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I grandi reportages / Marocco on the road

Marocco on the road – Meknes e Marrakech, frammenti

Il giorno di Meknes

Continuo a sfogliare le pagine di appunti ritrovati sul viaggio in Marocco, ecco i miei ricordi di Meknes:

“Meknes è la città imperiale che racconta di glorie passate, rispetto a Fès c’è più povertà e più decadenza, la ricopre un’aria quasi sonnolenta. La grande piazza-parcheggio è il suo primo luogo di incontro, quello dove le guide improvvisate come al solito cercano i turisti da accompagnare per sbarcare il lunario, mentre pittoreschi venditori d’acqua coi loro pennacchi rossi e le patacche di ottone guadagnano qualche spicciolo con le foto in posa. La medina è più piccola di quella di Fès, anche se ha gli stessi cortili a tema: qui le stoffe, lì i gioielli, più avanti le spezie, le anfore, i tappeti, i dolci secchi e quelli col miele, le elaboratissime ceste di paglia…”

Il giorno di Meknes

“Dalla terrazza della scuola coranica di Bou Inania si vede nella sua magnificenza il minareto verde, il colore simbolo del sacro libro religioso, il colore della spiritualità. Sono sempre curiose le entrate di moschee e mederse nella medina: vecchi portoni intarsiati di legno, nessun segnale particolare di grandezza, piuttosto lo svelamento di uno spazio intimo e raccolto per i fedeli, quasi coperto da casse di verdure e da pile di babouches in pelle…”

Sono sempre curiose le entrate di moschee e mederse nella medina: vecchi portoni intarsiati di legno

“La grandezza passata di Meknes la percepisci subito passando sotto l’immensa volta della porta di Bab Mansour, la più grande del Marocco, e ti viene confermata dalle dimensioni notevoli dei magazzini di soffice lana bianca, delle mura di protezione della medina, dei granai che una volta contenevano copiosi raccolti, delle scuderie, degli harem che ospitavano fino a 500 donne, del bacino idrico basato su smisurate cisterne. Tutte opere enormi, il riflesso di un sogno di potenza, dell’ambizione smodata del sultano Moulay Ismail che cercò di ricreare in Marocco in un’epoca breve, violenta, favolosa ed effimera (solo 50 anni) il mito di Versailles e del Re Sole. Ma il tempo è passato, specie le mura infinite sembrano dei guardiani tristi e stanchi a ricchezze ormai svanite”.

Le voci di Marrakech

“Dopo un viaggio massacrante attraverso le catene montuose dell’Atlante, le foreste di cedri, i freschi torrenti, i villaggi sperduti e le prime sabbie ecco il tramonto di fuoco che incendia il cielo e ci accoglie a Marrakech la rossa… Il sole è un disco rosso che posa la sua luce sulle strade polverose delle periferie, sui mercati affollati della medina, sulle possenti mura e sui palmeti dei giardini della Menara, di Le Palmeraie, di Agdal e Majorelle, così ricchi, eleganti, mistici, ornati di vasche d’acqua, di aiuole, di mosaici tipici dell’arte mudejar: coi suoi colori e i suoi contrasti Marrakech rappresenta la prima straordinaria immagine dell’Africa, uno spaccato perfetto del mondo berbero, dei suk, delle culture del Basso Atlante”.

Le voci di Marrakech Che piazza straordinaria che è Jaama el Fna

“Che piazza straordinaria che è Jaama el Fna… io credo che ogni artista di strada voglia vivere e morire qui, perché qui va in scena un trionfo dell’arte, del colore, del folklore, dell’improvvisazione, del ballo, della musica, delle stregonerie, delle acrobazie, dei racconti orali del deserto e dei giochi e delle abilità più varie… Sarebbe bello capire l’arabo per capire meglio tutto, le profezie degli indovini, i trucchi dei saltimbanchi, gli eloqui degli ambulanti, le illusioni dei maghi e dei guaritori, le favole che fanno spalancare gli occhi ai bambini locali…”

