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Il grillo Racconta / Isole

Le possibilità di un’isola

Navigando verso dove?

Ogni isola è una metafora della lontananza e dell’isolamento, ogni isola ha un volto tutto suo, è esotica o misteriosa, affascinante e autentica, da sempre l’idea di un luogo fuori dal caos, dai ritmi, dai clamori e dalle ovvietà del mondo. Di un luogo che si cerca e che si sceglie, anche a seconda delle fasi della vita, degli stati d’animo.

Ogni isola ha un carattere forte, presuppone un viaggio, una ricerca, la ricerca di una dimensione più piccola e nascosta, la ricerca anche di un approdo, di una conoscenza, di un percorso iniziatico, di una qualche verità, di una qualche forma di esplorazione o di rinascita.

Ogni isola fa pensare a una piccola fuga in un altrove intatto. Ogni isola ha una dimensione poetica, incontaminata, quasi sempre nostalgica (vedi “L’isola di Arturo” di Elsa Morante), a volte paurosa.

Le possibilità di un’isola

Ogni isola sa di bellezza originaria e di avventura pura, sa di natura, qualche volta di abbandono e di confino o di tenebre, ma sa sempre di sole, di vento, di onde, le sue pareti sono quelle liquide del grande mare, un grande blu che tutto circonda e tutto separa.

Le isole possono essere paradisiache o primordiali, possono rappresentare uno spazio utopico, un rifugio emozionale, un mondo a sè stante, un puntino nel blu dove perdersi o ritrovarsi, una palestra della felicità come un luogo scelto soltanto per fuggire e per resistere.

Possono essere un “Crocevia di scambi di lingue, di arti e di culture ma anche francobolli troppo stretti, prigioni di sabbia e di cielo… Esistono poi le isole immaginarie ai limiti del mondo, quelle che nascondono un tesoro o che ospitano animali fantastici e uomini bizzarri: da Omero fino a Stevenson e Verne, l’isola racchiude il topos letterario dell’altrove, di un luogo sospeso nel mare, capace di accogliere la fantasia di scrittori, pirati e sognatori”. Queste sono le bellissime parole di Andrea Marcolongo colte nell’introduzione a “Isole piccole” nella Monografia Mappe 02 del Touring Club italiano.

La sensazione che provo dopo aver viaggiato tanto per isole, la consapevolezza che mi coglie nel sognare e leggere ancora di più di isole

La sensazione che provo dopo aver viaggiato tanto per isole, la consapevolezza che mi coglie nel sognare e leggere ancora di più di isole che non conosco o che non esistono se non come metafora di una qualche verità, se non come ricordo di qualche mito o di qualche personaggio della fantasia, è che esse offrano la reale possibilità di avvicinarsi ai significati semplici dell’esistenza, ai bisogni primari dell’uomo, ai suoi sentimenti più puri e quindi a una comprensione più profonda degli esseri umani.

Sulla stessa Monografia del TCI Valeria Verdolini nel pezzo “Il paradiso è un’isola, anche l’inferno” riflette su un altro lato delle cose, su come questi luoghi isolati e stupendi siano diventati anche luoghi di esilio e di sofferenza: “La storia è piena di isole che sono state prigioni, confino, pena perpetua”.

In effetti è successo così per la Sant’Elena di Napoleone, per la Ventotene di Sandro Pertini e degli autori del manifesto europeista oggi al centro di tanti isterici dibattiti, per l’impenetrabile Alcatraz nel golfo di San Francisco o per le nostre selvagge Asinara e Pianosa, luoghi vuoti se non di carcerati, come per la terribile Isola del Diavolo di Papillon (vedi pezzo apparso su “Il Grillo viaggiante”, “L’inferno verde della Guyana francese”).

La stessa giornalista ci ricorda poi che le isole in alcune occasioni si sono trasformate in luoghi di sbarco e di morte, di Lampedusa (vedi altro pezzo sul Grillo “Così celeste”) purtroppo sappiamo tutto ma anche le greche Lesvos e Chios si sono trasformate nel porto di arrivo di tanti disperati e indesiderati provenienti dai paesi meno fortunati e più affamati. Probabilmente è più facile lì, in mezzo al mare, lontano dalle capitali e lontano dai governi, lontano dai media e lontano tutto: controllare, respingere, schedare, come nella cubana Guantanamo, come nella sudafricana Robben Island che vide trascorrere gli anni bui di Nelson Mandela.

Le isole possono essere paradisiache o primordiali, possono rappresentare uno spazio utopico, un rifugio emozionale,

I “viaggi” compiuti

Di qualcuna di queste “isole”, di questi luoghi anche soltanto immaginari ne abbiamo già parlato in altri articoli usciti sul topic “Luoghi magici” e “Isole” di “Il grillo viaggiante”.

