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La voce dei viaggiatori

Ventotene

 l’isola del confino...

Questa volta esploriamo la piccola Isola di Ventotene di cui tutti ci hanno sempre parlato.

VENTOTENE  l’isola del confino...

Partiamo da Roma Termini con l’Intercity 727 delle 09:26 che arriva a Formia in perfetto orario alle 10:33. Ci dicono che dalla stazione si raggiunge il porto con una semplice camminata di dieci minuti ed in un men che non si dica siamo nella zona portuale, da dove partono le corriere per i paesi limitrofi. Noi abbiamo l’imbarco per l’isola alle 12:15 e quindi abbiamo tutto il tempo per mangiare qualcosa prima di affrontare la traversata: il nostro istinto ci guida da “Pizzificio” e non sbaglia indirizzo.

l’Intercity 727 delle 09:26 che arriva a Formia in perfetto orario
Formia, foto https://it.wikipedia.org/wiki/Formia

Nel locale, fornito di dehor dove ci accomodiamo, tutto è di produzione propria, si può mangiare o comprare formaggi ed altre prelibatezze. Io mangio una focaccia ripiena al polpo, e la mia compagna quella tipica scarola ripassata, spendendo € 12,00 in due. Così gratificati, ci avviamo verso l’imbarco individuando subito il molo della Compagnia Laziomar: puntuale arriva la Nave Tetide (i biglietti sono stati acquistati qualche giorno fa al costo di circa 21,00 a persona) e altrettanto puntuali arriviamo a Ventotene alle 14:15.

Mappa
Foto https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ventotene

Come concordato, ci viene incontro il signor Antonio dell’Agriturismo dove alloggeremo. Un personaggio allegro e simpatico, nato e cresciuto sull’isola per cui nutre un amore viscerale e che, nel pur breve tragitto in auto, già ci fa entrare nell’atmosfera dandoci un sacco di indicazioni. Poi arriviamo e ci sembra di essere sbarcati in un angolo dell’Eden: un giardino meraviglioso, pieno di piante grasse, lantane, oleandri, alberi di fico, affacciato direttamente a strapiombo sul mare. Dal terrazzo si scorge tutta l’isola, la Spiaggia di Calanave e un angolo del paese, di fronte l’Isolotto di Santo Stefano che ospita il famoso carcere borbonico. Una autentica MERAVIGLIA!!

Ci sistemiamo nella camera (le camere, semplici ma dotate di tutto il necessario e di un ampio bagno si affacciano sul giardino). L’isola ha origini vulcaniche, e fa geograficamente parte dell’arcipelago ponziano. Rappresenta la parte terminale di un vulcano sommerso che si eleva da un fondale marino profondo 700 metri. Pur essendo così piccola, ha una storia antichissima, conosciuta e frequentata già dai Greci che la chiamavano Pandataria (oggi si chiama così l’ottimo vino locale). Divenne famosa nel 2 a.C. quando Augusto vi fece costruire una sontuosa villa corredata da terme destinata ad ospitare in esilio la figlia Giulia, rea di adulterio per aver violato la Lex Julia sulla moralizzazione pubblica, villa i cui resti sono oggi meta di visite guidate essendo stata risistemata tutta l’area archeologica.

Proprio per alimentare le terme, vennero costruite cisterne ed acquedotti visto che Ventotene era priva di acqua. Dopo Giulia, la villa ospitò Agrippina, nipote dell’imperatore Tiberio, la quale si lasciò morire di fame e nel 62 d.C. Nerone vi spedì la moglie Ottavia dopo averla ripudiata con il pretesto di non avergli dato figli. Poi l’isola rimase disabitata fino al 1771 quando il re Ferdinando IV di Napoli vi inviò ventotto famiglie di coloni provenienti da Torre del Greco e da Ischia per popolare l’isola con la promessa di una casa, di terre e dell’esenzione dal pagamento delle tasse: ovviamente la casa se la dovettero costruire, la terra fu faticosamente strappata ai folti boschi che invadevano ogni angolo.

Di fronte all’isola, nell’isolotto di Santo Stefano, brullo e roccioso, fu costruito il carcere borbonico
Foto https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ventotene

Di fronte all’isola, nell’isolotto di Santo Stefano, brullo e roccioso, fu costruito il carcere borbonico, già nell’aspetto architettonico piuttosto disumano ma che ospitò ancora in tempi recenti, durante il fascismo, personaggi valorosi della nostra resistenza, tra cui anche il futuro presidente Sandro Pertini. Ma tutta l’isola racconta e ricorda, con targhe e monumenti, i tanti confinati che vi transitarono, tra cui Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che redassero qui, nella primavera del 1941, il Manifesto di Ventotene, il primo documento per un’Europa libera e unita, vedendo la federazione degli stati europei come l’unica soluzione per la conservazione della civiltà europea. Fatta questa premessa, doverosa, alla memoria di tanti che patirono mille tribolazioni, ce ne andiamo alla scoperta di questo minuscolo borgo, con le case dai colori accesi raccolte intorno al porticciolo, e della bella piazza principale, Piazza Castello, su cui si affaccia l’edificio, antica torre borbonica, che ospita ora il Municipio ed il Museo Archeologico e dove si trovano diversi locali di buon gusto.

