Destinazione Paradiso

L’entrata migliore in genere è quella da Vietri sul Mare quindi la sera prima si arriva nella vivace e solare Salerno con le sue vie del passeggio e i panorami sul porto e poi si comincia questo tour favoloso con un caffè tra le pinete, l’azzurro abbagliante e le prime cupole smerigliate di mosaici gialli e verdi nella bella cittadina delle ceramiche. Vietri ti invita a affacciarti sul mare dai giardini della Villa Comunale che presentano decorazioni, passamani e maioliche che ricordano quelle di Gaudì a Barcellona, poi ti porta a scoprire il Museo della Ceramica, lo spazio intimo della Chiesa di San Giovanni Battista e i vicoli del centro storico, tra i quali uno tutto azzurro. Il tramonto e la cena si possono trascorrere nella sua Marina, piena di stabilimenti e locali oppure a scegliere la ceramica-ricordo (il ciuccio, la vespa, il fico d’india, la maiolica fiorita) nelle botteghe aperte fino a tardi.
La cittadina è il primo sincero benvenuto alla Costiera, per i colori, per le atmosfere e per l’orografia, ti fa immergere da subito in uno dei viaggi visivi e sensoriali più belli d’Italia, con una preferenza personale che assegno alle stagioni di mezzo, quando le folle estive sono meno impressionanti, la luce meravigliosa, e tutto parla di lentezza e di bellezza: le barche che tornano dal mare, i sapori delle trattorie, il vociare dei bambini nelle piazzette a picco sul blu, i bagliori delle alte rocce, l’ombra fresca di tanti giardini d’agrumi, le terrazze piene di capolavori artistici e con vista infinito, i grappoli di case che sfidano la verticalità, il rintocco delle campane di chiese e duomi così belli che sembrano disegnati, il sole che tutto avvolge e bacia, il blu all’orizzonte.
La Costiera Amalfitana va percorsa e ripercorsa, se si ha la fortuna di non viverci troppo lontano vi capiterà di vederla dal mare, da una barca turistica, da un gozzo, oppure seguirla in auto o moto nei suoi tornanti che svelano viste ogni volta più belle o magari osservarla dall’alto dove i sentieri tra vigne e picchi sfiorano il cielo. Devo dire che l’ultima volta in vespa, col vento in faccia è stata stupenda.
Il primo itinerario che vi proponiamo è di tipo “minore”: dopo le ore passate a Vietri ecco la lunga gita via terra o via costa che si snoda borgo dopo borgo, esperienza dopo esperienza, forse non tra le cartoline più famose ma sicuramente fra i paesaggi più incontaminati e i momenti di vita più vera.



Da Vietri a Cetara


Il secondo borgo è quello famoso per la particolare lavorazione delle sue alici che restando per mesi pigiate col sale nelle botti producono la colatura che condisce gli spaghetti, le bruschette e le mozzarelle in modo sublime. Il nome latino Cetaria deriva da “tonnara” e sta lì a ricordare l’epopea dei cacciatori di tonno di origine etrusca. Alici e tonno, dunque, profumi e sapori di mare, un luogo autentico, un popolo di pescatori, un piccolo nido dove godersi le trattorie e il mare tra i resti della torre saracena e lo stupore della visita delle varie chiesette come San Pietro Apostolo con la scintillante cupola barocca.
Al santo patrono viene dedicata ogni 29 giugno la festa più importante del paese, molto poetica: i portatori della statua che si staglia su un trono ovviamente a forma di barca nella processione che arriva in spiaggia ondeggiano, mimando i movimenti delle onde del mare, che poi viene benedetto e ringraziato con uno spettacolo di fuochi d’artificio.
Tradizione e devozione, pescatori per vocazione.
Maiori e Minori

Sempre a bordo di piccole barche o guidando con pazienza e attenzione perché lo sguardo è distolto in continuazione da scorci meravigliosi si arrivano a scoprire i due paesini di Maiori e Minori.
Il primo rappresenta la spiaggia più grande della Costiera amalfitana ed è per questo una cittadina turistica e con un lungomare moderno, ma con secoli di arte e storia alle spalle.
Qui troverete più famiglie che altrove perché sul grande tratto di arenile provocato nel 1954 da una alluvione la giornata al mare è sicuramente più comoda che tra scogliere e calette. Stabilimenti, ristoranti, passeggiate, tutto il corollario classico di una placida vacanza italiana e se si vuole qualcosa in più ecco la visita delle vicine grotte, della Collegiata, del Castello e della suggestiva Torre normanna, set di “Paisà” di Rossellini, circondata da una macchia mediterranea e da un’acqua trasparente che lasciano senza fiato.

