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L’Altopiano più sportivo d’Abruzzo

Un bosco significa

Mi piace passare le vacanze in un bosco. Decidere quando è l’ora di aggiungere un ciocco di legna nel fuoco. Inforcare a seconda delle stagioni la bicicletta o gli sci. Vedere le mie bambine andare a cavallo. Sentire con più nettezza i rumori della pioggia e del vento tra i cerri (le piccole querce che circondano il mio rifugio) oppure guardare in lontananza le sagome dei monti, i campanili dei paesi e da vicino il lento cadere della neve. Un bosco porta tante cose oltre al verde e al silenzio: la visita inaspettata di una volpe, un sonno più riposante, la voglia di organizzare una bella brace, la freschezza delle mattine che ti chiamano a una nuova giornata di sport o a camminare per ore e ore. Semplicemente. In altri boschi di pini o di faggi, su montagne, praterie, sentieri facili o ripidi, verso rifugi.

L’Altopiano più sportivo d’Abruzzo, Mi piace passare le vacanze in un bosco

La resistenza dei borghi

Il mio bosco si trova su un altopiano d’Abruzzo, appena un’ora e mezza fuori dal caos di Roma e si arriva in un altro mondo. E’ una di quelle zone d’Abruzzo dove la neve e i prati, le sagre e le escursioni, i maneggi e le piste ciclabili permettono almeno 7 mesi di stagione turistica l’anno, elemento davvero fondamentale per l’economia locale. Paesini come Ovindoli, Rovere, Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio e Terranera, pur non avendo i paesaggi o le ricchezze o le strutture delle Dolomiti si sono sottratti al loro destino di isolate comunità montane dedite alla pastorizia o destinate allo spopolamento e si sono organizzati abbastanza bene per soddisfare una domanda crescente di evasione e relax nella natura. A prezzi giusti, in mezzo all’aria pura e a paesaggi emozionanti.

L'altopiano delle Rocche è una grande pianura in montagna

L’intero territorio prende il nome di Altopiano delle Rocche proprio perché è una grande pianura in montagna, punteggiata dai cocuzzoli dei borghi (con 1480 metri Rocca di Cambio è il paese più alto di tutto l’Appennino) che qui hanno subito dei danni meno gravi dal terremoto dell’Aquila. Sono crollate delle vecchie stalle, i centri storici sono ancora puntellati da impalcature, qualche rudere ha ceduto, sotto i campi da sci ci sono ancora i nuovi moduli abitativi ma tutto sommato la vita è proseguita abbastanza normale e i turisti – specie i romani con le loro seconde case – sono continuati ad arrivare.

La pista ciclabile dell’Altopiano

La prima cosa che si nota, sia da sportivi che da amanti della natura, è che si può compiere un lungo giro circolare in bicicletta, che in 35 km tocca i 5 borghi e passa sotto le dorsali del Monte Sirente e del Monte Velino, frequentate in passato da viandanti e da briganti. Il paesaggio è magnifico, fresco e puro, il percorso tranne un paio di strappi in salita è percorribile da tutti, le soste naturali si fanno nei paesi, alle fonti, nei prati, sotto alcune tettoie o pinete, e l’occhio è appagato dalla corsa libera dei cavalli, dalle numerose balle di paglia, dal panino della merenda, dalla vista imponente del Gran Sasso e se si ha fortuna al tramonto o all’alba anche da quella dei camosci dell’area faunistica di Rovere.

La bicicletta è un mezzo grandioso per scoprire con la lentezza questa natura, ci sono alcuni tratti della ciclabile, quando si arriva sotto i paesini, quando si gira intorno alla Valle d’Arano, quando si taglia nelle deviazioni per i campi, che chiamano alla pausa, allo sguardo riconoscente.
Tutti i percorsi adatti alla bici chiaramente sono ottimi anche per la corsa e una corsa prolungata sull’altopiano procura un pieno di salute!

Con la versione sportiva della bici, la mountain bike, e con l’aggiunta di tutto l’armamentario di caschi, tute, para-gomiti e ginocchiere, i giovani più intrepidi si buttano anche dalla Brecciara, d’inverno una lunga pista da sci, d’estate un percorso accidentato tra i boschi che permette salti, emozioni e una dozzina di fratturati ogni agosto.

