Favignana si presenta

Appena sbarchi con l’aliscafo da Trapani il cuore di Favignana è tutto lì sul porto: da una parte i pescherecci, alcuni tonnaroti che non rinunciano alle mitiche battute in mare, subito dietro la facciata elegante di Villa Florio che racconta meglio di ogni altro libro di storia la storia di una famiglia, di un’ industria e anche di un’epoca; sul braccio di mare opposto la grande tonnara, il vero simbolo dell’isola, con le sue ciminiere ormai spente, le sue vasche per cuocere i tonni vuote, gli stabilimenti che erano pieni di gioia e fatica senza una voce, senza un rumore. E sopra la tonnara il Castello, alto e austero, scelto dalla produzione di Odyssey per rappresentare la Casa di Ulisse e dal quale si vede uno dei tramonti più belli del Mediterraneo.
La più grande isola delle Egadi il cui nome deriva da “favonio”, un vento caldo che spira da ovest, misura appena 20 kmq e vanta una lunga storia essendo stata abitata dai fenici, dai greci e dai romani che ne sfruttarono fin dai tempi più antichi le sue due principali ricchezze naturali, i cedri e gli olivi a terra e i tonni in mare.
Il paese-capoluogo è in pratica l’unico borgo dell’isola, per il resto composta da contrade di campagna, fantastiche calette e complessi turistici ben integrati nel paesaggio isolano.

La sua piazza principale si chiama Madrice e prima o poi ci capitano tutti, gli abitanti locali, i pescatori, i bambini di Favignana a bordo delle bici e sempre dietro a un pallone, i numerosi turisti della stagione estiva, che è particolarmente generosa durando fino ad ottobre inoltrato. Qui oggi si consumano i riti del passeggio serale per gustare le granite al fico d’india, al pistacchio, al mandarino, alla mandorla, al gelso (la gara dei gusti è davvero incredibile), i panini col polpo, la burrata e i friggitelli, quelli col pescespada alla brace, il pesto di pistacchi e le melanzana, quelli coi gamberi crudi, la stracciatella e i pomodori secchi (e siamo nel pieno di un’altra gara gastronomica a livelli altissimi!), oppure l’aperitivo locale tutto a base di tonno fresco, bottarga di tonno, salame di tonno, polpette di tonno, patè di tonno, accompagnati anche da deliziosi cous cous di pesce e calici di vino bianco ghiacciato, zibibbo o passito. La delizia finale in genere oltre alla già narrata mitica granita che ti scioglie letteralmente in bocca è la brioche col gelato o il cannolo siciliano con una ricotta unica.
Il monumento di riferimento, la Chiesa dell’Immacolata, sorta curiosamente sul lato sinistro della piazza per evitare la traiettoria delle cannonate partenti dal fortino, è stata costruita dalla casata nobiliare genovese dei Pallavicini che a metà ‘700 presero l’isola dagli aragonesi per poi cederla alla dinastia familiare che ne segnò per sempre il destino, quella dei Florio.

A Favignana sono rimaste infatti Villa Florio, l’edificio in stile liberty e neogotico, con archi, pinnacoli, torrette, nelle cui sale e giardini si celebravano i balli e i ricevimenti della storica famiglia calabrese che diede inizio all’età epica delle tonnare, e sull’altro lato del piccolo golfo proprio la Tonnara Florio, oggi trasformata in un interessante museo (vedi il racconto “Uomini e tonni” di prossima uscita).
Visitare questi due luoghi significa celebrare l’età più gloriosa di Favignana, commuoversi davanti alle foto in bianco e nero dei tempi andati, affacciarsi dalle finestre e nei cortili dei due edifici per ammirare panorami stupendi.
Per concludere la conoscenza del centro storico di Favignana dopo la visita della Piazza, della Villa, della Tonnara e del Porto, sempre frenetico per le partenze e le arrivi di aliscafi e traghetti, circondato da mercatini, gelaterie, noleggi di bici e motorini essenziali per muoversi sull’isola, si possono compiere altre due belle passeggiate: la prima è al Rione Sant’Anna, la parte più antica del centro storico e il nucleo fondativo del paese, scovando ipogei nascosti tra giardini e frutteti, tralci di vite e piccoli orti e pollai, con le sue casette in pietra restaurate con grande gusto, che oltre a regalarti la vista delle vecchiette sagge e rugose sulle soglie, in parecchi casi accolgono i turisti all’ombra degli alberi e delle cave o al fresco addirittura di piccole piscine; la seconda è l’impegnativa salita ai 300 metri di altezza del Forte di Santa Caterina, l’ex fortezza saracena, sveva e angioina, usata anche come carcere dai Borboni e come fortino e osservatorio militare durante la Seconda Guerra Mondiale.

