A occhi spalancati

Lo chiamano “The Grand Circle”, un circuito meraviglioso nella natura dello Utah, e fa un grande effetto.
In uno degli Stati Uniti dove secondo un sondaggio fatto sugli stessi americani si vive meglio, per i grandi spazi, per le condizioni floride dell’economia del settore minerario, tecnologico e bancario, per il clima dolce e caldo, per lo stile di vita, lo sport e la salute, nella terra dei Mormoni quieti e tranquilli, a distanze tutto sommato praticabili dalla capitale Salt Lake City, schierata coi suoi grattacieli davanti alla catena montuosa dei Wasatch e lontana anni luce col suo spirito parecchio bigotto e religioso (ogni fedele dona un decimo delle sue entrate alla Chiesa!) e col suo organo tra i più grandi del mondo dalla vicina capitale del vizio e degli eccessi di Las Vegas, ecco che gli occhi si spalancano davanti agli scenari e ai colori dei numerosi parchi nazionali visitabili tutti insieme in una settimana. Nello Utah del sud si procede in preda a un continuo stupore, la natura assomiglia a un palcoscenico della wild life.

Zion National Park
Si raggiunge in meno di 5 ore di auto dalla metropoli sorta sul Lago Salato e si capisce subito di essere finiti nel cuore di un vero un vero santuario naturalistico. Il più antico dello Utah, istituito nel 1919.

L’entrata più famosa è quella vicino Springdale, lungo la Route 9. Il nome Zion in lingua ebraica significa “rifugio” e in effetti lo fu per i primi pionieri Mormoni capitati in questo lembo di arido Far West a coltivare ortaggi, frutta e tabacco per alcune generazioni.
La star dello Zion sicuramente è il lungo (24 km) e profondo (800 metri) canyon scavato dal Virgin River, dall’aspetto davvero impressionante.
Le escursioni sono stupende e permettono di scoprire le gole, le pareti, le cascate, le grotte, le numerose cime dal nome biblico. Molto belle sia la Scenic drive sul fondo del canyon che il sentiero Angel’s Landing che permette di osservare tante specie di flora e fauna.
Bryce Canyon
Vicino allo Zion, ecco uno dei luoghi più famosi e fotografati d’America. Un parco unico nel suo genere, situato a quote elevate, reso riserva naturale nel 1928.

Un anfiteatro di rocce e guglie rosse, frutto di un fenomenale e millenario lavoro dell’acqua e del vento, che a 2.500 metri di altitudine hanno creato migliaia di pinnacoli, detti “hoodos”, che assomigliano a delle candele da cui cola la cera, ai camini di fata della Cappadocia, ai castelli che da bambini costruivamo facendo gocciolare la sabbia bagnata su quella asciutta. Per i Paiute addirittura la pietrificazione di un popolo malvagio per mano di un dio adirato.


ll Bryce Canyon è molto comodo da visitare e da vedere, per le sue terrazze panoramiche come gli indimenticabili Inspiration Point e Sunset Point, e per la sua unica strada di 60 km da percorrere lentamente, strada che nel fondo valle è seguita in modo più disordinato dal Navajo Loop Trail, un sentiero favoloso che permette di camminare tra le guglie e guardarle dal basso. Di riposarsi sui tronchi dalle forme contorte, indovinare le sagome degli animali, impossessarsi di tutte le sfumature del rosso, di sentire solo il rumore del vento, sentirsi come un indiano nei tempi degli agguati e della caccia.
Il Bryce regala almeno due momenti spettacolari: quello dei tramonti quando le rocce si infuocano e acquistano colori cangianti dall’arancione al viola e quello dell’inverno quando come in una fiaba i pinnacoli si ricoprono del manto nevoso.
Capitol Reef
Duecento km di grandiosi paesaggi di foreste e montagne sulla statale Highway 12 collegano il Bryce Canyon alCapitol Reef National Park dove si arriva dopo la sosta alla cittadina di Boulder, abitata da una comunità di mormoni ferma nel tempo, l’ultima frontiera dello Utah urbano si direbbe, di sicuro l’ultimo posto dello Utah dove si è aperto un ufficio postale.

Nel Capitol Reef che era il rifugio di Butch Cassidy si alternano ancora rocce (spesso a forma di cupola) e gole spettacolari, la barriera geologica delle montagne del Waterpocket Fold è davvero imponente, lunga almeno 100 miglia e la scenic drive UT 24 stavolta attraversa anche villaggi tipici in legno e verdi frutteti, come nel caso di Fruita, strapiena di meli, peschi e ciliegi perché l’obiettivo dei mormoni da queste parti era quello di far fiorire il deserto. Fatiche nei campi, consolazioni nelle preghiere.
Le altre highlights del Parco fondato nel 1971 sono il Monolitic Dome vicino alla cittadina di Torrey e la Cathedral Valley dove il paesaggio si fa più remoto e selvaggio. Si può decidere di rimanere un paio di giorni ad ammirare la maestosa bellezza dell’area, in campeggio, a cavallo, a piedi o in bicicletta, dedicandosi ugualmente al trekking, al free climbing e alle battute di pesca.

