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I grandi reportages / Tour de France

Tour de France – Arte, lavanda e borghi di Provenza

Affresco mediterraneo

La Provenza è un capolavoro mediterraneo che della scena, della cultura, della natura mediterranea ha proprio tutto: il mare, il sole, gli ulivi e le viti, i campi di grano e le cicale, le facce e le abitudini dei suoi abitanti, i borghi intatti, così come le tradizioni legate alle feste, alla pesca, ai santi.

E quel colore e quel profumo della splendida lavanda che tutto invade, le strade, i vasi dei balconi, i negozietti artigianali e gli atelier, come i prati intorno alle vecchie abbazie. Che diventano una distesa viola e indaco, un mare romantico di campagna. Una specie di grande e delicatissimo affresco naturale.

una distesa viola e indaco, un mare romantico di campagna

Facile sognarla la Provenza, dipingerla anche.
Grazie alla sua dolcezza e alla sua luce. Alle piante di erica, rosmarino, lentisco, alloro, timo e aglio che circondano le rovine delle fortezze feudali. Ai colori pastello delle case.
Grazie ai tavolini dei Caffè all’aperto dove si conversa amabilmente verso sera, con un bicchiere di fresco rosè in mano. Ai villaggi arrampicati sulle rocce come Les Baux o Dauphin, che sembrano un ritorno a ere primitive. Alle arene e ai resti romani di ponti, templi, teatri. Ai paesaggi che ispirarono profondamente Van Gogh o Cezànne.

Aix en Provence, i luoghi di Cezanne

Aix en Provence, i luoghi di Cezanne

Lasciando Marsiglia e procedendo verso nord si incontra dopo mezz’ora di strada la bellissima Aix, una cittadina elegante e dal fascino un po’ retrò, pronta a stupire a ogni passo per le sue piazze ombrose coi grandi platani, i mercati colorati, le fontane, i chiostri silenziosi e i palazzi signorili.
Ogni bottega artigianale merita una sosta, ogni Caffè una pausa, ogni vaso o decorazione con la lavanda un minuto di meditazione.
Tante biciclette, studenti, artisti, un senso di pace e di serenità che si posa su tutto il centro storico.
La luce e le atmosfere sono quelle amate e dipinte dal grande Cezanne, il cui atelier si visita sulla collina di Lauves, alle porte della città.
Cosa è rimasto nel suo laboratorio artistico per eccellenza?
Delle stanze luminose e quella netta impressione dell’elogio del tempo lento e necessario alla creazione, il cestino dove il pittore posava le sue amate mele e il manichino che gli serviva per dipingere il ciclo delle Grandi Bagnanti, ma soprattutto la finestra dalla quale c’era la sua vista sulla Musa preferita, quella Montagna di Sainte Victorie che ritrasse in ogni stagione, in ogni condizione meteo, in un modo quasi ossessivo.

Lo charme e il gusto di Aix

I giorni pari ad Aix sotto la Torre dell’Orologio va in scena il mercato dei fiori che sprigionano tutti i profumi e l’incanto naturale della Provenza. Negli stessi giorni in Place de Verdun spunta invece il mercatino dell’antiquariato che fa immaginare quanta arte povera e di charme sia ancora sparsa per le abbazie, le fortezze, i casali e le màs provenzali. Ma le sorprese e i richiami per i sensi non sono finiti…

nei giorni pari ad Aix sotto la Torre dell’Orologio va in scena il mercato dei fiori

Per il gusto i ristoranti migliori per una cena romantica sono quelli intorno a Place Ramus, mentre la vista viene appagata dai palazzi barocchi e rococò che dominano la scena in Place d’Albertas e gli enzimi si liberano nelle notti divertenti degli universitari che si concludono in Place des Cardeurs. Da vedere ovviamente anche la storica cattedrale col suo portale gotico e il suo chiostro romanico.

Aix è l’ingresso e l’ambientamento migliore in Provenza, per la dolce vita, per l’arte, per l’eno- gastronomia, per i campi di lavanda e di girasole delle campagne circostanti.

E’ il simbolo di un vivere slow, diversissimo da quello di Parigi, Roma, Milano. Forse è proprio per questo che tra i più affezionati turisti delle Provenza ci siano gli abitanti delle metropoli francesi e italiane. Che prima o poi con lo sguardo colmo di riconoscenza e stupore incroci tutti sul Corso Mirabeau di Aix, pieno di platani e di fascino, a passare in rassegna le dimore signorili, i negozi eleganti e la raffinata atmosfera provenzale della città. O a sedersi alle sedie del Caffè “Les Deux Garcons”, frequentato da giganti dell’arte e della letteratura quali Cezanne stesso, Emile Zola e Pablo Picasso, Sartre e Truffaut.