Non tutti osano compiere la salita che è parecchio impegnativa, che richiede dieci minuti di percorso in bicicletta e quaranta duri minuti di percorso a piedi tra la macchia mediterranea di timo, mirto e rosmarino, per guadagnarsi però una vista davvero meravigliosa che ripaga lo sforzo, dalla sommità dell’isola fino alle coste della Tunisia.
Sopra il Fortino
Salendo lassù al primo tornante sei emozionato per il paesaggio che si svela tutto insieme coi colori più belli del giorno, al secondo tornante cominci ad accusare il primo fiato grosso perché il pendio è bello ma comincia a farsi ripido, al terzo tornante con un rettilineo di circa 400 metri la montagna sembra infinita e in quel momento preciso continuando la scalata ho visto davanti a me fluttuare in aria tutti i tonni del mare delle Egadi!

Ma poi arrivi…
E da lassù indovini tutte le spiagge e le cale rocciose di Favignana, ripercorri i chilometri percorsi in bici, i tuffi fatti, le emozioni vissute. E da lassù ti senti più vicino al mito di Ulisse e dell’Odissea perché proprio qui il visionario regista Chris Nolan ha ambientato la residenza di Ulisse e Penelope con Favignana che è diventata Itaca sul grande schermo e con tanti suoi abitanti (anche i proprietari del nostro baglio!) impegnati come comparse nel film. Che racconti simpatici che abbiamo ascoltato, le prove di trucco, gli elicotteri impegnati a trasportare sulla fortezza attori, materiali e scenografie, il miscuglio e la confidenza che si è venuta a creare tra gli attori, la troupe e gli isolani che da questo episodio dovrebbero guadagnare un indotto turistico di circa 250 milioni di euro per i prossimi anni, secondo certe stime. L’importante è che la fortezza, le spiagge selvagge, le cave di roccia del Bue Marino, il paese stesso di Favignana restino autentici, che non cedano a uno sviluppo che potrebbe essere molto attraente ma anche molto invadente e pericoloso perché lo sappiamo cosa succede quando gli americani eleggono una piccola isola del Mediterraneo a luogo di moda…

E poi va raccontata l’ultima magia della scalata alla Fortezza, da fare specie in estate obbligatoriamente al tramonto (il mio consiglio è di partire dalla Tonnara Florio non prima delle 18.30): quando si sale la luce magica riveste Favignana, il borgo, la Tonnara stessa, la Villa Florio, il porticciolo, le spiagge vicine e le cale più lontane; quando si arriva lassù tutta questa parte è ormai coperta dall’ombra ma la luce ti regala un altro splendido regalo, le sagome di Levanzo e Marettimo in lontananza, col sole che scompare come una palla di fuoco dietro quest’ultima, colorando il cielo di rosa, arancio, rosso e viola.


