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Luoghi magici

La lunga strada verso Capo Nord – seconda parte

Miss Norvegia

Bergen è così bella da far mancare il fiato

Bergen è così bella da far mancare il fiato. Miss Norvegia per il suo fascino surclassa Oslo, ha un grande passato commerciale che ricorda i tempi della Lega Anseatica, con un porto vivacissimo per traffici e mercati e oggi i suoi edifici in legno, gli ex magazzini a due piani del Bryggen (granai e depositi sotto, abitazioni sopra), sono tutelati come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Una fila di case gialle, rosse, bianche, ocra, marroni, splendide quando illuminate dal sole estivo, in poetico contrasto col fiordo blu e le conifere che quasi ci cadono sopra. Viene voglia di rivederle anche con la neve e la lunga notte invernale.
Il nome della città significa “Prato tra i monti” e in effetti sette colline la circondano e la proteggono, rendono il suo clima più mite al punto che nelle sue acque abbiamo compiuto l’impresa dell’unico tuffo nel mare norvegese. Bbbrrr… ma assolutamente fattibile! Siamo stati anche fortunati perché le ragazze di Bergen conosciute al pub ci raccontano che qui piove addirittura 300 giorni all’anno. E non le vogliamo consolare???

in poetico contrasto col fiordo blu e le conifere che quasi ci cadono sopra

Bellezze di Bergen

La Bergen moderna è pulita, verde, ricca, ha Caffè perfetti, negozi di design, auto di lusso, ville da sogno sulle rive del fiordo o sui fianchi del bosco, un mercato variopinto di frutta e di pesce perché i fiordi qua intorno, comprese le loro fertili rive, non fanno mancare proprio niente. In più nel mare al largo delle sue coste abbondano il petrolio, il metano e gli idrocarburi che l’hanno resa ancora più importante, ancora più opulenta.
A Bergen si sente ovunque l’odore del mare, si parte volentieri per mare, si vede un fiordo al giorno, una serie di paesaggi indimenticabili. Si gustano i salmoni e i merluzzi, si seguono i voli dei gabbiani. L’inverno ci dicono che è fatto per il lavoro, lo studio e la meditazione, ci si chiude dentro per ascoltare i concerti di Grieg o seguire i drammi severi di Ibsen, l’estate invece i suoi abitanti ritrovano mille energie e si lanciano fuori per vivere e ballare nelle notti infinite all’aperto. E, inevitabilmente, quando ad anni di distanza Checco Zalone ambienta proprio a Bergen tutta la parte norvegese di “Quo Vado” si ripensa con un misto di ammirazione e ironia a tutto l’ordine e a tutte le manie di questa città, alla sua luce immutabile, alle differenze caratteriali delle persone che spiccano nel confronto con noi latini.
Il saluto a Bergen è dalla funivia del monte Floyfiell, uno sguardo d’aquila sul tesoro della Norvegia.

Si gustano i salmoni e i merluzzi, si seguono i voli dei gabbiani

Il paesaggio più dolce

L’Hardangerfjoord stupisce col suo clima dolce, gli alberi da frutto (ciliegi, prugni, meli), l’avvistamento di alci e caprioli, i villaggi più poetici e il ricordo musicale di Grieg che trasforma in un romantico ascolto tutta la bellezza del luogo. Le storie locali dicono che il nome di questo braccio di mare derivi da Harder, una ragazza dai capelli d’oro di stirpe germanica che qui diede inizio alla fiera razza vikinga. Per passare dei giorni piacevoli c’è solo l’imbarazzo della scelta tra il trekking, la canoa e la mountain bike. Salire e scendere sui prati, navigare tra le sponde, immergersi nell’incanto del fiordo.

