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Luoghi magici

Stonehenge, parla Merlino

Mi piace venire qui

Mi piace venire qui, nella campagna celtica, nelle notti scure di pioggia e di nebbia, sugli umidi prati, a guardare questo circolo di grandi pietre. Meglio da solo, senza le preghiere degli altri, senza le pozioni dei druidi, senza la curiosità degli uomini, quando la luna illumina la brughiera, quando vedo i cervi e le volpi muoversi nell’ombra e il santuario megalitico mi cattura con tutto il suo mistero, con tutto il suo fascino.

stonehenge nelle notti scure di pioggia e di nebbia

Trapasso le epoche

Io vengo da lontano, trapasso le epoche, scorgo il futuro. So che queste lastre di pietra nella notte dei tempi si trovavano in Africa e che alcuni Giganti le hanno trasportate fino in Irlanda e poi sono state condotte qui, con leve e con corde, su zattere che hanno risalito l’estuario del fiume Bristol, o su slitte e rulli adatti a scivolare sui prati per arrivare in quella regione che gli eredi di noi bretoni chiameranno Wiltshire, la dolce contea di Salisbury. Che siano queste delle pietre magiche ne sono sicuro, lo leggo nelle nuvole, lo ascolto nelle storie, lo dicono anche gli eminenti sacerdoti di tutto il mondo celtico. I sacerdoti capite? Non maghi bizzarri come me!

Che siano queste delle pietre magiche ne sono sicuro

L’immensa volta blu

In futuro forse altre generazioni lo chiameranno monumento, luogo magico, leggenda celtica, io so solo le cose che mi offre, per cui mi basta: vengo a Stonehenge per studiare gli astri e il cielo, per capire i movimenti del sole e della luna, per prevedere le eclissi e per trarre ispirazioni e profezie dalla immensa volta blu che si apre sopra di me.
Qualche volta penso che il ricordo di Stonehenge sarà legato in eterno al mio nome e allora mi commuovo, divento rosso dietro la barba, mi trema una mano, dimentico per la distrazione ovunque il mio lungo cappello, ritrovo i miei passi solo grazie al richiamo del mio amico gufo.

L’immensa volta blu

Mi scoprirò a ridacchiare

Seppellito dai miei libri, incastrato nelle mie formule, eccitato dai miei calcoli, stordito dalle mie pozioni, mi diverto guardando nei tempi che verranno, quando sempre più vecchio mi scoprirò a ridacchiare, simulando dei colpetti di tosse, davanti alle idee che taluni si faranno sul messaggio che queste grandi pietre custodiscono da millenni. Astronomi, scienziati, avventurieri, studiosi, sacerdoti, guerrieri, popoli: ognuno dirà la sua. Affermeranno di sapere tutto su questo posto, su questo meraviglioso sito che parla di segreti passati, attraverso complesse regole geometriche, di angoli e di proiezione della luce.

Diranno che

Diranno che nel mondo celtico i druidi organizzassero qui dei raduni solenni, dei riti o addirittura dei sacrifici umani, che in questo cerchio di pietre ci fossero richiami religiosi o mitici o ancestrali, che le pietre stesse avessero proprietà favolose, guaritrici, terapeutiche o che erano un modo per comunicare col cielo. Forse qualcuno avrà pure ragione, del resto mica posso essere stato io il primo a usare cannocchiali o pentoloni magici.

Ci sarà chi si spingerà a indagare la storia prima di me, che definirà Stonehenge un tempio romano dedicato al cielo, un tentativo elementare o raffinato di riprodurre il sistema planetario, col sole al centro. O come un’opera costruita dagli eredi dei patriarchi biblici, ispirata al tempio di Gerusalemme. Oppure una corte reale dei danesi, il luogo ispirato dove questi vichinghi erano soliti eleggere il loro re. O peggio ancora una rozza costruzione eretta da barbari urlanti che si dipingevano la faccia di blu o addirittura una possibilità di comunicare con esseri extraterrestri.

Stonehenge

Cosa diavolo sei?

