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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao – I giorni del fiume e della foresta

Dall’Encuentro das Aguas all’assalto del pappagallo

La prima volta che ho incontrato il mitico fiume nella mia vita è stato a Iquitos, nel Perù amazzonico, una città incredibile, raccontata su “Il Grillo viaggiante” nel reportage “Sguardi Andini” – puntata 15, la città dell’utopia di Fitzcarraldo e della calda sensualità, narrata nel libro e nel film “Pantaleòn e le visitatrici”, così divertenti e abili nel raccontare un episodio realmente accaduto nella selva amazzonica.

I giorni del fiume e della foresta

La seconda e ultima volta è invece stata a Manaus, tappa dell’insolito viaggio di nozze scelto da me e Lara. In fondo questa cosa mi ha sempre divertito: “Ma come fate ad andarvene in luna di miele in quelle bollenti foreste dove rischierete l’attacco di zanzare e serpenti, jacarè e piranhas? Come fate a rinunciare a un paradiso tropicale in cambio di questa umidità che vi lascerà senza fiato, di questa immensità verde che vi farà sentire smarritii?” L’abbiamo fatto. Preparandoci con la profilassi antimalarica a base di lariam, portando con noi leggeri indumenti di cotone, spray anti-insetti, polveri antimicotiche e scorte di integratori salini per ovviare alle punture dei 30 milioni di insetti qui presenti, alle temperature bollenti e agli inevitabili bagni di sudore. E ne è valsa la pena, perché secondo noi il mondo custodisce nell’Amazzonia uno dei suoi paesaggi più autentici e più belli.

Non abbiamo avvicinato chiaramente gli Yanonami o le altre 150 tribù a rischio di estinzione, non abbiamo camminato per giorni nel fango, nel buio degli alberi, in mezzo agli anaconda, non abbiamo navigato il fiume fino a Santarem, Porto Velho o alla foce di Belèm ma aver vissuto quattro giorni Manaus e i suoi dintorni ci ha regalato un’emozione che durerà per tutta la vita.

Sul fiume abbiamo vissuto presso Manaus l’incontro delle acque scure del Rio Negro con quelle più fangose del Solimoes (il nome dato al corso precedente) che si avvicinano e si sfiorano per alcuni chilometri come la nocciola e il cioccolato in un cono gelato. La differenza di colori è dovuta alla presenza o meno di minerali e sedimenti: il fiume che viene dal Perù ne è pieno e quindi ha un colore marroncino, il fiume che “riparte” da Manaus ne è privo, porta solo acque acide e quindi è caratterizzato da un colore scuro.

Sul fiume abbiamo vissuto presso Manaus l’incontro delle acque scure del Rio Negro con quelle più fangose del Solimoes

Sul fiume abbiamo passato giorni afosissimi cercando ovunque il sollievo di ventilatori a pale, di grandi alberi e di bottiglie d’acqua, abbiamo fatto visita ad alcune comunità di caboclos, i nativi delle mille sponde e isolette che vivono di pesca, di produzione di caucciù, accudendo piccoli orticelli, quattro animali da cortile, vendendo souvenir ai turisti, ballando con le piume e i volti tatuati e solcando con le canoe le acque tutte intorno.

abbiamo fatto visita ad alcune comunità di caboclos, i nativi delle mille sponde e isolette che vivono di pesca

Sul fiume abbiamo camminato per un’oretta dietro un bimbo cabloco nella selva e una sola ora è bastata per capire che razza di mondo speciale, affascinante, terribile, umido e caldissimo la foresta amazzonica sia, coi suoi rumori, i suoi misteri, i sentieri impenetrabili, i versi degli animali, le umili capanne dei villaggi, le amache a penzolare vista fiume, la luce che tenta di entrare nel sottobosco. E per strizzare le camicie sudate, sudatissime, per quello che non è altro che un misero antipastino della grande selva.

Sul fiume abbiamo vissuto tre lunghi giorni e notti, uscendo con le canoe a vivere alcuni dei tramonti più belli della nostra vita, a cercare di cogliere quel preciso momento in cui la luce del cielo si fonde con l’acqua del fiume, creando effetti, magie, orizzonti e illusioni. Senso estremo di pace e allo stesso tempo di terre inesplorate, di avventure vergini, di silenzi irripetibili, di partenze verso l’ignoto.

Fino all’incontro con l’Amazzonia pensavo che i tramonti più belli fossero quelli sul mare.

Fino all’incontro con l’Amazzonia pensavo che i tramonti più belli fossero quelli sul mare.

Sul fiume di giorno abbiamo cercato inutilmente i delfini rosa che secondo straordinarie leggende locali sono i padri dei pochi bambini biondi nati sulle sponde del fiume (!) mentre sul fiume di notte abbiamo intravisto gli occhietti luminosi dei caimani che aspettano minacciosi le loro prede, le lontre e i capibara, le tartarughe e i pesci che incauti buttano fuori il muso, sulle buie rive.

E sul fiume abbiamo anche sperimentato una specie di miracolo: “qui potete farvi il bagno, tranquilli” e 100 metri dopo, in pratica un’ansa del fiume dopo, mille canne dopo, un villaggetto dopo, “qui non tuffatevi perché ci sono i piranhas e di voi non rimarrebbe che un povero scheletro”.

Ah ecco, spiegatemi come cavolo è possibile! Un divieto di accesso per i piranhas, ma lo riconoscono solo i nativi ovviamente. Misteri di quel mondo primordiale che è l’Amazzonia!!

