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I grandi reportages / Il viaggio verde

Il viaggio verde: Dublino a piedi

Due settimane, otto persone, un pulmino, mezza isola

Cominciamo dunque il viaggio nell’Eire (questo il nome irlandese del paese che deriva dalla sua dea protettrice celtica). Gli ingredienti e i protagonisti iniziali ci sono tutti: 15 giorni di tempo, mezza isola da visitare, un pulmino, due famiglie a specchio (mamma, papà e due figlie tra i 10 e i 12 anni), un solido e capiente furgone Renault da 9 posti (un Van, come lo chiamano da queste parti), la chimica tranquillizzante stabilita da viaggi precedenti, una mappa coi percorsi e i chilometri segnati, i BB con le favolose irish breakfast che ci aspettano sul percorso, la musica giusta da mettere durante il viaggio, il diario moleskine per scrivere questi appunti.

Primo sguardo a Dublino

Con un volo charter preso da Roma all’alba raggiungiamo Dublino verso le 10.00 e ci sistemiamo in un simpatico ostello per famiglie con l’edificio in mattoni a due passi dal fiume e dall’Half Penny Bridge, camera quadrupla con due letti a castello, muri dipinti con le star della musica irlandese, ampia sala colazione dove rifocillarsi e progettare l’inizio del viaggio. Decidiamo che il primo contatto con la capitale d’Irlanda è una lunga passeggiata, con la vista solo da fuori dei principali monumenti.

il primo contatto con la capitale d’Irlanda è una lunga passeggiata

Fondata dai Celti verso l’anno mille in faccia all’Atlantico e in prossimità di un guado limaccioso sull’estuario del fiume Liffey (il suo nome gaelico Dubh Linn infatti significa “guado oscuro”, “pozza nera”) la città è da sempre il centro politico dell’Irlanda, il teatro principale delle sue vicissitudini storiche che nei secoli l’hanno spesso contrapposta alla vicina Inghilterra, il luogo principe delle grandi stagioni della letteratura e della musica irlandese che l’hanno fatta sentire in varie occasioni, nonostante le sue piccole dimensioni, una grande capitale della cultura europea. Oggi inoltre Dublino ha un paesaggio naturale molto apprezzato, tale da donare al mondo la maggior quantità di verde urbano per abitante, specie grazie al polmone dell’immenso Phoenix Park.
La prima buona notizia sulla capitale irlandese è che è molto comoda da girare piedi perché il suo centro tra fiume, castello e qualche ponte è piccolo, basta seguire il Tourist Trail proposto dall’Ufficio del Turismo locale che parte dalla centralissima O’Connell Street (dedicata al capo del movimento dell’emancipazione cattolica). In mezza giornata si passa tra tutti i principali monumenti e viali e palazzi, chiese, musei e caffè. Ovviamente va considerato questo lasso di tempo senza considerare le entrate a musei. Come omaggio al suo scrittore più famoso la visita può cominciare dall’angolo di O’Connell Street con Earl Street: qui campeggia infatti la statua di James Joyce. Sull’altro lato la piccola e pittoresca Moore Street, spesso animata da mercatini locali di frutta e verdura con le merci spostate su carretti trainati da cavalli: cavalli e agricoltori con le facce rubizze in pieno centro, sì, anche questo è uno dei volti sinceri di Dublino.

Dublino e il fiume

Dublino e il fiume

Camminando verso sud si vedono in sequenza il glorioso General Post Office in stile palladiano, andato a fuoco nel 1916 ai tempi della Rivolta di Pasqua contro l’Inghilterra quando dai suoi gradini Pearse lesse la proclamazione della Repubblica irlandese; il largo O’Connell Bridge che attraversa le acque grigie del fiume Liffey che costituisce la memoria storica della città perché il suo corso fu risalito dai vichinghi al tempo della sua fondazione. Il fiume divide la città tra quartieri settentrionali e meridionali, che sono quelli più eleganti, quelli dove ci dirigiamo noi otto eccitati come ogni volta che sbarchiamo in un luogo nuovo.

Sulla riva sinistra oggi un po’ decadente tipo Off Broadway spiccano l’Abbey Theater che è stato probabilmente il primo grande Teatro nazionale del mondo (ospitò i contestati drammi di Synge e poi le grandi opere a volte severe ed ermetiche di Beckett e Shaw, a volte brillanti come nel caso di Wilde), la verde cupola della Dogana, la neoclassica Custom House, simbolo del ‘700 georgiano (la vista migliore si ha da George’s Quay sulla sponda opposta) e le Four Corts, il Palazzo di Giustizia; poi la Banca d’Irlanda che era l’ex Parlamento.

A questo punto attraversato il ponte dopo un paio di isolati si incontra il famoso Trinity College che però visiteremo domattina di buon orario per evitare le file: oggi meglio effettuare il giro panoramico a piedi per il centro storico di Dublino.

