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I grandi reportages / Marocco on the road

Marocco on the road – Labirinto Fès

La tavolozza

Mentre giri tra un suk e l’altro a Fès a un certo momento capiti su una terrazza, ti affacci sotto e ammiri (magari con delle provvidenziali foglioline di menta a proteggerti il naso!) una tavolozza incredibile dai mille colori. Sono le vasche delle concerie Chouara, il suk più originale di questo incredibile labirinto del Marocco, quello dove si lavorano e si tingono le puzzolenti pelli di animale.

Marocco on the road – Labirinto Fès

D’altronde è questo il prezzo (e l’odore…) da pagare per trasformare quelli che una volta erano dromedari, vacche, pecore o capre (sembra la loro la pelle più pregiata) negli oggetti di pelle più ambiti delle città imperiali, ovvero borse e portafogli, cinture e giacche, fino alle tipiche ciabattine a punta, le babouches. Tutti creati a mano, senza processi industriali, in questa specie di girone dantesco.

Le concerie di Fès sono tante vasche di pietra, le une vicine alle altre, e sembrano osservate dall’alto la tavolozza di un pittore molto creativo

Le concerie di Fès sono tante vasche di pietra, le une vicine alle altre, e sembrano osservate dall’alto la tavolozza di un pittore molto creativo, o anche un elaborato nido d’ape. Se le visiti con una guida, uno di quei ragazzi che fanno a gara per accoglierti col loro tour davanti alla porta di ingresso della città vecchia, scopri i dettagli di questo mondo antico e artigiano, che i colori derivano da tutti elementi naturali (il rosso dal papavero e dal melograno, il marrone dal legno di cedro, il giallo dallo zafferano, l’arancione dall’hennè, il verde e il blu, rispettivamente dalla menta e dall’indaco, il nero dall’antimonio…), che le botteghe migliori hanno una storia antichissima e che ci lavorano famiglie di conciatori da generazioni, più o meno da 900 anni! Abituati a camminare in equilibrio sui bordi delle vasche, a tingersi di mille colori, a riversare quei colori sulle pelli prima stese al sole, che emanano un odore ripugnante, che sale fino in alto, al nasino delicati di noi turisti che osserviamo la scena ad occhi sbarrati.

Che fatica là sotto e che lavoro toccato in sorte a quei 500 maestri artigiani riuniti in cooperative: tre giorni solo per pulire le pelli, per immergerle in un miscuglio di piscia di vacca, di calce, acqua e sale (ecco uno dei primi killer dell’olfatto…) utile a far staccare il grasso e la peluria delle bestie. Poi le stesse pelli vengono messe in altre vasche, contenenti stavolta guano di piccione (ecco il colpo del ko!), perché solo così diventano morbide e pronte per ricevere il colore. E dopo altri tre giorni di seccatura ecco gli uomini cospargere le pelli di olio d’oliva, per renderle più lucide. Che avventura unica per finire nel suk!

Ma anche che spettacolo tutto questo! Milleduecento pozzetti multicolore, sicuramente l’immagine indimenticabile, l’icona della Medina di Fès, 2 kmq intricatissimi di vicoli, patrimonio Unesco dal 1981.

Milleduecento pozzetti multicolore, sicuramente l’immagine indimenticabile, l’icona della Medina di Fès
quei 500 maestri artigiani riuniti in cooperative: tre giorni solo per pulire le pelli

Nel labirinto

Ma ora entriamo nel dedalo di stradine, piazzette, moschee, cortili, mercati di quella che è considerata il centro culturale, religioso e artigianale del Marocco, fondata nel 789 da Moulay Idris II, un discendente di Maometto. Entriamoci come di solito accade, depositati da un taxi sgangherato fuori le sue mura color ocra, nella piazza dove le guide improvvisate ti aspettano, dove i bambini corrono dietro a un pallone e i più anziani sorseggiano un tè ai tavolini dei bar, proprio davanti alla monumentale porta di ingresso della Medina, ritenuta la più grande e antica del mondo.

