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Tour della Transilvania

Oltre le foreste

La Transilvania (“oltre le foreste” la sua etimologia) è la regione montana e boscosa a nord di Bucarest che attira da sempre i turisti per i suoi bellissimi paesaggi: siamo infatti in mezzo alle cime e ai boschi neri dei Carpazi, abitati da orsi e lupi, tra borghi pittoreschi, chiese dipinte, casette con le facciate a graticcio, fattorie in legno, grossi fienili, castelli dall’aspetto misterioso oltre che circondati dall’alone sinistro delle sue leggende letterarie e dalla tenebrosa fama del Conte Dracula, il vampiro per eccellenza.

Tour della Transilvania

Una terra da romanzo gotico, dunque, già idealmente raccontata nell’articolo di fantasia “Transilvania, sulle tracce di Dracula” contenuto nel topic “Luoghi magici” de “Il Grillo viaggiante”.

Per fortuna, vista la bellezza del viaggio appena concluso, poi ci siamo andati per davvero

Giorno 1

Itinerario: Castelli di Peles e Bran – Brasov (182 km da Bucarest)

Partenza da Bucarest di buon mattino e viaggio verso la Transilvania: la scelta logistica è caduta su un comodo pulmino Mercedes con autista perché siamo tre famiglie identiche, dodici persone in tutto, e volevamo viaggiare comodi e tranquilli, senza dover cercare le strade, i parcheggi, senza lo spauracchio dei controlli della polizia rumena che specie nei confronti dei turisti, da informazioni che avevamo preso, sembrano essere severi per un bicchiere in più o dieci km/h oltre i limiti di velocità. Chiaramente ci deve essere una grande chimica di gruppo per una scelta del genere perché orari, tappe, desideri, esigenze fisiologiche e adolescenti al seguito possono creare un cocktail complicato. Ma noi ce l’avevamo.

Alle 9 di mattina lasciamo Bucarest (vedi altro articolo nel topic “Metropolis”) e dopo un paio d’ore di autostrada (?) che attraversa grigie periferie e campagne semplici arriviamo a scorgere i primi boschi e monti dei Carpazi e qui la Romania diventa un paese davvero affascinante, tanto che tra foreste, campanili a punta, piazzette pulite, casette colorate, manieri e fortezze sembra spesso di stare in Trentino Alto Adige o nel Tirolo austriaco.

manieri e fortezze sembra spesso di stare in Trentino Alto Adige o nel Tirolo austriaco

La prima sosta è a Peles, per vedere un castello molto elegante, raffinato quasi, usato in passato per occasioni cerimoniali e ufficiali. Intorno un bel parco, un piccolo villaggio con le case in legno, venditrici bonarie di fragole e frutti di bosco, l’aria frizzante della primavera. Voluto da Carlo I di Romania nel 1873 questo gioiello architettonico costruito secondo lo stile neorinascimentale tedesco fu residenza estiva e la magnifica natura circostante fu eletta a riserva reale di caccia.

Circondato dalle cime nere dei Carpazi, da un’aria misterioso, da un meraviglioso paesaggio alpino e perfetto esempio di estetica bavarese tirato su con la fatica di operai provenienti da ben 14 nazioni diverse costituisce il miglior benvenuto che può darti la Transilvania.

La tappa successiva è tra le più attese del viaggio perché riguarda quello che – forse immeritatamente – è passato alla storia come il Castello di Dracula, ovvero il vecchio maniero del villaggio di Bran, molto più improntato allo stile medievale gotico. Il luogo in realtà venne scelto da Bram Stoker per il suo romanzo come la tana del vampiro e tale suggestione insieme leggendaria, tenebrosa e turistica, si è rafforzata negli anni permettendo alle comunità locali un grande giro di affari tra bancarelle di souvenir, stand gastronomici, villaggetto artigianale, e soprattutto arrivi di frotte di pullman di curiosi e turisti da tutta Europa perché come accade ogni volta, dove si respira un’atmosfera sospesa tra mito, paura e avventura l’emozione finale è sempre assicurata.

