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Cultura da Viaggio

Il Cile descritto da Isabel Allende

Una terra divisa in tre

La geografia del più lungo e freddo paese latino americano potrebbe essere descritta con il lirismo delle opere di Isabel Allende, evocando paesaggi che sembrano emergere da una memoria collettiva ricca di emozioni e contrasti. La scrittrice vede il suo amato Cile come “una lunga e stretta striscia di terra, come una spina dorsale spezzata tra la maestosità delle Ande e l’immensità dell’oceano Pacifico.” È un luogo “dove la terra si piega ai capricci della natura, creando deserti che cantano sotto il sole bruciante e foreste che si muovono come antiche preghiere sussurrate dal vento.”

Il Cile descritto da Isabel Allende

Nelle pagine di “La casa degli spiriti” si legge: “Il Cile è un paese lungo e stretto, perso alla fine del mondo, dove la terra finisce e comincia il cielo.” Proprio così, una geografia del genere evoca la possibilità e il fascino di una connessione tra terra e cielo, tra mondo reale e mondo ideale, tra esperienza e magia, tra il senso carnale e divino delle cose, tutti aspetti che ritornano molto spesso nei romanzi della Allende, in una chiave tanto intimista quanto potente.

Il Cile regala un paesaggio davvero meraviglioso, che lo divide idealmente in tre parti.

Al nord, il Deserto di Atacama “è una distesa di silenzio, dove il cielo sembra più vicino e le stelle raccontano storie di un tempo prima del tempo.”

evoca la possibilità e il fascino di una connessione tra terra e cielo, tra mondo reale e mondo ideale, tra esperienza e magia

Più giù, la Valle Centrale “offre dolci vigneti che respirano il sole, come un ventre fertile che ha nutrito generazioni.”

la Valle Centrale "offre dolci vigneti che respirano il sole, come un ventre fertile che ha nutrito generazioni.

E poi c’è il sud, “dove la pioggia danza incessantemente, disegnando fiordi e laghi come lacrime di una terra che ha visto troppe battaglie e troppo amore.” Con l’immensa Patagonia, tanto amata anche dal compianto Luìs Sepùlveda, “selvaggia e indomita, è un regno di ghiacci eterni e venti furiosi, una terra che non si arrende mai.”

il sud, "dove la pioggia danza incessantemente, disegnando fiordi e laghi come lacrime di una terra
immensa Patagonia, tanto amata anche dal compianto Luìs Sepùlveda, "selvaggia e indomita, è un regno di ghiacci eterni e venti furiosi

Infine, un mondo a parte, la misteriosa Isola di Pasqua, un luogo magico e remoto, “un pugno di roccia gettato nell’oceano, dove gli antichi moai guardano l’orizzonte come guardiani di un segreto mai svelato.”

La geografia come destino

Nella letteratura di Isabel Allende la geografia cilena a volte è vista pure come un simbolo di forza, come una forma speciale di destino: “I paesaggi del mio Paese sono specchi dell’anima: dal deserto di Atacama al ghiaccio della Patagonia, il Cile racchiude estremi che ci insegnano la resilienza.”

In questa terra estrema, la grandiosa natura non è solo un luogo fisico, ma “un personaggio vivo e pulsante, che ispira, accoglie e a volte sfida coloro che lo chiamano casa.”

La più letta e amata scrittrice sudamericana nei famosissimi romanzi come “La casa degli spiriti” e “D’amore e d’ombra” affida al suo rapporto con le radici cilene anche l’appassionato e tormentato racconto su storie e fatti tragici del paese, specie quello conosciuto e sofferto negli anni bui della dittatura del Generale Pinochet: “La mia terra è lunga e stretta come una ferita. È un luogo in cui la realtà e il mito si mescolano fino a diventare indistinguibili.” – “In Cile, la memoria è una presenza costante. Ogni luogo, ogni volto, porta le tracce di ciò che è stato” – “In Cile, ogni casa ha i suoi fantasmi, i suoi ricordi e le sue storie mai dimenticate.” – “Il Cile è un paese poetico, dove ogni cosa sembra essere in bilico tra la realtà e il sogno, tra la bellezza e la tragedia.”

un simbolo di forza, come una forma speciale di destino

Con la nostalgia dell’esilio o della fuga (dopo il colpo di stato del 1973 che causa la morte dello zio Salvador Allende, scappa prima in Venezuela e sceglie poi per vivere la California) che giocano sempre un ruolo decisivo: “Sono andata via dal Cile, ma il Cile non se n’è mai andato da me. Vive nei miei sogni, nei miei racconti, nel mio cuore.”

