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Il grillo Racconta / Made in Italy

Il mare della Maga

L’album dei ricordi

Da dove comincio?

E’ questa la prima domanda che mi sono fatto quando ho pensato di scrivere queste poche pagine su Sabaudia. Perché per me non è una meta visitata in un week-end, una di quelle che ti fa uscire subito delle impressioni, paesaggistiche o emozionali che siano, ma è il luogo dove trascorro almeno 20 giorni l’anno, da ormai 25 anni, e allora il ricordo in questi casi si complica, si stratifica, si sovrappone, e una sintesi è più difficile di quella che dedicheresti a una spiaggia o a un paese dove capiti entusiasta per la prima volta.

Sabaudia è letteralmente il racconto di un buon pezzo della mia vita.

Il mare della Maga

Sabaudia col mare stupendo proprio sotto il promontorio della Maga Circe è il litorale dove ho visto crescere le mie figlie, estate dopo estate, sgambettare, schizzarsi, rincorrersi e giocare lì da piccole, indicando col ditino il naso e le labbra della maga sul promontorio, e farsi le foto come modelle adesso che sono entrambe maggiorenni; è quella camminata verso Torre Paola ripetuta mille volte con la mia ragazza, poi fidanzata e poi moglie, quando la luce è più bella, la duna più dorata, l’acqua più turchese, la macchia mediterranea più verde e la torre stessa sempre al suo posto, misteriosa e austera.

Sabaudia col mare stupendo proprio sotto il promontorio della Maga Circe
il litorale dove ho visto crescere le mie figlie, estate dopo estate, sgambettare, schizzarsi, rincorrersi e giocare lì da piccole

Sabaudia è l’insieme dei mondi riuniti nell’incanto del Parco Nazionale del Circeo, a volte un po’ trascurato ma con un ecosistema unico, con la foresta che lascia il posto alle morbide dune di sabbia che si incontrano esattamente fra le lagune e il mare.

Sabaudia è l’insieme dei mondi riuniti nell’incanto del Parco Nazionale del Circeo

Sabaudia è anche l’esempio più fulgido dell’architettura razionalista del ventennio, squadrata e funzionale ma a suo modo dotata di un’estetica affascinante, un perfetto modello di “città di nuova fondazione”, studiata a tavolino in 253 giorni per celebrare le opere di bonifica nell’agro pontino.

Oggi sono lì a ricordare quell’epoca l’alta torre del municipio sempre illuminata di notte, i geometrici portici del centro, la cattedrale compatta, l’edificio storico delle Poste costruito con tessere di mosaico color blu, le piazze rettangolari, le facciate pulite degli edifici, il cemento urbano che riesce a sembrare quasi uno spazio metafisico, i monumenti ai caduti di varie guerre… Una serie di volumi puri, verticali e orizzontali, di giochi di luce e di vuoti, un design essenziale, pulito e minimalista, senza decori, una forma prima di architettura destinata a convivere in armonia con una forma prima della natura che la circonda.

Sabaudia è anche l’esempio più fulgido dell’architettura razionalista del ventennio, squadrata e funzionale

Poi se comincio a sfogliare l’album dei ricordi personali identifico senza indugi i piccoli luoghi dell’anima, a partire da quelli gastronomici, come la pizzeria preferita, immutabile e scarna nello stile ma buonissima nel gusto, il chiosco scelto in riva al mare per l’aperitivo che sembra una capanna ai Caraibi, la gelateria col cremolato di more, gelso o pistacchio che è un attentato alla gola, la pasticceria dove sostare per l’ultima ciambella o il primo cornetto del giorno, la trattoria ideale per le mozzarelle o i calamari o la buonissima carne di bufala, l’animale simbolo di queste zone.

Oppure il grande parco cittadino pieno di pini secolari dove cercare un po’ di relax e di ombra, con le ragazze che ancora danno a ogni pino dalla forma strana un nome buffo, la darsena sulla laguna dove andare placidamente in canoa a scoprire le rive nascoste, il volo degli uccelli marini, le ville dei vip o i resti di quella dell’imperatore romano Diocleziano, dove andare anche ad assaggiare le cozze e le ostriche lì coltivate e innaffiate da un prosecco gelato (del resto qui è pieno di famiglie di origine veneta, emigrate dai tempi della bonifica), o ancora il bosco verde, profondo e silenzioso, dove andare in bicicletta, con sentieri che durano chilometri e arrivano fino alle laghi di Caprolace e Fogliano, patrimonio naturalistico dello stesso Parco.

