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I grandi reportages / Tour de France

Tour de France – La Bretagna dei menhir e delle foreste incantate

Mitica Bretagna

E ora entriamo forse nella regione francese più selvaggia e romantica di tutte, la Bretagna.

Mitica Bretagna la regione francese più selvaggia e romantica di tutte

La Provenza è altrettanto romantica e bella ma non è così selvaggia, lontana, diversa da tutte le altre bellezze di Francia. Dai megaliti preistorici di Carnac alle scogliere di granito rosa della “Cintura dorata” fino al borgo dei corsari di St. Malo questo meraviglioso paesaggio bretone è fresco e verde, pieno di colori, profumi, fiori, si mostra con una natura orgogliosa e spesso primitiva, con cieli inquieti di pioggia a cui seguono squarci impressionanti di luce, con foreste che ricordano lo spirito dei cavalieri di Re Artù, del Sacro Graal e di Mago Merlino, con le onde fredde (l’acqua del mare non supera mai la temperatura di 20 gradi…) e ingovernabili e le suggestive spiagge e le immense maree che lambiscono i porticcioli, con le case di pietra sparse nelle ventose campagne e le mitiche sentinelle dei fari a proteggere da centinaia di anni pescatori e naviganti.

Musica di arpe celtiche, una gastronomia superba di granchi giganti, ostriche e aragoste uniche al mondo, merletti ricamati di fino, monumenti di pietra che si perdono nel tempo, le silhouettes rassicuranti dei fari, quelle più minacciose dei faraglioni sbattuti dai marosi, i quadri di Gauguin, i romanzi di Verne: tanti simboli per un unico, intatto, incanto.

La pietra racconta

Salendo su da Nantes, dopo l’approccio con la Bretagna del mare, della spiaggia, dei buoni ristoranti e delle serate divertenti di La Baule il primo impatto con la natura della terra a nord ovest della Francia è fulminante e permette al viaggiatore una specie di inatteso salto nel tempo.

ecco la numerosa serie di dolmen e di menhir di Carnac

A ricordare e ad abitare una regione primitiva e una landa assolutamente selvaggia, dominata dalle rocce, dagli elementi e dal mare ecco la numerosa serie di dolmen e di menhir di Carnac e degli antichi siti di Mènec, Kermario e Kerlescan (almeno 3.000 se si segue l’itinerario completo, il più grande del mondo!), le possenti pietre che abbiamo imparato a conoscere nei film sui druidi e nelle simpatiche avventure galliche di Asterix e Obelix che divoravano banchetti di cinghiali e distruggevano le legioni romane grazie a mosse astute e pozioni magiche.

Qualcosa di simile in Europa, con questa forza evocativa, col sole, il vento, la pioggia, la nebbia brumosa e la prateria che formano paesaggi cangianti e determinano diversi stati d’animo, si trova solo a Stonehenge e ad Avebury in Inghilterra e a Newgrange in Irlanda. I significati e i collegamenti di questi santuari di pietra sono gli stessi della celebre “sorella inglese”: erano circoli per rituali magici o religiosi? erano punti di osservazione astronomici da cui si capivano i movimenti della luna e delle stelle? erano dei cimiteri immersi nella natura o il segnale di una tentata comunicazione con l’aldilà, col cielo cui si anelava, con la terra cui si chiedevano frutti e raccolti? erano dei tramiti coi numi e insieme con gli dei?

I viali di ritti monoliti di Carnac e i monumenti funerari rappresentati dai dolmen fanno davvero pensare a una religione megalitica sviluppatasi sulle rive dell’Atlantico, migliaia e migliaia di anni fa.

Sia a Mènec che a Kermario si contano nella campagna sbattuta dal vento più di mille menhir per sito archeologico, disposti ordinatamente per file, sentinelle della terra come i fari del mare. Circa la metà a Kerlescan, in questo caso l’occhio va di più su quei 40 disposti in un sacro e misterioso cromlech, ovvero in circolo.

Tra menhir e dolmen, masse di nuvole che fanno filtrare come segni di un miracolo tiepidi e rapidi raggi di sole ti chiedi: che regione era questa? che culti praticava? che processioni ha visto sfilare, che sacrifici ha visto celebrare? Tutto sembra sospeso, tra il muschio, l’aria frizzante e tanto silenzio.

Tra menhir e dolmen, masse di nuvole che fanno filtrare come segni di un miracolo tiepidi e rapidi raggi di sol

Gli studiosi più importanti, gli archeologi che hanno dedicato una vita alla scoperta dei misteri della costa di Carnac hanno pochi dubbi: tutti i siti, i templi, i sepolcri, le file o circoli di menhir erano orientati verso il sorgere del sole all’equinozio, verso il punto in cui l’astro sorge nel solstizio d’inverno o in quello d’estate, quindi la selva di rocce e di templi serviva sicuramente come un grande calendario astronomico e propiziatorio.

