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Brazil com Emocao / I grandi reportages

Brazil com Emocao: Un salto nel passato dell’oro

La città dei conventi

Un salto nel passato dell’oro La città dei conventi

Minas Gerais, terra di chiese e di cercatori d’oro, di grande fervore religioso e di poetica bellezza.

Minas Gerais, provincia con a capo la moderna Belo Horizonte ma con sparsi tra le colline verdi, umide e fresche tanti ricordi e tanti tesori, quasi sempre legati alla fede e all’epopea delle ricche miniere.

Minas Gerais, la regione delle “miniere onnipresenti” (questa l’etimologia del nome) che racconta un Brasile diverso, di emozioni diverse.

Una di queste, il luogo più bello, più raccolto, più intimo è la graziosa cittadina di Ouro Preto, distante un centinaio di chilometri dal capoluogo dei mille bar e capace di raccontare appunto una storia diversa perché abitata nei suoi tempi più fulgidi da tanti speranzosi cercatori d’oro (nel 1750 viveva più gente a Ouro Preto che a New York!!) che per ogni pepita che trovavano nel letto del torrente Tripuì, per ogni topazio o diamante che scovavano nelle montagne dei dintorni donavano alla città una nuova chiesa, una nuova piazza, un palazzo nobiliare, una fila di eleganti casette color pastello, una scalinata decorata, un campanile slanciato in cielo, una via pittoresca di botteghe e taverne e ovviamente anche i classici bordelli che nei villaggi che diventavano all’improvviso ricchi nel Sudamerica non mancavano mai. Una specie di gara animava i fortunati cercatori d’oro e i signorotti potenti e gli schiavi africani impiegati a grattare la terra nel territorio di Ouro Preto: costruire qualcosa (più spesso un convento) per la gloria di Dio, per la loro vita cambiata, per il loro credo, la loro razza, la loro comunità o per il loro prestigio o lignaggio.

il luogo più bello, più raccolto, più intimo è la graziosa cittadina di Ouro Preto
Ouro Preto: costruire qualcosa (più spesso un convento) per la gloria di Dio, per la loro vita cambiata

Ouro Preto oggi

Dopo vari secoli Ouro Preto ti accoglie ancora oggi con tutto questo, con grande amore, con gli eredi di quegli stessi avventurieri o schiavi che la fecero grande, con la sua arte, la sua cultura, la sua buona cucina, la sua gente semplice. Sicuramente è uno dei luoghi più affascinanti del Brasile, una perla rara più che una meta turistica, un patrimonio artistico invidiabile del grande paese latinoamericano.

La grande bellezza di Ouro Preto va in scena soprattutto all’alba, quando sui vicoli lastricati di pietra e sui ciottoli scuri si vedono le gocce di rugiada, quando i raggi del sole vincono la nebbia e l’umidità della notte e si posano dolcemente sulle cupole, sui tetti, sulle fontane, sui campanili. La pietra dei palazzetti, delle piazze, di tutti i monumenti assume sfumature davvero poetiche, davvero magiche, il centro storico assume sembianze pure ed eteree e ti evoca un salto nel suo splendido passato coloniale.

 Ouro Preto ti accoglie ancora oggi con tutto questo, con grande amore, con gli eredi di quegli stessi avventurieri o schiavi che la fecero grande

Ritorno sulla nebbia, per un paragone: a Palenque, nelle giungle del Chiapas, l’avevo vista aprirsi per regalarmi l’incanto e la robusta bellezza delle piramidi maya, qui, in questo Brasile minore, verde, pieno di ogni forma d’arte possibile, la nebbia quando se ne va squarcia il velo di un prezioso gioiello coloniale, raccolto intorno alle sue cento chiese, alla severità e al silenzio dei conventi o alla Praca Tiradentes sempre piena di mercati, di musiche e di poeti, disposto lungo le sue vie in salita e in discesa con le montagne verdi a fare da quinta teatrale. Bellissimo.

Un genio sfortunato

Quella di Ouro Preto fu un’età gloriosa e avventurosa, che fece ricca la stessa Lisbona e che rese assai potente la Corona Portoghese al tempo dominante sul paese. E fu un’età resa indimenticabile da un piccolo grande artista, figlio di un architetto portoghese e di una schiava africana, Aleijadinho. Un uomo sfortunato, perché reso storpio e deforme da una grave forma di lebbra, ma dalla volontà di ferro, capace di lavorare la pietra come nessun altro, in condizioni anche di estrema sofferenza, costretto dal male a trascinarsi sulle ginocchia e a creare con uno scalpellino legato alla mano ormai monca. Quest’artista minuto e dolente fu il protagonista del miracolo e del delirio barocco di Ouro Preto, costruì e decorò la stupenda chiesa di San Francesco d’Assisi, i suoi pulpiti, altari, statue e sculture di santi, lasciò ad eterna disposizione di Ouro Preto altri eleganti campanili, elaborate fontane (chiamate chafariz), raffinati palazzi, balconi di pietra ricamati e numerosi tesori intagliati anche nel legno. Pare che non scolpì mai figure femminili perché proprio una donna gli aveva attaccato la lebbra e che quindi le evitasse come demoni.

Quest’artista minuto e dolente fu il protagonista del miracolo e del delirio barocco di Ouro Pret

Il giro delle chiese

Il circuito artistico e turistico di Ouro Preto, dopo la visita dell’ex Palazzo del Governatore che la domina dall’alto, in fondo può basarsi proprio sulle sue chiese, passare da un campanile all’altro, da un altare all’altro, con la natura verde e rigogliosa che si taglia dietro ogni cupola, ogni facciata.

