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Manchester, why not?

Dal cotone alla modernità

La grande, vibrante e cosmopolita Londra in genere fagocita tutto: mode e riflettori, spettacoli e turisti low cost, viaggi di istruzione e gossip sulla famiglia reale… Chi si spinge più a nord in genere punta la storica Edimburgo o le selvagge highlands scozzesi, al massimo fa una tappa a Liverpool attratto dal mito dei Beatles… ma ben pochi arrivano a Manchester, culla della rivoluzione industriale inglese e città prototipo dell’Inghilterra laboriosa e moderna.

Manchester, why not?

Dall’inizio del ‘700 a metà dell’800 Manchester ha cambiato il suo destino da villaggio a città metropolitana grazie alla lavorazione e trasformazione delle fibre tessili, il lino che arrivava dalla vicina Irlanda e soprattutto il cotone che veniva trasportato dai bastimenti provenienti dalla Turchia. Il suo clima umido permetteva di non sfilacciare le fibre dei tessuti, i numerosi corsi d’acqua permettevano ai macchinari delle fabbriche di avere una inesauribile forza motrice, il famoso canale Manchester Ship Flag che già la collegava al Mare d’Irlanda le permetteva un grande flusso di merci e una conseguente facilità di esportazioni.

Quindi tra le nubi grigie del nord industriale inglese ecco che le balle bianche e pure del cotone oltre che gli immensi giacimenti di carbon fossile vennero a rappresentare le basi di un sorprendente sviluppo e di una veloce e crescente ricchezza.

Tra le due guerre mondiali tale fenomeno visse la sua crisi, anche per l’avvento aggressivo dei mercati asiatici, dei tessuti a basso costo e delle fibre sintetiche. Manchester si piegò malinconicamente su se stessa, solo tanta pioggia, e non di soldi, era rimasta a cadere sulle fabbriche mezze abbandonate, sui docks, sulle periferie di mattoni rossi.

le balle bianche e pure del cotone oltre che gli immensi giacimenti di carbon fossile

I tempi moderni hanno donato alla città un nuovo rinascimento per certi versi simile a quello della vicina Liverpool: il boom delle squadre di calcio locali controllate da americani e da sceicchi, la moda, il nuovo polo industriale di Trafford Park, il più grande del paese, il proliferare di giornali (The Guardian nacque qui nel lontano 1821), università, iniziative culturali, architetture moderne, i prezzi delle case che si stanno avvicinando a quelli da capogiro di Londra, i tanti poli scientifici dove si studiano l’intelligenza artificiale e il futuro, i tanti grattacieli di vetro che si stagliano dietro la silhouette delle vecchie case di red bricks e la comparsa (finalmente) di un certo turismo di nicchia, lo stesso che porta prima o poi la gente a scoprire i volti meno noti del Regno Unito, quelli appunto dell’Inghilterra industriale o della stessa Glasgow in Scozia e Belfast in Irlanda del Nord.

Passeggiate per Manchester

Passeggiate per Manchester

E allora un week end a Manchester si può fare, why not?

Se non altro per capire dove crebbero le prime industrie che tanto benessere hanno portato in Europa, per omaggiarla di essere stata “la prima fabbrica del mondo” e la culla delle lotte sindacali e del diritto al voto delle donne, conquistato nel 1918 dal movimento di Emmeline Pankhurst, la città dove nel 1948 si progettò con Alan Turing il primo modello di computer. Oltre che degli studi sociologici su lavoro, sfruttamento, industrializzazione e progresso da parte di Friedrich Engels coautore del futuro “Manifesto del partito comunista” con Karl Marx nel 1848.

Per cominciare a visitare il nuovo volto di Manchester ci sono alcune tappe obbligate: la cittadella MediaCityUK costruita proprio sul famoso canale dove sbarcava il cotone, il Centro Urbis che sembra un missile di vetro, il complesso multi-artistico The Lowry dedicato al pittore delle periferie industriali, il centro di intrattenimento Printworks con cinema, ristoranti e locali di ogni tipo, l’Imperial World Museum a memoria dell’orrore di tutte le guerre, il Salford Quay Millennium Lift Bridge, tutte architetture eccentriche, geometriche, rese ancora più affascinanti dai giochi di neon e di vetri che si specchiano nel fiume Irwel lo stesso che poco più a est sfocia nel Mersey che bagna Liverpool.

tutte architetture eccentriche, geometriche, rese ancora più affascinanti dai giochi di neon e di vetri che si specchiano nel fiume Irwel

Se vogliamo dedicarci invece alla scoperta della città classica si può visitare lo storico emporio Afflecks, nato all’apice della gloria industriale di Manchester a metà ‘800 quando in città si contavano almeno 100 cotonifici (!!) e pieno di caffè e di negozi di abbigliamento vintage, oppure la John Rylands Library la bibbia dei libri e bibbia non è un termine esagerato perché oltre ad avere la struttura e le vetrate e le arcate di una chiesa conserva 400.000 pezzi tra cui un prezioso papiro con un frammento del Vangelo di Giovanni.

Senza tempo infine il calcio, il celebre stadio Old Trafford del Manchester United, la squadra con più tifosi al mondo: una foto sotto la Holy Trinity del club rosso (Charlton, Best e Law) è d’obbligo per gli amanti di questo sport e magari anche una bella partita da godere nel “teatro dei sogni”. Che però da una decina d’anni vince poco anche perché le fortune le ha fatte con gli sceicchi l’altro club di Manchester, il City, quello divenuto fortissimo guarda caso nell’Etihad Stadium (compagnia aerea degli Emirati arabi) con le casacche celesti. Un biglietto per un derby può toccare cifre folli ma può essere anche un’esperienza davvero immersiva nei riti e nei deliri moderni di questa frenetica città. Tra i templi dello spettacolo si può andare invece nella grandiosa Manchester Arena sede dei migliori concerti pop e rock (l’ultimo da copertina, quello degli Oasis riuniti) e purtroppo anche dell’attentato di matrice islamica allo show di Ariana Grande che causò 22 morti nel giugno 2017 e che si è ripetuto pochi giorni fa nella sinagoga della città, con esiti sempre drammatici ma minori.

il celebre stadio Old Trafford del Manchester United
Per un tuffo nel passato industriale del cotone, del vapore, delle macchine e dell’elettricità va visitato il Museum of Science and Industry

Per un tuffo nel passato industriale del cotone, del vapore, delle macchine e dell’elettricità va visitato il Museum of Science and Industry mentre per una buona pinta di birra o una cenetta in una Manchester più raccolta e intima il consiglio è quello di recarsi vicino alla vecchia Borsa del cotone, oggi trasformatasi nel Royal Exchange Theatre: tra piazzette che ricordano atmosfere medievali anche la cucina inglese sembrerà gustosa!!

vicino alla vecchia Borsa del cotone, oggi trasformatasi nel Royal Exchange Theatre

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