La piazza di Oscar Wilde

Il tour prosegue sulla Nassau Street, piena di negozi di qualità per comprare prodotti tipici irlandesi come il tweed, la lana, la ceramica, il cristallo, poi si incontra la National Library dove molti curiosi delle proprie origini praticano con passione la caccia agli antenati: quello dei genealogist è diventato anche un fenomeno turistico perché nel mondo ci sono cento milioni di persone di origine irlandese che tornano qui per scoprire appunto le origini, gli stemmi, i casati, le contee e il folklore degli antenati, per commuoversi davanti a una foto ingiallita o alla porta del cottage abitato un tempo dai loro avi.

Facciamo tappa alla deliziosa Merrion Square

Facciamo tappa alla deliziosa Merrion Square con un giardino al centro dove spicca la colorata, allegra e irriverente statua di Oscar Wilde, adagiata in modo lascivo, con i capelli scomposti e un sorriso bonario che ci lascia il messaggio di prendere la vita come viene. Wilde fu per la letteratura anglosassone, ma anche mondiale, una sorta di Peter Pan, oltre che di esteta della letteratura e di maestro della conversazione. La “sua” piazza è circondata su tre lati da splendide case georgiane con le tipiche porte colorate (al civico 1 la casa natale di Oscar Wilde, al civico 82 quella del poeta patriottico Yeats) e sul quarto lato dalle facciate del Parlamento e della National Gallery che ha un buon Caffè per un lunch tipico ed economico tra irlandesi. A Merrion Square si scattano foto destinate a finire sui poster, ogni famiglia davanti alla sua porta preferita, ogni bambina che si diverte a scegliere l’elegante fondale azzurro o rosso, giallo o verde, nero o fucsia. Con la scaletta d’accesso alle residenze, gradini in marmo, ringhiere in ferro battuto, facciate in mattoni, comignoli in alto. Bellissima. Inoltre queste porte sono un presagio di quelle che vedremo durante il viaggio: anche nelle brughiere, anche nei cottages, le porte irlandesi sono sempre linde e pinte, sembra quasi che siano la cosa a cui gli irlandesi tengono di più.

Musei e Chiese

Procediamo sempre a sud lungo la Fitzwilliam Street fino a scoprire quello che è lo spazio georgiano più piccolo e meglio conservato di Dublino, ovvero Fitzwilliam Square, altre case tipiche, altra piazza molto elegante con un altro parco al centro; risalendo di poco ecco il National Museum coi suoi archi in ferro in stile vittoriano e i suoi reperti più importanti tutti esibiti nella Treasury della Great Hall: il Calice di Arnagh (ritrovato vicino Limerick da un contadino che raccoglieva patate e venduto per pochi spiccioli…) e quello di Derrynaflan, la Croce di Cong, la meravigliosa fibula Tara Broch, bellissime ceramiche e oreficerie e la Viking Gallery con tutti i reperti dell’epoca.
Di fronte al museo si apre lo spazio verde e intimo di St. Stephens Green che è forse l’angolo più elegante di Dublino, l’ideale per una pausa pranzo sui suoi prati e lo sanno bene gli uffici e le aziende dei dintorni che prenotano nelle giornate di sole dei teli per i propri dipendenti che gustano lì le loro lunch box o i caffè take away, tra le piante, gli stagni e i cigni. Poco oltre imboccando sul lato ovest del parco la York Street si arriva alla Cattedrale di San Patrizio che è un monumento più storico e solenne che bello ma merita uno sguardo per vari motivi: costruita nel 1100 sui resti di una chiesa celtica per celebrare il patrono d’Irlanda, ha un campanile alto 68 metri, è il luogo delle tombe dei soldati irlandesi che caddero nelle guerre dell’impero britannico e anche il luogo di sepoltura dello scrittore Swift, l’autore de “I Viaggi di Gulliver”, uno degli scrittori più divertenti e intelligenti mai esistiti, conosciuto quasi solo per il suo capolavoro ma capace in realtà di ritrarre in modo ironico, fulmineo e pungente la società irlandese.

Le strada più animata

Le strada più animata

Come strade per lo shopping il lungo corso pedonale di Grafton Street è quella di moda, animata, commerciale, il vero teatro all’aperto della capitale coi suoi numerosi concerti e artisti di strada. Al Caffe Bowley’s si può sorseggiare il miglior irish coffee della città.

il lungo corso pedonale di Grafton Street è quella di moda

Risalendo a questo punto verso il fiume all’orario più o meno del tramonto si passa sotto il Castello che è stato sede un po’ di tutto, del governo, della prigione, del tribunale, del parlamento; la vicina, maestosa e bellissima chiesa protestante di Christ Church può costituire l’ultima visita della giornata: si tratta dell’edificio religioso in pietra più antico della città (ha più di 1000 anni), caratterizzato dal suo severo stile normanno. Tornando verso l’ostello si incrocia la City Hall, il Municipio, costruito in pietra bianca e vicino St.Andrew’s Church la statua della procace pescivendola Molly Malone morta giovane per un tipo di febbre e oggi fantasma e leggenda della capitale irlandese.

la statua della procace pescivendola Molly Malone

Il nostro impatto con Dublino è stato bellissimo e anche fortunato perché baciato da un bel sole, seppure accompagnato da un venticello fresco. Ora non ci resta che finire allegramente la giornata in qualche pub di Temple Bar.

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