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I grandi reportages / Marocco on the road

Marocco on the road – Marrakech la rossa

Il colore dominante

Il tramonto è rosso a Marrakech. Come le facciate delle case, le cupole dei minareti, il tessuto dei tappeti. Sono rosse le brocche di argilla e i piatti di ceramica e le pantofole di pelle dentro i suk, rosse o comunque color creta le mura che cingono la città, rossi e arancioni i fuochi della piazza più creativa del continente africano quando arriva la notte, rossi anche gli abiti dei venditori d’acqua, le scale che portano alle terrazze e le porte che svelano i suoi cortili, rosse le alte pile di borse, di frutta, di tutte le sfumature del rosso le tinte del cielo.

Marrakech la rossa

Marrakech verso sera diventa magica come una favola, tutta da esplorare, da gustare e da vivere. Dopo che il giorno ti ha lasciato lo stupore dei monumenti, dei giardini eleganti con le palme e le vasche, delle mederse raccolte, dei suoi suk unici al mondo, brulicanti di voci e mestieri, ecco che il tramonto regala questo mare di luce rossa, questo calarsi appunto nella dimensione diversa e serena della magia.

Il rosso è un colore adatto a questa meraviglia imperiale del Marocco, accende i sensi, racconta storie, evoca passioni, predispone l’animo a un certo romanticismo tipico dei viandanti. E prepara tutto te stesso all’incontro con una città seducente, fondata nel lontano 1062 dalla dinastia degli Almoravidi che regnavano dalla Spagna al Sahara, dalla costa atlantica a quella mediterranea del Nord Africa.

Il rosso è un colore adatto a questa meraviglia imperiale del Marocco, accende i sensi, racconta storie

Jaama el Fna

L’hanno definita la piazza-simbolo dell’Africa, quella dei mestieri, delle voci, degli incontri, delle bancarelle di cibo, dei cantastorie che, quasi ultimi nel continente, tramandano ancora racconti e leggende. L’hanno chiamata, quelli dell’Unesco, “patrimonio orale e immateriale dell’umanità”, uno “spazio sacro della socialità e della comunicazione verbale” (Paolo Galliani – Meridiani Marocco n°146), per Elia Canetti, l’autore di “Voci da Marrakech” era il teatro della città, il punto immancabile della Medina e l’entrata al magico mondo del suk.

E pensare che durante il giorno sembra uno spazio vuoto, addormentato… Ma la sera è unica.

Per noi a spasso per il Marocco la gigantesca e irregolare piazza di Jaama el Fna diventa da subito uno dei luoghi-chiave, per capire meglio il paese, i suoi colori, i suoi costumi, le sue storie. Cominciamo per spirito di appartenenza col farci un piccolo tatuaggio di hennè, che rappresenta la silhouette di una kasbah in un palmeto. Le mani della ragazza si muovono sicure e abili, il suo sguardo scuro e penetrante viene da qualche duna del deserto, da qualche villaggio povero del sud.

la gigantesca e irregolare piazza di Jaama el Fna diventa da subito uno dei luoghi-chiave, per capire meglio il paese

Il primo giro della piazza è dedicato al numero sterminato di bancarelle, perché è sera, perché si sentono tanti profumi dalle braci, perché i sensi vengono colti da tante immagini e perché i sapori, letteralmente, ti chiamano. Il miracolo di questo tempio dello street food berbero è che ti fa venire fame di ogni possibile spuntino: lo spiedino cotto con maestria, la focaccia ripiena di verdure, i cartocci di pesce fritto, le famosissime spremute d’arance. Non può mancare neppure la foto col venditore d’acqua, tutto bardato, tutto preso dal suo ruolo, perché l’acqua fresca ai confini del deserto bollente è il bene prezioso che significa più che altrove la fonte della vita.

Poi l’occhio cerca, immancabilmente, quell’umanità varia e pittoresca di artisti, di ciarlatani, di fachiri, di cantastorie, di acrobati, di stregoni, di mimi. Che improvvisano, ridono, piangono, recitano, giocano, saltano, ingoiano spade, puntano il cielo, camminano sui chiodi o sui tizzoni ardenti, portano la vita in una piazza, per i turisti della piazza e per i figli orgogliosi della piazza.

Su certe guide gli autori giurano che racconti, miti, favole e parabole provengono in molti casi da “Le Mille e una Notte”. E basta salire sulla terrazza di un Caffè per immaginarselo davvero di volare sopra un tappeto e sopra quel mare di luci, di fuochi, sopra quella prova immanente di vita.

quell’umanità varia e pittoresca di artisti, di ciarlatani, di fachiri, di cantastorie, di acrobati, di stregoni, di mimi

Per stordirti ancora meglio, perché in fondo quel fiume di parole e di cantilene che vanno dall’Atlante al Sahara non le capisci, ecco che schivando le folle e i motorini subito dopo punti a scovare i numeri con protagonisti gli animali: il serpente che al suono del flauto esce dalla cesta, lo scorpione velenoso che cammina sul piede, la scimmietta ballerina, il camaleonte immobile sul palmo di una mano, gli uccelli esotici e piumati in bella mostra.

Non riesco invece a identificare qualche rudimentale dentista ma mi basta pensare alla scena del film “Marrakech Express” (vedi altro pezzo dedicato in questo reportage) con Abatantuono e la sua banda per far finta di averlo trovato.

Ad anni di distanza dal grande viaggio altri viaggiatori e turisti ritornati da Marrakech mi parlano dei pericoli di cambiamento e modernizzazione della piazza: forse sta per cedere a parcheggi, neon, fast food e discobar ma io in fondo al cuore spero che mantenga il suo genius locii e quella sua capacità unica di raccontare mondi diversi e di far scoprire cose strane.

Faccio insomma il tifo, un tifo sincero e nostalgico, perché la Città Rossa non perda mai la sua prima Meraviglia. Altro che “Piazza del Nulla” come recita il suo nome, in questa piazza si incontra e si conosce come in nessun altro posto l’Africa berbera.

la Città Rossa non perda mai la sua prima Meraviglia

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