Penso all’indagine proposta con “Il mito di Atlantide” che ricostruiva la città ideale di Platone la cui fine voluta dagli dei che scatenarono i peggiori elementi per punire la superbia umana si legò probabilmente al catastrofico maremoto che inabissò Santorini e significò anche la scomparsa della civiltà cretese, penso a “Mù, com’era profondo il mare” scritto per fare luce su un altro favoloso abisso blu visto con grande fantasia da alcuni studiosi come la forma iniziale di tutte le altre civiltà, penso anche a “Quel triangolo maledetto”, per cercare una verità, semmai ce ne fosse una, dietro le tragiche sparizioni di navi e arei nel triangolo delle Bermuda.

cercare una verità, semmai ce ne fosse una, dietro le tragiche sparizioni di navi e arei nel triangolo delle Bermuda

Inoltre sullo stesso blog avete potuto seguire un racconto sulla vicenda dei Moai dell’Isola di Pasqua in “Rapa Nui, chissà se i giganti guardavano il mare” e sul serpentone del Lago di Lochness in “C’è bisogno di Nessie”: stavolta altri miti, altre fantasie ma in isole davvero reali. Come quelle di Itaca, patria di Ulisse, o di Iona, terra selvaggia di missioni per San Colombano, o di Amorgos, Stromboli e Korcula magica location cinematografica di “Le Grand Bleu” la prima, di Rossellini e la Bergman la seconda e isola natale di Marco Polo la terza, o di Procida e Salina scelte per il tenero addio di Massimo Troisi o della maltese Gozo e della croata Mljet che da sempre si contendono con le loro acque diafane e i verdi boschi e laghi interni l’identità dell’isola dove Ulisse si fece viziare dalla dea Calypso.

Infine nel topic “Cultura da viaggio” ci siamo dedicati al Labirinto del Minotauro a Creta, all’elegia del meraviglioso “Mediterraneo” di Salvatores (un set cinematografico ma soprattutto un luogo dell’anima) e al ritratto della favolosa e alternativa “The Beach” thailandese del film con Di Caprio.

Insomma intorno al concetto di immaginario e di magico abbiamo già viaggiato parecchio e un prossimo racconto di viaggio sarà dedicato all’Ultima Thule degli Iperborei o magari intorno alle Isole “toccate” da San Brandano nella sua instancabile opera di evangelizzazione dei mari del Nord, l’isola-balena, quella dei Beati, delle Pecore, dei Fabbri-Demoni. Un mondo fantastico pressoché infinito…

Personaggi da isola

Dopo aver passato in rassegna le varie tipologie di isole reali ci manca idealmente un ultimo percorso da compiere che è quello di ricordare le altre isole “che non ci sono” ma che da sempre popolano la nostra fantasia, almeno le più famose, quelle di Robinson Crusoe e di Peter Pan, di Gulliver e di King Kong, quelle di Jules Verne e di Robert Stevenson dove si nascondono popolazioni strane, mostri o segreti o tesori, o quella dei ragazzi perduti conosciuti nel celebre romanzo “Il signore delle mosche”. Perché è vero che “Ci sono isole fortunate e felici, dimore delle dee della bellezza e giganti caduti, della disperazione di Robinson e dei tesori dei pirati, ma su un’isola ci si sente costantemente altrove, come su un cavallo o su una altalena, un tappeto volante o un palo di scopa”. (Ottavio Di Brizzi – “Le possibilità di un’isola”, Mappe 02 “Isole Piccole” del TCI).

ricordare le altre isole “che non ci sono” ma che da sempre popolano la nostra fantasi

Esploriamole allora queste “favole”, queste isole che non esistono se non nel mondo dei miti e della fantasia ma che sono finite comunque con forza nel nostro immaginario: non vive, non fisiche, non identificabili su una mappa geografica ma comunque tali, delle porzioni di terra nel mare esistenti eccome nella nostra mappa psicologica, nella nostra mente o nella categoria del mito.

Tutte isole che costituiscono insieme un mondo magico o, a seconda dei casi, un mondo perduto che parla anche un po’ alla nostra coscienza.

Ad accendermi la curiosità di indagare su queste isole fantastiche è stata la lettura di un libro scovato nella piccola, unica e preziosa libreria di Ventotene: il titolo è “L’isola che non c’è – Terre in mezzo al mare dalla mitologia alla letteratura” (edizioni Magenes), di Massimo Centini, che ringrazio.

L’incipit dell’autore è molto chiaro: “L’isola è un soggetto molto amato dalla fantasia: l’assenza di legami diretti con altri luoghi della Terra la rende particolarmente adatta per ospitare l’impossibile e farne il proprio regno… si tratta di luoghi inventati, nei quali trovano il loro regno eroi e mostri, esseri straordinari, divinità, tesori, geni e pazzi”.

Tra poco scoprirete sulle pagine del “Grillo” una ricognizione sulle principali isole della fantasia.

L’isola è un soggetto molto amato dalla fantasia: l’assenza di legami diretti con altri luoghi della Terra

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