Il mondo in scena

L’operazione a raccontarla così sembra facile: nella testa e nel cuore di Willam Shakespeare, come forse solo i grandi classici greci prima di lui, riuscirono a trovare espressione e forma tutte le emozioni e i sentimenti dell’animo umano, riportati in modo sublime nel rivoluzionario teatro di legno dell’età elisabettiana, quello realizzato tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 per la gente e in mezzo alla gente. Che lì accorreva, eccitata e assiepata davanti al palcoscenico calpestato dagli attori o sistemata negli eleganti balconcini del bellissimo edificio proprio con quell’obiettivo: ridere e piangere, commuoversi, impaurirsi, riconoscersi, entusiasmarsi e identificarsi con le vicende dei protagonisti scelti dal bardo inglese per esplorare in ogni piega i caratteri, gli impulsi e i sentimenti che compongono l’ampia galleria delle qualità e dei difetti umani.
Shakespeare aveva evidentemente una scintilla speciale dentro di sè, una capacità eccezionale di leggere nelle più profonde immensità della natura umana perché fu capace di raccontare e mettere in scena ogni luce e ogni ombra della nostra personalità, ogni aspetto psicologico e ogni pulsione, ogni nefandezza e ogni virtù, ogni desiderio e ogni prova di amore o anelito di vendetta e di morte.
Il genius loci di Stratford

Il luogo dove tutto ciò ebbe inizio, a livello di suggestioni, esempi, legami e natali fu la placida e verde campagna di Stratford upon Avon, dove il giovane William rimase dalla nascita (1564) ai 25 anni circa, per poi arricchire chiaramente la sua esperienza e la sua osservazione della vita con gli anni di Londra.
Proprio di questo si trattava, era questo il cuore della sua abilità: Shakespeare sapeva osservare, “sentire”, scandagliare l’animo umano, metterlo in scena, raccontarlo, con immense capacità dialettiche e uso di metafore, allegorie oltre che di molteplici riferimenti culturali e storici.
Nel villaggio con le tipiche case a traliccio, circondato da fitti boschi, l’uomo che rivoluzionò per sempre il teatro tornò anche negli ultimi cinque anni della sua vita, dove la morte lo accolse nel 1616.

Ecco… se si pensa a quello che il giovane drammaturgo fu capace di ideare in una trentina di anni fertili di immaginazione e di storie vengono letteralmente i brividi: romanticismo e tenebre, una galassia di amori appassionati e grandi dolori, di sogni e incubi, la rappresentazione di commedie leggere e giocose, di tragedie potenti e immortali, dove trovarono posto la gelosia e l’ambizione, la tenerezza e la saggezza, lo smarrimento e la ferocia, il pentimento e la salvezza.
Gli archetipi shakespeariani
Come si possono dimenticare i dilemmi, gli spettri e le malinconie di Amleto, le mani sporche di sangue per il senso di colpa di Lady Machbeth, la discesa agli inferi di Riccardo III, il buio che scatena la procurata gelosia nel cuore di Otello, la senilità e la fragilità di Re Lear che si rende conto solo alla fine del suo cammino di tutti gli errori commessi, il triste e appassionato destino di Romeo e Giulietta?
E in più le vicende di imperatori romani e dispettosi folletti del bosco, di allegre comari e tiranni crudeli, di cuori inquieti e infelici principesse, di menti folli e misteriose streghe?

Tutto questo mondo cominciò proprio a “costruirsi” nella pace agreste di Stratford upon Avon che se ci passiamo oggi significa un viaggio nello Warwickshire, contea dell’Inghilterra centrale, non lontano dalla seconda città inglese di Birmingham: poche case, il mercato, la chiesa, il campo e tutta intorno la foresta che sembra incantata, la sua pioggia, i suoi raggi di sole che provano a vincere la nebbia, questa bellissima macchia verde attraversata dal volo di falchi, colorata dalle bacche rosse che crescono sulle piante, coi giochi di nuvole sopra gli alberi.
La realtà contadina
Nella Stratford di oggi la cultura dei 25.000 abitanti è rimasta campagnola anche se quel fenomeno di Shakespeare rimasto a campeggiare tra librerie e teatri, parchi e monumenti, locande, pub e cottages (molto bello quello della moglie Anne Hatheway poco fuori il centro, nella frazione di Shottery), gite in bus scoperti e letture dentro le case da thè, eventi e celebrazioni, un certo tipo di turismo culturale e curioso lo ha sempre provocato.

