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Luoghi magici

Transilvania, sulle tracce di Dracula

Ve lo do io il vampiro

Lo confesso: alla decima proiezione casalinga di “Twilight” ci mancava poco che indossassi un lungo mantello e che mi affilassi i denti per affondarli nella pelle bianca e morbida di moglie e figlie, ignare sul divano della mia trasformazione in atto. Loro col batticuore a seguire le avventure e il mal d’amore di giovani vampiri e lupi mannari, io a supplicare “basta, basta” quasi in ginocchio, nonostante il taglio moderno e azzeccato del film, le sue belle musiche e i suoi attori più romantici che maledetti.

Transilvania, sulle tracce di Dracula

Inascoltato ecco pronta la mia vendetta, la promessa di portarle tutte in Transilvania, sulle tracce del vampiro vero, da cercare con una torcia dentro i boschi, negli stanzoni lugubri dei vecchi manieri, nei villaggi sperduti nella nebbia, negli occhi impauriti dei contadini, nelle notti di luna piena.

nei villaggi sperduti nella nebbia, negli occhi impauriti dei contadini

Ve lo do io Dracula, altro che il vostro filmetto preferito! Vi porto io in quei posti, in quelle atmosfere, a bussare a quei castelli, a chiedere a un oste una camera col pavimento che scricchiola e una scodella di minestra perché fuori piove a dirotto, e non ci sarà il bacio a una principessa, non ci sarà la storiella d’amore ma un po’ di sana fifa, suggestione e un saaaaaltooooo nelle tenebre.

in quelle atmosfere, a bussare a quei castelli

Agguati rimandati

Ovviamente le intrepide componenti femminili della mia famiglia non si sono messe paura neanche un po’ e il viaggio le attirava pure, perché sarebbero venute le amichette di sempre e la caccia al vampiro sarebbe stato un gioco emozionante, con qualche brivido procurato ad arte, qualche avventura di quelle che capitano quando ci si mette in viaggio perché papà ha deciso di seguire un nuovo sogno. Di sicuro ci sarebbero state tante risate per gli scherzi e per gli agguati che avevo in mente. Ma il covid ha bloccato tutto, il progetto è rimandato: si sono dovute accontentare della mia storia. Dracula per ora l’hanno conosciuto così. La Transilvania per ora resta lontana, devo decidere se fargliela immaginare con la neve o coi prati.

con la neve
coi prati

Il Dracula inventato da Stoker

“Da qualche parte, sbucando dall’ombra, mi è sembrato di veder apparire i lineamenti del malefico viso del Conte, il naso affilato, gli occhi iniettati di sangue, le labbra rosse, l’orribile pallore”: la storia è cominciata così, perché è giusto evocare le grandi storie con le parole di chi le ha scritte per primo, in questo caso parliamo dell’irlandese Bram Stoker che nel lontano 1897 pubblicò il suo romanzo gotico “Dracula, il Vampiro dei Carpazi”, creando forse inconsapevolmente le basi per uno dei miti più affascinanti, misteriosi e dark della letteratura moderna. Il mito dei vampiri, dei non-morti, di quei signori dallo sguardo ipnotico e dall’alito cattivo, che vengono dalle oscurità del tempo (o della psiche?) e che hanno una sinistra reputazione, capaci come sono di trasformarsi in lupo o pipistrello, di dissolversi nei vapori della nebbia o di impaurirsi alla luce del sole o se all’improvviso vedono la loro immagine riflessa in uno specchio…

Dracula, il Vampiro dei Carpazi

Chi era per davvero Dracula?

“Papà ma allora Dracula non era bello come l’attore di Twilight?”
La verità che vogliono è quella, non c’è niente da fare, si immaginano l’eroe tenebroso, romantico, per nulla maledetto.
Vagli a spiegare adesso che la figura che aveva ispirato Dracula era probabilmente quella di un principe sanguinario e brutale, Vlad III, vissuto nell’attuale Romania nel corso del XV secolo, famoso per la sua crudeltà di “impalatore” (ci ho messo parecchio a tradurre in modo educato questa parola!), dei nemici ottomani come dei ladruncoli locali! Un tiranno che preferiva essere più temuto che amato.

in paesi remoti dove il buio, le superstizioni e la foresta creano un mondo inquietante

