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Nel deserto non c’era nulla, ma nel mare c’era tutto: la nascita e lo sviluppo del fenomeno Sharm

Solo deserto

Nel 1967 alla fine del bollente deserto del Sinai esisteva soltanto un piccolo villaggio di pescatori beduini che trovavano nelle barche, nelle capre, nei dromedari e nei piccoli commerci sulle vie carovaniere la loro unica fonte di sostentamento. Lontana la caotica capitale del Cairo, lontane le splendide rovine sul Nilo, i tesori dei faraoni, il fascino della storia millenaria, ma in compenso queste umili genti avevano in sorte di vivere sotto un sole e davanti a un mare belli come pochi altri al mondo, con la temperatura fissa almeno a 25 gradi e punte fino ai 45, ma mai umida, con venticelli ritempranti e quindi in un’atmosfera perenne di grande rilassatezza. Non c’era nulla, ma grazie a un mare, a un sole e a un clima meravigliosi, presto ci sarebbe stato tutto.

Non c’era nulla, ma grazie a un mare, a un sole e a un clima meravigliosi, presto ci sarebbe stato tutto

La scintilla

Lo sviluppo commerciale dell’area cominciò quando gli israeliani, circa 5 km a nord di quella che oggi è la famosa Naama Bay, costruirono l’insediamento turistico di Ofiria. Dal 1982 tutto il Sinai ritornò sotto il controllo del governo egiziano ma intanto in quegli anni i primi imprenditori europei, fra cui numerosi e importanti gli italiani, si resero conto delle grandissime potenzialità turistiche dell’area.
Era scoccata la scintilla del business…

Manta

I Caraibi per gli europei

Il concetto di vacanza intuito fu assai semplice: una terra vergine, sempre calda, con un mare da favola, con dei fondali ricchissimi di pesci colorati e di barriere coralline intatte, a quattro o cinque ore dalle principali capitali europee, col fascino del deserto, delle spiagge sterminate, delle isole, dei villaggi, delle dune, dei tramonti e in aggiunta la concreta possibilità di rivestire lo stesso ruolo che i Caraibi avevano significato per gli Stati Uniti, ovvero la fuga nell’esotico dietro casa, tutto l’anno, ai prezzi giusti.
Quindi quaggiù – complice l’interesse del governo egiziano che ai primi imprenditori italiani più o meno fece capire “Fate quello che volete, tanto qui c’è solo il deserto che arriva al mare” – BISOGNAVA investire, si DOVEVA investire, in alberghi piccoli e grandi, in lussuosi resort, in divertenti villaggi turistici, in ville, piscine, casinò, attrazioni, centri commerciali, discoteche. Di tutto e di più, come a spremere col mare a sud del Sinai un limone dal succo infinito.

I Caraibi per gli europei

Sharm, la diplomatica

Inoltre tra terreni venduti a poco, viali cementificati da migliaia di camere, parchi acquatici, palme importate e sempre più voli charter in arrivo da Italia, Inghilterra, Francia, Germania, Russia, Scandinavia, Sharm diventò pian piano anche un centro politico e diplomatico molto importante, sede delle principali conferenze di pace sul Medio Oriente e sulla questione israelo-palestinese e gli altri conflitti religiosi. Qui a due passi da quelli che sono definiti i reef più belli del mondo insieme a quelli australiani, si sono tirati i fili di vicende complesse per l’intera regione, si sono decise firme e trattati complessi, si concluse l’accordo sul ripristino del controllo palestinese della striscia di Gaza e si tenne un summit dopo lo scoppio della seconda intifada o piuttosto coi dignitari iracheni sulla ricostruzione del loro paese. Turismo, politica e preghiera. Diversa da quella dei beduini del deserto ma in realtà una diplomazia del deserto, per i popoli del deserto.

Turismo, politica e preghiera

Il popolo di Sharm

In contemporanea l’economia locale aveva imparato a girare, grazie alle motorate nel deserto, alle cammellate sulle dune con tè al tramonto sotto grandi tende, alle escursioni in barca per praticare il diving e lo snorkeling nell’acquario di Allah, ai centri di kite surf, al lusso dei campi da golf o dei casinò. Sempre più gente dal Cairo, da Alessandria, dall’interno del Sinai, dalla regione di Assuan veniva a vivere qui, a servire i turisti. Non c’è mai stata una generazione di abitanti di Sharm (forse sta cominciando ora) ma piuttosto di egiziani, per lo più uomini, che si sono spostati dalle loro periferie e dalla loro polvere per venire a gonfiare le vele dell’economia di Sharm. Ma abbastanza sradicati, pronti a imparare a memoria i nomi dei calciatori inglesi e italiani, i saluti in dialetto bergamasco o napoletano, a dire caffè corto e caffè lungo in russo, così, per piacere, per vendere, per entrare in sintonia coi villeggianti in bermuda.