L’Hardangerfjoord stupisce col suo clima dolce, gli alberi da frutto

Il fiordo più profondo

Il Sognefjord è il signore dei fiordi, entra dentro la costa per 200 km e l’immaginazione va alle sottili navi vikinghe in legno che solcavano queste acque, partivano per guerre ed esplorazioni, tornavano con ricchi bottini. Oggi è il turno dei pescherecci e il nuovo bottino sono quintali e quintali di aringhe e soprattutto di merluzzi, messi a essiccare sui pali, salati ed esportati in tutto il mondo, specie a Lisbona e in Veneto.

il nuovo bottino sono quintali e quintali di aringhe e soprattutto di merluzzi, messi a essiccare sui pali

Percorrere questo fiordo significa entrare dentro la storia e la geografia della Norvegia, costellata di pittoresche Stavkirchen (la più antica si trova a Urnes, la più bella a Loerdal accanto a un cimitero), quelle tipiche chiesette in legno coi campanili a punta, gli intagli nelle travi, i tetti spioventi che ricordano le pagode asiatiche, gli interni adatte a intime preghiere. Oppure avvistare all’orizzonte solitari fari rossi che segnalano le coste e le migliaia di isolette, che reggono l’urto delle onde o sono dei placidi compagni da raggiungere quando il mare è azzurro e calmo.

avvistare all’orizzonte solitari fari rossi che segnalano le coste
quelle tipiche chiesette in legno coi campanili a punta

Con una piccola deviazione si può godere della ferrovia che si arrampica sui monti per i 20 km panoramici che collegano Flam a Myrdal. La valle verde di Flam con le sue cascate, le sue fattorie, il suo villaggio che ricorda un acquerello, è una delle cartoline della Norvegia e qui abbiamo acceso il fuoco e campeggiato sul fiordo in una delle notti più belle del viaggio.

La valle verde di Flam con le sue cascate, le sue fattorie, il suo villaggio che ricorda un acquerello

Favola sul mare

Se pensi a un poster pensi al Geirangerfjord, alle sue pareti a strapiombo che fanno venire le vertigini. Tutta la sua atmosfera ricorda quelle delle favole: lente camminate nella natura coi ghiacciai e le cime sullo sfondo, cascate ruggenti o delicate che si chiamano “Sette sorelle” o “Velo nuziale”, paesi che hanno un ritmo di vita tutto loro e che quando emergono dal gelo invernale brillano di mille colori.
A Geiranger bisogna avere calma perché vanno esplorati i dintorni, le salite fino agli speroni di roccia sospesi sul fiordo: ognuno cerca la sua via personale di contatto con la natura e ognuno trova il suo punto preferito per la foto-ricordo del viaggio, quella foto che abbraccia tutto insieme, il mare e la montagna di questa spettacolare zona della Norvegia.

Se pensi a un poster pensi al Geirangerfjord, alle sue pareti a strapiombo che fanno venire le vertigini
le cime sullo sfondo, cascate ruggenti o delicate che si chiamano “Sette sorelle”

Da Alesund a Trondheim

La regione dei fiordi è chiusa dalla scoperta di una città sorprendente dove convivono artisti e pescatori, case in stile liberty dai colori pastello e moli e mercati che le donano il titolo di capitale del pesce, il belvedere di Aksia e l’acquario più grande della Scandinavia. Di Alesund ci piace l’aria di frontiera, di città giovanile, aperta al mare e al vento, con stradine romantiche e grandiosi panorami. Il suo destino fu anche casuale perché gli architetti decisero di ricostruirla secondo i dettami dell’Art Nouveau dopo il rovinoso incendio del 1904. Approfittiamo volentieri della lunga vita donata dal sole di mezzanotte per passare da un locale all’altro: un bellissimo ricordo.

Di Alesund ci piace l’aria di frontiera, di città giovanile, aperta al mare e al vento

Di nuovo in autostop verso Nord, sosta nella piccola Molde famosa per le rose e i concerti jazz e poi la strada che ci dona un momento epico con la Salita dei Troll nei pressi di Andalsnes: undici tornanti a gomito, mai visti così tanti insieme! La lentezza del viaggio in casi del genere è un privilegio, ancora meglio se ti carica una coppia simpatica con una macchina scoperta: insieme a Hans e Stina abbiamo suonato la chitarra, organizzato un pic nic, fatto varie soste per le fotografie, imparato dieci parole in norvegese e in inglese ci hanno anticipato il fascino dell’arrivo a Nordkapp. Questa gente vista da vicino è sempre accogliente, ci sta piacendo tanto.

