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Motel on the road

Il mito della strada

Li abbiamo visti in “Easy Rider” e in “Paris, Texas”, in “Fandango” come in “Thelma & Louise”, a fare da cornice a storie di fuga e ribellione, di amicizia e libertà, a raccontare forse inconsapevolmente dei tratti del grande sogno americano. A rappresentare, altrettanto inconsapevolmente, un paradigma della cultura americana, che si è costruita su quelle strade che “per il popolo nomade degli Usa sono quasi un pezzo di casa: da custodire, curare, persino adottare” (Vittorio Zucconi).

Motel on the road Il mito della strada

Nel delizioso e poetico “Bagdad Cafè” erano proprio al centro della storia, quando una corpulenta turista tedesca decide di rimanere in mezzo al deserto per ridar vita a uno di loro, dimenticato dagli anni, dagli uomini, dalla stessa polvere.

Motel americani sono quasi sempre costruzioni basse

Attori non protagonisti

I Motel americani sono quasi sempre costruzioni basse, al massimo a due piani e nei decenni si sono accompagnati volentieri ad altri splendidi attori non protagonisti del mondo on the road: le petrol station dall’aria dimessa, con le pompe di benzina arrugginite, gli store fatiscenti, i silos del grano, i segnali stradali penzolanti nel vento, le insegne al neon che promettono mirabilie, le lunghe macchine colorate, i diners dove ungersi le mani con gli hamburgers e le frittelle più grasse del mondo.

Mother Road

La Route 66, la mitica strada che taglia gli States da Chicago in Illinois a Santa Monica in California, che attraversa praterie, ranch, capannoni, spazi vergini, cittadine addormentate, ce li continua a mostrare come una collezione di cartoline d’epoca: così vintage, bizzarri, polverosi, nascosti a incroci improbabili, frequentati da una fauna umana particolare come sono gli autostoppisti con lo zaino, i commessi viaggiatori, le signorine in cerca di fortuna in viaggio verso Las Vegas, i camionisti fermi davanti a una cassa di birra, le facce umili delle donne pulizie, le famiglie di latinos in arrivo dal Messico e dal Centro America, i giovani europei che vogliono capire l’anima e la pancia di un continente, le coppie furtive di amanti, quei portieri che non vedono, non sentono e non parlano ma consegnano solo una chiave.

La Route 66, la mitica strada che taglia gli States

Sulla Mother Road narrata da John Steinbeck in “Furore”, sulla grande strada che attraversa otto stati e tre fusi orari una sorta di Museo dei Motel è quello di Springfield, il Route 66 Hotel & Conference Center, a circa tre ore da Chicago, la città del jazz, famosa prima per Al Capone e poi per fortuna per Michael Jordan, quella dove inizia anche il vagabondaggio sulla strada dei fragili eroi di Jack Kerouac: questa può essere la prima tappa ideale di un lungo coast to coast, una notte da vivere in certe atmosfere, circondati da certi oggetti e certi arredamenti che anticipano un po’ tutti gli altri.

pieno di fascino dei tempi andati

A Lewiston si può scegliere un motel a caso, il pretesto tanto è visitare il cimitero di Oak Hill che ispirò l’Antologia di Spoon River; pieno di fascino dei tempi andati il Wagon Wheel a Cuba, Missouri, la terra di tavolati piatti e sonnolenti e fiumi immensi solcati dai battelli, descritta benissimo da Mark Twain con le avventure che capitano a Tom Sawyer e Huckleberry Finn nei paesaggi del Mississipi; a un’altra Springfield, siamo sempre in Missouri, al Rail Haven si può dormire nelle camere che ospitarono Elvis Presley e Marylin Monroe e i racconti dei proprietari faranno vivere nostalgie da dive o da albori del rock.

i racconti dei proprietari faranno vivere nostalgie da dive o da albori del rock

Poi si giunge in Texas, uno stato conservatore, dall’identità robusta, e tranne la vita economica delle metropoli come Dallas e Houston a colpire qui è l’immaginazione e la vita degli ultimi cowboy, uomini duri che abitano per esempio il western postmoderno narrato da McCarthy e filmato dai Fratelli Coen in “Non è un paese per vecchi”. Ad Amarillo, al Big Texas Ranch Steak si servono le bistecche alte tre dita, quelle che piacerebbero a Tex Willer e Kit Carson: l’ambiente ricorda le main street dei film e dei fumetti western; sempre in Texas a Marfa, in mezzo al nulla, sorge un motel in design minimalista che è un’oasi nella polvere, il Thunderbird.

design minimalista che è un’oasi nella polvere

A El Rey Court Inn di Santa Fe si percepisce benissimo il cambio sopravvenuto di ambienti e cultura e le camere e i patios e le musiche ricordano la dominazione spagnola del New Mexico; nello stesso stato, a Gallup, si dorme in una vera “Casa delle Stelle” a El Rancho, un motel vintage dove passarono la notte Humphrey Bogart, Kirk Douglas, Katharine Hepburn; e poi nei Tipis, le tende indiane dell’Arizona, per esempio nel Wigwam di Holbrook, o a Winslow ne La Posada che ricorda un’ hacienda messicana che ospitò tra gli altri Albert Einstein e il presidente Roosvelt.