Ma la vera chicca nascosta è il sentiero di un’ora tra gli alberi di limone che una volta si percorreva coi muli per raggiungere il borgo di Minori, che si ammira dalla terrazza della frazione di Torre.
Vi aspetta un facile saliscendi di scale tra i giardini terrazzati coltivati con l’oro della costiera, i grandi e succosi limoni. Le piccole soste davanti a un’uscio, a un balconcino panoramico, a un orto più bello degli altri, sempre camminando tra gli agrumi coperti teneramente con delle reti traforate nere almeno in primavera, per non farli sferzare troppo dal vento che viene dal mare.
Lungo il cammino mattonelle con frasi poetiche di Arpino, la sosta da un vecchietto che ti offere limonata fresca e nespole, la magica discesa finale su Minori dove ti aspettano nella pasticceria “Sal De Riso” le delizie al limone tra le più buone della costiera e sulla spiaggetta scura le barche bianche e azzurre coi nomi dei venti, “scirocco”, “maestrale”, “libeccio”.




A Minori la vita tranquilla se la godevano già gli antichi romani: il clima temperato, la cucina deliziosa, la natura dolce (anche se quando arrivano improvvisi, i nuvoloni la trasformano), i ritmi lenti, le acque azzurre, le vie degli orti, il suono delle campane, i profumi nell’aria, un mix perfetto per vivere davvero bene. Tutto questo in un paesino con circa duemila abitanti, affacciato sulla spiaggetta cittadina, protetto dall’immancabile campanile della bella Basilica di Santa Trofimena e dietro la grande collina verde, così fertile e così profumata di zagare.

Atrani
I più distratti e frettolosi (tra i quali ahimè mi annovero nel mio primo tour di tante meraviglie), quelli che si recano in Costiera solo per visitare Amalfi e poi Ravello e poi Positano perché il giorno dopo c’è tempo solo per una gita a Capri, saltano in genere i paesini descritti finora e anche quello di Atrani, ritratto in modo meraviglioso, con scene di borgo, di serate, di matrimoni, di vie con luminarie, di botteghe artigiane, di pesca, caffè, di popolo, di attese, nel film “Equalizer 3” con Denzel Washington. Probabilmente un ritratto un po’ edulcorato, una cartolina del tempo che fu ma anche una scena reale, un altro di quei momenti di estrema bellezza che la Costiera regala.

Ad Atrani dove gli abitanti sono meno di mille si può salire al Santuario di Santa Maria del Bando percorrendo i 700 gradini dalla piazzetta principale, si può sostare nella stessa raccolta piazzetta intrisa di tutta la vita e di tutte le voci e i mestieri della Costiera, si può camminare all’interno scoprendo il canyon, la cascatella nel verde e le vecchie grotte dipinte o abitate in passato da Masaniello, passare una pigra giornata sulla spiaggia dove gli archi sopra cui scorre la statale della Costiera fanno da quinta teatrale ma soprattutto la magia arriva di sera, con le luci che si accendono fra i vicoli, le scalinate, le chiese, le case a grappolo.
E’ al tramonto che Atrani ti fa venire voglia di restare, a viverla, a capirla, a far parte di questo presepe.

Furore
E poi arriva il fiordo più stretto, la spiaggetta più nascosta, il paese più arroccato, la sorpresa forse più bella, l’arco vista mare: Furore.
Meraviglioso entrare in barca a remi o ancora meglio a nuoto nella piccola insenatura, vedere le altre barchette dei pescatori ferme là sotto, a ricordare e a raccontare tante storie di mare e di fatica.
E chissà se il nome del borgo non sia riferito, invece che all’idillio di questa primavera, alle tempeste invernali che scuotono la natura rimbombando tra le pareti di roccia.
In riva al fiordo una casa è ancora abitata, un papà e un bambino giocano a basket su un terrazzino, in mare fine aprile ci sono altri tre ragazzi, sulle sponde in alto i turisti arrivati qui a piedi da Atrani o in bicicletta o in vespa o scesi volutamente dalle piccole corriere locali della Sita Praiano perché le macchine non si possono fermare quanto è stretta la strada: giusto, Furore va meritato!

Di certo Furore resta impresso nella memoria, mentre si sorseggia un calice di vino o si gusta una calamarata vista mare, scendendo a piedi in quella fenditura, dopo aver passeggiato tra i vicoli, i murales e le cupole arabeggianti nel borgo situato molto più in alto.