Eccolo l’eternal moment di una vacanza nella regina delle Egadi: aspettare lassù il tramonto su Marettimo. Come Penelope aspettava Ulisse, con tutta la calma del mondo.
Per il ritorno serale in paese lo shopping migliore può riguardare gli oggetti in ceramica, i gioielli di corallo, i sandali artigianali fatti a mano, le statuine di tufo di Zu Sarino, le conserve di tonno rosso locali e le altre delizie gastronomiche siciliane.
Favignana e il Mare
La prima spiaggia e l’ultima spiaggia da vedere per spalancare gli occhi sulla bellezza e fissare il suo ricordo nella retina è l’icona più celebre di Favignana, ovvero Cala Rossa. Secondo le fonti storiografiche qui scorse il sangue nelle guerre puniche ma oggi rappresenta un quadro completamente diverso, che sfocia nell’idillio. A inizio e fine giornata, infatti, è baciata da una luce davvero magica che si specchia sulle sue rocce chiare e che dona riflessi unici al mare, capace di regalare scene e bagni memorabili, coi suoi fondali spettacolari e le sue acque assolutamente trasparenti. In acqua resteresti a vita, a fissare i riflessi rossi della scogliera che si butta in mare, a guardare i pesci con la maschera.

Le falesie intorno alla cala recano i segni di antiche attività estrattive: in pratica i buchi e le cave negli scogli sono a ricordare come monumenti di piccola archeologia mineraria, le tante fatiche umane qui svolte, per trarre dalla terra materiali edili e il tufo utilizzato per costruire le casette in stile arabo dell’isola come le statuine in vendita nelle botteghe del centro.
Ma l’incanto di Cala Rossa è quando cominci a camminare verso la sua parte più lontana, dominata dalle grandi cave, da pinnacoli, da pertugi, da scogliere che sembrano fatte per essere sfidate con una camminata a saliscendi, che ti permette di guardare sempre il celeste e allo stesso tempo di sentire l’anima dell’isola, la sua natura più aspra, incredibile e primitiva. Non li ho contati in una settimana i tramonti visti da qui… non le ho contate le foto scattate… non riuscivo ad andare via. Mai.

Con mezz’ora a piedi da Cala Rossa oppure con dieci minuti in bici che però fatalmente si prolungano per le viste incredibili sulle cave, sulle scogliere e sul mare, sui poderi, sui muretti e sugli orti, con la tua faccia grata al sole, al vento, all’orizzonte, si raggiunge un altro luogo meraviglioso che è la caletta scenografica, potente e selvaggia del Bue Marino.

Nata da un’antica cava di tufo a strapiombo sul mare la cala prende il nome dalla foca monaca che un tempo abitava le acque e le scogliere della zona e presenta delle enormi e profonde grotte scavate dall’uomo, che fungono anche da riparo con la loro piacevole ombra. Si può ammirare anche dal mare, durante il giro in barca, come uno degli angoli più suggestivi dell’isola.

Per il suo aspetto primitivo Bue Marino è stata scelta come una delle location di “Odissea”, nella scena riuscitissima del ritorno di Ulisse e del suo primo scontro con i Proci. Inutile dire che è diventata anche per l’effetto del film un punto di ritrovo preferito dai più giovani, che si tuffano dalle sue rocce, si abbrustoliscono al sole, si riposano nelle caverne e al massimo tornano un attimo sul sentiero per gustarsi la specialità locale, la deliziosa granita al limone mista con succo d’arancia e i panini al tonno venduti dai due piccoli camioncini di street food.
Bue Marino è davvero un’esperienza sensoriale, provare per credere! E nuotare a lungo sotto le cave, le scogliere, le caverne, dove il mare è più fondo e più blu, ti fa sentire tutto l’abbraccio dell’isola, un’isola che non è solo un rifugio, solo una fuga estetica come tante altre ma che possiede un’anima forte, che le deriva dal passato, dalla pietra, dai tonni e dalla grande passione dei suoi abitanti.