roy's motel cafe

Invece a San Bernardino, arrivati in California, si può rintracciare il primo fast food Mc Donald aperto nel 1940 dai due fratelli fondatori dell’impero. Sempre qui il motel Miracle Manor Retreat, con spa a due passi dalle sorgenti termali di Desert Hot Springs. Nella California del parco del Joshua Tree si trova l’originale Spin and Margie’s Desert Hide a Way, pieno di colore e di cianfrusaglie, di mille barattoli, gabbie per uccelli e viaggiatori stravaganti. Più giù, vicino Los Angeles, al Farmer’s Daughter l’atmosfera è cosmopolita e insieme rurale, le sue facciate sono pitturate di giallo, le sue coperte svelano lo stile country, così come le sedie e a dondolo nel patio e la musica da un vecchio grammofono che lo rendono un luogo molto ricercato e accogliente, apprezzato anche dal popolo nomade dell’asfalto.

l’atmosfera è cosmopolita e insieme rurale

E se in California si vuole fare una bella festa con tanto di piscina, gelati, dj e cocktail si sceglie l’Ace Hotel & Swim Club di Palm Springs. Di sicuro alla fine di questo viaggio ripenserete alle tante facce incontrate per caso, ai grandi spazi attraversati e mentre farete la foto sotto il cartello End of the Route sulle spiagge alla moda di Santa Monica ripenserete alle atmosfere più vere che avete vissuto, alle vostre personali “Strade Blu”, quelle secondarie, descritte nelle pagine del capolavoro di William Least Heat-Moon, o anche alle tempeste di polvere narrate da Steinbeck nelle grandi praterie dell’Oklahoma, e magari avrete visto anche voi volare via i cespugli o tremare gli infissi, o infine la nostalgia vi parlerà di qualche motel solitario e arrugginito ma col caffè nero e le uova al bacon che la mattina erano una bella promessa.

infine la nostalgia vi parlerà di qualche motel solitario e arrugginito

Un tributo agli anni ‘50

Sull’altra costa, a Est, molto tipico è un motel ricavato dalle carrozze di un ex treno merci, il Red Caboose a Philadelphia: qui si mangia pure dentro un vagone e ovviamente si vendono piccoli modellini di treni! Oppure un paio d’ore fuori New York un tributo agli anni’ 50 distante dal caos e dal rumore di fondo della Grande Mela. Al Kate’s Lazy Meadow lo stile è tutto retrò. Ma se volete ospitare anche il cagnolino più felice del mondo portatelo in Idaho, nel Dog Park Inn, un simpatico motel costruito dentro un cane gigante di legno!!

pick up

Life Style

Gli Usa a tutte le latitudini, gli svincoli, le highways hanno comunque saputo costruire intorno ai viaggi on the road, alle mitiche Harley Davidson, alle eleganti Cadillac e Cabriolet, ai loro manubri, ai loro serbatoi, ai loro volanti, ai pick up, agli enormi camion con le 18 wheeler, le ruote alte quanto un uomo e le cisterne di acciaio colorato e lucidissimo, un sistema di vita e di ospitalità basato sui motel, fatto di miglia, di percorsi, di soste, di tappe, di stazioni di servizio e di alberghetti che sanno raccontare meglio di tante altre cose le storie e il carattere della provincia americana.
E alla fine di qualcosa, di una strada e di una giornata ci sono spesso loro, rassicuranti ed economici, semplici ma funzionali, che arrivano dopo mille pali del telegrafo e che si annunciano con insegne luminose che sembrano un Ufo nei deserti americani.

No frills

I Motel nacquero dopo la Seconda Guerra Mondiale, come piccoli alberghi per spostamenti, per migrazioni, per avventure. Nessun fronzolo, coperte spesso lise, pareti spesso sottili che fanno sentire tutto… e difronte a porte tutte uguali, a finestre tutte uguali, a ringhiere tutte uguali, camerette tutte uguali ecco il parcheggio per l’auto e poco più in là il punto di ristoro, il cuoco grassone col grembiule macchiato che però ti prepara colazioni incredibili, le cameriere che ti fanno innamorare, i meccanici sexy dentro le tute di jeans come nei poster, i bicchierini per i solitari o la carne che cuoce succulenta sulle piastre e che migliora senz’altro l’umore serale.

qualche volta capaci di sorprendere con facciate decò e kitsch

Qualche volta in legno, qualche volta capaci di sorprendere con facciate decò e kitsch e una piscinetta nel retro, qualche volta in lamiera, verniciati alla buona, molto spartani, con lavandini che gocciolano, letti che cigolano, ventilatori a pale, moquette vecchie di cinquant’anni. Qualche volta più rifiniti ma mai troppo eleganti, magari il fascino in più deriva da un giardinetto, da un mobile antico, dalla vista su una scogliera o sulla Monument Valley. In alcuni casi invece impresentabili, umidi, sporchi, orribili e magari con la tenda della doccia e una notte rumorosa di pioggia che fanno pensare alla scena di Psycho.

verniciati alla buona, molto spartani, con lavandini che gocciolano, letti che cigolano

Alcove per caso

La strada e i motel hanno fatto l’America, in ogni senso: una ricerca del 1998 lanciò forse una provocazione o una simpatica verità: per quel grande giornalista amante degli Usa che fu Vittorio Zucconi circa un terzo degli americani sono stati concepiti sul retro di una macchina, lungo le highways o magari proprio dentro i motel!

circa un terzo degli americani sono stati concepiti sul retro di una macchina

Musica e strada

Il finale sui Motel ve l’ho lascio a libera scelta: puntate il dito su una mappa, organizzate il vostro viaggio e il vostro sogno, scegliete di andare o tornare o di scappare, di rifarvi una vita o buttarla, seguendo le linee bianche e infinite di una strada americana, ma prima di fermarvi in un motel mettete in sottofondo “Hotel California” degli Eagles o “Born to Run” del Boss. E via così!

“Born to Run” del Boss.

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