Tutti a cavallo

Tutti a cavallo

Quando è soddisfatta la voglia di pedalare si passa alle redini e si cambia “mezzo”, ecco il cavallo: tanti, neri, marroni, fieri, animali bellissimi, ti aspettano nei maneggi dell’Altopiano, nella Valle di Arano e sotto il Monte Magnola di Ovindoli soprattutto, ma anche lungo il percorso della ciclabile, sotto Rovere e sotto Rocca di Cambio. I maneggi sono gestiti da personale competente e appassionato, sono molto organizzati e tutto sommato economici, organizzano le prime lezioni per bambini, avviano i principianti adulti e propongono anche lezioni individuali o gite di gruppo tra praterie e montagne, non mancando eventi come barbecue e escursioni notturne sotto le stelle. La cultura del cavallo, l’amore del cavallo, è molto sentito da queste parti, si formano lunghe file di cavalieri nella vallata e anche i negozietti di articoli di equitazione hanno la loro soddisfazione tra le vendite di cap, frustini, selle e stivali. Tutto sommato questo è un altro modo per sostenere l’economia locale oltre che un apprezzatissimo hobby per godere, respirare e guardare tanta natura e tanta selvaggia bellezza.

Le aree sport e giochi

Da qualche anno a Ovindoli, Rocca di Mezzo e Rovere le pinete con punti ristoro a base di focacce e arrosticini e giochi per bambini si sono dotate di vari campi sportivi, per il tennis, il calcetto, le bocce, la pallavolo. Qua e là sono spuntate palestrine all’aperto con pertiche, anelli e quadri svedesi, campi di tiro con l’arco, percorsi in quad, tappeti elastici, tavoli ping-pong, piste di pattinaggio…non si finisce mai! In più sono sorte alcune fattorie didattiche dove si impara a fare il formaggio, si conosce il ciclo di produzione del miele, o si imparano le ricette a base di lenticchie.

La novità più recente è quella di un bel Campo Avventura, costruito proprio sotto le piste da sci di Ovindoli. Tra percorsi in aria a altezze diverse si passa da un albero all’altro tra corde, ponti tibetani, carrucole, acrobazie, reti sospese: molto divertente. Così come scendere da piccoli pendii coi grandi copertoni in gomma. Inoltre le Pro Loco dei 5 borghi sono da sempre molto attive e permettono ai ragazzi di partecipare a campi sportivi ed ecologici che sfruttano le bellezze dell’Altopiano anche con giornate in piscina, merende all’aperto o notti in tenda.

L’emozione del trekking

Gli adulti ma anche le famiglie hanno l’imbarazzo della scelta tra decine di escursioni che partono ogni mattina dalle piazze dei paesi per raggiungere le vette o percorrere valli e praterie, finire dentro le avventurose Gole di Celano come al Rifugio Sebastiani dopo tre ore di salita bellissima. Le guide locali ti fanno riconoscere i fiori e le bacche, le orme degli animali come i nomi delle vette. Con un buon paio di scarponcini e un k-way si affronta ogni via e se si seguono i consigli delle varie associazioni il programma trekking dell’altopiano abruzzese è davvero vario e interessante.

L’emozione del trekking

Il rito del mercatino

Se non piacciono le escursioni nei paesi d’estate si visitano tanti mercatini, alimentari, artigianali, genuini e popolari. Non di rado si torna da queste visite carichi di provoloni e trecce d’aglio, sacchi di patate e legumi, barattoli di miele o bustine di zafferano, merletti, pentolacce, attrezzi agricoli o per il fuoco e anche qualche ottimo acquisto compiuto negli improvvisati outlet di abbigliamento sportivo perché tutti qui prima o poi praticano il trekking, lo sci o la bike. Il giorno di mercato i paesi si animano, non dico che arriva sempre Mangiafuoco ma spesso si organizzano concerti e teatro, cabaret e incontri ecologici o culturali, per i bambini si montano i gonfiabili, arrivano bande e maghi e i camioncini di zucchero filato e crepes vengono presi d’assalto. È una festa e tutti quanti la frequentano, anche solo per mettere le mani su una cianfrusaglia.

