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Il grillo Racconta / Made in Italy

La Penisola Sorrentina

Da Pompei a Sorrento, con una canzone

Un regalo che bisogna farsi una volta nella vita è la visita degli scavi archeologici di Pompei con una guida privata, per mezza giornata, a camminare, ascoltare, imparare. A immaginarsi cosa fosse la vita di quella opulenta cittadina romana prima e dopo la grande eruzione. A sentire rispetto e timore per l’enorme cono del Vesuvio che sorveglia dal 24 ottobre del 79 dopo Cristo le rovine da lui stesso provocate. Rovine che raccontano una civiltà, tanti aspetti della vita quotidiana, i mestieri, gli amori interrotti per sempre in un ultimo abbraccio, anche.

Pompei è affascinante e unica perché la cogli nel momento della fine.

Pompei è affascinante e unica perché la cogli nel momento della fine.

Con gli affreschi negli occhi, con la consapevolezza di aver calpestato il luogo di una delle più grandi tragedie della storia antica con moglie e figlie mi dirigo in auto verso Sorrento. Dalle ragazze una frase che mi è piaciuta tanto: “Papà abbiamo più imparato ad Auschwitz sull’Olocausto e a Pompei sui Romani che dai libri di storia”. E dallo stereo la scelta cade inevitabile su Spotify, la canzone selezionata è “Baci da Pompei” di Francesco De Gregori, una delle sue poesie più belle.

“… che passi il segno della piena, su questo cuore e su questa schiena,
che si addormentino gli amanti, all’ombra del vulcano,
possa bruciare sempre la tua mano, nella mia mano,

e consumarsi il mio destino, col tuo destino,
e questa pioggia ritorni vino,
e questa cenere ritorni vino…”

(per sentirla tutta ho scovato su you tube questo splendido video col testo e gli affreschi di Pompei in sottofondo)

Proprio questa canzone ci accompagna nel passaggio dalle tenebre alla luce: e la luce è Sorrento, è la Penisola Sorrentina.

Poco oltre gli scavi appena si arriva sul Golfo ecco la disordinata e vitale Castellamare di Stabia, una propaggine infinita di Napoli stessa

Lungo la Penisola

Poco oltre gli scavi appena si arriva sul Golfo ecco la disordinata e vitale Castellamare di Stabia, una propaggine infinita di Napoli stessa. Lo stesso sole, le stesse voci. Due passi sul suo porto turistico, sulla spiaggia nera vista Vesuvio, qualche dribbling nel suo traffico caotico, tra i caseggiati di tanta popolazione operaia, un buon caffè con le zeppole e poi via verso Sorrento, col mare da una parte e la cornice paesaggistica dei Monti Lattari dall’altra.

Il primo grande paese della Penisola è Vico Equense, dove torneremo una sera per assaggiare la famosa pizza al metro. Intanto ti stupisce già per le sue vedute panoramiche e per la spettacolare Chiesa della SS. Annunziata a picco sul mare.

Poi tra un saliscendi e l’altro si giunge a Meta e a Piano di Sorrento, piccoli centri agricoli, frazioni sparse lungo la costa, dove le pause riguardano i Belvedere e le spiagge più sabbiose della Penisola. Degli amici mi hanno avvisato che come sulla costiera amalfitana qui in estate si rischia la fila continua; quindi, penso che la soluzione migliore per gli spostamenti di luglio e agosto possano essere i battelli che arrivano fino a sotto Sorrento e poi procedono magari per Capri. Ma intanto noi ci godiamo questa tarda primavera dalla terrazza del comune di Sant’Agnello che si affaccia sulla Marinella di Sorrento. La cena di benvenuto a Sorrento non può essere che questa: gnocchi alla sorrentina (al forno con pomodoro, mozzarella, parmigiano, basilico e un giretto di olio al crudo), un assaggio di acciughe fritte e uno di provolone, un vassoietto tentatore finale con colossali babà imbevuti di rhum al punto giusto e cremose e golose delizie al limone.