il Castello di Dracula, ovvero il vecchio maniero del villaggio di Bran, molto più improntato allo stile medievale gotico.
tale suggestione insieme leggendaria, tenebrosa e turistica, si è rafforzata negli anni permettendo alle comunità locali un grande giro di affari

Siamo a soli 30 km dalla bella città medievale di Brasov, la stessa dove i nobili e i proprietari terrieri finivano impalati dall’oscuro principe Vlad se si rifiutavano di pagare tasse e tributi.

Me la immagino la scena: dalla severa roccaforte ai piedi dei Carpazi Dracula scendeva nelle notti di tempesta col suo cavallo, seminando terrore nei villaggi o appunto nella città vicina. Brrrr….

Il castello risale al 1211 e aveva la funzione di sorvegliare il confine tra Transilvania e Valacchia, più avanti il suo aspetto massiccio permise al Regno d’Ungheria di reggere alle continue e feroci invasioni dell’Impero ottomano. Oggi dentro è rimasto un bel museo della vita rurale rumena e la possibilità molto affascinante di camminare tra spalti, mura, torri, sale, appartamenti reali, armerie, stanze di tortura, gioielli, abiti di un tempo e pittoreschi cortili.

Inutile dire che a ogni angolo buio spaventavamo i ragazzi con un verso simile al fremito che Dracula probabilmente emetteva poco prima di addentare un collo bianco e delicato!

Molto divertenti queste ore a Bran: foto, scherzi, spuntini tipici, un salto nel passato e uno sguardo ai favolosi panorami della regione.

Il tempo di comprare una maglietta rosso sangue con due dentoni aguzzi in bella vista e la scritta “A smile from Transilvania” e siamo in mezzo al pomeriggio a passeggio per Brasov.

Elegante, pulitissima, piena di storia, di case colorate, di lunghe vie pedonali e anche di una delle stradine più strette del mondo

Elegante, pulitissima, piena di storia, di case colorate, di lunghe vie pedonali e anche di una delle stradine più strette del mondo, di tipiche taverne, di botteghe artigiane, di boschi verdi nei dintorni, Brasov è tutta raccolta intorno alla sua grandissima Piazza del Mercato. Che ci godiamo con ogni tipo di luce, dal tramonto, alla sera, alla mattina dopo. Le altre attrazioni sono la Chiesa Nera che dentro la sua mole severa conserva una storica collezione di tappeti ottomani e un gigantesco organo e la teleferica che permette di abbracciare con uno sguardo dalla vicina montagna tutta la città sottostante.

Qui nacquero la prima scuola e il primo quotidiano politico della Romania.

Attorno a Brasov ci sono alcuni piccoli villaggi di stile sassone, sperduti nei campi con le loro fortezze e campanili un po’ dimessi: Prejmer, Rasnov, Harman, qualcuno lo vediamo da lontano sulla nostra strada.

Giorno 2

Itinerario: Viscry – Sighisoara (118 km da Brasov)

La mattinata ci regala un piccolo tesoro inaspettato, il villaggio-fortezza di Viscry.

La mattinata ci regala un piccolo tesoro inaspettato, il villaggio-fortezza di Viscry.

Inserita all’ultimo nel programma di viaggio, su consiglio dell’autista, e quindi scoperta a caso, il classico puntino nascosto nel mondo, col viale polveroso percorso da pochi abitanti dai lineamenti gitani, le case basse, umili e colorate a rallegrare una pianura tutta uguale, i bambini che giocano nei cortili, i cani che hanno fame e si avvicinano al tuo panino, i trattori e le trebbiatrici inermi fuori le case a testimoniare di duri lavori e fatiche, le oche e le galline che scorrazzano tra aie e fontanili. Un solo bar, gestito da un ragazzo che ha passato dieci anni della sua vita in una periferia romana e che sa pure preparare un buon caffè oltre che parlarti in dialetto!