Vagli a spiegare che a volte le storie nascono dalla notte dei racconti, in paesi remoti dove il buio, le superstizioni e la foresta creano un mondo inquietante. Vagli a spiegare che bizzarre leggende slave parlavano di demoni, di malefici, di stregoni, di orrori e credenze popolari. E che il regno oscuro di Dracula cominciò col passaggio funesto di una cometa…
“Ma mordeva il collo…?” – “Beh più che altro pare che bevesse il sangue dei nemici uccisi”.
“E il suo castello faceva davvero paura…?” – “Guardate questa foto, guardate qui, siamo a Bran…”
E il racconto a questo punto si sviluppa, si anima, perché ora ha anche una cornice.

Guardate questa foto, guardate qui, siamo a Bran…

Il castello di Bran

Bran in Transilvania, vicino ai monti Carpazi, a tanti boschi scuri, in una regione povera e semplice.
Un territorio che suggestiona pensare esser rimasto fermo al Medioevo, con villaggi dove c’è ancora il fango per strada, il cimitero coi corvi, il camino acceso in una capanna di legno, i contadini con pesanti abiti di lana marrone che ti salutano col forcone in mano, loro che di generazione in generazione sono cresciuti col mito del vampiro. Scene della Transilvania di fine ‘500 dove c’era quella contessa Elizabeth Balthory che pretendeva fare il bagno nel sangue di giovani serve per mantenere pura la pelle!!
Siamo nel 2020 è vero, ma certi posti sembrano governati ancora dal regno delle ombre.
“E questo era il suo castello, c’erano il ponte levatoio, le torri merlate e anche una certa aria misteriosa, non ve lo posso negare! Qualche viandante entrato qui dentro è sparito per sempre”.
Occhi quasi spalancati adesso. La coperta tirata più su sulle gambe.
Ci vado piano, rimango sul versante del viaggio avventuroso, sul ritratto della figura folkloristica, mi soffermo volutamente sulla descrizione del volto emaciato e pallido del vampiro, delle sue unghie lunghe, delle sue labbra tumefatte, delle sue orecchie appuntite…

un uomo che torturava con l’olio bollente, che terrorizzava, che scuoiava

Come un diavolo

D’altronde come si può ricordare con leggerezza un uomo che torturava con l’olio bollente, che terrorizzava, che scuoiava e che decapitava, che faceva mangiare secondo alcune cronache i figli appena arrostiti alle loro madri o i capezzoli amputati delle mogli ai loro mariti?? Che pranzava sotto una fila di pali coi corpi infilzati e impalava un ospite imprudente se in quel pranzo si lamentava del fetore dei morti dicendogli “Senti se da lassù avverti lo stesso odore”?? Che aveva il diavolo come simbolo della sua casata e il drago coniato sulla sua moneta e che nelle stanze scure e paurose del suo castello nascondeva i morti in decomposizione? E’ chiaro che le mie fanciulle preferiscano la favola dark di “Twilight”, meglio non addentrarsi in tutti i particolari…

E questo era il suo castello, c’erano il ponte levatoio, le torri merlate e anche una certa aria misteriosa

Le due facce di Vlad III

A forza di contrapporlo all’etereo eroe del film americano il Conte Dracula comincia a incuriosirmi di più, mi immagino la sua Valacchia come un paese pieno di pioggia, di boschi, di mucche, di castelli, un paese da difendere dai feroci turchi ai tempi delle crociate, un regno medievale minacciato da un impero del male che trasforma nell’incarnazione stessa del male il suo principe protettore!
Nella Valacchia crebbe uno spirito nero.
Per alcuni storici Vlad III fu uno spietato tiranno, per altre fonti più nazionaliste (ovviamente anche per il viscido dittatore Ceausescu) il Grande Salvatore del popolo rumeno. “Di sicuro lo seguivano dicerie inquietanti ragazze, questo almeno dovete saperlo”.
Da piccolo era stato prigioniero per tre o quattro anni dei turchi, nelle loro carceri pare che oltre a tutte le tecniche di tortura avesse conosciuto il diavolo e che gli avesse venduto l’anima per salvarsi e così da uomo tornato libero e potente praticò l’orrore perché nell’orrore era vissuto.
Esatto: il male e l’odio subiti diventarono la sua stessa arma “politica”.
Fece paura a tutti, fuori del suo castello si estendeva per chilometri una foresta di pali…
Fece paura anche dopo la sua morte, avvenuta per mano dei turchi in una cruenta battaglia nel 1476, perché quando aprirono la sua tomba nel Monastero di Snagov scoprirono che era vuota e allora i contadini di queste terre cominciarono a pensare che il Conte Dracula fosse un vampiro pronto a vagare e a uccidere per sempre nelle strane notti della Transilvania.