Forza e contemplazione

Molto ispirata la similitudine che la Allende immagina tra le alte montagne e la forza del suo popolo: “Il popolo cileno è come la cordigliera delle Ande: forte, dignitoso e sempre in cerca di luce, anche nelle ombre.” – “Le Ande sono come una spina dorsale, non solo della nostra geografia ma anche della nostra anima.”

Molto bello un altro pensiero, che appare in “Paula”, un’amarissima e dolcissima elegia alla figlia morta: “In Cile, il tempo scorre a un ritmo diverso, come se la vita fosse sospesa in un’eterna contemplazione.”

Ecco… questo aspetto lega tantissimo la geografia con la letteratura, coi suoi romanzi specialmente, perché la Allende è stata abilissima nel ritrarre il mondo femminile della sua famiglia, come i passi cruciali della storia del Cile e della sua capitale Santiago, come i paesaggi meravigliosi del paese sottile.

Sono andata via dal Cile, ma il Cile non se n'è mai andato da me. Vive nei miei sogni, nei miei racconti, nel mio cuore.

Lei è stata la protagonista di un continente per il suo lirismo contemplativo, la scrittura a tratti mistica, capace di entrare dentro le menti, dentro gli ardori politici e romantici, dentro varie generazioni. L’eredità di Isabel Allende non è affidata solo a “Eva Luna” e agli altri capolavori ma anche a questo speciale dono di ritrarre la fragilità degli esseri umani, la loro bellezza e la loro miseria, il dovere della memoria, l’utopia e la forza dei sogni.

Lei come poche è stata capace di dare corpo e anima a tutti i sentimenti, da quello straziante del dolore (“Paula”) a quello edonista della gola e della lussuria (“Afrodita”), raccontando nel frattempo, sotto forma di grandi e magici affreschi, storie di saghe familiari, esperienze di chiaroveggenza, fantasticherie o cronache violente del Cile: “La storia del mio paese è come un fiume che trascina con sé tutto, dai ricordi alle speranze, dalle gioie alle tragedie. E noi, piccole barche di legno, non possiamo fare altro che lasciarci trasportare dalla corrente.”

Sono andata via dal Cile, ma il Cile non se n’è mai andato da me. Vive nei miei sogni, nei miei racconti, nel mio cuore.: «Cominciamo dal principio, dal Cile, quella terra remota che pochi sono in grado di localizzare sull’atlante, perché è il posto più lontano dove si possa andare senza cadere giù dal pianeta». Un Cile che Isabel Allende ama immensamente grazie anche ai versi del suo sommo poeta: “… per vedere il mio paese con gli occhi del cuore bisogna leggere Pablo Neruda, il poeta nazionale, che ha immortalato nei suoi versi i paesaggi superbi, i profumi e le albe, la pioggia insistente e la dignitosa povertà”.

Sono andata via dal Cile, ma il Cile non se n'è mai andato da me. Vive nei miei sogni, nei miei racconti, nel mio cuore.

In fondo tutta la letteratura della Allende è dedicata a un luogo della mente, dove trovano ampio spazio i suoi ricordi e le sue nostalgie, che a volte emergono col flusso di coscienza alla Joyce e in altre occasioni sono permeate del realismo magico di Garcìa Marquez.

Tutti questi temi consiglio di rivederli anche nel film con Antonio Banderas e Jeremy Irons al top ma soprattutto con la più bella Wynona Rider e la più ispirata Meryl Streep di sempre.

La trasposizione cinematografica di “La casa degli spiriti” è struggente e fa venire voglia di andare laggiù in Sudamerica dove la terra e il mare si incontrano sempre.

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