Un posto però autentico, di quelli che restano dentro e che svelano il volto più intimo di un paese. Un mondo a parte, con 500 anime. Le case più lontane sono quelle più povere, poi quelle schierate sulla salita che arriva alla fortezza hanno addirittura un volto gentile, intimo, a ricordare una qualche bella campagna inglese ma a me ricordano per l’atmosfera complessiva che si respira anche qualche villaggio sudamericano.

Ed eccola in cima a una piccola collina la meraviglia di Viscry, la sua chiesa-fortificata, il suo villaggio-fortezza

Ed eccola in cima a una piccola collina la meraviglia di Viscry, la sua chiesa-fortificata, il suo villaggio-fortezza costruito da una popolazione ungherese e più avanti fortificata dai sassoni. Il classico esempio di postazione difensiva che respinge l’assalto nemico (i turchi…sempre loro…!), patrimonio culturale Unesco, castello uscito splendido e intatto da qualche favola e chissà se usato come location per qualche film del genere Brave Heart rumeno.

Nel villaggio si visita tutto il mondo perduto, la chiesetta bianca, il campanile con la scala tortuosa, i bastioni con le viste su tetti, prati e cimitero, la cucina dove si appendeva il lardo, le camerate coi lettini o gli spazi per il lavoro agricolo, la tessitura, la ceramica, la preghiera.

Molto, molto suggestivo. Ad avere più tempo saremmo rimasti la sera qui, a compiere lenti giri in bicicletta, ad assistere al “trionfale” ritorno dai pascoli delle trecento mucche!

Ma siamo on the road again e dopo un’oretta arriviamo a Sighisoara, grande periferia abbastanza anonima schierati sui due lati di un fiume, ma un cuore antico, medievale e pulsante, di pietra, torri e leggende

Ma siamo on the road again e dopo un’oretta arriviamo a Sighisoara, grande periferia abbastanza anonima schierati sui due lati di un fiume, ma un cuore antico, medievale e pulsante, di pietra, torri e leggende.

In questo vero e proprio tesoro architettonico che è il centro storico di Sighisoara nacque nel 1425 Vlad l’Impalatore (dei feroci nemici turchi, dei rivali interni, dei nobili ribelli) che ispirò a Bram Stoker la figura del Conte Dracula il Vampiro, “il Figlio del Diavolo” (è questa l’etimologia di Dracula).

La passeggiata tra le piazzette, le vie lastricate e sui resti delle mura che la protessero dai Turchi, è molto poetica. Dalla Torre dell’Orologio si accede alla cittadella fortificata, una sorta di museo all’aperto che racchiude la Chiesa del Monastero Dominicano, diversi Musei, le torri delle corporazioni, la cosiddetta Casa di Dracula e la scalinata coperta che sale alla Chiesa sulla Collina.

Da scovare anche il Castello di Frankenstein che ha una sagoma riconoscibile nella foto pubblicata qui sopra ma ve lo lasciamo indovinare.

Da scovare anche il Castello di Frankenstein che ha una sagoma riconoscibile nella foto pubblicata qui sopra ma ve lo lasciamo indovinare.

Ristorante per la sera obbligatorio: Casa Vlad, proprio sotto la Torre, per una succulenta bistecca… al sangue ovviamente e l’aggiunta di buoni vini. Un contesto turistico ma simpatico, con tanto di escape room in salsa vampiresca!

In giro tra i vicoli bui nella notte di Sighisoara non abbiamo incontrato per fortuna i vampiri, come nota di colore e di etnia possiamo dire però che qui abbiamo visto sicuramente i rumeni più gitani.

