Sprechen Sie Deutsch?

Per rinforzare il livello incerto di tedesco universitario alla fine mi decido, meglio un soggiorno lungo in una delle città più affascinanti e dinamiche della Germania.
Mi prenoto un college immerso nel verde ma a due passi dal centro storico, grazie a una borsa di studio e alla immancabile generosità dei miei genitori.
L’obiettivo dichiarato è quello di acquistare in Baviera finalmente il giusto accento, vincere le resistenze grammaticali, farmi capire da tutti e preparare meglio l’esame finale di germanistica a Roma, una specie di sfida nibelunga a puntate. Davanti alla più classica delle domande che ti senti rivolgere da un tedesco, ovvero se parlo la sua lingua, non vorrò più farmi trovare impacciato. L’obiettivo più nascosto è però anche quello di divertirmi, frequentando una metropoli insieme storica e culturale, immersa nel verde, vibrante di vita, piena di monumenti, musei, teatri, club alternativi e naturalmente famosa per la sua Oktoberfest, la più grande festa della birra al mondo.

Un po’ di storia
Monaco fu fondata nel 1158, quando il Duca Enrico il Leone concesse il diritto di mercato alla cittadina. Il nome “Monaco” deriva dal termine tedesco “Mönch”, che significa “monaco”, probabilmente in riferimento ai monaci che vivevano nell’area circostante.


Nel corso dei secoli, Monaco è cresciuta sotto la protezione dei duchi e dei principi elettori di Baviera, che hanno contribuito a farne una città importante. Nel XIX secolo, la città è diventata un centro culturale, soprattutto durante il regno di Ludovico I di Baviera, che promosse l’arte e l’architettura. Durante il periodo tra le due guerre mondiali, Monaco ha visto l’ascesa del nazismo, ma nel dopoguerra la città ha intrapreso un lungo processo di ricostruzione, diventando una delle città più prosperose e ambite d’Europa.
Devo dire che la sua attrazione si manifesta subito e per cose molto chiare: funziona tutto, è ordinata e pulitissima, è creativa e piena di possibilità per i giovani. E direi che ha anche un’anima piuttosto meridionale per i parametri della Germania: qui ho conosciuto tedeschi quasi latini per il loro modo di allacciare relazioni, vivere il tempo libero, amare la bella vita, il buon cibo e le notti in giro.

Cultura e Architettura
Munchen è molto amata dai suoi abitanti, d’altronde oltre a essere una metropoli comoda e green è anche una città ricca di monumenti storici e opere d’arte.
Tra una pausa e l’altra del corso di tedesco mi reco spesso a Marienplatz, la piazza principale della città, che ospita il famoso Nuovo Municipio (Neues Rathaus), una struttura in bellissimo stile neogotico. Ogni giorno, alle 11 e alle 12, i locali come i turisti si radunano nella piazza per una passeggiata, per un caffè o una prima birretta che da queste parti poi è una cosa normale fin dal mattino e per assistere al famoso giro di carillon del municipio, che racconta storie e leggende della città. Altri punti di riferimento emblematici del centro storico dove non trovi letteralmente una carta per terra includono la Frauenkirche, la cattedrale gotica con le sue torri imponenti e il Palazzo Reale di Monaco (Residenz), che oggi ospita vari musei e collezioni artistiche.
Per Musei
I musei di Monaco sono tra i più rinomati d’Europa. Il Pinakothek der Moderne ospita una vasta collezione di arte moderna, mentre la Alte Pinakothek è famosa per i suoi dipinti fiamminghi e tedeschi. Da non perdere anche il Deutsches Museum, uno dei musei scientifici e tecnologici più grandi al mondo, dove si possono esplorare le scoperte che hanno plasmato il progresso umano. In tutti questi luoghi ho visto da vicino ragazzi e ragazze tedesche rispettare l’arte, la cultura e la scienza, soffermarsi davanti a un quadro per dipingerlo, tentare con entusiasmo un esperimento da laboratorio, sempre con grande compostezza ed educazione. Sono civili, molto civili. E ricchi, molto ricchi, i loro papà magari lavorano come manager alla BMW, alla ALLIANZ, alla SIEMENS o in altre prestigiose aziende e compagnie.

Il senso di Monaco per la birra
Munchen vive perfettamente in equilibrio tra la sua modernità e la sua tradizione.