Furore fu anche il paesino dell’amore tra Rossellini e la Magnani e a me fa tenerezza ricordare che è stato il posto scelto per l’eterno riposo da Luciano De Crescenzo che da queste parti e con questa pace intorno magari si dedicò al suo speciale e leggero racconto della filosofia greca. La tomba che lo ospita è una cupoletta semplice che guarda le vette dove passa il sentiero degli dei. Dentro l’ambiente poche cose, una foto in bianco e nero e la cartolina del tuffatore di Paestum messa lì probabilmente per volere dello stesso autore a significare il passaggio senza paura a una dimensione ultraterrena. La lapide recita: “Il mare negli occhi, il Vesuvio nel suo cuore”

Praiano
Un attimo prima di Positano l’ultima delle meraviglie da scoprire con lentezza: il borgo di Praiano.

La sosta panoramica e artistica obbligata è quella a Piazza San Gennaro, con l’omonima Chiesa abbellita da una magnifica cupola con maioliche bianche e azzurre.

Da qui si vede la silhouette di Positano e anche quella di Capri, davanti a Positano gli scogli Li Galli dove Ulisse fu sedotto e turbato dal canto delle sirene.

Luce, arte, colori, il Mediterraneo in tutto il suo splendore.
E la piazza della chiesa che abbraccia in modo meraviglioso tutta questa luce, col pavimento della chiesa stessa che è un tributo ai mosaici e alla luce.
E la spiaggia della Gavitella 400 gradini più in basso. E le edicole votive da vedere una dopo l’altra. E le opere di Paolo Sandulli nell’Hotel Margherita dedicate a regine del mare e ad umili pescatori. E un pranzo a base della ricetta con totani e patate. E la data in agenda da segnare che è quella del 4 agosto, con la Festa delle Luminarie che rende il paesino una favola.

Il sentiero degli dèi
L’ultimo regalo della cosiddetta Costiera “minore” è un trekking, una camminata tra le nuvole, non a caso battezzata “”il sentiero degli dei”. L’ho percorso con familiari e amici una Pasqua di qualche anno fa ed è un ricordo speciale.
Si tratta appunto di una via in cielo, che passa per le terrazze coltivate, le vigne, le stalle, gli orti, appena sotto le guglie e le vette che dominano il paesaggio tra Agerola e Positano. E la sua meraviglia è che si tratta di un sentiero naturale, che ha quasi nulla di costruito, di umano, che trova in modo poetico la sua strada sui fianchi delle montagne.

Servono circa 4 ore per compiere i 4 km di percorso (a patto che in frazione Nocelle, a Positano, dopo la mangiata pantagruelica che conclude la gita, ci sia un pulmino a riportarti indietro o a farti scendere alla Marina di Positano per raggiungere via barca la tua eventuale meta del soggiorno) e ringrazio ancora la guida Lucio Farina per tutta la passione che ci ha messo nell’accompagnarci e nel raccontarci quest’altro lato magico della Costiera.

Sinceramente non so da dove cominciare, perché tutto quello che vedi e che vivi è incredibile: gli aspri Monti Lattari che si tuffano nell’azzurro, la poesia delle vigne arrampicate là in alto, il cammino sopra e sotto le nuvole, i burroni scoscesi con minuscole frazioni tra mare e campagna, gli incontri con contadini pazienti e le mani rugose, la gioia di passare una giornata all’aperto con le persone più care, di fermarsi in quota ad assaggiare formaggio, olio e vino, di ammirare le grotte, le forre, i villaggi rupestri, i pinnacoli di roccia, di fare la foto a ogni curva e sospirare forte all’ultima curva, quella che svela il grappolo di case colorate, le cupole e la baia magnifica di Positano.
Calvino descriveva questo sentiero come “quella strada sospesa sul magico golfo delle “Sirene” solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito”. Il luogo dove passarono le divinità greche per salvare Ulisse dal canto più seducente e pericoloso che dovette ascoltare nella sua Odissea, tra gli scogli de Li Galli, nel tratto di mare che collega Positano a Capri.
“È questo il paesaggio che, dall’alto del Sentiero degli Dei, si apriva al nostro sguardo: è lo scenario di quell’estrema ansa della Costiera Amalfitana che guarda verso ovest, verso l’isola di Capri, quella costa ripida, afosa, con le montagne cristalline ove si abbandonano gli Dèi di oggi e si scopre di nuovo un sé perduto, mediterraneo, anteriore.” (D.H. Lawrence).
Ebbene di mito, quassù, sembra proprio di vivere.



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