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Metropolis

Cracovia sotto la neve

La città più bella della Polonia

L’idea di un week end lungo a dicembre per le piazze, i castelli e le chiese di Cracovia è molto attraente ma va messa in conto una variabile: la neve, il suo cadere lento e implacabile.

Cracovia sotto la neve La città più bella della Polonia

In queste condizioni le luci del Natale ti emozionano comunque ma un freddo gelato ti paralizza mani e piedi e ti costringe ogni paio d’ore massimo a entrare (piacevolmente direi) in un Caffè per bere un punch o un tè caldo, in una chiesa per ammirare qualche capolavoro come la pala d’altare di Voss nella cattedrale della Vergine Maria, in un Museo sotterraneo come quello ubicato proprio sotto la Piazza del Mercato, nei saloni del grande complesso del Castello di Wavel e ovviamente in qualche taverna dove ottime zuppe calde corroborano il corpo e colossali piatti di carne lo sfiancano ed appagano.

Ovviamente i giovani polacchi fronteggiano il clima assurdo anche con minigonne e maglioncini mentre i turisti se presi alla sprovvista come noi si dedicano subito a comprare maglie termiche, berretti pesanti e soprattutto dei provvidenziali dopo sci con pellicciotto perché altrimenti la sera potresti dover usare un paio di tronchesi per staccare le dita intirizzite dalle tue scarpe.

Cracovia è il luogo dove studiò e divenne Arcivescovo il futuro Papa Woytila, nato nella vicina campagna di Wadowice e capace di imparare nella Università Jagellonica, ancora visitabile nei suoi palazzi e cortili, ben undici lingue. Cracovia è terza città della Polonia per dimensioni dopo Varsavia e Danzica, ma la prima per l’importanza storica, culturale e artistica. Sicuramente la più poetica, la più bella, anche per il manto bianco che ricopre campanili gotici, torri medievali, mura di fortezze e fontane delle piazze.

Cracovia ha un luogo che più di tutti è il suo teatro all’aperto, la Stare Miesto, la Città Vecchia, Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco. La nostra visita comincia da qui, avendo prenotato un piccolo appartamento proprio sulla centralissima Via Florianska, quella che parte dalla Torre del Barbacane e che attraversando dopo duecento metri l’enorme Piazza del Mercato taglia perpendicolarmente la parte più bella della città, arrivando alla collina dove il Castello di Wavel domina con la sua mole severa e rossiccia il fiume Vistola.

La Piazza del Mercato (Rynek)

La Piazza del Mercato (Rynek)

Coi suoi duecento metri di lato siamo nella più grande piazza medievale d’Europa, centro della vita di Cracovia, bellissima sotto Natale per i mercatini, e per l’armonia di case e monumenti di stili diversi che vi si affacciano. Le dimensioni colossali della piazza sono rese meno evidenti dalla presenza del grande edificio centrale con terrazzo, portico e galleria, il famoso e antico Mercato dei Tessuti (Sukiennice) costruito coi tipici mattoni rossi e che ospita ancora oggi tante botteghe artigiane e Caffè sotto le sue arcate. Belli anche i banchi di fiori, le gallerie d’arte, gli artisti di strada e molto pittoresche le bianche carrozze trainate da possenti cavalli, bianchi, neri o a poix.

Proprio in mezzo alla Piazza svetta la Torre del Municipio, con bella vista sui tetti e i palazzi della città. Sul lato dove sbuca la Florianska ecco la Chiesa della Vergine Maria, in stile gotico, col soffitto blu dove stucchi e decorazioni sembrano tante stelle, col capolavoro di Voss e con le sue due torri di altezze differenti che ricordano una storia di rivalità e crimine fra due fratelli architetti (il maggiore uccise il minore e la torre di quest’ultimo rimase così incompiuta).

Nella piazza passi e ripassi una decina di volte nei tre giorni trascorsi a Cracovia, una volta per assaggiare i ravioli, gli spiedoni di carne, le squisite zuppe, le enormi salsicce e i golosi dolci natalizi sotto la neve, un’altra per cercare il ricordino più tipico, fosse la collana d’ambra, l’angelo di ceramica o vetro soffiato, il berretto di lana, o il pupazzo del drago.

Proprio in mezzo alla Piazza svetta la Torre del Municipio, con bella vista sui tetti e i palazzi della città
assaggiare i ravioli, gli spiedoni di carne, le squisite zuppe, le enormi salsicce e i golosi dolci natalizi
botteghe artigiane e Caffè sotto le sue arcate

Il punto simbolico della Piazza è il Monumento al poeta Mickiewicz, voce critica e ribelle vissuta nel XIX sec: sotto la sua statua si radunano i giovani per vivere le sere in giro per la città.

Il Castello di Wavel

Il Castello di Wavel

Proprio un drago è il protagonista della leggenda sulla fondazione della città. Lo sconfisse il principe Krakus che nel IX secolo diede appunto nome e inizio alla storia di Cracovia, fin dai suoi albori attivo centro mercantile (tessuti e sale le prime risorse) e fiamma del cristianesimo polacco.

La città fu dal 1038 al 1596 capitale della Polonia e raggiunse il suo massimo splendore nel XIV sec con Casimiro il Grande che vi fece costruire sontuose dimore gotiche, numerose chiese che le valsero l’appellativo di “Mecca dei polacchi” e la prima università.

