Tutte le destinazioni di viaggio che scegliamo sono speciali perché permettono di conoscere luoghi che hanno suscitato in noi una particolare emozione e consentono di entrare in contatto con realtà spesso diverse dalla nostra. Non tutte le destinazioni però hanno una ricchezza tale da coinvolgere la sfera sensoriale, regalare scenari incantevoli di estrema diversità, vantare architetture mozzafiato, tradizioni ed una ricca gastronomia. Questo e tanto altro possiamo viverlo in un angolo della caleidoscopica India.

Partiamo alla scoperta del suo stato più grande fra la catena dei monti Aravalli, il deserto del Thar, dune sabbiose e scarsa vegetazione in contrapposizione a feritili pianure, il tutto attraversato dal fiume Chambal, unico corso d’acqua perenne. Benvenuti in Rajasthan, lo stato dei colori, caratterizzato da località con edifici le cui mura hanno toni accesi, dove i gioielli con gemme o pietre semipreziose adornano i luminosi sari femminili, dove gli uomini indossano turbanti dalle tinte vibranti ed anche l’arte e l’artigianato sono carichi di colori. A proposito di tinte l’Holi festival è un evento che si svolge in tutto il Rajasthan tra febbraio e marzo per celebrare l’imminente arrivo della primavera ed il trionfo del bene sul male. Il Rajasthan, come l’India stessa, è una full immersion di arte, spiritualità, cultura, esperienza culinaria e un viaggio nell’atmosfera rilassata delle piccole realtà locali in contrapposizione ai ritmi frenetici delle città.
Nello stato più vegetariano della nazione la cucina è un’armonia di gusti e un trionfo di spezie come si evidenzia di seguito. Fra i piatti più caratteristici spicca il Dal Baati Churma, battezzato con tre nomi che indicano una zuppa, un pane e un dolce che danno vita ad un mix saporito, speziato e dolce. Il Gatte Kisabzi è un gnocchetto sobbollito in uno urry a base di yogurt. Alwar Ka Mawa invece è un dolce a base di latte, burro, zucchero e a scelta cardamomo o frutta secca. Il Pyaaz Kachori consiste in uno snack fritto con spezie, ceci e cipolle. Il tè e il caffè sono molto apprezzati in ambito sociale, quest’ultimo è bevuto in particolare al sud mentre il primo è consumato a livello nazionale accompagnato da latte, zucchero e spezie. In Rajasthan il tè è più comune del caffè, particolarmente quello denominato Masala Chai, dal sapore ricco e speziato.

Il clima si distingue in arido ad ovest e semi-arido ad est, quindi particolarmente secco e con poca pioggia. L’estate è calda con località che possono raggiungere i 40°- 45°C fra i mesi di aprile e giugno in particolare nei pressi del deserto del Thar, mentre l’inverno è mite con notti che possono comunque raggiungere lo zero ad esempio a Sikar, Bikaner e Jaisalmer. Le piogge monsoniche, non frequenti, si verificano fra luglio e settembre, mantenendo un clima caldo.
Guidare in Rajasthan, come nel resto dell’India, può essere definito un “caos organizzato”. La guida è a sinistra e le strade sono condivise da auto, camion, autobus, trattori, carri, biciclette, pedoni e bestiame come mucche e cammelli, il tutto accompagnato da scarsa disciplina stradale e strutture stradali problematiche. Le grandi città sono trafficate ed affollate, basti pensare che l’India è fra le nazioni più inquinate e densamente popolate. Le autostrade e superstrade sono generalmente ben mantenute a differenza di quelle locali e rurali solitamente in scarse condizioni. Per i lunghi spostamenti l’aereo è considerato il mezzo più affidabile ed il treno è al secondo posto. E dove il treno non è facilmente raggiungibile si può generalmente prendere un autobus ma va tenuto conto che alcune tratte sono estremamente affollate. Ci sono anche i taxi cittadini, con l’opzione di percorrere tratte interurbane, ma non va dimenticato di richiedere l’uso del tassametro. È possibile prenotare un automezzo con conducente per effettuare un intero itinerario di viaggio secondo i propri tempi ma un’altra valida alternativa è affidarsi a tour di gruppo guidati.