la strada che ci dona un momento epico con la Salita dei Troll

Altra giornata la merita Trondheim, terza città posta quasi al centro del paese, con echi storici che vanno dai costumi vikinghi ai quartieri medievali. Nella sua famosa cattedrale incoronano dal 1152 i Re di Norvegia, mentre l’antico ponte e le case costruite su specie di palafitte lungo il fiume sono le sue principali attrattive.

l’antico ponte e le case costruite su una specie di palafitte lungo il fiume

Il viaggio per Tromso

Da qui comincia una parte lunghissima e meno emozionante del viaggio, il paesaggio si fa più brullo, le ore sembrano tutte uguali, acquistano importanza gli incontri umani coi generosi che ci prendono a bordo. Per fortuna non aspettiamo mai troppo tempo, passano camionisti col barbone e la camicia a quadri, sorridenti studentesse di Oslo in gita verso il Nord, famiglie che ritornano nelle lontane Bodo, Narvik e Tromso. Con una di queste, i Larsson, diventeremo a Hammerfest membri del Club dell’orso bianco e nella bella Tromso vedremo una partita di calcio di serie zeta, assaggeremo dolci squisiti, visiteremo il monumento di Amundsen sul molo che vide partire tante esplorazioni e finiremo il Tour sbarrando gli occhi davanti alla moderna cattedrale di vetro dell’Artico. Col Sole di Mezzanotte, che va scritto in maiuscolo perché a Tromso si fa trionfante e segna tutto il paesaggio e tutta la breve ed eccitante stagione estiva. Tromso è anche il regno delle migliori aurore boreali ma se le godranno i tanti universitari che vivono qui in inverno, noi siamo capitati in un’altra stagione.

membri del Club dell’orso bianco
Tromso è anche il regno delle migliori aurore boreali

Ancora km di tundra, tempo che peggiora, pranzi di scatolette e di enormi pezzi di formaggio comprato per strada, la città di Alta che si vede appena nella nebbia. Viene da pensare ai tanti mesi di buio e di gelo. O anche alle atmosfere cupe di tanti thriller della moderna letteratura norvegese. In questi spazi immensi la dozzina di Hurtigruten, i battelli postali ormai usati anche per scopi turistici in alternativa alle grandi navi da crociera, sono davvero indispensabili, con ogni clima e in ogni stagione portano tutto, dalla frutta alle lettere, dai pezzi di ricambio dei trattori ai libri per le scuole più lontane.

i battelli postali ormai usati anche per scopi turistici
dalla frutta alle lettere, dai pezzi di ricambio dei trattori ai libri per le scuole più lontane

Nordkapp

In testa ormai abbiamo solo Capo Nord. La dolcezza e la luce meravigliosa dei fiordi è lontana, il paesaggio diventa più aspro e più cupo, l’orizzonte più grigio. Entriamo, complici condizioni climatiche sfortunate, nel vero regno delle onde e dei venti, delle notti dove servono almeno due sacchi a pelo, dell’isola di Mageroy che ti aspetta alla fine di tutto, con il suo piccolo porto di pescherecci e casette colorate, qualche spaccio ed emporio e le sue formidabili scorpacciate di granchi reali dell’Oceano. Honnisvag è un villaggio estremo, che si gioca con la Barrow dell’Alaska il titolo di “città” più a nord del mondo. Qui abitano a malapena duemila persone che per mesi quando soffia il vento artico di tempesta guardano il mare dalle finestre opache, sospirando per l’attesa dell’estate e del sole. Ci deve essere però una bellezza tutta sua in questa filosofia del buio e del freddo, ne siamo sicuri.

