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Isole

Formentera, per sempre giovane

L’isola dei giovani

Arrivano a frotte. Ogni estate. Da tutta Europa. Tantissimi dall’Italia. Ad agosto sembra veramente una colonia di ragazzi italiani.
Scelgono questo posto magico, questo puntino nell’azzurro, questa isola che dona emozioni e energie positive, in ogni duna di sabbia, in ogni raggio di sole, in ogni aperitivo al tramonto.

Formentera in ogni raggio di sole, in ogni aperitivo al tramonto

E ballano, col mojito in mano. Ballano, tra un tuffo e un altro. Ballano con gli occhi che ridono, i corpi leggeri, fino a che arriva la notte, fino a che spunta l’alba.

Solo il mare

A Formentera non c’è nulla di particolare da vedere, non ci sono paesini indimenticabili, tantomeno monumenti significativi, centri storici, parchi del divertimento o posti che meritano di finire sulle guide turistiche. Non c’è la storia, non c’è il lusso, non ci sono attrazioni spettacolari. Di spettacolare c’è “solo” il mare, ci sono le spiagge lunghe e calde, tutto il profumo e la luce del Mediterraneo, tutta l’allegria della gioventù, che soggiorna in piccoli studios, affitta i motorini e le barche e un giorno va alla scoperta del faro, delle scogliere, delle baie più deserte, mentre il giorno dopo cerca la vita, l’animazione, le spiagge coi chioschi, con la musica, con le feste. Un giorno si scopre poeta a guardare per ore le onde “andare e venire, ricominciare a fluire” (grazie Tiromancino!), a odorare le piante, a fermarsi nella taverna solitaria, a perdersi nella brulla campagna alla ricerca del mulino abbandonato o nei rari boschetti di pini per avvistare gli uccelli migratori che fanno il nido e il giorno successivo diventa massa, folla gioiosa e libera, rito, in un rituale di bevute e di danze che si ripete ogni anno da giugno a settembre, che attira come una calamita, come un richiamo ancestrale.

un giorno va alla scoperta del faro, delle scogliere, delle baie più deserte

Dove c’erano gli hippies

Perché a Formentera i ragazzi arrivano e poi tornano e ritornano ancora, si spalmano sulle spiagge, si amano sulle spiagge, si divertono e si ubriacano, dimenticano le città, i voti a scuola, i problemi in famiglia, gli amici del cortile o della squadra e si mischiano, si mischiano volentieri, si mischiano eccome, agli spagnoli, ai francesi, agli inglesi, agli scandinavi. Cinquant’anni fa c’erano gli hippies, attirati dall’isola quasi vuota, dalle sue abitudini spartane, e con loro i falò, le chitarre, le tende, l’amore libero, qualche droga leggera. Nell’aria è rimasto quel ricordo di disimpegno, di libertà totale. Oggi i ragazzi più curiosi cominciano qui a conoscere altre storie, altre lingue, altri pezzi di mondo, i più semplici vivono il breve incantesimo di una settimana e gli bastano il mare incredibile, a tratti ipnotico, che si trovano davanti agli occhi e le feste eccitanti nei chiringuitos sulla spiaggia di Ses Illetes.

le feste eccitanti nei chiringuitos sulla spiaggia di Ses Illetes.

L’isola lo sa

L’isola lo sa, lo sa che è un luogo per i giovani, per le loro mode, le loro adunate spontanee, le loro spese più attese, le loro pazzie. E i giovani lo sanno, lo sanno che Formentera è dolce, è accogliente, è bellissima per i loro bellissimi anni.
Da percorrere a piedi nudi sul suo selvaggio istmo, in bici sulle rutas verdes, seguendo a caso i profili dei muretti a secco, a vela per scoprire il punto di mare più turchese che esiste. Immergendosi nei bagni di argilla nell’isolotto di Espalmador e nei fondali più trasparenti scoperti con lunghe e rigeneranti nuotate o momenti di magnifico snorkeling, sostando pigramente su certi moli, scogli piatti, lidi roventi, sotto tettoie di paglia, o sui ponti delle barche.