L’ufficio del turismo locale calcola che sulle tracce del bardo, delle sue vie tranquille, delle sue case con arredi e costumi dell’epoca, dei suoi spettacoli recitati ovviamente con gli abiti dell’età elisabettiana nei teatri del luogo, arrivino qui qualcosa come 5 milioni di turisti l’anno, per rivivere quell’eco, quell’età magica dove il teatro rendeva tutto possibile.
Shakespeare al cinema
A questo proposito, mi ha colpito molto il tema centrale del film appena uscito nelle sale italiane, “Hamnet, nel nome del figlio” dove il grande dolore dei coniugi Shakespeare, la perdita del piccolo Hamnet per peste, viene rielaborato e compensato dal grande amore e dalla grande invenzione del teatro, capace di provocare una sorta di catarsi, di consolazione.
La metamorfosi della moglie distrutta dalla morte del figlio, poco disposta a riviverla sulla scena dell’Amleto scritta dal marito, è davvero emozionante: per come una mente ormai persa nelle tenebre risorga grazie a una rappresentazione teatrale, per come un viso gonfio di lacrime sia conquistato, piano piano, da un lieve sorriso, da una forma di sincera gratitudine. Questo sta a significare che la serenità può tornare anche nella vita più spezzata ed è tutto merito dell’arte, della poesia, dei sentimenti, del teatro, che fa rivivere e forse in qualche modo fa rimuovere l’irrecuperabile mancanza.

Un altro film passato alla storia è “Shakespeare in Love” del 1998, vincitore di ben 7 Oscar, con costumi e ricostruzioni straordinarie, dove si mescolano storia e fiction col giovane bardo (Joseph Fiennes) che si innamora dell’aristocratica Lady Viola (una Gwyneth Paltrow molto raffinata e ispirata) e trae da questa passione l’ispirazione per scrivere e inscenare l’opera “Romeo e Giulietta”, con una Judi Dench che si conquista la gloria con 8 minuti carismatici nelle vesti della regina Elisabetta I. Sui due amanti di Verona famosa anche la versione “pop” con Leonardo Di Caprio, così come molto riusciti furono “Hamlet” con Mel Gibson, “Il Mercante di Venezia” e “Riccardo III” con Al Pacino grande protagonista, il “King Lear” con Antony Hopkins”, il “Giulio Cesare” con Marlon Brando, l’”Otello” e l’”Enrico V” con Ketteth Branagh e la trasposizione di simpatiche commedie come “Molto rumore per nulla” e “Sogno di una notte di mezza estate” il cui monologo del folletto Puck torna anche in una scena madre de “L’attimo fuggente” con il miglior Robin Williams di sempre nelle vesti del professore creativo capace di evocare nei suoi studenti l’amore per la poesia e per il teatro.
I luoghi del Bardo

Oltre a Stratford gli importanti luoghi vissuti da Shakespeare furono sicuramente Londra, la città della maturità e del successo, dove l’artista si ricorda nella ricostruzione fedele del Globe Theatre, alla Rose Playhouse (sede del primo teatro) al Pub Ye Old Mitre e nella stessa storica abbazia di Westminster; ma anche l’Italia, in particolar modo il Veneto, descritto benissimo nel Mercante di Venezia e in Romeo e Giulietta.
Il saluto a Shakespeare nella sua terra natale è meglio non farlo davanti a una pinta di birra con la sua effige, o comprando una calamita-souvenir ma piuttosto andando nella Holy Trinity Church, piccola e semplice, ai bordi del fiume.
Proprio qui, nel cuore della natura, riposa l’uomo che la natura umana la esplorò davvero come nessun altro, specie per la continua ricerca del potere e dell’ambizione, della vendetta e dell’amore proibito, divenuti con lui e per sempre, categorie universali.
E sbrigatevi a fare un piccolo pellegrinaggio a Stratford upon Avon perché l’effetto di “Hamnet” al cinema si sta già facendo sentire e un nuovo boom turistico la sta attraversando, in molti arrivano in questo inizio di 2026 tra i boschi e le case a traliccio per capire dove nacquero le lacrime più amare di Shakespeare.
Il teatro, il cinema, comunque la sua vita e la sua opera, continuano a emozionare e a stupire.



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