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I grandi reportages / Marocco on the road

Marocco on the road – Chefchaouene

Un colore stupendo

Chefchaouene Un colore stupendo

L’azzurro è il mio colore preferito ma mai avrei pensato di trovarlo in Marocco in una così strabiliante espressione.

L’azzurro per me ha significato tanti mari, cieli, fiordi, isole, le cupole delle chiesette del mio adorato cerchio magico delle Cicladi, le porte e le finestre dipinte di qualche luogo nel sud del mondo, l’orizzonte di una gita in montagna, l’idea filosofica delle lontananze di Novalis.

Invece all’inizio dell’Africa, dove ti aspetti più sole e più polvere, dove la tavolozza dei colori è in genere rappresentata da tutte le tonalità calde ecco che si apre all’improvviso, lungo l’affascinante rotta del Marocco mediterraneo, la scena su una piccola città tutta azzurra, celeste, indaco, blu: Chefchaouene. Che sembra rivaleggiare coi toni bianchi e accecanti della sorella maggiore Tangeri.

La via mediterranea del Marocco

Lasciato il porto di Tangeri e le sue navi e la sua confusione si arriva presto ai possedimenti spagnoli in terra d’Africa, quei distretti di Ceuta e più avanti di Melilla che raccontano storie di militari annoiati, di zone franche e di frontiere dove è molto presente il contrabbando.

Poi si giunge nella intricata medina berbera di Tètouan, dove si rifugiarono molti ebrei e mori ai tempi della Reconquista cattolica della Spagna nel XiV secolo.

Il tempo di uno sguardo alle botteghe che producono oggetti in cuoio e piastrelle di ceramica, di un tè alla menta nella pittoresca Piazza Hassan II dove bianchi edifici ospitano in mezzo un giardino fiorito ed eccoci in viaggio per la vera meta di questo primo spostamento in Marocco, il villaggio azzurro di Chefchaouene, che ci aspetta dopo le prime roccaforti montuose del Rif.

Macchie azzurre tra i monti

Macchie azzurre tra i monti

L’aria di qui, a quota 600 metri, è già più fresca e salubre, meno afosa, meno sabbiosa.

D’altronde in Marocco ci capiterà spesso, attraversando l’Atlante su una vecchia e traballante corriera, osservando il mare pescoso di Essaouira dai suoi bastioni portoghesi, avvertendo sensazioni di ombra e fresco nei giardini bellissimi dei palazzi di Marrakech, di sentir spirare una brezza piacevole. Perché il Marocco è pieno di paesaggi marini e montani, di patios e fontane, di oasi fertili sulla via delle Kasbah e di villaggi dove la gente per il freddo ha anche le labbra screpolate e gli abiti pesanti, insomma non ci sono solo dune infinite e città imperiali nella terra rossa, non si suda soltanto ai 50 gradi di Zagora.

L’aria di qui, a quota 600 metri, è già più fresca e salubre, meno afosa, meno sabbiosa.

Pare che da queste casette azzurre perse in mezzo alle cime boscose passi il sentiero numero 39, quello del kif, il così chiamato hashish locale, controllato dai clan locali, offerto a ogni curva, a ogni paesino dai ragazzi-pusher, una grande risorsa economica della regione, destinato a essere imbarcato a quintali nei container del porto di Tangeri. Ma non essendo appassionati dell’argomento con la mia fidanzata preferiamo perderci nei vicoli e nelle piazzette azzurre di Chefchaouene, qualcosa di veramente unico e poetico. Mura, balconi, archi, scalini, scalinate, cortili. Tutto azzurro pastello, delicato e soave. Una cartolina, veramente, ingentilita dai fiori che spuntano ovunque, dal decoro delle strade, dai sorrisi spontanei della gente del posto.

nei vicoli e nelle piazzette azzurre di Chefchaouene, qualcosa di veramente unico e poetico

Un pranzo indimenticabile

In questo magico paesino ci tocca in sorte uno dei migliori pasti dell’intero viaggio: seduti all’ombra di una pergola, circondati dall’azzurro delle case e del cielo, eccoci serviti per antipastini dei brik, delle sfoglie ripiene di carne e verdure, per primo un cous cous colorato di verdure, pinoli, zafferano, uvetta e arricchito da almeno tre tipi di carne e poi l’assaggio del piatto più gustoso del Marocco, quello che si scopre aprendo larghi tegami in coccio che emettono un profumo inebriante da sotto il loro tipico coperchio a cono: il tajine, uno speciale stufato (di maiale, di agnello, di chissà cos’altro) aromatizzato da almeno una dozzina di spezie e da qualche prugna e albicocca messa lì a fianco. Dolcetti di mandorla e miele e il più classico dei tè alla menta per finire… burp!

In questo magico paesino ci tocca in sorte uno dei migliori pasti dell’intero viaggio

Atmosfera andalusa

La passeggiata nel pomeriggio grazie ai sapori gustati risulta ancora più piacevole: la luce si fa morbida, le tonalità contate di azzurro raggiungono almeno la decina, tutto a Chefchaouene sembra uscire da un quadro, le tegole dei tetti e i caratteristici patii, la kasbah con le mura che all’improvviso cambiano colore e virano sul rosso e il piccolo giardino con museo contenuto dentro di essa, la Grande Moschea e l’antico Caravanserraglio, la cascata appena fuori la Medina e le antiche porte.

Un misto sensuale e pittorico di Africa berbera e Andalusia moresca, questa è l’immagine del villaggio. Un villaggio che cromaticamente è da loro diverso ma ricorda molto da vicino la Ruta de los pueblos blancos dell’Andalusia. Tanti andalusi in effetti sono finiti qui ai tempi del protettorato spagnolo in Marocco e nell’aria, nelle musiche, nei sapori, qualcosa del magico sud spagnolo senz’altro si ritrova.

Un misto sensuale e pittorico di Africa berbera e Andalusia moresca

Perché il blu?

Resta da chiarire un mistero sulla perla blu del Marocco. Perché le case e le vie hanno questo colore? Ci sono varie teorie in merito: l’azzurro è una tinta che rinfresca gli ambienti nelle calde estati, dà sollievo, senso di pace, di rilassatezza, forse la stessa che cercavano gli ebrei finiti quaggiù ai tempi dell’Inquisizione spagnola o anche ai tempi della Germania di Hitler che li andava a rastrellare per tutto il continente europeo. O più semplicemente si narra che il blu allontani insetti e zanzare o che sia un delicato pensiero e anelito rivolto verso il vicino mare. Qualunque sia la ragione, l’ispirazione, il motivo di tanto azzurro, il risultato è una pausa incantata nel viaggio in Marocco.

Volendo il viaggio prosegue con giorni di avventurosi trekking tra picchi e gole del Rif ma piuttosto che rischiare l’assalto più o meno benevolo dei pusher che ti aspettano sulla strada la nostra scelta è quella di imbarcarci su un pullman che attraverserà l’Atlante per arrivare nella mitica città imperiale di Fès.

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