Sempre sul fiume abbiamo soggiornato in un semplice resort nascosto da grandi alberi e nel nostro bungalow di legno è capitato uno degli episodi più divertenti del viaggio. Abbiamo infatti approfittato dell’umidità della selva per fare l’unico bucato della luna di miele, visto che maglie, mutande e calzini si sarebbero asciugati in un attimo.

Bene, anzi non tanto bene…

Ci viene l’idea di lasciare i panni stesi sulla staccionata che delimita la nostra piccola veranda: tutto intorno stagni, foglie giganti e gocciolanti, strani rumori della notte, alberi enormi, pappagalli che svolazzano come nei documentari.

Una di loro, l’ara più grande, più vivace e intraprendente vista in vita mia – impareremo grazie agli inservienti del Resort anche il suo nome, Veronica! – comincia a farci i dispetti, puntando gli indumenti più colorati, prendendoli nel becco e buttandoli nella palude limacciosa! Uno, due, tre, plof, nella palude!

E adesso noi come ci rivestiamo, come arriviamo a Bahia, a Recife, a Natal??

Per questo mi viene la pazza idea di sgridare Veronica dalla finestrella del bungalow e decido addirittura di andarle incontro minaccioso dopo che butta nel fango il quarto calzino… Non l’avessi mai fatto: da quel momento lei usa tutta la forza racchiusa nel becco di ogni grande e colorato pappagallo brasiliano per picchiettare alla nostra porta, scalfendo il legno addirittura, cercando di creare un buco per infilarsi e… vendicarsi??

Veronica! - comincia a farci i dispetti, puntando gli indumenti più colorati, prendendoli nel becco e buttandoli nella palude limacciosa!

Non mi vergogno a dirlo, anzi ne sorrido ancora al ricordo, ma noi due finiamo la serata più bizzarra del nostro viaggio di nozze a gridare aiuto da dentro una capanna, nella foresta amazzonica, contro il tentativo di invasione da parte di un pappagallo scatenato!

Per fortuna poco dopo arriva Eduardo il guardiano del Resort, ridendo a crepapelle, ad ammansire Veronica e a liberarci da questo incubo alla Hitchcock. Ascoltando la sua voce il bellissimo esemplare di Ara brasiliano molla in terra per fortuna una delle ultime mutande e vola serena tra i suoi alberi.

E sul fiume abbiamo anche sperimentato una specie di miracolo: “qui potete farvi il bagno, tranquilli”

L’Amazzonia in un fumetto

Chiudo i cassetti dei ricordi, guardo un’altra volta le diapositive, rileggo qualche rivista, qualche guida. Mi accorgo che dall’Amazzonia, della mia piccola esperienza personale in Amazzonia mi manca una cosa, riprendere in mano quei fumetti che me l’hanno ispirata, da giovanissimo, quando pensavo a viaggi lontani, quando valeva più di altre l’equazione viaggio uguale avventura.

Mister No e Corto Maltese, coi loro grandi autori Sergio Bonelli e Hugo Pratt, l’inferno verde lo hanno sognato, abitato, raccontato.

Fantasia, mito, rischio, emozione in fondo alla giungla, a contatto con tagliatori di teste, funghi allucinogeni, templi perduti, battelli fatiscenti, catapecchie in riva al fiume, piper da ricognizione, avventure su barche e canoe, risse nelle taverne malfamate sui porticcioli, incontri non sempre facilissimi con indigeni e banditi, faccendieri e stregoni, puttane e marinai.

Dalle pagine dei due eroi di carta esce fuori chiaramente la preferenza per quei mondi vergini e primordiali, rispetto ai tempi moderni, alle civiltà corrotte, alle inutili comodità, alle violenze del presente. Il veneziano Pratt visse addirittura un periodo in Amazzonia, facendo un figlio con una donna india. Con la scusa di Corto maltese ritraeva le sue foreste, il suo fiume, la sua gente: rappresentandoli come un altrove puro e intatto.

immagine di Corto Maltese presa da wikipedia

(immagine di Corto Maltese presa da wikipedia)

Bonelli creò invece un eroe meno romantico, meno filosofo, molto più terrestre, quasi sempre coinvolto in risse e ubriacature nelle bettole di Manaus: Jerry Drake, meglio noto come Mister No.

Un ex pilota americano che aveva visto in faccia gli orrori della seconda guerra mondiale e che si rifugia per dimenticarla in questo buco verde in fondo al mondo, pieno di pericoli, di animali esotici, di sporchi traffici, di emozionanti avventure, vivendo quasi da vagabondo e aiutando come spesso capita agli eroi dei fumetti gli indigeni buoni, i più deboli, i più sfruttati, i più bisognosi.

Carattere ribelle, fascino da donnaiolo, Mister No era capace di percorrere le grandi distanze della selva col suo aeroplanino ma anche a piedi o in canoa e di sfidare ogni tipo di pericolo o di nemico.

Del resto il suo autore, il milanese Bonelli, amava tantissimo la vita selvaggia e primitiva di quei luoghi e arrivò fra i primi a conoscere le tribù degli Yanonami.

Parte del mio richiamo per l’Amazzonia è nato proprio da qui, dalle letture avventurose di Corto Maltese e Mister NO. A volte i viaggi, anche quelli di nozze, prima o poi si compiono per questo tipo di letture, avventure e innamoramenti.

due copertine degli albi di Mister NO

(due copertine degli albi di Mister NO)

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