cominciarono a pensare che il Conte Dracula fosse un vampiro pronto a vagare e a uccidere

L’etimologia di Dracula

Anche mia moglie si comincia ad appassionare: “Ma quel nome… Dracula… come nacque?”
E’ in questo momento che sfoggio le mie ricerche: “Il padre, ucciso anche lui dai turchi, apparteneva al Sacro Ordine del Drago che in rumeno si traduce con DRAG e significa anche DIAVOLO. UL è l’articolo rumeno IL, mentre EA significa FIGLIO. Draculea… Lui quindi era il figlio del diavolo!!”.

Disegnare il viaggio

“Va bene e adesso che l’etimologia è chiara dove lo andiamo a cercare il vampiro che impalava tutti?
Arriva perciò il momento delle mappe, delle riviste, dei libri, di dare corpo ai sogni che stanno dietro ai viaggi, a quando li progetti, li disegni, li vivi in anticipo.
Poco importa che l’oggetto del viaggio stavolta sia un nero signore vissuto un’epoca fa, col suo contorno di bare e di cripte, di magia nera e voli di terribili pipistrelli, di sangue a volontà e di morsi contagiosi, di torture inenarrabili, di cocchieri complici, scorte d’aglio o paletti di frassino trafitti nel cuore per ricacciarlo nelle tenebre da cui era venuto!
Tutta una letteratura e tutta una cinematografia mondiale giustificano questo viaggio. Centinaia di saggi e romanzi pubblicati in tutte le epoche. Si contano più di 200 film, dal primo con Bela Lugosi che si impersonò a tal punto nel principe della notte da presentarsi col mantello nero e dentro una bara alle proiezioni, a quello con Christopher Lee a quelli con Gary Oldman, Brad Pitt e Tom Cruise, per finire col “Dracula Untold” e la versione rock appunto di “Twilight”.

Brad Pitt e Tom Cruise

Quella di Vlad III scoperta da Stoker era la storia perfetta, la storia adatta a parlare di un confine pericoloso presente nella natura di ogni uomo, il confine che esiste fra l’istinto animale e quello razionale, fra la sete di sangue e quella di amore, fra l’anelito all’imperfezione e quello all’immortalità. Se poi il viaggio svelasse un vampiro umanizzato come quello raccontato da “Intervista col vampiro” o meglio ancora un vampiro innamorato come nel caso di “Twilight” tanto di guadagnato!!

Il buco di Bucarest

E’ facile in fondo: si prende un volo per Bucarest e tra l’andata e il ritorno uno sguardo la capitale lo merita. E’ una città che una volta aveva un’anima, un fervore di vita quasi parigina, un nucleo storico col ghetto ebraico, le chiese ortodosse, i bistrot con la musica gitana, ma poi la folle dittatura di Ceausescu l’ha spazzata via per il suo sogno megalomane di costruire il palazzo presidenziale più grande e più brutto che si sia mai visto, una vacua rappresentazione del potere in falso stile neoclassico. Così a Bucarest sono rimasti soprattutto cemento, stradoni, grigie periferie e la bandiera romena col buco in mezzo dei tempi della rivoluzione (vedi la mitica foto apparsa su “Il Corriere della Sera” nel 1989). Sta provando a rinascere ma il cammino è ancora lungo e più che gli splendori la città mette in mostra ancora le sue miserie, primi fra tutti i bambini abbandonati che vivono come spettri nelle sue fogne.

il palazzo presidenziale più grande e più brutto che si sia mai visto
la bandiera romena col buco in mezzo dei tempi della rivoluzione