La ricompensa gastronomica

Dopo tanto sport, tanta natura, tanta avventura le sere d’estate scatta la ricompensa: specie dal 10 al 31 agosto di ogni anno difficilmente passa una sera senza una sagra. L’Abruzzo è il regno delle sagre, dalla bistecca alla pannocchia. Le formule sono diverse e tutte vincenti perché nei borghi dell’Altopiano esistono sagre stanziali organizzate in campi sportivi piuttosto che lungo il corso dei paesi e ci sono sagre itineranti e molto affascinanti, basate sul giro del paese che si mette in mostra, mette in mostra i suoi vicoli e le sue piazzette, i suoi lampioni e i suoi panorami, i prodotti tipici, tessili, gastronomici, di ceramica, di ferro, di legno e così via. Da assaggiare (?) manco a dirlo c’è ogni ben di dio, zuppe di lenticchie o sagnette al pomodoro, taglieri di salumi e formaggi locali, la pizza fritta che è un attentato al colesterolo, i famosi arrosticini e la pecora, cotta in umido oppure sul legno dei cerri, per quella che è forse la sagra più storica dell’Altopiano, Ijju Cerijje, il 17-18-19 agosto di ogni anno a Rocca di Cambio.
In un’altra simpatica sagra, quella del Narciso a metà maggio, Rocca di Mezzo inaugura invece la bella stagione turistica con le sfilate dei carri.

Sciare nel bianco di Campo Felice e Ovindoli

Abruzzo il volto bianco e magico dell’inverno

E poi c’è il volto bianco e magico dell’inverno, quando l’Altopiano delle Rocche diventa il regno dello sci da fondo e dello sci alpino. Ai Piani di Pezza, un anfiteatro meraviglioso tra i monti, di origine glaciale e carsico-alluvionale, si possono percorrere chilometri di fondo e anche con le ciaspole e poi rifocillarsi al panoramico Rifugio del Lupo che ha un solarium all’aperto che non lasceresti mai. Spesso questo rifugio ospita delle mostre fotografiche naturaliste di una bellezza impressionante, con protagonisti tutti gli animali dell’Altopiano, rapaci, volpi, camosci, lupi solitari, cavalli, ritratti nella natura vergine, in cerca di cibo, in volo o appena usciti da una tana.
Per lo sci da discesa ecco invece le stazioni sciistiche di Ovindoli e di Campo Felice: in quest’ultima i panorami indimenticabili si godono dalla cima del Monte Rotondo e lungo la Pista degli Innamorati, quella che era la preferita da Papa Wojtyla che si arrampicava quassù per le sue ultime sciate (e il primo tratto i riconoscenti abruzzesi lo hanno dedicato a lui, dandogli il suo nome).

Si scia bene nell’Altopiano, ci sono anche tante Scuole Sci, Chalet che servono polente, salsicce, patatine fritte, panini ripieni di tutto e bombardini per vincere il freddo, ci sono pendii adatti al bob, percorsi per semplici passeggiate nel bianco, fino al limitare dei boschi. E i paesi d’inverno pensano sempre ai turisti, con qualche tombolata, qualche polentata, qualche fiaccolata. Viene in mente un solo rimpianto: se avessero una mentalità e le risorse dolomitiche gli abruzzesi avrebbero fatto in modo di unire i due comprensori sciistici, peccato…

Paesi da visitare nell’Altopiano delle Rocche

Ma nei paesi cosa c’è da vedere? Per concludere il viaggio nel cuore d’Abruzzo ecco alcuni cenni storici e culturali. Rocca di Mezzo è sicuramente il punto di incontro dell’Altopiano, ha la piazza più grande per il passeggio, i mercati, le feste, i concerti, i ristorantini e ha anche un bel nucleo antico con porzioni di mura medievali e alcune abitazioni originarie adornate da bifore e da portici. Rovere è dominata dai resti di un fortino e presenta tre chiesette medievali e inoltre i suoi abitanti seguendo l’esempio di Santo Stefanio di Sessanio nell’altopiano di Campo Imperatore hanno puntato per l’ospitalità sull’albergo diffuso coi turisti che dormono in vecchie case o stalle riadattate con arredamenti d’epoca e con design in pietra e legno. Fuori Rocca di Cambio si visita l’abbazia più antica del territorio, quella gotico-romanica di Santa Lucia, risalente al XII secolo e poi è tutto il paesino a sorprendere per le sue vie in salita e le terrazze panoramiche sulla vallata. Terranera è una piccola frazione che si anima grazie a un Palio e a una Marcialonga estiva mentre Ovindoli è il classico borgo abruzzese, costruito intorno a un marso che aveva funzione difensiva, antica tappa del tratturo Celano-Foggia e oggi location della più importante sagra vinicola dell’Altopiano, quella Ovindoliamo che tra calici di vino di produttori locali, salumi, zuppe e concerti a sorpresa chiude ogni anno la stagione estiva tra le Rocche.

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