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Cultura da Viaggio / Il grillo Racconta

Il rapporto tra i Nirvana e Seattle

Tutto e niente

Il rapporto tra i Nirvana e Seattle

Sei il leader bello, poetico e maledetto di una band che rivoluziona il genere musicale americano e mondiale.

Col tuo talento, la tua malinconia, le tue contraddizioni, fondi un’epoca musicale nuova, il Grunge.

Vivi in una città stupenda e ricca, pulita e tecnologica, ecosostenibile, situata tra il mare e le montagne, con una silhuoette dominata da grattacieli altissimi e una daily life nel segno dei comfort più moderni.

In un certo senso trai linfa vitale da quella che è l’immagine più futurista degli Stati Uniti: sei di Seattle, stato di Washington, a due passi dal Canada di Vancouver.

E da tutta questa bellezza, da questa grandiosa natura, catturi anche un’energia speciale e un’ispirazione artistica che pochi tuoi coetanei possono vantare di avere.

Non ti manca niente, soldi, successo, fama, oppure ti manca tutto e non se ne accorge nessuno, fino alla tragica fucilata in bocca finale, che toglie il velo dalla solitudine in cui eri sprofondato.

Qual è stato il rapporto tra Kurt Cobain, le sue origini e i suoi demoni?

E quali luoghi e angoli e atmosfere di Seattle sono rimaste a ricordare i Nirvana?

Davvero nel grande nord degli Usa esiste una metropoli così ambigua e psichedelica, talmente affascinante ma altrettanto complicata da aver ospitato e previsto un copione del genere? Da tirar fuori tutta l’abilità, il genio e allo stesso tempo la sofferenza di un tormentato cantante? Da rappresentare la gioia e l’abisso in una volta sola, in una vita breve e sola?

Da essere insieme il simbolo di una grande alba e di un doloroso tramonto?

Di un canto rivoluzionario ma pure disperato?

Di un quadro dai colori perfetti ma dal significato imperfetto?

E quali luoghi e angoli e atmosfere di Seattle sono rimaste a ricordare i Nirvana?

Scopriamola insieme la Seattle che fu di Kurt Cobain.

Scopriamo i suoi incanti, le sue ambivalenze, i suoi colori caldi e freddi, i rapporti umani forse ugualmente troppo caldi o troppo freddi, di sicuro complicati per il leader dei Nirvana, per la sua mente, per la sua psiche. Entriamo nel “mood” di Seattle, fatto di una downtown vibrante, green e hi-tech ma anche di periferie noiose e alienate, dove purtroppo le droghe si consumano parecchio, dove i poveri e i disagi sociali non mancano, come a ricordare che non esiste nessun luogo dei sogni, neppure nella città delle grandi multinazionali, dei grandi gruppi musicali e dei grandi scenari naturali.

Scopriamola insieme la Seattle che fu di Kurt Cobain.
una downtown vibrante, green e hi-tech ma anche di periferie noiose e alienate

La metropoli del Grunge

La metropoli del Grunge

In verità Kurt Cobain e l’amico Kris Novoselic erano originari della vicina e depressa cittadina industriale di Aberdeen, che oggi si presenta come al solito con la sua pioggia e il suo grigiore, col suo ironico cartello di benvenuto “Come as you are”, come una ghost town di fabbriche semi abbandonate, popolata da una classe media impoverita, da pescatori e da boscaioli e ovviamente da molti giovani alternativi, cresciuti con lo spirito del grunge e vestiti come il look grunge ha in un certo senso imposto, con i jeans strappati, i camicioni felpati a quadri, le maglie trasandate degli idoli del rock, i pesanti anfibi.

Ma fu Seattle, a due sole ore di auto che passano tra i boschi e i fiordi del nord ovest, a diventare la vera città madre dei Nirvana. Il loro grembo, “In Utero”.

Fu Seattle con la sua modernità, coi suoi locali, con l’etichetta discografica Sub Pop, coi suoi grattacieli schierati sull’oceano e prima delle montagne a donargli il “genius locii” e il fermento culturale e musicale per consacrarli.

Infatti, Seattle era la culla anche di altri gruppi alternativi e arrabbiati come gli Alice in Chains, i Soundgarden e soprattutto i Pearl Jam di Eddie Vedder che facevano sentire in quell’epoca i nuovi arrivati dei Nirvana degli artisti “underdog”. Alla storia della musica poi questi tre gruppi, più i Nirvana, passarono come i “Big Four di Seattle” ma indubbiamente ai tempi dell’esordio, avvenuto nel 1987, la maggiore notorietà degli “avversari” provocò stress e scompensi in Cobain.