In fondo mi va bene tutto, il monolite può essere stato tante cose insieme, può aver attraversato cinquemila anni di storia, può essere un fratello minore del grande cerchio di pietre rinvenuto a sole venti miglia di distanza, in quel luogo che i moderni britannici chiameranno Avebury. Può essere stato un lascito storico, culturale, scientifico, religioso, un sistema per studiare le stagioni o per parlare con gli dei.

“Insomma Stonehenge – si chiederanno menti umane prodigiose nel corso dei secoli – cosa diavolo sei stato mai?”

Figlio di uno spirito

Per rispondere a questa domanda vi ho raccontato con grande onestà le principali ipotesi messe in campo, tratte dalle cronache medievali, dai racconti orali dei druidi. Voglio salutarvi con una confidenza in più. Ve la sussurro in un orecchio, se vi piace fatela vostra.
Nel 1143 Goffredo di Monmouth mi descrisse come un famoso veggente, figlio di uno spirito e di una vergine e per questo dotato di poteri straordinari, capace di conoscere il passato, il presente e il futuro, di assumere la forma di qualsiasi animale e anche di un menhir volendo, abile nel governare una terra felice di pascoli fioriti, l’antica Britannia delle fate e dei canti, e insieme di realizzare nella mia fucina sotto il mare la spada di Excalibur che avrebbe segnato il destino di un giovane re.

Merlino famoso veggente, figlio di uno spirito e di una vergine

Il maestro di Artù

Secondo questo storico sono stato proprio io, con la mia natura eccentrica, imperscrutabile e carismatica, semidivina e diabolica, il personaggio centrale delle leggende arturiane, l’artefice della Tavola Rotonda e il maestro morale di Artù e di Morgana. Ma non solo. Goffredo sostenne che nella biblioteca Corpus Christi di Cambridge si trovasse – e potete ammirarlo ancora oggi – un manoscritto datato 483 d.c che si chiama “La danza dei giganti”. Racconta a chiare lettere di come un popolo di Giganti riuscì a spostare le 93 enormi lastre di pietra che compongono Stonehenge, alte fino a 6 metri e pesanti fino a 50 tonnellate, dall’Africa fin sulla vetta del Monte Killarous, in Irlanda e di come poi fui io, con l’aiuto dei miei sortilegi, delle mie arti e degli angeli, a far arrivare il sacro cromlech nello Wilthire.

Volevo parlare col cielo, volevo rendere gloria a un popolo

Credetemi, non l’ho fatto per guarire nessuno, non l’ho fatto per parlare con gli dei o per eleggere dei re, ma solo perché dentro questo magico cerchio volevo parlare col cielo, conoscere i movimenti del sole, della luna, delle stelle, lasciarvi un calendario astronomico e essere ispirato dalle eclissi. Volevo scavalcare la notte dei tempi e rendere gloria eterna agli antichi britanni. Infatti prima di mettermi a guardare il cielo avevo deciso di dedicare un monumento funebre ai tremila gloriosi bretoni massacrati a tradimento dai sassoni in una sanguinosa notte di lunghi coltelli. Lo avevo promesso al padre di Artù, Re Uter Pendragon e se un mago fa una promessa la rispetta sempre.

se un mago fa una promessa la rispetta sempre

Il messaggio

Ditelo se volete ai seguaci dei culti new age, ai moderni druidi adoratori del celtismo, a quelli che cercano in questa valle silenziosa e solitaria un senso in ogni roccia, in ogni buca, in ogni alba, in ogni fossato, alle masse ipnotizzate in tunica bianca che affollano questa campagna ogni 21 giugno in occasione del solstizio d’estate, quando la luce raggiunge il suo apice e sembra adatta a svelare antichi incantesimi.

Ditelo pure, così forse finalmente lasceranno le pietre sospese di Stonehenge in pace e potranno sentire più facilmente quella potente energia che si libera in un monumento che celebra soltanto le nozze tra la terra e il cielo e la mai tramontata gloria di un grande popolo.

seguaci dei culti new age

Grazie.
In fede, Merlino, mago ufficiale della corte di Re Artù.

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