Giorno 3

Itinerario: Biertan – Sibiel – Sibiu (96 km da Sighisoara)

La sosta mattutina stavolta tocca la chiesa fortificata di Biertan, edificata anch’essa in una antica città-mercato da contadini e mercanti per difendersi tra il ‘400 e il ‘500 dalle minacce turche, molto bella col coro intarsiato, il trittico d’altare, il pulpito spettacolare, quattro torri e tre mura di cinta. Nel vicino villaggio di Sibiel è rimasto invece il più importante Museo di icone su vetro del mondo, uno stupefacente spettacolo di arte popolare. In altri villaggi lungo la strada si intravedono alcuni comignoli ricoperti dai grandi nidi delle cicogne, uccelli che attraversano i cieli della Romania nelle loro migrazioni.

arriviamo nella multiculturale Sibiu, una città molto elegante con radici rumene, ungheresi, germaniche,

A ora di pranzo col pulmino sempre ben guidato dal ragazzone Mirel che si mostra durante tutto il viaggio prudente e gentile, arriviamo nella multiculturale Sibiu, una città molto elegante con radici rumene, ungheresi, germaniche, quindi un luogo in cui hanno sempre albergato la tolleranza, varie influenze artistiche e tanti credo religiosi, sapori e tradizioni folkloristiche.

A passeggio per il centro storico notiamo per esempi ristoranti greci, turchi, portoghesi, italiani, bavaresi, non ci stupisce sapere che qualche tempo fa è stata eletta per un anno come capitale culturale europea.

gli abbaini costruiti sui tetti a forma di occhi, una simpatica soluzione architettonica e decorativa che ti fa sentire quasi sorvegliato dalle case antiche di questa città

Il viaggio in Transilvania in pratica finisce qui, coi colori meravigliosi e morbidi del tramonto che incendiano la Piazza Grande, la Piazza Piccola e la Piazza Huet, le torri dei campanili che si guardano a vista impegnate in una perenne gara di bellezza, il ferro lavorato dei ponti e la pietra dei quartieri verso il lungofiume. Più quel particolare curioso, mai visto prima di Sibiu, che ti colpisce appena guardi in alto: gli abbaini costruiti sui tetti a forma di occhi, una simpatica soluzione architettonica e decorativa che ti fa sentire quasi sorvegliato dalle case antiche di questa città.

A Sibiu sono stati aperti il primo ospedale e la prima farmacia di Romania nonché il primo laboratorio di omeopatia del mondo, nel 1797.

Per la pittura barocca romena è di valore il Museo Brukenthal, e poi c’è sempre un cartellone nutrito di spettacoli teatrali, eventi culturali e musicali… Tante anche le possibilità di shopping e i mercatini tipici.

Una città borghese, aperta, piacevole, Ceausescu la odiava, ricambiato, proprio per il suo spirito libero, moderno e cosmopolita. Per questo motivo furono tante le vittime della dittatura a Sibiu.

Una città borghese, aperta, piacevole, Ceausescu la odiava, ricambiato, proprio per il suo spirito libero, moderno e cosmopolita

Dopo le altre cene del viaggio tutte a base di carne rumena (lo stinco che esce dal piatto, le lunghe e succulente salsicce dette Mici, le Snitel che ricordano le nostre grandi cotolette panate, la Mamaliga ovvero la polenta condita con manzo o goulash, il Tochitura che è lo stufato di maiale e i Sarmales, ovvero gli involtini di verza ripieni di carne macinata, riso e spezie) tanto per gustare… un’altra carne (“chi non ama la carne in Romania muore di fame” ci ha confessato l’autista) ci dedichiamo a un indimenticabile scorpacciata di spiedoni di carne mista in una taverna turca.

Poggiati su un letto di riso e racchiusi da un metro di focaccia soddisfano l’appetito di almeno 6 persone e per questo, più che piatto del vampiro, si chiamano giustamente piatto del sultano.

Ci ballerà nello stomaco fino all’aeroporto.

indimenticabile scorpacciata di spiedoni di carne mista in una taverna turca

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