Ma fu Seattle, a due sole ore di auto che passano tra i boschi e i fiordi del nord ovest, a diventare la vera città madre dei Nirvana

Fu sempre a Seattle che i Nirvana trovarono il successo mondiale con l’album capolavoro “Nevermind” (1991) e dove poi Kurt cominciò probabilmente la sua dipendenza dall’eroina e dall’alcol, usati per la prima volta per farsi passare violenti mal di stomaco la cui causa non riuscì mai a capire. I malesseri fisici per il giovane depresso e ribelle che aveva marchiato col suo nome il genere grunge divennero ben presto dei gravi conflitti interiori, delle continue crisi esistenziali e bipolari, e cadde definitivamente vittima di tutto questo proprio nella sua casa, nella sua città, nel luogo della giovanissima e velocissima gloria, nonostante la forte amicizia e legame con il bassista Novoselic e col batterista Dave Grohl, che aveva una personalità che era luce quanto quella di Kurt era ombra.

Fu ovviamente a Seattle che la Band concepì il concerto unplugged più famoso della storia del rock moderno, poi registrato negli studi Sony della Grande Mela il 18 novembre del 1993, un miscuglio acustico e poetico derivato dal punk, dal metal e dalla scena underground della città e fu in queste strade e negli studi musicali qui presenti che Cobain scriveva decine di testi alienati e fortemente critici contro la società del progresso, contro le potenti multinazionali (non dimentichiamoci che Seattle è la culla di alcune “piccole” realtà come Amazon, Microsoft e Starbucks…!), contro il mito degli yuppies e dell’apparenza patinata e contro lo stesso circo delle case discografiche.

Seattle un po’ paradiso e un po’ inferno, probabilmente una città che offre ancora intatte le possibilità del salto economico e sociale ma che allo stesso tempo crea uno stato di competizione, vertigine ed ansia. Come se tutta la bellezza, la ricchezza, la natura, la modernità, il futuro a portata di mano, avessero un prezzo inevitabile da far pagare, un prezzo umano. Specie ai più soli, ai disadattati e ai fragili.

Seattle turistica

A Seattle si può compiere un bel giro turistico, almeno di una giornata. Due se si vuole ammirare, come mi sembra giusto, la natura favolosa dei dintorni.

La domina lo Space Needle, l’icona assoluta della sky line cittadina, la torre panoramica alta 184 metri lasciata in eredità dalla Expo del 1962. Da lassù lo sguardo va a monti e boschi, neve e acque, bellissimo, e bisogna salirci almeno una volta di giorno per ammirare nel cielo cristallino la cima bianca del Mont Rainier, e una volta di notte, per planare e sognare con lo sguardo sulle luci della città.

A Seattle si può compiere un bel giro turistico, almeno di una giornata

Sono sicuro che lassù Kurt Cobain sia salito tante volte, perché nei suoi testi i sogni e le malinconie che ispirano un mare di luci e lontananze e solitudini notturne c’erano tutte.

“A terra” a Seattle si passeggia per vie moderne, solcate da alti e luminosi grattacieli di vetro che riflettono la natura imponente, si entra in mercati di pesce (dove i pesci dai banchi si tirano e si prendono al volo!) e di fiori come l’antico Pike Place Market, oppure si va a cercarla tutta questa selvaggia natura, nei parchi come il Volunteer Park con la statua che ha ispirato la famosa canzone “Black Hole Sun” dei Soundgarden, come il Gas Works Park col suo reperto di archeologia industriale, lungo la verde e profonda insenatura del Puget Sound che corteggia per chilometri l’immenso Pacifico, ad Aiki Beach che è splendida per la vista sulle montagne quando c’è il sole, nel Golden Garden Parks dove i giovani amano fare i falò estivi per il panorama mozzafiato che si apre sulla baia e sul mare. Oppure camminando sul Waterfront fino alla ruota panoramica o noleggiando semplicemente una barca per innamorarsi di Seattle dal mare, da lontano.

l’antico Pike Place Market

Seattle ti apre quindi la mente a più scenari, i più primordiali, governati dalla forza della natura selvaggia (vette ghiacciate, boschi fittissimi, montagne impervie, totem di antiche culture indiane, le balene che saltano nell’oceano) e i più futuristi, basati sull’architettura e sulla musica alternativa (la sua splendida skyline, lo Space Needle appunto, l’eredità immortale del Grunge dei Nirvana e anche lo stadio più bello e all’avanguardia che abbiamo ammirato agli ultimi Mondiali di Calcio, col tetto aperto che è uno squarcio sui cieli e sulla verticalità della metropoli).

Seattle ti apre quindi la mente a più scenari, i più primordiali, governati dalla forza della natura selvaggia

Visite alternative si possono compiere presso le tombe di Jimi Hendrix, Bruce e Brandon Lee.

Ma l’ultima immagine che ho in mente di Seattle fatalmente è “The Wanderer” una installazione d’arte moderna basata sulla sinuosa scultura di un serpente marino che si illumina di notte, dando dinamismo alle razionali linee architettoniche cittadine e ricordandomi per sempre che dentro la mente del ragazzo del Grunge doveva aver trovato spazio un demone del genere, ondivago e inafferrabile.

