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Negril

Seven Mile, One Love

Negril Seven Mile, One Love

Probabilmente corrisponde all’idea stessa dell’evasione, fisica e mentale, in un altro mondo: prendi l’aereo e cambi continente, direzione Caraibi.

I Caraibi più musicali, divertenti e bollenti che esistono.

Quelli dove basta scegliere una lunga spiaggia col mare turchese, vagabondare a caso, un giorno in una giungla con le cascate, l’altro adagiato pigramente su un catamarano destinazione paradiso, l’altro ancora fermo semplicemente sotto un albero a osservare tutto un repertorio di varia umanità che ti passa davanti: il suonatore ispirato di sax, il rollatore stralunato di cannabis, l’artista hippy coi capelli rasta, la ragazza che esplode nel bikini fluo, il prototipo del toy boy di colore, i bambini delle catapecchie che canticchiano i ritornelli di Bob Marley, il barman dei sogni che ti mischia frutti, liquori ed essenze tropicali, il tuffatore scolpito, la vecchia saggia che ti vuole vendere una collanina di perle o chissà magari parlarti di quando c’era lui, l’idolo del reggae.

I Caraibi più musicali, divertenti e bollenti che esistono.

Una vacanza su Seven Mile Beach a Negril, Giamaica, significa tutto questo e ovviamente anche qualcosa di più, di più tuo, di più personale, un sentimento, uno stato d’animo, un estraniarsi volontario dai ritmi di vita europei, dai valori europei anche. Per confondersi, mischiarsi, annullarsi, in un paesaggio tropicale impressionante, una di quelle cartoline che quasi sempre vincono un premio di quelli che ci piacciono tanto quando pensiamo al prossimo viaggio lontano: “la spiaggia più lunga, più bianca, più scatenata, più alternativa, o più sensuale dei Caraibi”.

Seven Mile Beach, Negril, per l’appunto.

Dove gli ombrelloni non servono perché i lettini da mare si sistemano direttamente sotto gli alberi, dove gli animatori nei resort non servono perché ci pensa la stessa spiaggia coi suoi protagonisti, coi suoi miti, con le sue comparse locali a garantire evasione e divertimento, dove neanche gli orologi servono perché il tempo in fondo è una sequenza infinita e pigra di cocktails, balli, happening musicali, suoni reggae, spettacolini, sonnellini, bicchierini di rhum, abbandoni più o meno volontari.

in ogni colore, in ogni concerto reggae dal vivo, in ogni palma, casa, barca, bar, che ti capita

Seven Mile Beach, che ha un significato diverso in ogni giornata, in ogni passeggiata, in ogni colore, in ogni concerto reggae dal vivo, in ogni palma, casa, barca, bar, che ti capita di vedere o in ogni incontro umano che ti capita di fare. One Beach, One World, One Love.

Negril che hai cercato proprio per le sue atmosfere hot, per le serate proibite, per le estati border-line. Da vivere libero, completamente libero, con gli amici giusti, a piedi nudi, coi sensi all’erta.

Le escursioni da Negril

Negril è un luogo molto piacevole per la spiaggia, la festa e il mare, ma non solo.

Una volta qui esisteva solo un tipo di turismo alternativo e spartano, i bungalows tra le mangrovie, la musica onnipresente di Marley e una buona scorta di marijuana e rhum da consumare in riva al mare, oggi sono arrivati i motoscafi più grandi e le feste più scatenate della Giamaica e il turismo è diventato sfrontato, globale, moderno, sessuale.

un contatto col mondo green della foresta e delle cascate YS Falls, per un tuffo in acqua

Ma Negril ha ancora tanto da offrire, oltre il clichè del reggae e dei party, oltre i chioschi di banane, papaya e gamberetti, oltre i ragazzi con le treccine e i muscoli che attirano le turiste bionde, oltre alle sex bomb locali che inguaiano qualche rampollo americano o europeo.