Le gole del Verdon

Dopo Aix si possono scegliere due itinerari, il primo assolutamente naturalistico che procede verso nord-est, il secondo più artistico che verso ovest prende la strada per Arles, Avignone e Nimes, tutti luoghi incantevoli da visitare con calma.
Scegliamo di passare prima un paio di giorni tra forre, canyon e altopiani per poi approcciarci al mondo borghese e artistico delle cittadine provenzali. Al bel vivere provenzale.
Scopriamo così che proprio in mezzo alla Provenza un fiume ha creato delle fantastiche e quasi inaccessibili gole, pareti verticali di roccia e acqua, lo scenario per emozioni forti e sport estremi come il free climbing, il kayak, il trekking lungo complicati e inerpicati sentieri.

Le gole del Verdon sono tra le più lunghe e profonde del mondo per estensione (21 km) e il loro tratto più spettacolare è quello tra Castellane e Pont de Galetas, dove si vedono gli angeli appesi a questo mondo di canyon. I torrenti scorrono vorticosi in basso, tutto il contesto è assolutamente selvaggio e nei villaggi del Verdon incontri gente che ricorda quella dei masi dolomitici o valdostani.

Le gole del Verdon

Il Parco del Luberon

Colline e lavanda, l’odore del vino, l’arte benedetta dei piccoli posti.
Paesaggi di viti e di tenute vinicole ritratti nel delicato affresco di Ridley Scott, “Un’ottima annata”.
La meravigliosa abbazia di Senanque, luogo unico per la preghiera e il raccoglimento, immersa tra i campi di lavanda e tornata a nuova vita dal 1988 coi monaci cistercensi.

La meravigliosa abbazia di Senanque, luogo unico per la preghiera e il raccoglimento

Villaggi color ocra per l’argilla estratta dai canyon locali: è il caso di Roussillion. Con campanili, botteghe artigiane, lampioni romantici, vie silenziose animate soltanto dalle biciclette, dai piccoli atelier degli artisti e dal giorno del mercato locale di formaggi, frutta e verdura.
Fortezze austere, falesie rosse, castelli in rovina, la paglia, i grilli. Con gli inglesi arrivati a invadere queste terre intorno alla graziosa St. Remy come quelle della zona del Chianti.
Tutto questo è il Parco del Luberon, poco distante dalle gole, Provenza interna, a est di Avignone, Arles e Nimes.

Villaggi color ocra per l’argilla estratta dai canyon locali: è il caso di Roussillion

Les Baux tra le rocce

Arrivare qui era una mia meta, fin da piccolo.
Mia nonna mi aveva spedito non so quando una cartolina (si una cartolina, sembra un’era glaciale fa…) dal cuore della Provenza, dal villaggio quasi sperduto di Les Baux, contornato da massicci rocciosi, fermo a una dimensione del tempo tutta sua. La cartolina mi è rimasta per anni su uno scaffale della libreria, davanti ai libri di viaggio. E la guardavo, la guardavo così spesso, quando afferravo una lettura nuova o sognavo di un viaggio nuovo. Lo stesso viaggio di nonna arrivò il tempo di farlo.

Ci arrivi dopo parecchie curve, scendendo dall’altopiano del Luberon verso Arles, la prima cosa che vedi sono i resti del castello, simbolo della signoria feudale del X sec che secondo la tradizione aveva il Re Mago Baldassare tra i suoi antenati. Lo stesso castello che nel tempo a venire avrebbe controllato una ottantina di villaggi vicini, accolto i poeti trovatori, rappresentato la finezza dello spirito cavalleresco.

Il cuore mi batte forte e Le Baux ci mette un battito d’ali ad entrare per sempre nella mia memoria.

Un nido d’aquila che compare come un miraggio su una vasta rupe bianca, che sbalza fuori con le sue casette e le sue muraglie dalla macchia mediterranea, che ti fa sognare una piccola vita in provincia.

Pochi passi nel silenzio, i vecchi mestieri, le poche taverne gestite dai 500 abitanti, intorno valli trogloditiche, un paesaggio nudo ma commovente.

Pochi passi nel silenzio, i vecchi mestieri, le poche taverne gestite dai 500 abitanti, intorno valli trogloditiche, un paesaggio nudo ma commovente.

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