Sulle tracce dei Nirvana

Gli ultimi giorni di una vacanza a Seattle si possono ovviamente spendere per andare sulle tracce dei Nirvana, in città e nei dintorni. E il pellegrinaggio ti lascia alla fine un po’ di commozione.

Nello straordinario edificio modernista del Museum of Pop Culture la capitale del freddo stato di Washington omaggia con una mostra permanente i suoi figli più noti, protagonisti di uno stile rock ruvido, scarno e immediato, con più di 200 reperti, diari originali, strumenti musicali (il cimelio più prezioso è la chitarra usata da Kurt per suonare “Smells like teen spirit”), video e fotografie che ricordano Cobain e il suo gruppo. Lo spirito di quei tempi, dopo una cena alla “Linda’s Tavern” dove Kurt fu visto vivo per l’ultima volta e dove oggi le pareti sono ricoperti dii sue numerose fotografie, si può rivivere nel mitico locale “Crocodile”, il cui palco fu calcato più volte dai Nirvana e che ancora oggi si trova al civico 2137 della 2nd Avenue.

E questo mini-giro della memoria si può proseguire l’indomani davanti alla casetta di legno tra i boschi e i laghi di Carnation dove il cantante era solito rifugiarsi con Courtney Love per poi concludersi nel Viretta Park, il parco pubblico di Seattle accanto alla ex abitazione di Cobain, che è diventato una specie di punto ritrovo per le commemorazioni dei fans da quel buio giorno del 5 aprile del 1994 in cui Kurt decise di farla finita, proprio all’interno della magnifica villa di Lake Washington Boulevard.

Fa sensazione guardando questa villa bella ed elegante, pensare che evidentemente non gli bastò a fargli vincere le sue insicurezze e i suoi dolori, a fargli dimenticare i suoi tempi più difficili vissuti in appartamentini sporchi e quasi senza cibo ad Aberdeen, nel cui fiume vennero sparse le sue ceneri.

Tornati in Italia si può rivedere il film “Singles”, col grunge di Seattle che fa da colonna sonora, oppure immergersi nel concerto unplugged di MTV che restituisce tutta la bravura dei Nirvana e del suo cantante, scomparso a soli 27 anni, l’età maledetta, la stessa di altri cantanti indimenticabili e fragili, come Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Amy Winehouse.

Coincidenze?

Nello straordinario edificio modernista del Museum of Pop Culture la capitale del freddo stato di Washington omaggia con una mostra permanente i suoi figli più noti

Breve playlist dei Nirvana, per ascoltare una musica dove si alternato stati di quiete e di esplosività, stati d’animo divisi tra malinconia, dolcezza e ribellione. D’altronde il vero Nirvana l’anticonformista Cobain non lo raggiunse mai, restando sempre sospeso tra angoscia e disincanto.

Ecco, quindi, il nostro omaggio finale a Kurt, il vulnerabile.

Smells like teen spirit – https://youtu.be/hTWKbfoikeg?si=igSvd7JpLTb05G5

Come as you are – https://youtu.be/vabnZ9-ex7o?si=ZrDW08quTYO7k5uZ

Lithium – https://youtu.be/pkcJEvMcnEg?si=V8wm9-mPXz2Evm9e

About a girl – https://youtu.be/AhcttcXcRYY?si=aYHgLPxF0Fp2KfJY

All apologies – https://youtu.be/aWmkuH1k7uA?si=lsAwmmXcJ8ZTMTLf

Polly – https://youtu.be/DrlaVYKWeLU?si=GQgjk0pHlp7yRMxT

Heart shaped box – https://youtu.be/n6P0SitRwy8?si=uOdAN7RIg4M5Z-ev

The man who sold the world (cover di un pezzo di David Bowie) che per me è il vero capolavoro – https://youtu.be/fregObNcHC8?si=lbp9yEalcBFEJv6t

Vorrei infine ricordare alcune frasi che suonano come un testamento (ringrazio Fabrizio Caramagna, scrittore e studioso di aforismi) che le ha tradotte e raccolte nel suo sito “Aforisticamente”.

Ridono di me perché sono diverso, io rido di loro perché sono tutti uguali”

Il sole se n’ è andato, ma io ho una luce”

La musica è energia. Una sensazione, un’atmosfera. Sentimento”

Nessuno muore vergine… la vita ci fotte tutti”

Mi piace infiltrarmi nell’ingranaggio di un sistema fingendo di farne parte e poi lentamente far marcire tutto l’impero da dentro”

Una volta ho visto Gesù dentro una tortilla”

È meglio ardere in un’unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente” (tratto dalla lettera di suicidio)

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