Menu
Metropolis

Formicaio Manila

Il racconto di Sanny

Lei è una donna dall’età indefinibile, e questa cosa per me ha dell’incredibile.

La conosco da una ventina d’anni perché un paio di volte a settimana da una mano ai miei genitori come collaboratrice domestica. Sanny ha sempre avuto uno sguardo umile e timido, quasi basso, nonostante in famiglia l’abbiamo sempre accolta con grande calore e simpatia… ma è così non c’è niente da fare, le colf filippine hanno un atteggiamento orientale nei confronti della vita, appaiono sempre serene, remissive e servizievoli, precise e pazienti. Ti sembra che non cambino mai, che resistano senza affanni un anno lontano da casa, che non abbiano amicizie, passatempi o desideri particolari. Sono formidabili nella loro fissità, nella loro operosità, forse per questo anche se sai che sono vicine ai 60 anni gliene dai sempre 40!!

formicaio manila

Ma qualche volta a Sanny in questo lungo tempo sono riuscito a strappare dei racconti, dei ricordi e – caso eccezionale – anche dei sorrisi. E’ stato quando davanti a un caffè, alla fine di un giorno dove aveva più tempo o più voglia, le ho chiesto di casa sua, della tentacolare città di Manila.

davanti a un caffè, alla fine di un giorno dove aveva più tempo o più voglia, le ho chiesto di casa sua, della tentacolare città di Manila

Al solo nome – Manila – le venivano chiaramente in mente i tempi della giovinezza e gli affetti della famiglia ma subito dopo mi colpivano le sue frasi che mettevano in risalto due aspetti essenziali della capitale delle Filippine: il caos perenne e il clima impossibile.

“Siamo tanti, tantissimi, non lo so neppure più quanti abitanti ha Manila ora, ma coi continui arrivi dei contadini delle campagne, con gli studenti, con gli operai che lavorano nelle sue fabbriche siderurgiche e tessili e nel suo porto, coi tantissimi ambulanti e mercanti, credo che abbiamo superato incluse le periferie e le baraccopoli almeno i 25 milioni di persone”.

“Fa caldo a Manila, si suda tanto, l’umidità rimane per settimane sopra la città, come una cappa pesante. La temperatura media sulla baia di Luzon, l’isola principale che ospita la città, è di 27 gradi. Mi ricordo di anni dove non ho mai indossato un maglione, mi ricordo di tante nuvole basse e grigie e mi ricordo degli acquisti principali di tante famiglie a natale: i ventilatori, i condizionatori”.

Bevo un bicchiere d’acqua fresca per reazione a questa afosa verità e scopro altre cose su Manila.

Le due eredità

Che nel 1575 divenne il grande centro del commercio e delle scorribande spagnole nel lontano oriente e che i lasciti spagnoli sono ancora evidenti, nelle architetture coloniali del centro storico protetto dalle vecchie mura (la zona di Intramuros appunto) , nelle numerose chiese cattoliche e gesuitiche, nel Forte Santiago che ricorda altre fortezze costruite dagli spagnoli ai Caraibi, nella cucina che porta nomi di piatti iberici e che si combina benissimo con altri gusti cinesi e malesi, esibendo maialini arrosto o con l’ananas, stufati di manzo conditi con ketchup di banana, brodi di pesce, gamberetti preparati in mille modi, involtini primavera, noodles, riso con spezie e verdure.

