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I grandi reportages / Tour de France

Tour de France – La Bretagna dei merletti e dei fari

La deliziosa Quimper

Uno dei paesi più belli della Bretagna è posizionato alla confluenza di due fiumi: Quimper è il luogo adatto per seguire i festival dei costumi e delle tradizioni locali che in genere occupano tutto il mese di luglio. Soprattutto per incontrare, eleganti e discrete nelle strade rese più gentili dalle fioriere e dalle fontane, proprio loro, le ragazze con le cuffie bianche arricchite da merletti e nastri, immortalate per sempre in alcuni quadri di Gauguin. Figure che sembrano uscire da un libro di storia del passato e quando le cuffie assumono forme più alte e cilindriche le donne sembrano assomigliare a tanti chef a spasso per Quimper, Pont Aven e Pont l’Abbe, il borgo col calvario più antico di Francia, col museo dei costumi e dei modellini navali, coi negozi che esibiscono orgogliosi i capolavori di ricamo, dove indossare le cuffie a cilindro significa una vera gara di equilibrismo.

Quimper è il luogo adatto per seguire i festival dei costumi e delle tradizioni locali

Tra le facciate delle case a graticcio e le chiesette in granito di Quimper e degli altri villaggi del Pays Bigoden si osservano i volti molto chiari di queste donne, i capelli spesso biondi, gli atteggiamenti timidi, le guancette un po’ rosse tanto che le confondi con le scandinave. E ti stupisce la delicatezza del portamento e la stessa delicatezza delle loro coiffes, che naturalmente farà parte o ha fatto parte del corredo di tutte le spose bretoni. Ci si sente in un mondo più celtico che latino.

E ti stupisce la delicatezza del portamento e la stessa delicatezza delle loro coiffes, che naturalmente farà parte o ha fatto parte del corredo di tutte le spose bretoni
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(coiffees in posa nelle campagne bretoni: foto presa da wikipedia)

Pays Bigoden, come in un quadro

Tutta la zona tra Pont Aven, Concarneau, Pont l’Abbee e Penmarch rivive in parecchi quadri del famoso pittore Paul Gauguin che proprio qui nelle estati intorno al 1886 celebrò la vita semplice della campagna bretone ritratta in opere come “Covoni gialli”, “Girotondo di tre piccole bretoni”, “Campi e Spiaggia a Le Pouldu” e “La visione dopo il sermone” dove le vere protagoniste più che i soggetti religiosi sono le donne di provincia con l’abito nero e la tipica cuffietta bianca di merletti e nastrini svolazzanti.

Prima di preferire i Mari del Sud alla civiltà moderna e caotica rappresentata già all’epoca da Parigi Gauguin amò molto vivere e dipingere all’aria aperta, tra le fattorie di pietra, le spiaggette, i mulini, le balle di paglia, i contadini e i pescatori e i loro campi colorati e pieni di luce, i loro modesti villaggi sul mare: nacque con lui il gruppo anti-accademico dei pittori “profeti”.

Il paesino simbolo di questo movimento pittorico tutto basato sulla purezza della natura diventa Pont Aven, con un itinerario ben segnalato che porta nel Bosco dell’Amore, fonte di molte ispirazioni artistiche.

“La visione dopo il sermone” di Paul Gauguin, foto presa da wikipedia
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(“La visione dopo il sermone” di Paul Gauguin, foto presa da wikipedia)

Viva le sardine

Un viaggio da queste parti, poco prima di raggiungere le coste di Finistère, significa anche la scoperta delle guglie e dei giardini del vicino castello di Trèvarez situato sulle Montagne Nere o di alcuni genuini sapori gastronomici: a Quimper si può gustare il sidro, sul mare di Douarnene e di Concarneau la gloria locale, quelle che molti giudicano le sardine più buone del mondo.

le coste di Finistère
buonissimi pesci vengono inscatolati uno per uno, a mano, col condimento di un buon olio e di altri aromi

Sul vecchio porto canale di Douarnene sfilano da sempre i colorati pescherecci e i preziosi, piccoli e buonissimi pesci vengono inscatolati uno per uno, a mano, col condimento di un buon olio e di altri aromi in lattine da collezione, esposte con vanto anche nelle vetrine delle migliori ghiottonerie alimentari. La sera il ritorno dal mare, la mattina il pittoresco mercato, le sardine sono sempre le grandi protagoniste della vita marinara di Douarnene.

A Concarneau si celebra invece ogni anno, nella seconda metà d’agosto, dal 1915, la Festa delle Reti Blu, quelle invisibili in mare e utili a catturare più sardine. Immancabile tra degustazioni, gallerie d’arte ispirate al pesce e eventi musicali folkloristici, l’elezione della Regina delle Sardine che però ha le fattezze di una bellezza bretone, la più bella fra le ragazze che lavorano nelle industrie conserviere di questo dipartimento.

Il panorama di Punta Raz

Il panorama di Punta Raz

La prima parte del viaggio in Bretagna finisce idealmente qui, tra le onde e i venti impetuosi di Pointe du Raze, stupenda anche quando ci arrivi col mare in tempesta.

Uno scenario da fine del mondo conosciuto.

Un abbandonarsi all’Oceano nella estremità occidentale della regione.

Vedere là bambini biondi camminare a piedi scalzi, pescatori che sfidano il mare sulle barchette, scogliere vertiginose e fari antichi farsi coraggio a vicenda è qualcosa di unico.