Bab Bou Jeloud (la porta azzurra, così chiamata per il colore dei suoi mosaici) è il benvenuto in un mondo incredibile, brulicante di vita, voci, mestieri, odori, suoni. Da qui si sceglie una delle vie principali che prima o poi si ricongiungono dopo mille curve, pause, panorami, angoli bui, siparietti di vita quotidiana, attraversamenti folli di motorini e muli, trattative di mercanti, bancarelle tra le più scenografiche mai vista in vita mia. Un vero teatro all’aperto di costumi e tradizioni locali.

Bab Bou Jeloud (la porta azzurra, così chiamata per il colore dei suoi mosaici)

Scegliamo di imboccare la via sulla destra e dopo un mercato alimentare che mette in mostra spezie, carne di cammello smembrata e melograni grandi come meloni si giunge nei pressi della Madrasa Bou Inania esistente dal 1350 e considerata la scuola coranica più bella e storica di Fès, quella dove si sono formati generazioni di studenti religiosi.

L’impatto artistico ed emozionale è grande, ricorda alcuni ambienti dell’Alhambra di Granada e alla vista splende davvero tutto: le pareti decorate con motivi geometrici, le porte di ottone, le piastrelle in onice colorate che fanno riflettere la luce sui minareti, i mosaici e gli stucchi raffinati, le grate in legno di cedro intarsiato, i marmi bianchi e rosa, la fontana delle abluzioni posta all’ingresso della moschea, compresa nel complesso scolastico. L’immaginazione va a secoli di studio e preghiera, le cui ore sono segnate da un orologio ad acqua, e si respira un’aria di elevazione spirituale dell’anima. Il pensiero può andare anche a qualche fondamento integralista di troppo ma finora il Marocco islamico non ci hai mai trasmesso alcun minimo timore. Tanto che in questa madrasa sono accolti anche i non musulmani.

Madrasa Bou Inania esistente dal 1350 e considerata la scuola coranica più bella e storica di Fès

Dopo la Madrasa la via Talaa Kebira procede in leggera discesa, incrocia i magazzini dove si riposavano i carovanieri, attraversa i suk dell’hennè e dei carpentieri, disposto nei vicoli intorno alla pittoresca Place an Nejjarine. Questi artigiani sono dei veri maestri, intagliano altari, mobili, porte, in silenzio, con amore. Ogni mestiere che osserviamo in opera mostra una dignità incredibile e una perizia assoluta.

i suk dell’hennè e dei carpentieri, disposto nei vicoli intorno alla pittoresca Place an Nejjarine

Poi è la volta del Mausoleo di Moulay Idriss II, luogo sacro per il Marocco, e della piccola conceria Sidi Moussa dove si ripetono le scene e le puzze già viste a inizio passeggiata e quindi si arriva alla Madrasa El Attarine fondata 25 anni prima dell’altra e anch’essa abbellita da mosaici, da una grande fontana in marmo e da una imponente sala della preghiera ricoperta da una cupola in cedro. L’occhio va alla mihrab, la nicchietta che segnala la direzione della Mecca, ma anche ai piccoli alloggi dove tanti studenti si ritiravano dopo aver affrontato la filosofia, la medicina, la matematica, la grammatica araba, la musica, l’astronomia e ovviamente le pagine del Corano.

Tutto intorno si sviluppa l’ennesimo affascinante suk, stavolta dedicato al mondo delle spezie, delle essenze e dei profumi. Guardi in alto e scorgi pure le terrazze dei bellissimi Ryad, ideali per un soggiorno nel bel mezzo del folklore marocchino. Guardi di lato e vedi pure muri crollati, capita nella Medina.

stavolta dedicato al mondo delle spezie, delle essenze e dei profumi. Guardi in alto e scorgi pure le terrazze dei bellissimi Ryad

Visitata anche questa Medersa il cammino prosegue a sinistra lungo le mura antiche di Fès e porta alla Moschea monumentale di Karaouine che ha addirittura ospitato la più antica Università del mondo (fondata da una donna nell’857) e che ospita ancora una ricchissima biblioteca di 30.000 manoscritti che permisero a Fès di elevarsi al nobile ruolo di capitale culturale del Maghreb.

