia il secondo tour guidato che ci porta sull’altro lato del fiume a scoprire la Varhegy, la collina del Castello di Buda, la residenza storica dei sovrani ungheresi dal XII sec.

la collina del Castello di Buda, la residenza storica dei sovrani ungheresi dal XII sec

Lì sotto si visita anche la Chiesa del Re Mattia dedicata alla Madonna e il pittoresco Bastione dei Pescatori. In più la nostra passeggiata panoramica prosegue in Via Lovas, attraverso il Labirinto del Castello e il Cortile dei Leoni, con una spiegazione mai noiosa delle statue più importanti, del Giardino del Castello e del Varkert bazar.

Per il resto della prima, impegnativa giornata, ci regaliamo un po’ di riposo in camera, perché verso sera il vento diventa tagliente.

Finale in un bistrot romantico, uno dei tanti posti dove cenare bene a Budapest: ancora zuppe per un tris di assaggi, carne come se piovesse, vino e strudel.

Il ritorno al loft coi lampioni riflessi nel Danubio.

il pittoresco Bastione dei Pescatori. In più la nostra passeggiata panoramica prosegue in Via Lovas, attraverso il Labirinto del Castello e il Cortile dei Leoni

Il paesino degli artisti

Il giorno seguente prendiamo un battello e navighiamo sul Danubio per raggiungere in poco tempo un borgo dal nome pressoché impronunciabile, Szentendre, situato in una dolce ansa di campagna sul corso dello storico fiume che imparai ad amare ai tempi dell’Università leggendo “Danubio” di Claudio Magris per preparare un esame sull’acqua e la storia nella cattedra di Letterature comparate.

Szentendre è un villaggio tranquillo e tradizionale, famoso per l’atmosfera artistica delle gallerie, dei laboratori artigiani, dei negozietti. Una via è piena di ombrellini colorati, un prato poco fuori il centro ospita il Museo etnografico all’aperto, una sorta di antipasto della sconfinata pianura ungherese, la puszta dei gitani e dei cavalli bradi. Caffè e torta in un a piccola pasticceria che sembra uscita dal film “Il favoloso mondo di Amelie” e ritorno in città.

Nel pomeriggio abbiamo il tempo di visitare a piedi l’Isola Margherita in mezzo al fiume, proprio a dividere Buda e Pest, un’area verde tranquilla nella città. Si apprezzano una torre art nouveau che funge da serbatoio idrico, le rovine di un convento dominicano, una fontana musicale e anche un piccolo zoo. Gli ungheresi passeggiano o corrono volentieri tra i suoi viali e vi frequentano anche piscine e spa, durante l’estate ci si viene a mangiare e a seguire concerti, durante l’inverno la sera è meglio non dilungarsi perché qualche individuo poco raccomandabile si nota in giro. Meglio allora una sbirciatina dentro un paio di stazioni della storica Linea 1 della metro, quella gialla, per ammirare lo stile architettonico in ghisa e le piastrelle di ceramica.

Szentendre è un villaggio tranquillo e tradizionale, famoso per l’atmosfera artistica delle gallerie, dei laboratori artigiani, dei negozietti
il Museo etnografico all’aperto, una sorta di antipasto della sconfinata pianura ungherese, la puszta dei gitani e dei cavalli bradi

La sera è dedicata a un simpatico e alternativo tour dei cosiddetti Ruin Bar, situati quasi tutti nel perimetro del tipico Quartiere ebraico, vicino al nostro loft.

L’icona dei Ruin Bar è il Szimpla Kert che è un po’ il capostipite di questi pub alternativi, ricavati in stile industriale da vecchie fabbriche abbandonate, arredati con materiali di recupero originali e creativi, abbelliti da stranezze, colori, oggetti particolari, graffiti, luci, spazi di divertimento, banconi per bevute, sale per balli ma anche per dibattiti sociali e culturali.