Ecco la chiesa più grande, la Nostra Senhora da Conceicao, ecco quella pittoresca del Monte do Carmo, ecco la più sfarzosa di tutte, la Nostra Senhora do Pilar, col suo soffitto a poligoni stellati, costruita con oltre 400 kg di oro e altrettanti d’argento, manco fossimo nella città messicana di Taxco, altra gloria mineraria perduta dell’America Latina. Ecco poi le chiese della Mercede e della Misericordia, del Rosario dos Pretos e di Santa Efigenia, tutte volute dagli schiavi per le loro comunità, per i loro culti o paesi o credi di origine. Ouro Preto che è una mescolanza sincretista, anche.

Ecco la chiesa più grande, la Nostra Senhora da Conceicao, ecco quella pittoresca del Monte do Carmo

La sera degli studenti e dei garimpeiros

Quando calano le ombre partono le musiche, le risate, l’allegria, perché Ouro Preto è sede di una famosa Università e quindi tanti giovani popolano le sue notti. Si ritrovano a bere e a ballare nelle tipiche taverne, dove i piatti più gustosi sono basati su ricette abbastanza caloriche perché dovevano soddisfare la fame dei minatori al termine del durissimo lavoro svolto: salsicce e fagioli, riso con cotiche di maiale, zuppe con cavoli, spuntature e altre verdure, dolce di latte. Più qualche distillato tropicale per dimenticare le fatiche della corsa all’oro.

Quando calano le ombre partono le musiche, le risate, l’allegria, perché Ouro Preto è sede di una famosa Università

Le luci magiche dei lampioni di Ouro Preto permettono di rivivere i tempi passati, di immaginare con più realismo la sua età dell’oro.

Le luci magiche dei lampioni di Ouro Preto permettono di rivivere i tempi passati, di immaginare con più realismo la sua età dell’oro.

Dal 1981 questa meravigliosa città è Patrimonio mondiale dell’Unesco, stupisce il mondo con la sua arte e la sua storia, con la sua evidente armonia, ma proprio lì, alla fine di una salita, di una curva, della stessa notte, raccolto in preghiera davanti a una chiesa, ti puoi tranquillamente immaginare il volto di un garimpeiro, di uno di quei cercatori d’oro che grattavano via la terra dalle miniere, in cerca del miraggio di ricchezza o di una semplice possibilità di cambiare la propria vita con un colpo di fortuna, che risiedeva quasi sempre nella scoperta di qualche prezioso minerale, di una nuova e inaspettata vena d’oro nascosta nelle colline de nei torrenti di Ouro Preto. Quando accadeva di impossessarsi di qualche grossa pietra preziosa spesso questi uomini di frontiera dimenticavano ogni fatica, si bevevano tutte le bottiglie della città in una sola notte o in quella notte dilapidavano il patrimonio costato loro rughe, malattie, artrosi e schiena spezzata nell’ultimo bordello aperto in città.

il volto di un garimpeiro, di uno di quei cercatori d’oro che grattavano via la terra dalle miniere, in cerca del miraggio di ricchezza o di una semplice possibilità di cambiare la propria vita con un colpo di fortuna, che risiedeva quasi sempre nella scoperta di qualche prezioso minerale

E’ facile tra le Republicàs, le case autogestite degli studenti e tra le taverne allegre intorno a Praca Tiradentes dove giovani guide ti aspettano sempre per scoprire insieme la città come fanno i giovani di Matera, scorgere il fantasma dello scultore storpio o di uno dei dannati ritratti dal fotografo Sebastian Salgado aggirarsi nei vicoli scuri della città che fu la più lucente di tutta, una specie di Potosì tutta brasiliana. “Quale allegria”, canterebbe Lucio Dalla, davanti a questi echi, a questi ricordi del passato di arte, fede e miniere.

Il Tour del Minas Geiras

Il viaggio da Ouro Preto, la Vila Rica di una volta che ha ispirato tanti artisti e tanti artigiani, potrebbe poi proseguire, sempre lento, sempre evocativo, tra gli altri piccoli tesori coloniali del Minas Geiras: Congonhas con la Terrazza dei Profeti simbolo di Aleijadinho, Diamantina, Sabarà, Mariana, Tiradentes (il paesino romantico dedicato all’eroe della lotta dell’indipendenza contro i portoghesi di fine ‘700 è la location preferita per le telenovelas di Rede Globo), Sao Joao del Rei, tutti bozzetti, tutti acquarelli, tutti luoghi pieni di chiese e di arte, tutte cittadine circondate da piantagioni di caffè, cotone e canna da zucchero, tutte vicine alle miniere dove tanti garimpeiros mezzi analfabeti coltivano ancora la speranza di diventare ricchi per sempre con un solo giorno di lavoro. Strappando il topazio imperiale (l’oro è ormai esaurito) dalle viscere della regione di Ouro Preto.

Sao Joao del Rei

Un tempo gli schiavi africani per costruirsi una chiesa per la propria comunità si nascondevano la polvere d’oro tra i capelli o nelle unghie, oggi se trovassero una pepita gigante magari finirebbero sdraiati a Copacabana.

Ma questa è un’altra storia. Lasciamo Ouro Preto direzione Nord Est, la nebbia ovattata ricopre le foreste, i campanili e i capolavori di pietra di Aleijadinho in questo nascosto miraggio tropicale.

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