Iniziamo il viaggio in Rajasthan, terra di Maharaja, alla scoperta di alcune delle località più interessanti fra il fascino di templi, sontuose dimore e tanto altro.
Pushkar si è sviluppata fra la catena montuosa dei monti Aravalli e il deserto del Thar. Essendo una città sacra induista qui si rispetta rigorosamente un’alimentazione vegetariana, la vendita e il consumo di carne, pesce, uova e alcool sono strettamente proibiti nonché la loro introduzione. Immergersi nel sacro lago Puskhar è un rituale frequente prima di entrare nell’unico tempio al mondo dedicato al dio Brahma ma in città ci sono altri templi degni di nota fra cui Varaha dedicato al dio Visnu, Gurudwara Singh Sabha legato alla religione Sikh e Savitri Mata, dedicato alla prima moglie di Brahma, quest’ultimo con vista sul lago, il deserto e la città. Il bazaar di Puskhar, che si sviluppa per un chilometro, tratta principalmente gioielli, tessuti e pellame. Fra ottobre e/o novembre si svolge la fiera dei cammelli che si contraddistingue per i decori e i gioielli che adornano questi animali venduti unitamente ad altro bestiame. Durante l’evento si svolgono particolari gare fra cui la corsa dei cammelli ed altre bizzarre come quella dei baffi più lunghi e dell’arrotolamento del turbante.

Circondata da colline, Jaipur, capitale del Rajasthan, è soprannominata la città rosa, il colore dell’ospitalità utilizzato per dipingere il centro storico nel 1876 in occasione dell’arrivo del principe di Galles, figlio della regina Vittoria. Jaipur si associa all’Hawa Mahal, l’edificio simbolo di cinque piani con la forma a corona, architettura mozzafiato e finestrelle traforate da dove le nobildonne un tempo osservavano la strada senza essere notate. A pochi metri l’Osservatorio Astronomico, è un luogo che testimonia un’eccezionale opera scientifica del XVIII secolo tuttora operativa. Sempre in centro il Johari Bazaar è un complesso lungo porticati ideale per lo shopping in negozi dove si trova di tutto: gioielli, tessuti, vasellame, pellame e artigianato. In mezzo al bacino artificiale Man Sagar non passa inosservato il Jal Mahal, del quale si vede solo la cima quando il lago è al suo massimo livello. A circa una decina di chilometri da Jaipur un altro must see è Fort Amber realizzato negli stili induista e islamico; dove si trova il Palazzo degli Specchi in cui apprezzare i giochi di luce dei mosaici creati con superfici specchiate. Nei pressi della città, il parco Jhalana è dedicato principalmente alla conservazione dei leopardi ma ospita anche altri predatori, primati ed erbivori.
Nella fertile valle di Girwa anche la città bianca, o dei laghi, di Udaipur è circondata dalla catena montuosa Aravalli. Da non perdere il City Palace, meraviglioso complesso di undici palazzi in marmo e granito con cortili e giardini sorto su una collina affacciata sul lago Pichola dove il candido e lussuoso hotel Taj Lake Palace sembra galleggiare. Sempre in questo bacino artificiale, dove è possibile effettuare una suggestiva crociera al tramonto, non passa inosservato anche lo sfarzoso palazzo Jag Mandir, ora prestigioso hotel. Le sponde del lago Pichola ospitano anche il Bagore Ki Haveli, dimora storica ora museo culturale, propone anche danze tradizionali del Rajasthan e spettacoli di marionette. Il Jagdish Temple vanta sculture, intagli intricati e una slanciata guglia cava mentre su una collina ad una decina di chilometri da Udaipur lo scenografico Monsoon Palace consente viste panoramiche particolarmente d’effetto al tramonto.

Jodhpur, la città blu, è la seconda città più grande del Rajasthan ed è la porta d’ingresso al deserto del Thar. Il Forte Mehrangarh, vanto di Jodhpur e tra i più maestosi dell’India, sorge su un’alta rupe e domina la cittàvecchia; quest’ultima, racchiusa tra le proprie mura, è un labirinto di vicoli e bazar che si snoda intorno alla piazza della Torre dell’Orologio. All’interno del forte si possono ammirare il raffinato Palazzo degli Specchie altre dimore reali, godendo di una vista a 360°sulla città. Un’altra meraviglia di Jodhpur è il palazzo Umaid Bhawan, uno dei complessi privati più grandi al mondo composto da tre sezioni: la residenza privata del Maharaja, il Taj Palace hotel e un museo di manufatti e automobili vintage. Al Sandar Market si vive l’autentica atmosfera locale fra tessuti, artigianato, antiquariato, spezie e prodotti alimentari.
Abhaneri è un villaggio rurale all’interno di un’area arida fra Jaipur e Agra dove merita una visita il tempio di Mata dedicato alla dea della felicità mentre il Chand Baori è un monumentale e scenografico pozzo profondo 30 metri alla cui base si arrivava tramite 3500 stretti gradini disposti geometricamente, un sito che si ammira dall’alto.

