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Storie dal mondo

Le altre Maldive

I segnali del cambiamento

Dopo 25 anni ritorno alle Maldive e dopo 25 anni oltre alla bellezza incantata dell’atollo, del mare, dei fondali, dei tramonti e delle lingue di sabbia scelgo consapevolmente di tornare in una di quelle che i turisti più che i locali chiamano “L’isola dei pescatori”. Ce ne sono ovunque sparse per l’Oceano Indiano sotto la punta dell’India, sono quelle isole dove vivono le comunità locali, senza i resort di lusso e le cucine gourmet e le spa a cielo aperto quindi ma con le loro casette, scuole, moschee e col loro insieme di attività e riti quotidiani.

scelgo consapevolmente di tornare in una di quelle che i turisti più che i locali chiamano “L’isola dei pescatori

Avevo un po’ di paura mista a malinconia al momento dello sbarco a Mathiveri….

Cosa troverò? Come saranno cambiate le isole come questa? Troverò lo stesso sviluppo avvenuto in altre parti del mondo come lo Yucatan per esempio? La popolazione sarà più moderna, più inglobata e quindi più fredda di quella di una volta? Che sensazioni mi rimarranno? Che Maldive e che maldiviani conoscerò nel 2024?

Avevo un po’ di paura mista a malinconia al momento dello sbarco a Mathiveri…. Cosa troverò? Come saranno cambiate le isole come questa?

L’arrivo offre già dei segnali, una mescolanza chiara e netta di un mondo arcaico e fermo con un mondo più moderno, attuale e veloce: dove una volta c’erano solo barchette in legno di pescatori, i tipici dhoni locali verniciati di azzurro, ora si vedono anche barche a motori e addirittura un paio di motoscafi; dove il porto era una insenatura naturale ora si vedono delle banchine in cemento; dove svettavano solo le alte palme ora lo sguardo incrocia vette di torri elettriche e di grandi silos destinati a produrre e a contenere energia, acqua, o materiali da costruzione; dove c’erano solo capanne o poco più cominciano ad apparire scheletri di caseggiati a due piani; insieme alle reti da pesca della mia antica memoria ecco spuntare sacchi di calce, cariole, qualche gru, piccoli laboratori artigiani, due o tre negozi di souvenir coi falsi pareu prodotti a Bangkok; e dove c’erano solo bici sgangherate o carrellini preistorici trainati da qualche animale sono arrivati, neppure pochi, i motorini, cavalcati da donne coperte da veli neri, da ragazze che da dietro il velo fanno splendere occhi nerissimi e hanno come le loro coetanee di tutto il mondo un cellulare in mano. Quindi occhio e cuore capiscono subito che un cambiamento evidente c’è stato, eccome.

Il bambino di Mathiveri

Ci accoglie subito col suo dolce sorriso il primo abitante di Mathiveri. Si chiama Alyahuu, ha dieci anni

Ci accoglie subito col suo dolce sorriso il primo abitante di Mathiveri. Si chiama Alyahuu, ha dieci anni, indossa una maglietta numero 9 perché si definisce il bomber della squadretta di calcio locale. Ed è emozionatissimo nel volerci presentare la sua scuola, la sua classe, i suoi disegni e i suoi quaderni.

Questo è il libro dove studio il corano, quest’altro quello della grammatica inglese, questi sono i miei lavoretti, i miei voti, le foto delle mie maestre, le ricerche che ho fatto insieme ai miei compagni” – ci racconta in un inglese piuttosto sicuro, che farebbe arrossire un suo coetaneo italiano.

La scuola è ordinata, pulita, colorata, alla sua entrata è appesa addirittura una dichiarazione di vision e mission dell’educazione e dell’insegnamento, che magari manca nella stessa Oxford!

alla sua entrata è appesa addirittura una dichiarazione di vision e mission dell’educazione e dell’insegnamento

Sulle pareti ovviamente apprezzi dei murales coi gessetti che raffigurano il grande mondo dei pesci maldiviani, la fauna che ha reso questi fondali famosi ovunque. Dal soffitto pendono pesanti ventilatori a pale perché l’umidità fa sudare.