Formentera è dolce, è accogliente, è bellissima
indovinare tutti i colori possibili del mare e poi fotografarli

Un giorno di luglio di qualche anno fa ricordo che feci coi miei amici una scommessa: indovinare tutti i colori possibili del mare e poi fotografarli, documentarli. Bene, una mezza pagina non mi basterebbe per descrivere tutte quelle sfumature di azzurro, di blu, di verde, di perla. A seconda dell’ora del giorno e della sera, del vento, a seconda dei riflessi della macchia mediterranea o della sabbia rosata.

Diversa dalle altre

E il mare è la cifra di Formentera, tutto quello che ti offre, tutto quello che cerchi. Qui non ci sono le città, i commerci e gli stabilimenti balneari di Maiorca, i locali e le notti folli di Ibiza, i paesaggi e le eleganze di Minorca, qui poco più di 10.000 persone abitano su uno scoglio lungo una ventina di chilometri che ha avuto la fortuna di una vita riparata, che l’ha fatto diventare sogno, che l’ha fatto diventare mito. Qui c’è piuttosto un paesaggio quasi nudo, essenziale, di una purezza che lascia stupefatti e volendo oltre alle notti di ballo, o ai colori dei mercatini o ai sapori delle taverne Formentera è capace di donarti un grande silenzio. Se si evita agosto, con le sue esagerazioni, coi suoi prezzi alti, col suo rumore, la piccola isola assomiglia davvero al paradiso, a un angolo dei Caraibi e chissà forse anche più bello. Un luogo da cercare per cercarsi e finalmente trovarsi.

qui poco più di 10.000 persone abitano su uno scoglio lungo una ventina di chilometri

In giro per Formentera

Le tappe “obbligate” sono davvero poche: il porticciolo di La Savina dove si imbarca il sale dell’isola, dove in mezz’ora arrivano le navi da Ibiza e dove in genere si affittano barche e motorini; il centro più mondano di Es Pujols dove si passeggia, si acquista, si dorme e si mangia; il capoluogo di San Francesc Xavier, mezzo addormentato e raccolto con le sue case bianche attorno a una chiesetta disadorna.
E poi poco altro: i mulini e i campi di grano da vedere coi motorini rotolando sulle polverose carreteras de campo (il nome all’isola-granaio per questo motivo glielo diedero proprio i romani, “Frumentaria”!); il minuscolo molo dei pescatori di Es Calò de San Augustì dove c’è sempre una barca da riparare o da verniciare; il villaggio più alto di El Pilar sorpassati i boschi e quello di Sant Ferran che in mezzo alle conifere si trova; il faro lontano de la Mola in balia del vento sotto il quale è rimasta una lapide dedicata allo scrittore di tante avventure Jules Verne; il promontorio di roccia verticale con l’altro Faro de La Barbaria tra le onde cavalcate dai surfisti.

Infine la lunga spiaggia di Mitjorn (7 km di meravigliosa camminata) coi pochi alberghi di un certo livello, quella bellissima di Llevant, le riserve naturali con le saline e gli stagni des Peix e Pudent, ancora spiagge e baie, Cala Sonant e Tramuntana, bianco e azzurro, luce incantata e ferma.
Verso sera tanto arrivano tutti a Illetes per il saluto al sole e l’inizio della festa.

Saluto a Formentera

Verso sera tanto arrivano tutti a Illetes per il saluto al sole e l’inizio della festa.

Capitò il giorno della Festa più sentita dell’isola, quella di Sant Jaume, che si celebra ogni 25 luglio. Formentera mi è rimasta dentro anche per quella sua ultima notte, quando le vecchiette lasciano i poderi e le contrade e si abbigliano coi loro costumi, grembiuli e fazzoletti ricamati, dai colori bianchi, neri e rossi che ricordano quelli delle nostre feste in Sardegna, tirano fuori dai mobili spille, ventagli, ciondoli appartenenti probabilmente ai gioielli di famiglia e diventano le protagoniste dei balli, coi giovani a guardarle ammirati e a mischiarsi una volta tanto non con olandesi in bikini o con spagnoli abbronzati ma con delle contadine, simbolo e memoria dell’isola. Gli sguardi delle ragazze locali quella sera furono i più belli e illuminati di tutta quella settimana e l’atmosfera mi ricordò il finale del film “Fandango”, con le lucine della festa a spegnersi piano piano, i fazzoletti a roteare nell’aria e a lasciare posto a una dolce nostalgia.

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