E ora permetteteci una digressione tutta bretone…

La poesia dei fari

I guardiani dei fari sono stati per decenni gli abitanti più schivi e coraggiosi della Bretagna e la loro vita in mezzo alle grandi onde e alle furiose tempeste dell’Oceano faceva pensare a una difficile e romantica avventura. Me li immagino come erano soli, sempre all’erta, protetti da un pesante maglione o da un impermeabile colorato che nel grigio si vedeva appena, con metri di mare e di schiuma che gli piovevano addosso, col vento che per giorni e notti non si fermava e loro lì a segnalare, comunicare, aiutare. Forse anche a riflettere, E ad allontanarsi volontariamente dal mondo, rimanendo per mesi in balia degli elementi. Godendo probabilmente della natura, del rapporto col mare, con gli uccelli, con le albe, coi marinai di passaggio come nessun altro.

I guardiani dei fari sono stati per decenni gli abitanti più schivi e coraggiosi della Bretagna

Non credo che esista al mondo – forse in Canada? – un’altra costa così disseminata di fari come quella bretone. Si compie anche un percorso, una rotta dei fari, in questo selvaggio lembo di terra e mare francese.

Nella costa sud della Bretagna le torri massicce bianche e nere, o rosso mattone, ti aspettano in mezzo al mare, a fare compagnia agli isolotti che si trovano nell’ampio golfo che va da La Baule a Quiberon, al largo della quale si ammira ancora il faro suggestivo della Pointe des Poulains abitato per tante estati dall’attrice teatrale Sarah Bernardt.

Poi arrivano, risalendo la costa, i fari simbolici di Point de Penmarch e Pointe du Raz, quelli che si trovano “alla fine della terra” secondo la geografia dei naviganti di una volta, tra di loro quello di Ar-Men, forse il più celebre di tutti, che veniva affidato solo ai guardiani più coraggiosi perché là sopra gli inverni potevano anche essere durissimi e l’isolamento impressionante.

Infine la più alta concentrazione di sentinelle fedeli del mare si sussegue sulla costa e al largo di Brest, col faro di Pointe de St. Mathieu costruito addirittura sulle rovine di un’abbazia romanica, con quelli sull’isola di Molène e in quella di Ouessant nel lembo di paesaggio chiamato Finistère, che rappresenta probabilmente il culmine selvaggio del viaggio, circondata e sbattuta com’è dagli elementi (vedi il breve video della furia delle onde intorno al mitico faro di Jument https://youtu.be/6tJpCrjz104?feature=shared) e resa malinconica dai suoi cottages di pietra, dai mulini abbandonati e dal cimitero dei marinai. Nessun albero qui, solo onde, vecchie scialuppe arenate, un bar con quattro pescatori di aragoste e muretti in pietra per proteggere le case dal vento.

luce la Ile Vierge ecco l’ultima e magica tappa

Dopo il faro altissimo di Trezièn e l’incontro più a nord col faro che segnala fino a 50 km di distanza col suo potente fascio di luce la Ile Vierge ecco l’ultima e magica tappa (o la prima se si arriva dalla Normandia): il faro della costa di Ploumanach che ha le fattezze di una severa e robusta torre medievale circondata dalle rocce di granito rosa. Uno spettacolo unico, specie con la magia del tramonto.

Difficile fare una classifica di bellezza tra questi panorami selvaggi ma è importante sapere che esistono guide e siti e telefoni per contattare i guardiani di alcuni fari, ovviamente nei mesi estivi, per organizzare una bellissima escursione dalle loro parti. Ormai i guardiani vivono quasi tutti a terra, i fari vanno avanti da soli con lampade, cellule fotoelettriche e tecnologie automatiche, ma lo spirito e i ricordi di questi uomini burberi aleggia ancora sulle coste della Bretagna. Per me il loro occhio e il loro intuito arriva più lontano di tutto.

una torre massiccia può avere ancora un fascino e un senso, anche solo per trovarsi là, tra le onde della Bretagna

Ecco quindi che arrivare su una scogliera, sporgersi da un’elegante balaustra bianca, salire uno dopo l’altro gli scalini di una torre massiccia può avere ancora un fascino e un senso, anche solo per trovarsi là, tra le onde della Bretagna: “La spettatrice dell’Oceano” come la definiva Plinio.

Le sorprese in un tour dei fari non mancano mai, si scopre quello con più scalini, quello decorato da piastrelle italiane, da mobili di quercia e mogano, quello caratterizzato solo da umide e strette stanzette, qua i resti di una cucina, là gli avanzi di una biblioteca usata per vincere la solitudine.

Pare che l’anno più duro di tutti fu il 1923, le onde tremende dell’Atlantico erano alte oltre trenta metri e sembrò evidente a tutti che parecchi fari potessero crollare.

Non ci pensi se ne osservi uno col mare calmo e azzurro in una bella giornata di sole, ma trovarsi nel posto sbagliato, nel gennaio sbagliato, nella notte sbagliata, doveva tanto assomigliare all’inferno.

Sui libri di bordo rimasti custoditi nelle stanze più umili di alcuni fari compaiono ancora tremolanti note scritte a mano: “tempesta, tempesta, tempesta”.

Sui libri di bordo rimasti custoditi nelle stanze più umili di alcuni fari compaiono ancora tremolanti note scritte a mano: “tempesta, tempesta, tempesta”

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