Tre esordi assoluti
Si potevano immaginare tre paesi più diversi ai prossimi mondiali 2026 che si giocheranno nel continente americano? Cosa porteranno dalle loro isole creole, dalle città di pietra millenaria e dalle loro piste desertiche i calciatori di Capo Verde, Giordania e Uzbekistan? Li tradirà l’emozione dell’esordio assoluto o saranno capaci di stupirci come agli occhi dei viaggiatori lo fanno i loro paesaggi? Il mito della Coppa del Mondo sarà capace di offuscare per un attimo quelli di Petra o di Samarcanda?
Di certo l’esito dei gironi qualificazione africani e asiatici ha regalato a tre paesi dalla forte anima turistica e connotazione etnica una ribalta tutta nuova, sarà curioso vederli all’opera, proprio come le altre nazioni-sorpresa capitate ai Mondiali dall’area centro-americana.
Capo Verde, l’arcipelago della serenità

Dieci isole di origine vulcanica, belle e selvagge, dieci puntini nell’Atlantico, protagoniste di un buon momento turistico anche grazie al crescente arrivo di molti italiani che cercano relax sulle loro lunghe spiagge, nelle visite di spiagge, dune e saline, e divertimento nel contatto con la vita e la cultura creola fatta di capoeira, kizomba, mourna (un genere musicale simile al fado) murales e ottimo street food.
Tutte insieme queste isole contano sulla superficie del Molise, su pochi abitanti più di Bologna: eppure nel gotha del calcio arrivano loro e non il più quotato ed esperto Camerun, chi l’avrebbe mai detto??
Oltre ai leoni indomabili i calciatori di Santiago, di Isla de Sal, di Boa Vista, di altre isole dedicati a santi (Antao, Vicente Nicolau) hanno superato l’Angola, la Libia, l’altro paradiso tropicale di Mauritius e nella partita decisiva il misterioso Eswatini (scoprirò su google che si tratta dell’ex Swaziland, collocato tra il Mozambico del Sud e la regione sudafricana dello Mpumalanga: non sapevo manco che si giocasse a calcio da quelle parti!!). E ora ai capoverdiani non basterà più seguire le partite di Benfica, Porto e Sporting nel loro amato campionato portoghese, ma vorranno vedere i loro beniamini, magari pescatori, raccoglitori di sale o ballerini di capoeira nella vita reale, esibirsi negli stadi di Mexico City, Toronto e Los Angeles, meraviglie queste che possono capitare solo nello sport.

Sarà perché vendere i Resort a Sal e a Boa Vista fa parte integrante anche del mio lavoro, sarà perché nel calcio dei potenti amo stare dalla parte dei piccoli, sarà perché mi emoziona pensare che l’arcipelago si è fatto questo regalo a pochi mesi dal cinquantesimo anniversario della sua indipendenza dal Portogallo, sarà perché mi fa tenerezza un luogo chiamato così per caso (i navigatori lusitani confusero le isole per la il promontorio di Cap Vert In Senegal!!) ma seguirò con grande simpatia le gesta di questi atleti, chiamati in patria “gli squali azzurri”, la cui star, Livramento, è passato anche in Italia, nel Verona.
E poi è il destino, i capoverdiani hanno vinto l’ultima storica partita nella capitale che si chiama Praia, ovvero Spiaggia, quindi viva il calcio di queste latitudini più semplici e solari, dove giocare a pallone col vento che porta sul rettangolo verde la sabbia dell’Atlantico è per fortuna è ancora un divertimento!

Giordania, da Petra ai Mondiali
La Giordania nel mondo si conosce soprattutto per l’incanto di Petra, la città nabatea di arenaria rossa, rimasta magica e nascosta da duemila anni nel cuore del deserto. Quindi un’idea di passato, di comunità beduine di guerrieri e commercianti che si spostavano a dorso di dromedario tra oasi e dune e che poi avevano fondato qui il loro centro “culturale” e seppellito qui i loro cari. La roccia rossa al tramonto fa miracoli esposta alla luce morbida del deserto, così gli effetti della luce sono ugualmente miracolosi nel l’immenso deserto pietroso del Wadi Rum, ricco di formazioni geologiche fantastiche e bizzarre.
Ecco, diciamo che dopo i suoi capolavori archeologici e naturalistici la Giordania moderna ne ha compiuto un altro, si è qualificata per la prima volta nella sua storia ai mondiali di calcio.


La capitale Amman che mischia periferie moderne a colonne antiche, monti sacri a grappoli di casette bianche e antenne paraboliche, è impazzita per la gioia e ha suonato il clacson e arrostito carni all’aperto per una settimana. I calciatori giordani nelle interminabili eliminatorie asiatiche si sono prima lasciati alle spalle il Tagikistan e il Pakistan e poi hanno superato nel loro girone l’Oman, l’Iraq, il Kuwait e la Palestina (mamma mia ma come e dove ha giocato la Palestina nell’ultimo anno???).
Già da qualche anno nei campetti polverosi di Amman o in quelli ancora più improbabili dei tanti villaggi rurali i ragazzi giordani si erano innamorati del calcio, la qualificazione l’avevano sfiorata nello spareggio con il forte Uruguay nell’edizione 2014 ma ora il sogno si è fatto realtà, ora il tappeto volante vola alto sopra le rovine di Petra, ora Il Mar Morto ha avuto un sussulto di vita!! E ora altri ragazzi tenteranno la strada dell’Europa per crescere ancora, come ha fatto fino ad oggi un unico giocatore della rosa giordana, finito nel campionato francese al Rennes.
Migliaia di kefiah biancorosse al collo e spettacoli di droni nel cielo di Amman, adesso tocca a loro.

Uzbekistan, un nuovo mito dopo Samarcanda
Il Carneade dei Carneadi nei prossimi Mondiali è sicuramente l’Uzbekistan, forse solo l’isoletta di Curacao dall’altra parte del mondo ha raggiunto con la sua analoga impresa questo livello di sorpresa.
Nel paese delle infinite steppe e delle cupole dorate, delle vie carovaniere e del mito di Samarcanda, il calcio si è imposto come una religione ma soprattutto grazie a una certa programmazione.
I “Lupi Bianchi” hanno battuto Corea del Nord, Emirati Arabi e Kirghizistan e il Presidente ha regalato a tutti loro come premio delle auto elettriche di lusso. Chissà cosa succederà se faranno almeno un gol ai Mondiali!

Il trionfo uzbeko ho scoperto che è stato a lungo progettato, il governo ha investito tanto nel calcio, ha creato solide basi, ha aperto accademie sportive negli angoli più sperduti del paese, in ogni regione è nato un talento se non campioncino, i più forti sono finiti al Manchester City, il difensore elegante e roccioso Khusanov, e l’attaccante passato per Roma Shomudorov. E la squadra nazionale dopo sette tentativi ce l’ha fatta e andrà in America.
I festeggiamenti per le strade della capitale Tashkent e per le piazze della storica Samarcanda sono stati incredibili, cortei di auto come per gli scudetti del Napoli, tra musica, balli, banchetti e fuochi di artificio. Il paese asiatico ha un nuovo mito dopo Samarcanda, dopo le piste polverose, dopo i suk e dopo Tamerlano: il pallone! E ora è arrivato Fabio Cannavaro a condurre la squadra ai Mondiali, gli avranno regalato qualche pozzo di petrolio immagino o qualche giacimento aurifero, beato lui! Magari se li tifiamo anche noi come si deve ci fanno arrivare un bel po’ di gas naturale e qualche risparmio sulle bollette…




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