Nel Rinascimento è l’unica città polacca a vivere un clima culturale come le grandi città d’arte italiane. Dal 1600 in poi, con la capitale spostata dal Re Sigismondo a Varsavia, subisce invece un lungo periodo di declino, anche a causa delle incursioni dei cosacchi e dei forti appetiti dei prepotenti paesi vicini, l’impero russo e quello astro ungarico e prussiano.

Ma pur essendo tripartito il paese proprio tra queste tre grandi potenze dal Congresso di Vienna Cracovia rimase il centro culturale e religioso della Polonia, coi suoi sovrani che continuavano a essere incoronati e sepolti nella Cattedrale di Wavel, coi traffici commerciali che continuavano a essere floridi grazie all’appartenenza della città alla Lega Anseatica.

I tempi più moderni raccontano invece altre storie di occupazione e dolore con l’orrore del nazismo e la ferita eterna dei deportati dal ghetto ebraico ai vicini campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau.

Salendo con la neve che fiocca sulla collina di Wavel pensi un po’ a tutto questo, alle storie di coraggio della Polonia, ai suoi principi illuminati, ai suoi nemici sopraffattori, al periodo drammatico dei lager.

La fortezza di Wavel è la culla storica di Cracovia: la fortezza fu cominciata dal principe che sconfisse il drago (poco sotto i suoi spalti c’è una statua di ferro di un drago che ogni tanto sputa il fuoco verso le sponde ghiacciate della Vistola!), la bellissima cattedrale di San Stanislao dai campanili verdi fu voluta da Casimiro il Grande e nella Torre gotica di Sigismondo ospita ancora oggi la campana più grande del paese, di 8 metri di diametro, che si raggiunse con un tortuoso sentiero di scale interne.

Una visita del complesso di Wavel si completa con la Porta dei Vasa, con la Torre barocca dell’Orologio, coi cortili e i magnifici giardini che noi vediamo completamente innevati ma che in primavera sono ingentiliti da fiori, verde e luce, con le Stanze Reali, l’Armeria, il Tesoro Reale.

Peccato non poter scendere neppure sulla Vistola e compiere un giro panoramico in battello: servirà tornarci in un pomeriggio estivo perché il paesaggio con cui ci ha accolto Cracovia ricorda piuttosto la Campagna di Russia di Napoleone.

Peccato non poter scendere neppure sulla Vistola e compiere un giro panoramico in battello: servirà tornarci in un pomeriggio estivo perché il paesaggio con cui ci ha accolto Cracovia ricorda piuttosto la Campagna di Russia di Napoleone.

Il ghetto ebraico

La visita del centro storico di Cracovia si conclude in genere con una passeggiata nel suggestivo ghetto ghetto ebraico di Kazimierz, con le sue botteghe e sinagoghe, set cinematografico di “The Schindler List” (la fabbrica che si vede nel film di Spielberg è invece 20’ fuori la città).

Da vedere le case con gli ispirati murales e quelle con le scritte in yiddish su Via Jozefa, da fermarsi nelle bancarelle del mercato alimentare di Plac Nowy, da curiosare nelle librerie, da gustare nelle taverne col più tipico cibo polacco.

L’aria di queste giornate è malinconica e grigia, la neve non smette un attimo di cadere e ti fa cogliere il ghetto nella sua dimensione più dolorosa perché tanti, tantissimi, vennero deportati da qui fino al binario della morte di Birkenau, per non tornare mai più.

La visita del centro storico di Cracovia si conclude in genere con una passeggiata nel suggestivo ghetto ghetto ebraico di Kazimierz

Arte, Socialismo e Sale

Il saluto finale a Cracovia può essere fatto nel nome del suo quadro più famoso, la delicata “Dama con l’ermellino” dipinta da Leonardo da Vinci e ospitata nel Museo Nazionale. Oppure con un giro in Trabant a Nowa Huta, il quartiere dell’acciaieria e del Socialismo reale. O meglio ancora con un viaggio affascinante nel mondo sotterraneo del sale, quello che costituì nel medioevo la più grande ricchezza di Cracovia, quello ricavato nelle impressionanti miniere di Wieliczka, oggi visitabili con un interessante tour di due ore condotto da guide molto preparate e capaci di esprimersi in perfetto italiano (provate voi a pronunciare una sola parola polacca con dieci consonanti!!).

Tra tunnel di sale, laghetti di sale, sculture di sale, cattedrali di sale, sale da concerto e da ballo costruite nel sale Cracovia ti stupisce ancora una volta e in questo antro enorme e buio ti sussurra nell’orecchio le storie di fatica dei suoi minatori oltre che un dolce e raccomandabile invito: “Torna a trovarmi in estate, col verde, coi giardini fioriti, col fiume placido e con la luce del sole”. Per abbracciare e godere di un’altra città e per raggiungere magari a soli cento chilometri gli splendidi paesaggi naturalistici dei Monti Tatra e le Terme di Zakopana.

un dolce e raccomandabile invito: “Torna a trovarmi in estate, col verde, coi giardini fioriti, col fiume placido e con la luce del sole”

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