Sulle pareti ovviamente apprezzi dei murales coi gessetti che raffigurano il grande mondo dei pesci
Il parco giochi vicino alla scuola presenti scivoli, altalene, castelli, tubi giganti

Il parco giochi vicino alla scuola presenti scivoli, altalene, castelli, tubi giganti e case di bambola che sembrano prodotti coi materiali di scarto del primo mondo, materiali e costruzioni che però fanno la felicità del terzo mondo. Alyahuu e i suoi compagni sono felici a correre e a ridere e a saltare in un parco giochi così.

Poi la nostra guida ci conduce saltellando a un altro campo, quello sportivo: terra a zolle, prato vero, misto a prato sintetico, misto a prato rattoppato, per delle partite scatenate su un terreno da gioco improbabile, in più un canestro senza retina e con sfondo le foglie di una palma.

Sullo stesso campo bambini e bambine in divisa verde che marciano, si avvicinano i giorni di una cerimonia probabilmente e si fanno le prove, con impegno, con ardore.

le partite scatenate su un terreno da gioco improbabile, in più un canestro senza retina e con sfondo le foglie di una palma

Palma mia, palma tua

Grazie alla voglia di Alyahuu di spiegare, di raccontarsi, di raccontare la sua isola e il suo mondo imparo altre cose, alcune davvero curiose. La faccenda delle palme da cocco per esempio, che costituiscono per i frutti in primis ma anche per le foglie e le cortecce una grande risorsa economica per i nativi.

Bene…, quando sul tronco di una palma si vede un numero significa che quella palma ha un padrone, un uomo o meglio ancora una famiglia che da quella palma raccolgono i frutti. Quando invece – attenzione, attenzione – i cocchi scossi da una notte di pioggia o di vento cadono a terra “sono di chi arriva per primo, a segnarli intorno con un cerchio del piede nella sabbia o nella polvere. Tra di noi si rispettano i patti, un cocco a terra con un segno accanto ha trovato un padrone, e nessuno lo toccherà”.

Nel resto della passeggiata questo bambino dolcissimo ci accompagna anche a vedere sua zia che fa il pane, più che pane una specie di focaccia calda e croccante, tagliata a striscioline, molto speziata e molto piccante, come lo è tutta la cucina di queste parti. E ce la fa assaggiare, ed è molto buona.

quando sul tronco di una palma si vede un numero significa che quella palma ha un padrone...
vedere sua zia che fa il pane, più che pane una specie di focaccia calda

Nella pausa per lo spuntino maldiviano il mio occhio va a dei vasi o a dei semplici secchielli da spiaggia riempiti di terra e di piante: essi in pratica sono l’orto casalingo di ogni famiglia, con semi magari comprati in qualche emporio della capitale Male e con frutti e verdure che crescono là, coraggiosamente, in mezzo all’oceano, tra le vie polverose, sotto umili verande, dentro un semplice vaso.

Continua il giro: il fratello grande e un amico di famiglia di Alyahuu gestiscono una guest house, si proprio così, un alberghetto informale ma pulito nella via principale o in riva al mare: un tipo di economia del genere 25 anni fa alle Maldive era impensabile ora invece i pescatori a volte sono diventati piccoli imprenditori, navigatori sul web e ce l’hanno fatta, hanno lasciato la barca e dato vita al loro sogno, quello di ospitare anche loro, direttamente, dei turisti fai da te, che aumentano nel mondo, che si cercano voli e atolli da soli. Se poi non è una guest house può essere un mini market, un bar con veranda o addirittura un ristorantino dove sulla brace si cuociono i pesci pescati dagli stessi subacquei alternativi che riempiono le pensioncine locali. Tutto un mondo nuovo dunque che si sta esprimendo, che è uscito fuori, una forma di piccola economia informale che sta diventando sempre più presente e organizzata.

La preghiera e la politica

Pregare con fervore e battersi per un futuro più democratico sono due grandi occupazioni per gli abitanti delle isole dei pescatori.