Per questo facilmente ti immagini nelle notti di luna i tempi dei druidi con le barbe e le tuniche bianche invocare con cerimonie esoteriche il cielo e popoli fedeli a quell’invocazione, a quel richiamo.

Per questo la pozione magica che donava tanta forza ai due Galli più famosi del fumetto non poteva che nascere da queste erbe, da questi campi, che davvero erano capaci di donare medicine taumaturgiche.

Per questo pare che alcune donne desiderose di avere figli ancora credano all’energia donata al loro corpo dalle strane pietre bretoni e vi si sfreghino sopra per trasmettere tale energia a un altro corpo.

E magia per magia pare addirittura che alcuni di questi megaliti continuino a crescere di dimensione nel tempo, quasi che se la inghiottissero tutta la storia e i secoli vissuti!

Calvari e cavalieri, fate e maghi

tra i boschi magici di muschi e licheni, di ortensie, erica e biancospino, i boschi millenari dei grandi alberi di quercia che custodiscono i segreti dell’antica Brocelianda

Altri destini e altri luoghi di pietra: nell’epoca cristiana i menhir che ricordavano fin troppo culti e forze pagane vennero in qualche modo ricoperti e camuffati con simboli cristiani, croci e figure di santi e di apostoli su di essi scolpiti. Ecco i lunghi coni di granito che presero vita, un’altra forma di vita e si trasformarono in calvari, in primitivi monumenti cristiani, a rappresentare in modo sentito e austero le tappe della Passione di Cristo. Alcune di queste sculture sono rimaste per sempre nella campagna bretone, dalle parti di Finistère o trasferite ad abbellire le corti delle chiese di Saint Tugen o di Guimiliau, situata più a nord lungo la strada per Morlaix.

I calvaires sono un altro segno tipico della cultura bretone, la forma d’arte e devozione con cui nei secoli passati tanti villaggi di campagna si sono sfidati per dotarsi dei recinti parrocchiali più belli e più evocativi.

Il viaggio nella pietra bretone continua col castello di Josselin, situato più all’interno, tra i boschi magici di muschi e licheni, di ortensie, erica e biancospino, i boschi millenari dei grandi alberi di quercia che custodiscono i segreti dell’antica Brocelianda.

Nel verde più affascinante e più umido di Francia ecco la Bretagna di Excalibur

In questa oscura foresta di 8.000 ettari conosciti oggi col nome di Paimpont riecheggiano in ogni dove le leggende del ciclo bretone e dei miti celtici, con protagonisti il potente Merlino, la perfida Morgana (Viviana secondo altre fonti, comunque sempre la Dama del Lago, capace di imprigionare Merlino e istruire Lancillotto), il coraggioso Lancillotto innamorato di Ginevra, la moglie del suo re e appunto il tanto celebrato Re Artù. C’è chi giura che nelle notti di luna qui si celebrino ancora riti esoterici con sacerdoti che ricordano gli antichi druidi, per fortuna senza più sacrifici umani però! E che siano questi i luoghi più adatti, guarda caso vicino alla Fontana della Giovinezza del castello di Trècesson, per rivivere l’età e l’eterna ricerca del Sacro Graal.

Nel verde più affascinante e più umido di Francia ecco la Bretagna di Excalibur dunque, come dimensione del mito, come culla del sortilegio, come bosco delle favole e delle gesta più eroiche della cultura celtica. La Bretagna popolata di gnomi e maghi, di chi sapeva produrre spade indistruttibili e di chi cercava tesori misteriosi. La Bretagna dei cavalieri e dei cantori, prima di quella dei pescatori e dei marinai. La Bretagna dove la cucina regala sapori anche diversi, come i salmoni, le trote, i lucci dei fiumi e i cosciotti di agnello arrosto. E dopo il viaggio nella pietra e nella foresta della “Valle senza Ritorno” e dello “Stagno delle Fate”, della “Porta dei Segreti” e della “Tomba di Merlino” (siamo in Bretagna o in un libro di fiabe?) arriva meritata la sosta rigeneratrice sulla costa, perché il porticciolo di Quiberon offre spiagge turistiche e centri di talassoterapia, oltre che l’immancabile e ghiotta zuppa di pesce e frutti di mare che in Bretagna chiamano la belleilose.

il porticciolo di Quiberon offre spiagge turistiche e centri di talassoterapia

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