L’obiettivo della gita è il breve e facile trekking verso Punta Campanella

Il giorno dopo la strada arriva proprio nell’azzurro e la zona di Massa Lubrense diventa un paesaggio ancora più dolce che dell’azzurro ti colma. I borghi come Nerano sono molto tranquilli e molto tipici (e qui è obbligatorio gustarsi gli spaghettoni di Gragnano alla Nerano ovvero con le zucchine a striscioline fritte in un trionfo di provolone fuso), le baie sono bellissime (penso a Mitigliano e a quella scenografica di Ieranto), baciate per davvero da un mare cristallino. L’aria è tersa, ti viene voglia di camminare.

L’obiettivo della gita è il breve e facile trekking verso Punta Campanella e tra il sole, il verde, l’azzurro, gli uccellini, i fiori, le vigne, i panorami sopra le scogliere e Capri che limpida campeggia sullo sfondo sembra di passeggiare in un giardino dell’Eden. La sosta gastronomica stavolta è in una semplice tenuta di campagna vista mare, sotto il pergolato ti servono bruschette, melanzane, una caciotta, limoncello ghiacciato a gogò. La macchina l’abbiamo lasciata nel borgo di Termini, il sentiero che arriva alla punta in un’ora (ma il tempo per l’ammirazione del paesaggio si dilata) è a tratti di terra, a tratti di pietra, lungo l’antica Via Minerva, una mulattiera da dove ammiri Capri e i suoi faraglioni da tutte le parti: è un cammino verso la luce e verso il blu, veramente emozionante. Al Faro ti fermi, spalanchi gli occhi, respiri tutta l’incredibile bellezza del paesaggio e poi con calma, con molta calma, te ne torni a Sorrento.

Te voglio bene assaje

a canzone che Lucio Dalla dedicò al tenore Caruso. Il testo fu scritto dal cantautore bolognese nel 1986 nella stessa suite del Grand Hotel Excelsior Victoria

Mi sembra logico a questo punto proporvi il link a un’altra meraviglia, la canzone che Lucio Dalla dedicò al tenore Caruso. Il testo fu scritto dal cantautore bolognese nel 1986 nella stessa suite del Grand Hotel Excelsior Victoria dove soggiornò Caruso poco prima di morire. Il ritornello va sentito più volte, spalancando anche la finestra della tua pensioncina vista mare, sospirando a tutte le luci, a tutte le stelle e a tutte le onde che vedi. E’ un brano che ha il potere di trasportarti in un’altra dimensione, dove non capisci bene o subito il confine tra l’amore e il dolore, tra la bellezza e la caducità della fine, tra la nostalgia delle canzoni intonate in giro per il mondo da Caruso e quella per il suo Golfo di Napoli, per la sua amatissima Sorrento. Pare che dietro a tutta la magia ci fosse la passione di Caruso per un’allieva di canto ma poco importa. Basta sentirla a Sorrento, questa opera potente, in una dolce notte di maggio.

Chi ha amato Sorrento

Sorrento, la sua natura, i suoi paesaggi, la sua atmosfera, la sua luce, hanno attratto intellettuali lungo tutta la storia.

Sorrento, la sua natura, i suoi paesaggi, la sua atmosfera, la sua luce, hanno attratto intellettuali lungo tutta la storia. Guardando molto indietro veniva già cantata come culla di poesia e mito nelle opere di Plinio e Tacito, Virgilio ed Orazio, veniva già scelta come residenza estiva da Imperatori come Tiberio (poi finito a Capri) e Augusto, Torquato Tasso nacque qui nel 1544, ma è fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 che la cittadina sul mare si trasformò in una sorta di cenacolo della cultura internazionale, in una tappa obbligata del Grand Tour tra la bellezza e la cultura italica.

“Scendere” verso sud, verso l’Italia, significava incontrare la vita, l’arte, la natura in una dimensione più semplice, predisporre il proprio animo all’incontro col bello. L’Italia significava l’incanto.