Rispetto, ammirazione e poi di nuovo folla, vita, rumore, perché accanto a questo capolavoro si apre il suk del rame e dell’ottone, intorno alla piazzetta di As Seffarine.

La pausa finale del Tour nei suk di Fès è ancora sulle terrazze che dominano la grande conceria, il più celebre suk dei tintori: i tini, i colori, gli uomini piegati sulle vasche, gli odori puzzolenti sono sempre quelli ma un tè alla menta e una simpatica trattativa per comprare una borsa e un paio di pantofole in pelle rendono l’ora trascorsa davvero lieta. Se non si vuole comprare nulla i proprietari dei negozi di pellame in cambio di una mancia ti fanno comunque sostare a piacere sulle loro terrazze vista vasche.

Ultima sosta alla grande Moschea Andalusa, nell’omonimo quartiere abitato dagli immigrati andalusi, venuti qui fin dai tempi della loro cacciata dal califfato degli Omayyadi di Cordoba (812).

Fuori la Medina

Torniamo all’esterno della Porta Azzurra: altri taxi o pulmann scaricano altri turisti, i ragazzini-guida ricominciano a urlare, a proporre, ad accompagnare chi inevitabilmente desidera compiere in sicurezza il Tour della Medina. Ci riposiamo e rinfreschiamo un po’ nei giardini pubblici di Bou Jeloud, tra ombra di alberi e sollievo di fontane e laghetti. Ci resta salire sulla collina migliore da dove ammirare al tramonto il nido d’ape di Fès e questa collina è quella delle tombe dei Merenidi, mausolei del XV secolo.

Torniamo all’esterno della Porta Azzurra: altri taxi o pulmann scaricano altri turisti, i ragazzini-guida ricominciano a urlare, a proporre, ad accompagnare chi inevitabilmente desidera compiere in sicurezza il Tour della Medina. Ci riposiamo e rinfreschiamo un po’ nei giardini pubblici di Bou Jeloud, tra ombra di alberi e sollievo di fontane e laghetti. Ci resta salire sulla collina migliore da dove ammirare al tramonto il nido d’ape di Fès e questa collina è quella delle tombe dei Merenidi, mausolei del XV secolo.

Minareti ocra, cupole verdi delle mederse e delle moschee, fermi lassù a rintracciare con gli occhi l’intricato percorso nel suk, la grande giornata iniziata con le pelli colorate e finita con la luce morbida che bacia il centro storico di questa magnifica ed unica città del sud del mondo.

La città continua a incantare e a stupire per i suoi strati e substrati etnici

Sempre fuori le Mura si scoprono la Ville Nouvelle costruita con larghi viali dai francesi negli anni del loro protettorato (e qui sorgono gli hotel turistici principali e tanti locali) infine il Palazzo Reale e il suggestivo Quartiere Ebraico con un cimitero di disordinate lapidi bianche che ricorda la confusione di tutti i suk visitati in un giorno di cammino a Fès. La città continua a incantare e a stupire per i suoi strati e substrati etnici, frutto della mescolanza di tante culture, razze e popoli: tra il XVI e il XVII secolo infatti vennero espulsi a Fès sia gli ebrei sefarditi dalla Spagna sia i Mori ad opera di Filippo III. E ogni volta la città accoglieva tutti, creando nuove forme di arte, di credo, di cucina, di mercato e di vita.

Dovete venire una volta a Fès perché é lei il vero tesoro del Marocco, la più antica, la più colta, la più sacra e girarla a caso, per provare una profonda soddisfazione: mandare in tilt anche google map!!

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