Camminiamo parecchio, passiamo per Piazza Europa, una piazzetta piccola piccola che ospita la Stele dedicata ad Altiero Spinelli che riporta questo testo: “Guardavo sparire l’isola nella quale avevo raggiunto il fondo della solitudine, mi ero imbattuto nelle amicizie decisive della mia vita, avevo fatto la fame, avevo contemplato come da un lontano loggione la tragedia della seconda guerra mondiale, avevo tirato le somme finali di quel che ero andato meditando durante sedici anni, avevo scoperto l’abisso della rassegnazione, la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito, l’ebbrezza della creazione politica, il fremito dell’apparire delle cose impossibili… nessuna formazione politica esistente mi attendeva, né si prestava a farmi festa, ad accogliermi nelle sue file…

Foto https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ventotene

Con me non avevo per ora, oltre che me stesso, che un Manifesto, alcune Tesi e tre o quattro amici…. Altiero Spinelli 18 agosto 1943”. Poco oltre siamo in Via Roma su cui prospetta l’unica chiesa dell’isola, la Chiesa di Santa Candida, fino ad arrivare alla Villa di Giulia, a Punta Eolo. La villa ha una larghezza di trecento metri e una lunghezza di cento e nel suo momento di splendore comprendeva cortili, stanze, giardini, cisterne e terme, ninfei e addirittura un maneggio, tutto realizzato con splendidi materiali che purtroppo sono stati depredati fin dal momento dell’abbandono della villa e di cui non rimane nulla. La villa è visitabile previo appuntamento presso la biglietteria del Museo Archeologico, solitamente la domenica mattina.

Noi non abbiamo fatto la visita ma abbiamo sbirciato dalle recinzioni e poi ci siamo affacciati sopra una delle due spiagge praticabili, Cala Rossano di fronte alla quale sono ormeggiate, tutte belle allineate, le barche della scuola di vela e che, anticamente, era un approdo per le navi. Si va verso il tramonto ed i colori del mare sono incredibili. Lasciata Cala Rossano, risaliamo e raggiungiamo la raccolta e suggestiva Piazza del Confino Politico, di fronte all’edificio che oggi ospita la Guardia di Finanza ma che all’epoca era il luogo dove venivano ammassati i confinati al loro arrivo sull’isola. Qui è stato realizzato un Monumento a Giuseppe Di Vittorio, molto toccante.

Foto https://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Ventotene

Poco oltre, all’interno di un giardinetto, proprio di fronte alla caserma della Guardia di Finanza, in Via Muraglione, dal 2003 è stato posto un monumento rappresentante la prua del piroscafo Santa Lucia, affondato il 23 luglio del 1943 durante un attacco aereo britannico nelle acque di Ventotene facendo un centinaio di vittime tra passeggeri e membri dell’equipaggio e il cui relitto, spezzato in due giace a poca distanza dagli scogli delle Sconciglie, al largo di Punta Eolo. Attraverso una stretta via dove incontriamo la targa che ricorda come lì ci fosse la Mensa Socialista, di cui Sandro Pertini fu il capo mensa, ritorniamo nella Piazza Castello e prenotiamo la cena presso La Terrazza di Mimì: bella location, anche qui parliamo di affaccio sul mare, buone le pietanze ma non troppo cordiale l’ambiente.

Trascorriamo qui tutto il fine settimana ed intanto è già tempo di ripartire, lasciamo cosi i nastri bagagli in custodia nel b&b, e ci concediamo un ultimo giro nella zona cosiddetta delle Rampe di Ventotene, una serie di scale di origine borbonica, molto suggestive viste dal mare e poi, ripresi i bagagli, ci avviamo verso il porto: Antonio ci avrebbe accompagnato volentieri ma noi vogliano salutare l’isola così, ripassando davanti ai luoghi che già ci sono divenuti familiari ed ammirare ancora il Porto Romano, altra grandissima opera di ingegneria romana, interamente scavata nel tufo che i Romani costruirono pensando non solo ad un porto sicuro dove riparare le loro imbarcazioni, ma anche ad una struttura capace di raccogliere i pesci per il loro sostentamento e a spazi coperti e magazzini per riparare se stessi e i loro materiali.

Oggi questi spazi, ancora perfettamente efficienti, ospitano strutture che propongono escursioni per sub e anche qualche buon ristorante. Alle 11:30 la Nave Tetide è già pronta per accoglierci, ci sistemiamo e dopo una tranquilla navigazione siamo a Formia alle 14:00.

Un po’ faticosamente arriviamo, per il gran caldo e forse per una indicazione sbagliata, in stazione giusto in tempo per salire sul Treno Regionale 21082 delle 14:38, molto affollato che ad ogni modo arriva in perfetto orario a Roma Termini alle 16:04.

Attilio O. viaggiatore da Anguillara Sabazia

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