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Giappone antico e moderno

I due volti del Sol Levante

Il volto più tradizionale del Giappone è legato in gran parte ai suoi paesaggi e ai suoi costumi, ai suoi riti e alle sue credenze. Alla sua dimensione intima e spirituale della vita. In Giappone è ritenuta sacra la vetta del vulcano Fuji ma ugualmente caro all’anima è anche il più piccolo giardino Zen dove tutto sembra avere una collocazione geometrica e poetica, i piccoli laghetti dove nuotano le carpe come le piante miracolose dei bonsai, i recinti di sabbia o le pile di sassolini, le canne di bambù e i colori dei fiori.

Una certa sacralità spetta anche agli Onsen: cosa c’è di più rilassante che il concludere la giornata con un bagno termale caldo? Lo amano davvero tutti, gli uomini d’affari come i giovani alternativi, e anche le scimmie della neve nel parco Jigokudani!

Tradizione è anche la partecipazione a un Sado, la cerimonia del Thè, che va gustato lentamente, secondo una certa ritualità, con certi pregiati utensili e che serve a trovare un momento di pace e di serenità come un legame autentico nei confronti di un ospite; è l’indossare, come si fa più o meno da mille anni, l’elegante kimono di seta in una festa, e si sa che ogni kimono è legato a dei simboli, che celebrano l’antica cultura e casa imperiale o che portano semplicemente fortuna (quando sul kimono è disegnata una gru per esempio è chiaro il richiamo alla longevità); è un percorso di meditazione Zen che procura quiete, equilibrio e saggezza; oppure è la famosa Ikebana che sarebbe poi l’arte della disposizione dei fiori, ereditata dai sacerdoti buddhisti che con petali delicati, gambi intrecciati, combinazioni di profumi e colori allestivano gli altari.

La geografia tradizionale del Giappone è affidata invece ai suoi villaggi rurali, alle sperdute comunità di pescatori che temono più di ogni altra cosa gli tsunami, ai templi sacri che ti aspettano in riva al mare, nei boschi o sulla vetta delle montagne. Luoghi di antica ospitalità sono le ryokan, le tipiche locande in mezzo alla natura, molto curate, molto semplici. Come semplici, ispirate a criteri di minimalismo e purezza sono forme e soggetti dell’arte, dell’architettura, della calligrafia.

Il Giappone antico si identifica poi negli oggetti: in una veste di seta, in un ombrellino, in una spilla, in un trucco usato con grazia dalle timide geishe. In una lanterna di un vicolo, nella vecchia e scintillante e micidiale spada di un Samurai, appartenuta magari proprio a uno di quegli abilissimi e fedelissimi guerrieri al servizio di un signore feudale o di un imperatore che riuscivano parimenti a uccidere un gran numero di barbari nemici e a vivere e a servire secondo uno spietato codice d’onore, il bushido.

Il Giappone più tradizionale si rivede nella grazia di un inchino, nell’abitudine al silenzio, alla discrezione, alla gentilezza, nei dettagli minuziosi di una xilografia dedicata alle onde del mare o al lavoro nei campi. Nella cura con cui si prepara per un banchetto tipico (il kaiseki) un piatto di sushi o sashimi, anche. O nelle gesta misurate di uno spettacolo teatrale basato allo stesso tempo sulla danza, la recitazione e il canto (il famoso kabuki, così intenso che veniva messo in scena nei tempi antichi anche sotto il vento e la pioggia).

Poi c’è l’altro volto del Giappone, the dark side of the moon che questo ordinato, straordinario, insieme mistico e caotico paese ti regala.

In un viaggio tra Tokyo e Osaka soprattutto a colpire sono le file interminabili di grattacieli, le masse di pedoni che attraversano la strada, che salgono sulle metro o su uno dei famosi treni proiettile. Le luci, le luci infinite, al neon, in lontananza, a significare progresso, elettricità, negozi, locali, industrie, vita notturna, ritmi sfrenati. Tutta l’Asia ha voluto accendere le luci come il Giappone.

La tua immaginazione durante un viaggio in Giappone viene colpita da altri aspetti, da altri scorci, da altre istantanee: puoi passare facilmente da un onsen a un incrocio di traffico infernale, da una ryokan a uno di quegli alberghi dove solitari uomini con valigetta si ficcano dentro loculi di due metri, da un ricamo di un kimono a un tabellone della City dove girano vorticosi i numeri della Borsa, dalla stampa delicata di una geisha al volto ribelle o rabbioso di una giovane cantante rock, da un film segnato dalla sguardo limpido e eroico di un Samurai a un cartone manga o splatter che racconta la storia di un adolescente complicato, le voglie erotiche di una ragazzina, le trame di una città oscura e dolente alla Blade Runner o le imprese di uno dei cento robot che hanno popolato la nostra infanzia.

Il Giappone moderno come quello tradizionale ha mille sfaccettature perché in questo paese convivono vulcani, spiagge, foreste con metropoli brulicanti di vita, lavoro, vizi, occasioni. Non si contano le vie dedicate solo ai negozi di elettronica ad Akihabara, dove i pc, i telefoni, le tv di un mese prima sono già vecchie, non si contano le bande punk, i megaschermi per strada, le sfide alla iper tecnologia, i ponti avveniristici e non mancano neppure i ricordi del grande dolore, in primis il Memoriale della Pace di Hiroshima, in pratica un palazzo sventrato, uno scheletro lugubre lasciato dalla bomba atomica.

La poesia e la frenesia

una veste di seta, in un ombrellino, in una spilla, in un trucco usato con grazia dalle timide geishe
folla che attraversa la strada

La solitudine e la moltitudine

caro all’anima è anche il più piccolo giardino Zen
metropoli

La natura e l’economia

La natura
l’economia

Il Samurai e il Robot

Il Samurai
il Robot

Geisha ieri ed oggi

Geisha ieri
Geisha oggi

Xilografie e Manga

Xilografie
Manga

Lanterne e Neon

Lanterne e Neon

Antichi sapori e nuove tecnologie

Antichi sapori e nuove tecnologie

Il dio vulcano e il ponte sul futuro

Il dio vulcano e il ponte sul futuro

La pace dei giardini Zen e il ricordo della bomba di Hiroshima

La pace dei giardini Zen e il ricordo della bomba di Hiroshima

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