L’arrivo in Transilvania

Poi ci metteremo in macchina per raggiungere in auto la Transilvania, “la terra oltre le foreste”, vista Carpazi, con prati verdi e chiese di legno, tanti castelli, abitata da orsi e lupi e chissà se dai nostri amici vampiri! Una regione segnata per secoli da una cultura tenebrosa e medievale, vuoi per la minaccia perenne dei turchi, vuoi per le condizioni arretrate delle campagne, vuoi per la maledizione di un principe immortale, temuto come un fantasma nei paesi più poveri e isolati dei Balcani.
E mentre vi leggerò alcune pagine chiave del libro di Stoker “I non morti soffrono della maledizione dell’immortalità, passano da un periodo all’altro, moltiplicando le loro vittime, aumentando il male nel mondo …” prepareremo dunque lo spirito alla più cupa leggenda proveniente dai paesi slavi: arriviamo nel paese di Dracula! (la voce si fa minacciosa – la replica è: “Dai papà non scherzare sempre!!”).

la terra oltre le foreste”, vista Carpazi

Tre città patrimonio dell’Unesco

L’itinerario in Transilvania comincia con la visita di Brasov, specie la sua parte vecchia di tetti rossi raccolta intorno alla piazza del mercato. Vlad III non era molto popolare da queste parti perché massacrava i nobili locali che si rifiutavano di pagare le tasse… Il castello da lui abitato, a Bran, è a pochi chilometri e speriamo di arrivarci con un cielo di tempesta perché il suo fascino sinistro aumenterebbe. Poi sarà la volta della bella Sighisoara, città natale del Conte Vampiro: da percorrere le sue vie lastricate dove si incontrano la sua casa e la sua statua, la passeggiata panoramica sui resti delle mura per ammirare meglio la storica Torre dell’Orologio e – tanto per fare un salto ulteriore nel brivido – il cimitero sulla collina. Questa sarà una bella tappa del viaggio, un gioiellino intatto, pittoresco e colorato del medioevo. Il finale tra un castello e l’altro, un bosco e l’altro, un villaggio e l’altro, sarà a Sibiu famosa per il suo ambiente multiculturale che influenza arte, musica, gastronomia, fisionomia stessa delle persone (romeno, ungherese, tedesco), per le sue icone su vetro e le case gotiche sul fiume. Dove capiterà assaggeremo polente e stufati, polpette piccanti, salse speziate, minestre, salsicce e grappe locali. “Anzi voi le grappe no, perché siete ancora piccole e poi sognate Dracula!”
E se avanzeranno tempo e chilometri raggiungeremo la remota Tagoviste, secondo molti studiosi vero e unico castello abitato dal Conte Vampiro.

L’itinerario in Transilvania comincia con la visita di Brasov

Come spiegato purtroppo si tratta di emozioni rimandate alla prima occasione, ora siamo costretti a riporre le mappe coi percorsi già pronti, con i giorni già decisi. Incontri con vampiri permettendo!!

Poi sarà la volta della bella Sighisoara
per le sue icone su vetro e le case gotiche sul fiume
Incontri con vampiri permettendo

Il senso del crepuscolo

Nell’attesa mi avvicino – mi devo avvicinare per forza, perché intanto siamo arrivati alla dodicesima visione di “Twilight” (!!) – al mondo delle mie figlie… Perché una figura che nel Medioevo ispirava terrore puro nei tempi moderni emana tutto questo fascino? Perché questi vampiri di tutti i colori e di tutti i filmetti, serie tv e gothic novel seducono tanto gli adolescenti? Perché “Twilight” piace così tanto ed è arrivato a incassare più di 3 miliardi di dollari in tutto il mondo??
Un’idea me la sono fatta e appartiene a una verità antica come la storia dell’uomo: c’è sempre bisogno di una favola nera (o che sappia almeno di “crepuscolo”, traduzione italiana del termine twilight) che parli in modo aperto e affascinante del sesso, dell’ambiguità, della vita e della morte. Della capacità di ingannarla la morte, un potere che affascina e che tutti vorrebbero avere. Che sappia scrutare direttamente nell’anima incerta dei giovani e li porti nel vortice delle cose misteriose, attraenti e proibite. Se con qualche innocuo brivido riproducibile a piacere col telecomando ancora meglio.

Dracula magari aveva altri progetti ma intanto è finito nella psiche dei ragazzi.

“Papà te lo rivedi Twilight insieme a noi?” – “Stavolta però prepara i popcorn”.

Papà te lo rivedi Twilight insieme a noi?

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