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Tour sudafricano, l’entrata a Jo’burgh

Un paesaggio unico

Tour sudafricano, l’entrata a Jo’burgh

Alla fine dell’Africa si trova senz’altro uno dei suoi paesi più belli e intensi: per la natura che alterna coste oceaniche e selvagge, montagne verdi come in Svizzera, bush e savane senza eguali, i magnifici animali; per il paesaggio umano anche, quello delle numerose etnie (parliamo soprattutto degli Zulu, la “gente del cielo” e degli Xhosa cui apparteneva Mandela) coi loro costumi, usanze e folklore e quello delle città così moderne e scenografiche da dimenticare spesso i propri problemi.

Il Sudafrica attrae poi per la sua storia e le sue lotte, perché è passato dall’essere il tormentato paese dell’apartheid a quello della speranza dell’arcobaleno voluto con tutte le sue forze dall’eroico Nelson Mandela e costituito veramente da un incredibile mosaico di varie razze, colori, credi religiosi, abitudini sociali. Piace infine il Sudafrica per altri suoi aspetti molto tipici, come l’avventura, i colossali barbecue, le partite di rugby, la musica incredibile e trascinante.

I cinque poli di principale interesse della Nazione Arcobaleno sono: la metropoli di Johannesburgh, la bellissima Cape Town, la Garden Route aperta sul mare, la regione montuosa e verde dello Mpumalanga e il favoloso Parco Kruger.

il leone e la regione montuosa e verde dello Mpumalanga e il favoloso Parco Kruger

Andiamo alla scoperta di questi volti e colori (il capitolo culturale sull’etnia Zulu, “la gente del cielo” invece lo abbiamo affrontato già in un pezzo uscito sul topic “Storie dal mondo” de “Il grillo viaggiante”, intitolato “Se nascessi Zulu”).

Johannesburg

Città grandissima, difficile, poco turistica, molto pulsante, alcune sensazioni sono estranianti, alcuni quartieri sono border line, ma nel grande cuore moderno del Sudafrica ci si passa, fosse per un volo, un arrivo, una notte. La “nostra” Johannesburg vuole limitarsi a un’accoglienza al paese, col soggiorno presso il Lesedi African Lodge, che con le sue camere, ristoranti, mercatini interni e danze serali ricorda il folklore delle 5 principali etnie del paese: un viaggio nel viaggio, un po’ costruito ma ne vale la pena come riassunto gastronomico, folkloristico e culturale del grande paese.

Johannesburg

Di coloniale a Johannesburgh è rimasto ormai ben poco, lo stupore delle architetture è affidato soprattutto ai lussuosi alberghi del distretto di Sandtown e ai grattacieli imponenti e coi vetri a specchio che formano la sua skyline, dall’aspetto scintillante soprattutto di notte.

Lo stupore di una volta invece era dovuto alle vene d’oro presenti nelle sue montagne: per questo motivo la città nacque nel 1872 su iniziativa dei coloni boeri sul Witwaters-rands a oltre 1700 metri di altezza. Chi veniva invece a lavorare nelle miniere erano i neri bantù, già da allora costretti a vivere in quei ghetti separati che in futuro sarebbero divenuti tristemente famosi.

La grande città di Jo’burgh ha sempre avuto un cuore industriale e commerciale, oltre che uno degli edifici di Borsa più importante a livello mondiale.

Nel Museo del Costume e in quello della Cultura Africana viene messo in scena il passato della nazione, un po’ ovunque, nelle boutique come sulle bancarelle, si possono acquistare le famose maschere rituali africane, i lavori in perline e le bambolette della fertilità. Non mancano altri musei dedicati alla numerosa comunità ebraica o alla storia della boxe.

Grandiosi esempi di monumenti sono quelli costituiti dal Palazzo del Municipio, dalla Corte Suprema e dalla Chiesa Anglicana.

Movida sudafricana

Per la vita di tutti i giorni e per qualche breve visita turistica si può andare al Kwazili Muti pieno di negozi tribali, stoffe colorate e unguenti zulu, sotti i piloni della Stazione di Faraday a curiosare nei banchi dei guaritori o in Rockey Street nei club dei giovani e degli intellettuali, uno dei luoghi dove neri e bianchi si mescolano senz’altro meglio e dove si trovano bellissimi gioielli e abiti tradizionali.

Per l’arte all’aperto due luoghi e due appuntamenti spiccano su tutti gli altri: l’Artist’s Market vicino al laghetto dello Zoo famoso per i leoni bianchi, ogni primo fine settimana del mese. E il Flea Market di Mary Fitzgerald Square che si tiene ogni sabato, una sorte di Hyde Park Corner sudafricano con esibizioni improvvisate di artisti e di musicisti.

per qualche breve visita turistica si può andare al Kwazili Muti pieno di negozi tribali, stoffe colorate e unguenti zulu

I turisti che arrivano qui visitano volentieri anche la Diamond Cutting Works per conoscere tutte le fasi della lavorazione dei preziosi diamanti e il Bezuidenhout Park per riscoprire i villaggi boeri e le vecchie locomotive di un tempo. Volendo si arriva pure fino alle vicine vecchie Miniere della Corona.