Sebbene la città sia un centro finanziario e tecnologico di livello mondiale, Monaco conserva ancora forti radici nelle tradizioni bavaresi. La Oktoberfest, che si tiene ogni anno alla fine di settembre, è l’esempio perfetto di questa fusione. Migliaia di turisti e di abitanti locali si radunano per gustare birra bavarese, piatti tipici come wurst (salsicce), pretzel (pane salato), knodel (gnocchi) e braten (arrosto) e per partecipare a balli e celebrazioni. Spesso a fine serata nascono amicizie e qualche volta degli amori con persone mai conosciute prima. Tutto sotto il segno della birra, della leggerezza che la birra procura, di quella strana euforia che ti prende e ti trascina via.

Se non ricordo male sono sei le case storiche artigianali che organizzano mesi prima alla perfezione i loro enormi padiglioni con tanto di stemmi e icone sul tetto principale per ospitare gli avventori nelle allegrissime feste, per le colossali bevute e le ottime degustazioni: Lowenbrau, Hofbrau (HB), Spaten, Hacker Pschorr, Augustiner e Paulaner. Le loro sono birre bionde, corpose, con ottime schiume, spesso prodotte per la prima volta centinaia di anni fa nei conventi dei monaci, tra torrenti, boschi e montagne che sembrano usciti da una poesia di Eichendorff o da un romanzo di Hermann Hesse. Le birre in questione (Ein Mass bitte, un bel boccalone da un litro) creano in ognuna delle 14 serate dell’Oktober Fest un clima incredibile dove gruppi di persone ridono, bevono, ballano, cantano, mangiano valanghe di salsicce, patate, crauti come se non ci fosse un domani. E qualcuno a volte rimane sdraiato sotto il tavolo o torna a casa soltanto trasportato a braccia dagli amici più resistenti.


Mi ricordo bene del mio “corso” di birra oltre che del mio corso di lingua: 11 volte su 14 in quella Festa timbrai il cartellino, coi miei compagni del corso di lingua provenienti da 8 nazioni diverse. Anzi più che il cartellino “timbrai” i boccali. Me li portai tutti a casa i mitici sei boccali, sistemati con orgoglio su una bella mensola in camera mia, fino a che anni dopo, sbang !!, un botto incredibile, in mezzo alla notte, con mia madre che emise un urlo da film con omicidio: la mensola cadde e tutti i reperti rovinarono fragorosamente al suolo e io ci rimasi davvero male a contare quei pezzi di vetro della mia spensierata giovinezza andare in frantumi. Si salvò solo il boccale della Spaten, per gli altri Auf wiedersehen, anche perché all’Oktober Fest non ci sono più tornato e c’è pure un motivo. Vissuta così da ragazzo, così intensamente, così ripetutamente, proverei un senso di delusione a tornarci, ne sono sicuro. Voglio che mi resti dentro col peso bellissimo della sua incoscienza, di un’età scapigliata, libera e spesso incosciente.
Nel verde
Monaco è anche una città molto verde. L’Englischer Garten (Giardino Inglese) è uno dei parchi più grandi al mondo, e offre tantissime attività all’aperto. In estate, è il luogo ideale per fare picnic, passeggiare o fare una nuotata nel fiume Isar.

Durante l’inverno, il parco diventa perfetto per le passeggiate sulla neve e le attività invernali. Sotto una grande pagoda cinese si gustano naturalmente panini succulenti con wurstel e birre bionde, rosse e bianche. Stupenda mi ricordo che era anche la collina dell’Olympia Stadion, che ospitava tutto quello che un giovane vorrebbe avere nella sua città: campi da calcio, piscine, parchi, palestre, percorsi per gli skates, birrerie all’aperto.

Tutta questa felice città è circondata anche da spettacolari montagne, le Alpi Bavaresi, che sono facilmente accessibili per gli amanti degli sport invernali, come sci e snowboard, e per coloro che amano il trekking e le escursioni durante i mesi più caldi.
Nel mio autunno oltre al corso di lingua il passatempo preferito erano le interminabili partite a pallone su prati perfetti (e il calcio a Monaco è una religione grazie alle continue vittorie del Bayern) e i giri in bicicletta per gli stessi giardini o fino al centro della città. Non di rado organizzavo coi compagni del corso anche piccoli trekking tra boschi e monti vicini, alla ricerca del laghetto incantato, dei funghi o dei frutti di bosco. Nei dintorni magici paesaggi di fiabe e campanili e pendii erbosi e castelli usciti dal Romanticismo. Eravamo tanti Peter Camenzind innamorati di quella natura fresca.

Due ragazze di quel corso sono rimaste a viverci a Monaco, con gli anni abbiamo perso i contatti, ma le ultime notizie me le danno inserite e felici, una all’Università per stranieri, l’altra in un importante polo tecnologico. Non credo che torneranno in Italia. Troppa natura intorno a Monaco, troppa qualità della vita in Baviera, gli perdoni anche la prima neve d’ottobre.



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