Honnisvag è un villaggio estremo, che si gioca con la Barrow dell’Alaska il titolo di “città” più a nord del mondo

Procediamo sulla landa desolata verso Capo Nord. Proviamo a vedere le balene: niente. Proviamo a vedere i fiori: niente. Proviamo a vedere le pulcinelle di mare: niente anche loro. Qualche renna invece rischia di rimanere investita dalle auto che si dirigono verso lo scoglio più ambito.
Per uno scherzo del destino il tratto finale in autostop ci vede salire su un pulmino di ragazzi veronesi, i primi incontrati dall’Italia, molto gentili, molto ospitali. Lo saranno un po’ meno quando una delle ragazze finlandesi che avevano imbarcato prima di noi si fa affascinare da uno dei nuovi arrivati ma la vita on the road presenta “rischi” come questo! L’importante è raggiungere ora la meta finale del viaggio, quella che originò tutto, l’acquisto del nostro primo Interail, le fantasie sulle mappe, la scelta del maglione preferito per affrontare il Nord, la scelta degli amici degni di far parte della Grande Avventura. Ecco la fine della E6, ecco il segnale di località.

Dentro il Mappamondo

 Ecco la fine della E6, ecco il segnale di località

La scogliera e lo strapiombo di 300 metri quasi oscurati da pioggia e nebbia ci ritrovano infreddoliti a fissare il grigissimo mare del Nord che annuncia miglia di vuoto fino al Polo Nord. Con le sole Svalbard a frapporsi, isole remote coi loro ghiacci, la fauna selvatica e tutti i semi del mondo conservati in una specie di Arca surgelata nel permafrost. La mente va ai quasi .5000 km percorsi, alle esplorazioni, ai vikinghi, alle balene solitarie, alle piattaforme petrolifere che hanno reso ricchissimo il paese che quassù sta finendo ma che in realtà prosegue verso est fino alla frontiera russa con Kirkenes.
Arrivati alla fine dell’Europa non riusciamo a scattare la foto dei sogni, del tramonto luminoso: ci accontentiamo di salire dentro il mappamondo in ferro e di sorridere col mitico cartello E6 da autostoppisti ancora in mano.
Siamo consapevoli che in fondo quassù non c’era poi così tanto da vedere, forse lo sanno anche i 200.000 turisti che ci arrivano ogni anno, con mezzi sicuramenti più comodi dei nostri, ma il senso del viaggio è stato nella strada, nel percorso fatto, risalendo i fiordi, toccando il cielo, tagliando le nebbie, guardando il sole di mezzanotte, fissando le renne nella tundra, fantasticando un ritorno per vedere pure le isole Lofoten, dormendo con la tenda vicino a campi da calcio e a cimiteri, in un caso d’emergenza sul tetto di due grandi videogiochi spostati uno accanto all’altro!!! Il viaggio è valso come spesso accade più della meta, per le risate, per gli imprevisti, per l’amore lasciato dai paesaggi e dagli incontri casuali. E’ andata bene, è andata così, è andata come l’avventura e la libertà che governano segretamente tutti i grandi viaggi volessero che andasse. Ciao Capo Nord.

ci accontentiamo di salire dentro il mappamondo in ferro e di sorridere col mitico cartello E6

La discesa

La meta raggiunta dopo tante strade, tante stazioncine fredde e solitarie, tanti fiordi e tanti spazi deserti non ci priva delle incredibili emozioni del viaggio di ritorno che attraverserà la bianca e silenziosa Lapponia di Inari, la tundra dei Sami vestiti di rosso e di blu, attaccatissimi ai loro husky, ai loro costumi e al loro folklore e che campano sulle slitte stando dietro alle renne; vivremo il weekend alcolico di Rovaniemi dove i giovani si annullano nelle bottiglie e si accoppiano per strada, scene mitigate solo dalla presenza del villaggio di Babbo Natale che ad anni di distanza ci invia ancora le sue letterine e la foto con gli elfi; poi la scoperta meravigliosa dei mille laghi e mille boschi della Finlandia, orizzontale come la Norvegia è verticale, luogo per perdersi e riposarsi un po’; e infine “il ritorno alla civiltà”, con le visite di Helsinki e Stoccolma a completare questo viaggio scandinavo che ha segnato per sempre la nostra gioventù.

la bianca e silenziosa Lapponia, il villaggio di Babbo Natale
la scoperta meravigliosa dei mille laghi e mille boschi della Finlandia

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