Andiamo là, dove la luce estiva è perenne e puoi camminare al sole, a mezzogiorno come a mezzanotte.
Andiamo là, dove ci aspettano sicuramente le bionde più belle e disinvolte d’Europa.
Andiamo là, a visitare città quasi perfette per l’ordine, la pulizia, i servizi, l’ecologia.
Andiamo là, tra popolazioni forse un po’ fredde e chiuse ma sicuramente tra le più gentili e civili.

Andiamo là, a capire dal vivo se ci emozionerà di più l’incontro con la Sirenetta o con Babbo Natale, l’arrivo a Capo Nord o nella Città Vecchia di Stoccolma, la natura dei mille placidi laghi e boschi finlandesi o quella più ardita degli spettacolari fiordi norvegesi.
Andiamo là, anche a imparare qualcosa perché no, un senso di indipendenza e di emancipazione diverso dal nostro, il futuro verde in cui si crede per davvero, l’organizzazione impeccabile delle città, l’etica del lavoro, il rispetto della cultura, l’attrazione folle che si impossessa delle persone nella stagione della luce, il loro lato malinconico che esce fuori nei lunghi inverni.


Un viaggio in Scandinavia, anzi più viaggi e più estati in Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia nella mia vita hanno significato tutto questo.
Ho conosciuto capitali stupende in mezzo all’acqua, alle isole, agli alberi, mi sono mischiato con tanti ragazzi europei a riparare staccionate e a costruire un silos in una fattoria nel ventoso nord danese, ho percorso duemila chilometri di autostop e di avventure per raggiungere il mitico promontorio alla fine della Norvegia, mi sono perso volutamente nella Lapponia e nella regione dei laghi finlandese, a contare prima le renne e poi le betulle, ho vagato senza meta nelle dolci campagne della Svezia meridionale, mi sono perdutamente innamorato di Bergen, sfoglio ogni tanto gli album fotografici di quegli anni e penso che siano state, coi miei amici di liceo e università, estati scandinave vissute davvero alla massima espressione. Con un sogno che ha superato tutti gli altri, le Isole Lofoten.
In questo diario troverete ricordi, racconti, puntate di quel lungo viaggio.

Un viaggio che si affrontava con poco: il biglietto dell’inter-rail o la mappa per l’autostop in mano, una buona guida per scegliere ostelli e campeggi che si rivelavano alla prova migliori anche di certi alberghi italiani; l’entusiasmo in testa, perché erano gli anni delle emozioni e delle scoperte allo stato puro; due jeans, 4 magliette, 2 maglioni, dieci cambi di biancheria e una giacca a vento nello zaino perché tanto in un fiordo o in una lavanderia di un paesino sperduto si poteva fare al volo un bel bucato; soldi, quelli giusti, né pochi né tanti, di certo non avevamo il budget per hotel e ristoranti ma uno dei ricordi più intensi che ho della Scandinavia è quando entravamo in un bistrot sul canale di Nyhavn a Copenaghen a rimpinzarci di smorrebrod, le mitiche tartine locali, oppure quando in riva a un fiordo, accendevamo un fuocherello e sulla cima di un bastone infilzavamo un trancio di salmone o una salsiccia locale, accompagnandoli poi col pane, il formaggio e il latte presi per poche corone nelle fattorie dei contadini.

Un viaggio ispirato anche da un libro semplice quanto, secondo me, monumentale: “Scandinavia” di Enzo Biagi, capace come pochi altri di ritrarre tutto il fascino di quella natura e insieme il carattere aspro e dolce dei nordici, la loro libertà dei costumi, le loro conquiste sociali, le loro ricchezze legate al petrolio e alle energie, ai merluzzi e alle balene, i loro miti che vanno idealmente dalle saghe vichinghe fino alle fiabe di Andersen.
Della Scandinavia a me è piaciuto proprio tutto, ho scelto di viverla in più estati e quindi non posso parlare per esperienza diretta dello spleen che sembra cogliere i suoi abitanti nei mesi di buio e di gelo, non posso spiegare quelle tristi classifiche che ogni tanto compaiono sui suicidi o quell’amore tenebroso che da queste parti hanno per i thriller, posso dire però che ho sofferto tantissimo a seguire episodi terribili come l’infame strage di Utoya, volta a minare le basi ideologiche e culturali di quello che reputo il migliore dei socialismi possibili. Posso dire che ho amato ogni fiordo e ogni bosco, ogni ghiacciaio e ogni scogliera, ogni metro e ogni vista delle Lofoten, parecchi sorrisi di parecchie ragazze, gli scorsi romantici di Stoccolma, le statue di Vigeland nel famoso parco di Oslo, la vitalità della capitale danese coi suoi canali, le sue birrerie, le sue biciclette e i suoi castelli, dove pensi sempre di poter incontrare Amleto, e infine la natura che circonda poeticamente Helsinki, forse la città più provinciale di tutte, resa interessante però dalle architetture di Aalvar Aalto e dalle tradizionali saune.


Posso dire che ho provato sempre ammirazione per l’educazione di questi popoli, per i loro sovrani democratici, per il loro sistema di istruzione (mi vergognavo a ogni incontro a sentire come i miei coetanei parlavano inglese per esempio…), per le storie dei pescatori e le leggende dei trolls, per il carattere delle donne fiere come in un dramma teatrale di Ibsen e per quel tratto di personalità inconfondibile che Biagi alla fine della sua introduzione spiega benissimo: “Gli scandinavi non sono riusciti ad afferrare l’impossibile felicità, ma sono assai vicini alla giustizia. Sono più uguali degli altri”.
Eccole le mie vie del Nord, buon viaggio.



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