Pregare con fervore e battersi per un futuro più democratico sono due grandi occupazioni per gli abitanti delle isole dei pescatori.

Per la prima funzione il luogo prescelto è ovviamente la moschea: c’è quella per gli uomini e quella per le donne, ognuna con la sua fontana per purificarsi al centro del portico, le scarpe che vanno lasciate ordinatamente appaiate fuori il tempio e dentro delle mura verdi ecco l’idolatrato altare in direzione della Mecca dove i fedeli si inginocchiano più volte al giorno.

C’è silenzio, rispetto, amore per questo loro dio.

E devo dire che qui non mi pare che arrivino segnali di fanatismo religioso, anche se la politica e la società sono tutte di nuovo in mano ai musulmani dopo la fase alternativa condotta da un giovane presidente coraggioso e rivoluzionario.

Sull’attività politica varie sono le tracce nel villaggio: i murales innanzitutto, ma anche i gazebo, i banchetti, le bandiere, i programmi scritti sui muri o sui volantini o declamati all’ultima festa dell’isola. Due amichetti di Alyahuu stanno facendo i compiti tra i coriandoli e le foto lasciate dai candidati locali.

Sull’attività politica varie sono le tracce nel villaggio: i murales innanzitutto, ma anche i gazebo, i banchetti, le bandiere

Su altri murales il paradiso dei tropici, dipinto dagli stessi bambini.

Intravedo questo disegno in un cortile mezzo abbandonato, si tratta di una forma d’arte povera ma autentica, in fondo il loro ambiente è tutto qua, nel sole che tramonta dietro a una palma, in una vita semplice che ha nella spiaggia, nel tempio, nella classe, nel campo sportivo, ne bar locale i luoghi di incontro e convivialità che hanno tutti i bambini del mondo.

Ma qui tutto sembra rudimentale, all’inizio. Una storia degli inizi del mondo che noi conosciamo.

Su altri murales il paradiso dei tropici, dipinto dagli stessi bambini.

Là vicino si apre lo spiazzo alberato del cimitero, l’ultimo pezzo di isola che mancava, coi defunti che riposano per sempre a due passi dal mar, in mezzo alla gente che li ha amati. E’ uno spazio poetico e raccolto, con le lapidi piantate un po’ storte e un po’ a caso. E in riva al mare un altro murale, quello più attuale, con la bandiera palestinese e la scritta “Free Palestine”. E’ evidente da che parte stiano i maldivian nella guerra pià atroce di questi ultimi anni.

Là vicino si apre lo spiazzo alberato del cimitero, l’ultimo pezzo di isola che mancava

Lo sguardo di Aisha

Non lo so se lo fa di proposito ma l’ultima cosa che ci fa vedere Alyahuu della sua isola è la sua povera casa. Le pareti sono un po’ in muratura e un po’ in lamiera, il tetto fa acqua da tutte le parti e me ne accorgo perché intanto che visitiamo l’isolotto si è scatenato un temporale tropicale. Nel cortile piante, rifiuti, galline, utensili domestici sparsi alla rinfusa, alcune bambine che si dondolano su un’amaca e soprattutto lei, Aisha, la sorella di Alyahuu colta in un momento tutto suo, con lo sguardo che non dimeticherò, che va in un’altra direzione, che sogna forse un altro futuro.

La mamma li chiama. La cena è pronta. Alyahuu entra subito, ha fame, ride e ci saluta. Aisha invece continua a guardare un punto ideale, tutto suo. Forse guarda verso la spiaggia, verso quel cartello che anticipa il lido attrezzato con sdraio di corda. Sopra c’è scritto “Public Beach – No bikini”.

E’ un sogno in riva al mare, ma credo che Aisha abbia già capito che pure se tutto quaggiù sembra un paradiso perduto

E’ un sogno in riva al mare, ma credo che Aisha abbia già capito che pure se tutto quaggiù sembra un paradiso perduto un pezzo di libertà le verrà sempre a mancare.

Lo sguardo di Aisha

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