Dopo tanto tempo coi piedi in bilico sugli scogli serve sicuramente falli poggiare su una soffice spiaggia e su un fondale celestiale e comodamente sabbioso. Cala Azzurra è la spiaggia migliore dell’isola in questo senso, perfetta per lo snorkeling, con un mare davvero cristallino.
Da venirci però la mattina presto o verso il tramonto se si vuole trovare un posto per stendere gli asciugamani. A volte ha un po’ di alghe che non cancellano la sua grande bellezza.
L’altra spiaggia sabbiosa di Favignana è Lido Burrone, sicuramente la spiaggia più organizzata dell’isola, con tre piccoli stabilimenti, aree ristoro, sabbia bianca, acque basse e calme tali da farla sembrare una bella piscina naturale nei periodi di vento favorevole. Il vento, due parole sul vento di Favignana: in genere è meglio chiedere a qualche isolano dove recarsi al mare, in base a quale vento soffi. C’è sempre un lato, una parte dell’isola più favorevole da frequentare.
Uno scenario sorprendente è quello di Scalo Cavallo, bel punto panoramico anche questo, specie al tramonto. Si tratta di ex cave di tufo in zona Contrada Torretta, perfette per i tuffi, mentre le rocce si colorano di sfumature arancio, rosso e oro. Nell’acqua limpida credo di aver indovinato un solco sotto il livello del mare per canalizzare le barche destinate al trasporto dei materiali.

Favignana ha poi la zona oltre il suo tunnel roccioso, quello scavato sotto la montagna della fortezza, l’unico tragitto un po’ scomodo da percorrere in bici, un paio di chilometri che però aprono la vista su altre meraviglie, come l’isolotto del Preveto da raggiungere a nuoto e da cui si gode una vista incredibile, come Cala Rotonda, molto tranquilla e anche poetica per l’arco naturale di roccia e la pineta che arriva quasi sul mare.
Per finire in un luogo senza tempo, Punta Faraglione, un posto davvero fuori dal mondo, nudo ed essenziale, dove l’isola finisce, con acque profonde e viste mozzafiato al tramonto, nel silenzio totale della natura. Da lì si può percorrere un sentiero che si avvicina alla Grotta degli Innamorati, accessibile solo dal mare, per un’esperienza romantica e silenziosa. E l’ultimo tramonto, che fa a gara con quelli da Cala Rossa e della Fortezza, va vissuto a Cala del Pozzo, dove ci sono un paio di locali all’aperto che servono l’aperitivo più cercato da tutti nell’ora più magica che Favignana sa regalare. Anche questo è un luogo davvero vergine, con Marettimo che si ammira lontana nel mare.




E anche per questo avrete capito che la permanenza minima che si merita Favignana è di almeno una settimana, meglio ai bordi dell’estate quando sembra il paradiso. Usando le bici elettriche e le barche che ti portano ovunque, in ogni sentiero, in ogni baia.
Una settimana sì, per vedere pure in barca le sorelle minori Marettimo e Levanzo, una più selvaggia e l’altra più idilliaca, per perdersi con la bici nel miracolo di terra e roccia dell’isola, le sue favolose cave a cielo aperto, che ospitano percorsi a sorpresa, residenze in pietra lontane dal rumore del centro, giardini favolosi come “Il Giardino dell’Impossibile” che è un orto botanico da non perdere, con mille piante, nate tra le cave di roccia grazie al sogno di una anziana signora che lo protegge ancora come un tesoro.

Per questi scenari, per questo ventre primitivo e vergine, per questa terra che sprofonda, si risolleva, crea giardini, ipogei, scogliere, pinnacoli, grotte, Favignana si merita il soprannome di “isola capovolta”. Un pescatore me l’ha descritta proprio così, capovolta, come le sue mani sapienti capovolgono un polpo dopo averlo pescato.
E in un piccolo mondo capovolto, quando ci finisci dentro, ti senti come in un ventre materno, legato al mare, alla terra, alle storie e a tutto quello che Favignana con amore infinito ti lascia.




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