In una valle del versante ovest della catena montuosa Aravalli, il villaggio di Ranakpur è una significativa meta di pellegrinaggio dove spicca il Jain Temple, complesso giainista in marmo bianco intagliato e con più di mille pilastri differenti.
Sikar, fra pianure sabbiose, dune e la catena montuosa Aravalli, è anch’essa una meta di pellegrinaggio, precisamente al tempio di Khatu Shyam dedicato alla divinità Krishna. Da segnalare le numerose haveli, bellissime case signorili affrescate spesso adibite ad alloggi per i visitatori. Situato a circa 30 chilometri da Sikar nell’omonima località, il Forte di Laxmangarh è costruito su massicci rocciosi e offre una vista panoramica sulla città sottostante.
Bikaner, la città rossa nel deserto del Thar, presenta solitamente in gennaio il Festival dei Cammelli allietato da musica e balli tradizionali. La dedizione al cammello qui è evidente anche al Centro di Ricerca e Allevamento. A circa trenta chilometri, nella piccola località di Deshnoke, il particolare tempio induista Karni Mata, noto come Tempio dei Topi, è la dimora di centinaia di roditori considerati sacri e venerati dai fedeli che vedono in loro la reincarnazione degli antenati della comunità locale.

Nel cuore del deserto del Thar, Jaisalmer è la città dorata in cui spicca il Golden Fort, uno dei forti più grandi al mondo caratterizzato dall’essere abitato e da mura che sembrano brillare come oro alla luce del sole. Anche qui non mancano splendidi haveli e c’è la possibilità di fare escursioni nel deserto.
Jhalawar, la città viola al bordo dell’altipiano Malwa, è nota per il grande numero di templi e siti religiosi sia nell’abitato che nei dintorni. A circa dieci chilometri la località di Jhalrapatan è soprannominata “la città delle campane” perché in passato le mura ospitavano un centinaio di templi e si narra che il loro suono serale, in concomitanza con le preghiere, risuonasse nella valle.
Abbinare un itinerario in Rajasthan a tre significative città dall’India è un’opzione da prendere in considerazione.
Andiamo a scoprire alcune attrattive della capitale Delhi. Risale al 2005 il più grande complesso indù del mondo, il Swaminarayan Akshardham che spicca per la grandiosità architettonica in arenaria rosa e marmo bianco nonché per i punti di interesse al suo interno fra cui un giardino tematico e uno spettacolo acquatico con fontane danzanti, luci e musica. Segnalo anche Jana Masjid, la più grande moschea indiana, Red Fort, reggia fortificata fatta costruire dall’imperatore Shah Jahan, Qutub Minar che con i suoi 72.5 metri è il minareto più alto in mattoni e infine l’imponente India Gate, l’arco di 42 metri in memoria dei soldati indiani deceduti durante la prima guerra mondiale e successivamente in Afghanistan.

Agra è notoriamente apprezzata nel mondo per il Taj Mahal, il meraviglioso mausoleo in marmo bianco voluto dall’imperatore Shah Jahan in memoria della terza moglie, sito dove anch’egli ora riposa. A seconda dell’orario il sole conferisce all’edificio diverse sfumature di colore che ne esaltano ulteriormente il fascino.
Varanasi è considerata la capitale spirituale dell’India ed è meta di pellegrinaggio per induisti. Qui scorre il fiume sacro Gange che per i fedeli impersona la dea Ganga. Nelle sue acque ci si purifica spiritualmente e lungo le sue rive avvengono cremazioni. Con la sua cupola d’oro massiccio e l’accesso diretto ai ghat, le scalinate sul Gange, il tempio Kashi Vishwanath dedicato a Shiva è il sito religioso più sacro in città. Varanasi è significativa anche per buddisti e giainisti e sikh proprio per la sua sacralità. A Sarnath, circa 10 chilometri da Varanasi, il Buddha ha tenuto il suo primo sermone.

Un unico viaggio in un paese così vasto non consente di apprezzarne tutti gli aspetti ma è sicuramente sufficiente per accrescerne l’interesse. Buon viaggio!


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