Sorrento fu tappa nel Viaggio in Italia di un estasiato Goethe nella primavera del 1787, fu fonte di poesia per Byron, Shelley e Stendhal ad inizio ‘800, vi capitarono a metà secolo letterati come Scott, Taine, Dickens, il filosofo Nietzsche vi soggiornò insieme al musicista Wagner nel 1876, il drammaturgo Ibsen nel 1881 la amava come “una seconda patria”, Tolstoj la visitò nel 1898 definendola “il paese della pace infinita”, il Premio Nobel per la letteratura nel 1902 Mommsen amò profondamente tutta la penisola, descrivendola nelle sue lettere, lo scrittore russo Gorkij visse circa cinque anni tra il 1924 e il 1928 a Villa Il Sorito, che divenne il punto di incontro di tanti intellettuali provenienti dal suo stesso paese. Sorrento ha anche visto crescere come suoi figli potenti famiglie di cardinali, di armatori, di imprenditori, ha ospitato abili tenori, il poeta della natura e dell’amore Salvatore Gargiulo, non ultimo lo stesso Lucio Dalla, venuto qui appunto sulle tracce di Caruso. Sorrento ha ispirato veramente tanto mondo della cultura, della musica e dell’arte. E tutti questi passaggi, questi contributi, queste lettere, arie, canzoni hanno creato un humus, un mito mediterraneo. Che si è intrecciato ai miti delle sirene, ai sentieri con gli alberi di limone, ai borghi a picco sul mare, alle viste meravigliose.

Visita di Sorrento

La visita di Sorrento comincia in genere a Piazza Lauro, quella più moderna

La visita di Sorrento comincia in genere a Piazza Lauro, quella più moderna, che Corso Italia collega a Piazza Tasso, quella più elegante, preludio al centro storico. Due passi e un bel Caffè qui, un saluto alle statue di Tasso e di Sant’Antonino, il patrono locale, tra le palme e gli altri alberi potati in modo artistico, l’affaccio da Via Fuorimura sul verde e ormai abbandonato Vallone dei Mulini, la profonda fenditura nel tufo della collina che fa di Sorrento una cartolina del Mediterraneo.

al Chiostro di San Francesco del 1300 che mescola lo stile arabo a quello gotico e rinascimentale, alla famosa Villa Comunale affacciata sulla Marina Piccola, la zona del porto

Poi ci si affida al caso, all’istinto, alla ricerca dei colori e sapori preferiti perché le viuzze del centro dove si aprono mille negozietti, botteghe artigiane, di costumi, sandali, souvenir, delizie gastronomiche, sono schierate in file lungo gli antichi decumani romani, paralleli tra loro. Prima o poi si capita nella Cattedrale e nella Basilica di Sant’Antonino, entrambe di stile barocco, al Chiostro di San Francesco del 1300 che mescola lo stile arabo a quello gotico e rinascimentale, alla famosa Villa Comunale affacciata sulla Marina Piccola, la zona del porto, con gli stabilimenti balneari, le cabine di legno colorate sui lunghi pontili e gli aliscafi che ti portano a Capri. Invariabilmente qui si incontrano coppie di sposi per la foto su una delle terrazze più famose del Golfo di Napoli, col Vesuvio sullo sfondo. Oltre a graffiti che immortalano gli amati artisti locali. Sempre a piedi per pranzo si può raggiungere la Marina Grande, davvero scenografica, aperta sul mare, con i pescatori che arrivano con le loro barche colorate e consegnano il pesce direttamente alle trattorie. Pasta al pesce, pesce grigliato, pesce in guazzetto, pesce in ogni modo possibile. La zona è molto bella anche di sera con le lucine dei locali che si specchiano nell’acqua e quell’atmosfera delle estati che vorremmo non finissero mai.

la zona del porto, con gli stabilimenti balneari, le cabine di legno colorate sui lunghi pontili
le viuzze del centro dove si aprono mille negozietti, botteghe artigiane, di costumi, sandali, souvenir, delizie gastronomiche

L’incontro con l’arte napoletana e coi mobili del ‘600 si ha nel Museo Correale di Terranova e nella sala nobiliare del Sedile Dominova, prima di perdersi in altri vicoli, di fermarsi davanti ad altri scorci, in una città che ha molte anime, quella aristocratica e quella popolare.

Un limoncello finale a Piazza Tasso mette d’accordo tutti sulla conclusione finale di una bellissima giornata mentre se il giorno dopo si vuole godere del punto mare più particolare di Sorrento la scelta può cadere tra la sabbiosa Marina di Pulo o i Bagni della Regina Giovanna, una scogliera di pietra calcarea che nasconde con un tunnel di roccia la vista di una meravigliosa laguna dal colore turchese e smeraldo. Punta Campanella o lo sbarco a Capri stessa significano l’addio a una delle penisole più belle d’Italia.

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