Il cuore alternativo di Budapest batte qui, come all’Instant Fogas, tempio della musica elettronica, al Mazel Tav costruito nello spazio tra due caseggiati con copertura in vetro ideale per concerti di musica live, all’Udvar Rom, il preferito per la visione degli eventi sportivi e per i giochi da tavolo, l’Extra caratterizzato da ombrelli e mattoni rossi e il Red Ruin, che rappresenta alle pareti gli eroi politici della sinistra mondiale. Non credo che siano i posti preferiti da Orbàn, a noi sono piaciuti, sono bar diversi, frizzanti, carichi di energia.

La sera è dedicata a un simpatico e alternativo tour dei cosiddetti Ruin Bar

La cultura delle terme

Eccoci al sabato, giorno speciale nel nostro viaggetto perché è il compleanno di mia moglie. Con le ragazze abbiamo pensato di dedicarle una giornata speciale, piena di soprese, che comincia con una prelibata colazione in una delle storiche pasticcerie di Budapest, la Hauer.

Poi ci rechiamo con comodo alle Terme Szèchenyi, situate in un bel parco a nord est del centro storico. Si tratta del più grande complesso di bagni termali di Budapest, di colore giallo, costruito nel 1913 in stile neobarocco, con 3 grandi piscine all’aperto di 38-27-33 gradi e ben 15 piscine più piccole al chiuso ricavate in sale molto eleganti.

Le terme per gli ungheresi sono un rito, ci vanno anche la mattina presto dei giorni lavorativi per rilassarsi, qui giocano a scacchi, parlano, e ci organizzano addirittura feste scatenate con dj il sabato sera. L’esperienza è molto bella, specie col freddo esterno, sembra di fare un tuffo nel mondo liberty dell’impero austro-ungarico e della sua Belle Epoque. Si può fare uno spuntino all’Hungarian Gastro Cellar, ma ricordatevi per l’entrata alle terme di portarvi infradito, costume, cuffia e telo.

Usciti dalle terme nel Parco Varosliget ci sono i mercatini di Natale, la pista di pattinaggio sul ghiaccio e il castello di Vajdahunyad.

le Terme Szèchenyi, situate in un bel parco a nord est del centro storico

Ed eccoci all’altra sorpresa della giornata. Alle 18.45 parte dal dock 10 di Elizabeth Bridge parte la Crociera di un’ora sul Danubio con la bellissima vista dei monumenti illuminati di notte. La scelta è caduta su un battello storico della Duna Cruise con posti a sedere e tokaj di benvenuto. La sfilata delle bellezze di Budapest e gli effetti delle luci su di esse e sul fiume sono notevoli. Come ciliegina sulla torta cena tipica in un ristorantino delizioso.

la Crociera di un’ora sul Danubio con la bellissima vista dei monumenti illuminati di notte

La memoria

si tratta di scarpe, solo di vecchie scarpe, lise, consumate, senza lacci, spaiate, abbandonate, tolte in fretta e senza rispetto dai piedi di quei 500.000 ebrei che durante l’occupazione nazista della città vennero spinti sui treni per Auschwitz o buttati nel melmoso fiume

A parte quella del Memento Park e delle sue statue eroiche, operaie e politiche (vedi altro racconto nel “Grillo Viaggiante”, “Le statue nascoste di Budapest” nel topic “Storie dal mondo”) le memorie più nostalgiche e dolenti di Budapest riguardano il triste destino di mezzo milione di ebrei.

Alle 11.00 della domenica, ultimo giorno del viaggio, prenotiamo l’ultimo walking tour, quello più particolare, più intimo, per le vie del Quartiere ebraico di Budapest tra ricordi del ghetto ed esempi di street art. Ovviamente passiamo per le tre sinagoghe, assaggiamo dolcetti della tradizione, visitiamo piazze che nascondono un passato terribile che si esplicita fisicamente con l’ultima fermata, quella sulla sponda del Danubio dove hanno lasciato delle statue di bronzo piccole e particolari: si tratta di scarpe, solo di vecchie scarpe, lise, consumate, senza lacci, spaiate, abbandonate, tolte in fretta e senza rispetto dai piedi di quei 500.000 ebrei che durante l’occupazione nazista della città vennero spinti sui treni per Auschwitz o buttati nel melmoso fiume. Chissà Orbàn cosa ne pensa.

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