La notte di Jo’burgh è lunga, animata, fatta di cucina e di musica etnica, oltre che di note jazz. O del passaggio a Gold Reef City, la cittadella del divertimento con casinò, cinema, ristoranti e bar.

il Bezuidenhout Park per riscoprire i villaggi boeri e le vecchie locomotive di un tempo
Gold Reef City, la cittadella del divertimento con casinò, cinema, ristoranti e bar

E poi c’è Soweto

Ai bianchi ancora oggi sono destinati i sobborghi residenziali più ricchi e più verdi, protetti da guardie private, tanta popolazione di colore vive invece in condizione di evidente difficoltà.

Soweto (abbreviazione di SOouth WEstern TOwnship) è stata per decenni il simbolo del degrado e della riscossa, delle lotte dei neri, dell’odioso apartheid iniziato fin dal 1948 e combattuto da “Madiba”, dall’attivista Steven Biko e dall’arcivescovo Desmond Tutu davanti a tutti gli altri.

dell’odioso apartheid iniziato fin dal 1948 e combattuto da “Madiba”, dall’attivista Steven Biko e dall’arcivescovo Desmond Tutu davanti a tutti gli altri

Il regime razzista al potere in Sudafrica per una cinquantina di pesantissimi e tristissimi anni si era ispirato direttamente alla follia del nazionalsocialismo hitleriano sognando e progettando un paese assurdo, destinato ai soli bianchi, separati dai neri sia nella vita politica che in quella civile. Si vietarono i matrimoni misti, addirittura i quartieri a popolazione mista, i neri furono umiliati nella richiesta di dover esibire dei lasciapassare a dei posti di blocco, furono ghettizzati nelle loro township, nelle loro scuole, ristoranti, parchi e perfino bagni pubblici, divisi perfino nello sport. E fu imbavagliata se non duramente repressa ogni forma di dissenso mediatico.

Muri, separazione, odio. Impunità e cattiveria. Abisso morale.

i neri furono umiliati nella richiesta di dover esibire dei lasciapassare a dei posti di blocco, furono ghettizzati nelle loro township
Muri, separazione, odio. Impunità e cattiveria. Abisso morale.

Ma la tenacia e la voglia di riconciliazione piuttosto che l’attuazione di una feroce vendetta, oltre che il passaggio da un presidente come Botha a uno come De Klerk aiutarono pian piano i protagonisti della lotta di libertà dei neri a cambiare le cose.

Fino a che nella ex gigantesca periferia dell’umiliazione e del dolore, del crimine e degli eccidi razziali è accaduto qualcosa di straordinario, oggi oltre ad arrivarci acqua, luce e servizi degni di questo nome sono sorte anche delle gallerie d’arte e dei bar di tendenza, delle discoteche e delle botteghe artigiane, delle agenzie di modelle e delle scuole di ballo, a simboleggiare una qualche forma di rinascita, speranza e resistenza.

I matrimoni celebrati nel ghetto che ospita un abitante di Jo’burgh su due sono qualcosa di veramente allegro ed autentico: cortei di macchine, vestiti eleganti (una volta tanto), musica in chiesa, allegri banchetti, bambini che corrono da tutte le parti.

I graffiti dipinti sulla torre della dismessa centrale elettrica di Orlando sono un altro simbolo colorato del quartiere

I graffiti dipinti sulla torre della dismessa centrale elettrica di Orlando sono un altro simbolo colorato del quartiere. Come l’Hector Pietrson Memorial, dal nome del ragazzo nero qui ucciso nella Marcia del 1976 che diede una grossa spallata alla vergogna del “mondo a parte”. Come Vilakazi Street, la strada dove abitavano Mandela e Tutu. Come il Mandela Family Museum, destinato all’eterno culto di quello che i neri chiamavano l’Old Man. Come il nuovo enorme Stadio “Soccer City”, costruito per l’inaugurazione e la finale dei Mondiali di calcio qui celebrati nel 2010.

Uno degli slogan ripetuti nella moderna Soweto è “From matchbox to mansion”, “dalla scatola di fiammiferi (le vecchie baracche) alla villa (addirittura)” Questa notizia è tratta dalla bella monografia del numero 188 di “Meridiani-Sudafrica”, nel pezzo a firma di Nanni Ruschena, che ci informa che nella parte una volta oscura di Jo’burgh stanno avanzando nuove forme di vita, basate su normali strade, normali negozi, normali uffici.

Quando la normalità sembra una conquista straordinaria…

Quando si vuole restare Invictus…

il nuovo enorme Stadio “Soccer City”, costruito per l’inaugurazione e la finale dei Mondiali di calcio qui celebrati nel 2010
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Quando i nuovi e più duri ghetti si spostano a Hillbrow, la zona della droga, in mano alla mafia nigeriana e per questo definita “Little Lagos” o nella sterminata Alexandra…

Quando un pezzo di Sudafrica prova a rinascere e l’altro sprofonda ancora…

Quando si spera che la giungla urbana di una volta, che nei primi anni 2000 significava tra le sole Johannesburgh e Pretoria ancora 5.000 omicidi e 25.000 stupri l’anno, sia finita per sempre…

Quando si vuole che la Rainbow Nation sognata dai Premi Nobel per la Pace Mandela e Tutu, dal combattente di “Consapevolezza nera” torturato a morte Biko, con la clamorosa svolta delle prime elezioni libere del 1994 vinte dall’ANC diventi la più ampia e pacifica possibile…

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