Il popolo di Sharm

L’ombra

Purtroppo l’enorme e veloce sviluppo e i forti legami col mondo occidentale, il giro di soldi, mode, bar, luci, donne in bikini, notti sfrenate, sono valsi probabilmente all’Egitto il risentimento delle cellule più radicali del fondamentalismo islamico e così dopo i 58 turisti uccisi nell’attentato di Luxor del 1997 anche Sharm conobbe più avanti l’orrore delle bombe e degli attacchi suicidi: il 23 luglio del 2005, nel pieno della stagione turistica, Sharm fu assalita in più punti nello stesso momento e persero la vita una novantina fra egiziani e turisti, che uscivano e entravano o lavoravano nei ristoranti e nei complessi alberghieri a ridosso di Naama Bay. Un anno dopo altre 18 vittime a Dahab. Seguì un periodo nero, la lunga notte di Sharm, pochi arrivi turistici, una crisi profonda, strutturale, coi negozianti disperati che aspettavano intere estati per vendere una qualsiasi cianfrusaglia nei loro suk, coi pesci quasi indisturbati nel mare, coi villaggi turistici desolatamente vuoti, le discoteche senza più musica, i bikini audaci che rimanevano a Roma, a Londra o a Kiev.

Una Mecca del turismo

L’araba fenice

Servì un po’ di tempo ma “La Baia dello sceicco” rinacque bella e forte, per molti giovani e famiglie si confermò ancora la vacanza ideale, facile, divertente ed eccitante, tutto sommato economica. E soprattutto confermò la sua natura specifica: esser vista da studenti, impiegati, commesse, imprenditori, professionisti, come la meritata fuga nel sole e nel mare rispetto ai grigi inverni europei. Una Mecca del turismo. Dove conoscere tutti i colori delle 1000 specie di pesci, tutta la poesia delle 170 specie di coralli, tutti i segreti delle spezie, tutta la delicatezza dei papiri o l’ebbrezza dei narghilè e degli elisir d’amore inventati nei suk per i più creduloni.

Altra crisi nel 2015 con l’attentato all’aereo russo, oggi il calo col Covid, altre discese e salite delle presenze, l’attesa della normalità, ma con Sharm che è come l’araba fenice, sempre pronta a risorgere, a ricominciare, a attrarre i sogni, a stordire col suo sole, a stupire coi suoi fondali, a divertire con le sue notti. Un vero brand internazionale, capace di crescere ancora.

attrarre i sogni, a stordire col suo sole, a stupire coi suoi fondali

Fenomenologia di Sharm

C’è chi la cerca come Rimini, Marbella, Brighton o come Las Vegas, chi ci arriva con creme, valige di vestiti, bandane, voglia di disco, di sole, di sesso: siamo sempre e comunque davanti a un grande fenomeno di massa, a una vacanza di pura evasione low cost, a ritrovarci difronte a quella che Massimo Jevolella sulla monografia di “Meridiani” definisce con ironia “la grande barriera corallino-umana” che si accalca, si mischia, si intruppa. Ai buffet, nelle piscine, ai finti party per imparare la danza del ventre. Una barriera che fa tanto bene al turismo, un po’ meno alle culture antiche del Sinai e ai fragili ecosistemi del mare presi d’assalto dai flash delle macchinette digitali, dai motori delle barche, dalle passerelle di gomma.

pura evasione low cost

Le bellezze del Sinai

Come ai suoi inizi, come prima del boom, anche oggi a Sharm tutto quello che viene dal mare è un dono, seppur più conosciuto, più sfruttato, più in pericolo. Però oltre ai locali e ai resort ci sono tratti di litorale ancora magici e deserti, spiagge favolose specie nel Parco Marino di Ras Mohammed, fondali vergini verso l’isola di Tiran, relitti affondati da scoprire con lentezza, atmosfere assolutamente autentiche come quella di Dahab, un villaggio spartano dove turisti e egiziani si immergono in continuazione intorno al suggestivo Blue Hole. E intorno il deserto coi suoi silenzi, le sue stelle, le sue storie che sprofondano nelle sabbie, le sue notti pronte a regalarci la magia: ci si va a cenare, a vedere spettacoli folkloristici, a ballare, a guidare in jeep, a ammirare le albe. Qua e là scorgi presidi e auto della polizia egiziana che ha scelto di non incutere timori in città ma di sorvegliarne, direi di blindarne, tutti gli accessi.

Le bellezze del Sinai

Un sogno per domani

Cosa c’è nel futuro di Sharm? Di sicuro di nuovo milioni di turisti, tra la favola e la plastica, le luci al neon e i fritti, le banane gonfiabili in mare e le minigonne russe nei club, i latin lover locali o gli animatori che cambiano una turista a settimana (perché il charter riparte), le facce cotte dal sole e provenienti da notte insonni. Speriamo anche in nuovi arrivi più rispettosi e consapevoli, nel divertimento più sano, nella possibilità di vedere più donne egiziane in giro e non solo nascoste da un velo, nella voglia di fare le escursioni più belle. Presto si potrà di nuovo risalire al Monastero di Santa Caterina e immaginare da quelle mistiche alture la storia di Mosè, delle religioni e delle culture che da queste parti si sono spesso mescolate. Dal Sinai possiamo aspettarci anche questo: dopo l’incanto, dopo l’azzurro del mare, dopo i riflessi dorati delle sue dune, dopo le ammucchiate rumorose nelle discoteche, dopo le ombre e le paure vissute, arriverà magari da qui, tra il golfo di Suez e quello di Aqaba, tra l’Africa e l’Asia, il segnale di una nuova convivenza possibile, di una nuova armonia mondiale, tra le religioni e tra gli uomini di tutte le fedi.

Monastero di Santa Caterina
una nuova armonia mondiale, tra le religioni e tra gli uomini di tutte le fedi

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