“E poi ci sono i tamburelli e i flauti, i carretti e i muli, gli animali ammaestrati che escono dalle ceste come i serpenti o saltano sulle spalle come le scimmiette, i mestieri improvvisati in piazza come il dentista o lo scrivano, proprio perché la piazza è l’immagine viva della città. Ci sono i perenni bracieri a segnalare la presenza nell’aria di Jaama el Fna, quei fuochi che le danno un aspetto da accampamento nel deserto, e i sapori forti delle pietanze che vi si cucinano, gli spiedoni di carne di montone che gocciola grassa e succulenta, i pesci infilzati, le patate in cartoccio, trippe e cervella, lumache e focacce, il tutto condito da mille salse speziate e piccanti. Una fiera perenne, una corte dei miracoli, una festa della vita, un cuore che pulsa nel ventre della città, il respiro e il ritmo della città stessa e i turisti come noi che restano estraniati da tanto fascino esotico…”

Ci sono i perenni bracieri a segnalare la presenza nell’aria di Jaama el Fna

“I suk di Marrakech sono infiniti e inebrianti, sono fantasia e spettacolo, un bazar del mondo perché tutto finisce lì dentro, un luogo di scambio, di incontro. Qualcuno li ha chiamati una rappresentazione economica allo stato molecolare! Il rituale di ogni santo giorno è quello di osservare, frugare, mercanteggiare, bere un thè alla mente col venditore e infine scegliere! E cosa scegliere tra le sete e gli oggetti in rame e ottone, di sicuro i migliori prodotti in Marocco? Cosa portarsi a casa tra pantofole e borse e cinte in pelle e mille qualità di datteri e spezie? Quale colorato kilim, quale cesto di paglia, quale erba miracolosa, quale raffinata ceramica?”

Cosa portarsi a casa tra pantofole e borse e cinte in pelle e mille qualità di datteri e spezie?

“L’ultima scena da Commedia dell’arte è affidata a un geniale venditore di erbe, unguenti e spezie. Uno migliore di quelli visti all’opera in Egitto ed è tutto dire… Ci portano da lui chiaramente, perché il prezzo che ogni gruppetto di turisti in viaggio tra i suk del Marocco deve pagare è prima o poi quello di almeno una visita indirizzata, nella bottega dell’amico dell’amico dell’amico… Che in fondo è una situazione anche tranquilla e divertente e un’occasione di conoscere con calma l’immensa arte delle trattative. Bene il tipo si presenta con un banchetto, un sacchetto in mano e delle boccine meravigliose: tutto il suo mondo è lì davanti, tutto il suo sapere sta per sfociare, come un fiume in piena. L’uomo comincia a parlare in tre o quattro lingue mischiate tra loro, poi capendo che siamo tutti italiani infarcisce la sua trascinante dialettica con nomi di piatti tipici, canzoni e squadre di calcio italiane. Da vero imbonitore in circa mezz’ora presenta circa 30 prodotti: le erbe da sniffare per il raffreddore invernale che sicuramente ci beccheremo dopo aver lasciato le splendide medine e sabbie marocchine (prima risata), le creme alle rose e alle mandorle adatte e speciali per rendere eternamente delicata la pelle delle signore meravigliose del gruppo (seconda risata), e poi l’olio di muschio bianco e il rossetto di papavero per la cosmesi femminile, le tisane per dimagrire, gli sciroppi per eccitare (ovviamente qui parte la terza risata), le gocce per rilassare e via dicendo. Volete che vi dica quanti prodotti ha venduto dopo il terzo thè alla menta offerto a tutti noi accovacciati là davanti?”

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1 Commento

  • Vincenza
    2 Dicembre 2024 at 6:36 pm

    Molto interessante lArticolo! sembrava proprio di vivere l’esoerienza descritta! Approfondirò lo studio delle bellezze del Marocco. Grazie. Vincenza da Milano

    Reply

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