Arches
Ma il punto più poetico e incredibile di questo stato del south west americano è probabilmente l’Arches National Park (creato soltanto nel 1972) perché qui l’azione modellante e perfetta della natura ha creato addirittura più di 80 grandi archi naturali di roccia, con la delicatezza che sembra uscita da una mano di artista. Non siamo per niente lontani dal paesaggio nudo e speciale di Canyonlands ma percorrere i 30 km della Arches Scenic Drive trasforma l’esperienza del viaggio da emozionante a mistica perché all’improvviso i grandi spazi vengono interrotti da queste prospettive che definirei quasi intime, degli squarci di realtà svelati in un modo lieve, leggero.

La cittadina di riferimento è Moab, circondata dalle suggestive rocce rosse, i sentieri da seguire sono molteplici ma dovendo fare una scelta che rispetti i ritmi di un viaggio dedicato anche agli altri Parchi Nazionali dello Utah si può optare senz’altro per il punto panoramico denominato Park Avenue per i suoi grattacieli piatti di roccia e camminare poi 5 km in due ore verso il Delicate Arch forse il monumento di roccia più iconico che esiste, perchè “lui” se ne sta in mezzo al deserto isolato, orgoglioso e se ne sta in piedi da solo.
Qui sarebbe perfetto sentire l’ululato di un coyote.
O aspettare la visione della luna, della palla bianca della luna, proprio incorniciata dentro l’arco.
Poi ci si deve dirigere verso la zona chiamata Windows Section per un’altra ora di passeggiata, pause, fotografie e ringraziamenti alla natura dello Utah che apre coi suoi archi tante finestre sul panorama.
Il giorno successivo il consiglio è quello di recarsi ai Devil’s Gardens ammirando da vicino il Double Arch, il Tunnel Arch, il Pine Tree Arch e il Landscape Arch ma si devono mettere in conto almeno tre ore per 7 km di escursione. Bello farla con calma, magari per sentirsi come Indiana Jones in alcune scene dell’episodio “L’ultima crociata”. Oltretutto il caldo torrido consiglia di venire qui nelle mezze stagioni.

In particolare l’ultimo è un arco spettacolare, largo ben 93 metri, che illustra da solo tutta la potenza, la perfezione e la leggerezza della natura rocciosa dello Utah. La pietra sembra soffiata, distesa e l’arco sembra indicare il passaggio a un’altra dimensione. Per gli appassionati del genere è un arco che si ammira tante volte anche nelle avventure a fumetti del mitico Tex Willer

Canyonlands
Un parco molto selvaggio e molto esteso, istituito nel 1964, costituito da una serie di canyons, di gole, di altopiani piatti (le mesas) che si aprono su grandi orizzonti è l’ultimo saluto e regalo dello Utah.
La natura qui come in tutto lo Stato è dominante, il fiume Colorado e i suoi affluenti hanno creato alcuni dei paesaggi più impressionanti del mondo, scavando percorsi arditi e forre e il vento e la pioggia insieme hanno modellato la friabile roccia arenaria donandole un aspetto da inizio della terra.

Per emozionarsi basta il ricordo di alcune scene on the road di “Thelma and Louise”, quelle del malinconico volo finale, oppure salire al magnifico punto panoramico del Green River Overlook.
L’America in fondo esercita un eterno richiamo per questo, ha memorie, location, ispirazioni cinematografiche, letterarie, fotografiche, visive che si radicano dentro di noi, creando l’emozione di un altrove immenso e immaginario dove galoppare a cavallo negli spazi vuoti, guidare un’auto finché dura la strada, sostare in silenzio davanti ai canyons, ai tramonti e al paesaggio eterno delle montagne, degli altopiani e delle rocce.
Se si chiudono gli occhi sono sicuro che si possono vedere ancora indiani solitari posti a guardia di tanto splendore come nelle pellicole western del mitico John Ford. O si può rivivere la scena iniziale di “2001 Odissea nello spazio”, quando il branco di scimmie commette il primo delitto della storia proprio negli spazi deserti dello Utah. Oppure si può immaginare la libertà definitiva conquistata dalle due donne in fuga nel bellissimo film di Ridley Scott.


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