Una lunga giornata all’interno del suo territorio può significare occasioni diverse, un contatto col mondo green della foresta e delle cascate YS Falls, per un tuffo in acqua appesi alle liane come novelli Tarzan e Jane; un’escursione tra i villaggi, le chiesette, i fari panoramici della regione; un viaggio gastronomico tra i sapori speziati, la frutta squisita, le eccellenti grigliate di pesce o i succulenti barbecue dell’isola a base del famoso jerk chicken, il pollo marinato e servito con riso e fagioli; una serie infinita di possibilità sportive, dal surf al kite, dal trekking alla pesca, dalle zip line ai circuiti in fuoristrada, dal kayak al rafting fino ai balzi dalle alte scogliere del Rick’s Cave, il luogo cercato da tutti per un indimenticabile cocktail al tramonto; una mattinata di snorkeling, una gita a cavallo, in una piantagione, in una fattoria di canapa, in una distilleria di rhum, in una sorgente naturale di acqua termale, in una grotta marina, in un giardino tropicale per ammirare i voli e i colori dei colibrì.

Anche se le giornate più emozionanti finiscono, inevitabilmente, a osservare il tramonto da fuoco dalle alte scogliere. Con un ritmo reggae sullo sfondo, che risuona da qualche parte, da una capanna che serve cocktails, da un pulmino scassato che trasporta tavole da surf, dalla vecchia radio di una veranda di una qualsiasi umile, piccola e colorata casetta giamaicana.

i succulenti barbecue dell’isola a base del famoso jerk chicken, il pollo marinato e servito con riso e fagioli
le notti, di corpi sudati e intrecciati nei balli, di alcol a fiumi, di note vibranti

A seguire le notti, di corpi sudati e intrecciati nei balli, di alcol a fiumi, di note vibranti. Quanto siano lunghe e folli lo decidi solo tu. Che ti scoprirai ciondolare a caso, in un’alba caraibica, all’uscita dall’ultimo disco bar, sulla tua Seven Mile Beach.

Il ricordo di Marley

Non esiste una vacanza in Giamaica senza la sua colonna sonora: i titoli famosi non si contano neppure più, da “No woman non cry” a “Redemption Song”, da “Buffalo Soldier” a “One Love”, da “Is this Love” a “Get up stand up” fino a “Jammin”, “Africa Unite” ed “Exodus”… Un album infinito, una babele di suoni meticci, un ritmo allegro e insieme malinconico, dei testi scanzonati come poetici e ribelli.

Il ricordo di Marley

Musica per la sua terra, per la sua isola, per i diritti umani, per la libertà dei neri, per la cultura dei Rasta. Echi di pirati e di schiavi, di durissimi ghetti e di povere campagne, i versi audaci e graffianti e i ritmi sincopati e ripetitivi della musica Mento incorporati nelle sonorità del rhytm and blues provenienti dal NordAmerica, sullo sfondo il mito dell’imperatore etiope, il Negus Salassiè, che riuscì a impersonare il bisogno del recupero delle radici africane presenti in ogni giamaicano, e in ogni rappresentazione, in ogni esibizione, in ogni bagno di folla, l’abbraccio di quel mito ancora più ampio e importante basato sulla fratellanza umana, sulla pace, sull’amore, su una religione aperta e tollerante, su una vita semplice e naturale, non dedita al potere né al denaro né al successo.

Il grido di un uomo docile e puro, il suono e l’anima della Giamaica che diventa così e per sempre una terra quasi mistica: ecco il lascito musicale ed artistico del grande Bob.

Tra rabbia e amore.

Al suo funerale fuori la capitale Kingstone, il 21 maggio del 1981, il corteo per omaggiarlo era lungo chilometri. Lui giaceva lì nel feretro, con una chitarra in una mano, e la Bibbia nell’altra. I giamaicani rimasero in strada per due giorni, increduli, per salutare il loro profeta, strappato troppo presto alla vita per un tumore al cervello, a soli 36 anni.

La leggenda dei Wailers, un eroe del cuore, capace di far arrivare la sua musica dentro chi la ascolta avvolgente come un’onda, come una forma calda e sensuale di energia: Rasta e Reggae Man per sempre. Una vera icona con le due dreadlocks, le sue trecce di capelli, uno dei pochi cantanti del secolo scorso capaci di ipnotizzarti. Venuto dal Terzo Mondo.

A Negril pensi anche a questo.

La leggenda dei Wailers, un eroe del cuore, capace di far arrivare la sua musica dentro chi la ascolta

Alcune memorabili incisioni ed esibizioni di Bob Marley:

“No woman no cry”

“Redemption Song”

“One Love”

“Is this Love”

“Get up, stand up”

“Jammin’”

E per finire un pezzo di storia della musica suonata in Italia, “No woman no cry” in scena allo stadio San Siro nel 1980:

The King Marley

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