Sabaudia è una meta di vacanza ideale anche grazie ai suoi dintorni immediati, capaci di regalare altre emozioni: come il borgo arroccato di San Felice Circeo da cui si ammira tutta la costa fino alla mitica Riviera d’Ulisse, l’abbazia e il villaggio medievale di Fossanova appena fuori Priverno dove a metà agosto si celebrano giornate di festa basate su cori, mestieri e cibi di quel tempo, la vivace Terracina coi resti romani, il duomo in alto, i vari stabilimenti, divertimenti e le trattorie di ottimo pesce.

l’abbazia e il villaggio medievale di Fossanova appena fuori Priverno

Ma se devo scegliere un’immagine, un ricordo, una fotografia, un’ora del giorno, per me la magia di Sabaudia è tra le sette e le nove delle sere che vanno da maggio a ottobre, quando il sole cade giù piano piano e tutto il paesaggio si riveste di colori meravigliosi. In quell’ora magica mi piace indugiare in spiaggia con le persone più amate, gustarmi un mojito e vedere tutto il paradiso che si crea lì attorno, nuotare lentamente verso il disco rosso, scrollarmi ogni fatica e pensiero di dosso, seguire il volo di un uccello, rientrare a riva con una barca, respirare l’arrivo dolce della sera arancione, rossa e viola dopo tanto sole preso tutto il giorno.

La stessa ora sulla cima del promontorio del Circeo (541 metri) significa assistere a uno spettacolo unico: ti affacci da una forcella, poco prima del picco, della fronte della maga che ha eternato le sue fattezze sul profilo della montagna, e guardi giù… ecco la roccia, la macchia, il mare, la duna, la laguna, tutte sorprese nel momento di colore più bello!

Ed ecco in lontananza Sabaudia stessa, bianca e moderna, sospesa col suo lungo ponte tra i suoi mondi di terra e acqua, di foresta e di sabbia. Dall’altro lato una terrazza naturale e la vista superba delle tre isole pontine, Palmarola, Ponza e Zannone, che si stagliano poetiche all’orizzonte e si possono raggiungere per escursioni in giornata dal porticciolo di San Felice.

Ti fermi qui, ti riempi di paesaggio, di colori, di bellezza, ascolti le ultime cicale, odori i profumi dei cespugli e delle piante, saluti il volo del falco pellegrino, torni un pezzo indietro per scoprire i resti delle mura ciclopiche con lo sguardo che arriva a tutta la costa meridionale del Lazio e poi provi a immaginarti le storie mitiche di Circe e di Ulisse, le storie sussurrate dal vento e dal mare.

lo sguardo che arriva a tutta la costa meridionale del Lazio

La stessa ora, nel fitto del bosco (anche l’alba a dire il vero), può significare l’incontro con una famigliola di cinghiali o di daini, creature libere del Parco Nazionale. Ti passano davanti all’improvviso e sei tu a chiedere scusa perché è il loro regno e il loro nascondiglio che stai avvicinando. Allora ti fermi a riposare un attimo nella lestra, il villaggio di capanne ricostruito a memoria di quello che una volta era realmente abitato da pastori, boscaioli e carbonai, e ti immagini vagare liberi gli animali nelle anse della laguna, sotto le querce possenti e gli antichi frassini, nel fitto della macchia dove il sole penetra a fatica.

La stessa ora, in bicicletta, in canoa, su un sup, anche semplicemente a piedi, a fare birdwatching sulle migliare che tagliano le lagune, può regalare un momento di vera fusione con tanta meravigliosa natura.

La stessa ora la puoi trascorrere in almeno tre posti speciali, sul roof garden dell’hotel più famoso del litorale, per un aperitivo elegante al suono di musica lounge, col sole calante che fa diventare tutto bello come un quadro, il mare e le dune davanti a te, la laguna e il bosco dietro di te, e in fondo sempre lei a sorvegliare la scena, la montagna di Circe. L’altro luogo è il giardino dell’hotel più ricercato della laguna, che guarda coi suoi salici piangenti e il suo imbarcadero appunto questo secondo immenso specchio d’acqua, poetico e silenzioso, dove il colore del tramonto rende tutto quasi soffuso e irreale. Il terzo posto è un po’ più lontano ed a scelta tra Vigna la Corte, il giardino pubblico panoramico di San Felice Circeo alta, il locale con ampio terrazzo alla fine del corso o il faro che svetta su scogliere e acque limpidissime: in tutti questi punti, cercati e ricercati durante le vacanze, la luce compie miracoli.

Sabaudia mostra il suo lato migliore ed io mi sono accorto nel tempo che la memoria è andata a ripescare nei tramonti di questi 25 anni

Insomma, in questa ora davvero speciale Sabaudia mostra il suo lato migliore ed io mi sono accorto nel tempo che la memoria è andata a ripescare nei tramonti di questi 25 anni i principali ricordi di un mare per me tanto caro e tanto bello.

Un mare che è talmente trasparente da fartelo preferire a volte a quello che trovi a dieci ore di volo.

Grazie Sabaudia, per esserci sempre stata e grazie per come mi accogli e stupisci ancora, ancora e ancora.

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