Che a inizio ‘900 Manila passò di mano agli americani che ne accentuarono il carattere commerciale e ne permisero lo sviluppo portuale e in verticale, coi primi grattacieli.

i clacson e le manovre spericolate dei mini van collettivi simili a quelli di alcune metropoli latino-americane

Fu lì che la città cominciò a progettarsi e a immaginarsi come uno dei futuri formicai dell’Asia, come uno di quegli inevitabili poli di attrazione per le classi più disagiate, per gli abitanti delle province più povere che venivano a cercare qui le luci e i miracoli della città. Ecco quindi le strade, le mille strade, i ponti, le tangenziali, ecco le insegne di una serie sterminata di negozi e di empori, i fumi delle industrie, i neon della notte, i cartelloni pubblicitari uno sopra l’altro, il traffico che congestiona perennemente le vie principali, i clacson e le manovre spericolate dei mini van collettivi simili a quelli di alcune metropoli latino-americane, lo smog perenne, il caos brulicante delle ore di punta, le periferie cresciute a dismisura e tra mille problemi.

E oggi Manila può ritenersi la città con la più alta densità abitativa del mondo… anche se è un luogo complesso perché oltre a un clima equatoriale ha vissuto una crescita anarchica e folle, ha vari strati e classi e lo stipendio medio di un filippino con un buon lavoro è di 300 Euro al mese. Il massimo lusso che può concedersi è un po’ di street food agrodolce nelle carinderie, i localini tipici ed economici.

Il disagio e la povertà

La faccia di Sanny diventa più imbarazzata del solito quando prova a descrivermi le baraccopoli di Manila: “palafitte misere, pezzi di lamiera misti a pezzi di cartone misti a pezzi di legno, sulle sponde di fiumi marroni, senza servizi igienici, senza scuole, senza luce” – “ragazzini persi già da piccoli, abituati a rovistare nelle acque sporche o nei depositi maleodoranti di rifiuti… ragazzini sfortunati che non entreranno mai in un museo, in una biblioteca, nel nostro bel Planetario, e che non giocheranno mai nei giardini costruiti in stile cinese o giapponese nel centro città, poveri disperati che raramente arriveranno a passeggiare sul lungomare effimero della Bay Walk coi suoi Caffè, i suoi locali e le sue palme da cocco, perché semplicemente non avranno né un soldo per quei locali, né un vestito adatto per quel quartiere”.

palafitte misere, pezzi di lamiera misti a pezzi di cartone misti a pezzi di legno, sulle sponde di fiumi marroni

Queste confessioni mi riempiono di malinconia.

Tramonti da prima in classifica

Però problemi a parte vedo che Sanny è sempre contenta di tornare nel suo formicaio a Natale: in quella sua città che presenta mille contrasti, che ha posto per la Chinatown più antica del mondo, la Binondo dei vicoli stretti e e dei mercati pazzeschi, e allo stesso tempo per la nuova e moderna zona di Makati che stupisce per i suoi club di gusto americano e la sua lunga sky line. E le nuove strade e locali della moda già si annunciano sul lungomare di Malate, molto divertente con le sue notti di cibo e musica tropicale e nell’affollatissima e alternativa Quezon City.

zona di Makati che stupisce per i suoi club di gusto americano e la sua lunga sky line
la Binondo dei vicoli stretti e e dei mercati pazzeschi

Alla fine Sanny lo sbandiera un po’ di orgoglio filippino: “la mia Manila sul lungomare ti fa vivere i tramonti più belli del mondo”

Tramonti da prima in classifica

Voglio crederci, cara signora sospesa misteriosamente tra i tuoi 40 e 60 compleanni.

Voglio crederci mentre me lo dici con quel tuo sorriso enigmatico come quello di Buddha.

Voglio crederti Sanny, proprio come al fatto che non hai mai rotto un bicchiere, né tardato un minuto.

Voglio immaginarti che ritorni felice a Manila, facendo lo shopping natalizio spostandoti a bordo dei camioncini jeepney, gustando cibo speziato e piccante dalle bancarelle, asciugandoti il sudore dalla fronte col tuo bel foulard rosso e viola, pregando con intensità nella tua chiesa, nel tuo paese così lontano e così umido.

Offerte e prezzi

Non ci sono Commenti

    Lascia un commento

    Iscriviti al Grillo Viaggiante e Caesar Tour Clicca qui

    Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi