Eppure è Europa
Fatichiamo un po’ a definirla europea, a immaginarla come un territorio del nostro continente ma ai confini della nostra geografia, quelli scoperti per primo da Erik Il Rosso, partito dall’Islanda come esule per un omicidio nel 982 d.C. c’è questa grande isola bianca finita ultimamente parecchio sotto il faro dei vari media. La sua prima stranezza è nel nome: è straordinario pensare che al tempo delle spedizioni vikinghe il sud dell’isola fosse pieno di verdi vallate, da qui il nome datogli di “Terra Verde”!

La seconda particolarità è nei tratti somatici della maggior parte dei suoi abitanti, chiaramente parliamo dei nativi, non dei coloni danesi. Gli inuit infatti assomigliano di più agli eschimesi, facce cotte dal sole e dal ghiaccio artico, occhi sottili, modi silenziosi. Un’etnia che sembra provenire appunto da lontani mondi di neve o dalle remote steppe asiatiche.

Gli Inuit così bonari, così “incontaminati”, così lontani dai vizi occidentali, così ostili alla proprietà privata, di tutto possono avere bisogno tranne che del vorace sfruttamento delle loro risorse, dell’assalto alla loro cultura, del violento sfregio della loro immensa terra ghiacciata con la costruzione di nuove fabbriche o porti o peggio ancora di basi militari.
La Groenlandia è bella proprio perché assoluta e selvaggia, immacolata come il suo paesaggio, un paesaggio da ultima frontiera, vuoto e vergine. Ti fa venire in mente il miraggio degli esploratori di una volta che avvolti nelle loro enormi pellicce e guidando slitte o rompighiaccio volevano raggiungere il limite del mondo conosciuto.
La sua terza particolarità è nella fauna: dove li trovi in Europa l’orso bianco che saltella sui resti degli iceberg, la foca che gli sfugge perennemente come la preda più prelibata, la balena che rende mitico il suo mare e i suoi fiordi?
Sicuramente poi la Groenlandia interessa le nazioni potente della Terra, per vari motivi.
Capitolo 1, la difesa
L’isola è un’immensa, inospitale ma strategica terra di mezzo.
Lo è per lo sfruttamento commerciale, per il puntellamento militare: come nel gioco del Risiko si presta idealmente per espandere un impero, spostare un confine, controllare l’altro emisfero.



Il rischio è che tutto questo possa avvenire alle spese della natura selvaggia, degli animali dell’artico, dei fiordi innevati, dei rapporti coi poveri Inuit.
Capitolo 2, le risorse minerarie
Là sotto gli esperti dicono che c’è di tutto, le terre rare (sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi), materie prime, minerali nel sottosuolo come il litio, il cobalto, il nichel, lo zinco, l’uranio, la grafite, oro e platino in quantità, ferro e rame utili a tutto, diamanti e rubini più facilmente trovabili coi ghiacciai che si stanno sempre di più sciogliendo, riserve di idrocarburi tra le più ricche del mondo, tanto petrolio nel mare e tanti giacimenti di gas naturale da sfruttare, fonti sorprendenti di ricchezza, fonti infinite di energia.
E queste cose fanno gola ai potenti del mondo, trasformano un paradiso della natura in una contesa economica.
Capitolo 3, l’energia per l’AI
La trama più nuova, più incredibile, più segreta.
Si sta facendo strada, specie tra gli scienziati, l’ipotesi che il gelido territorio groenlandese sia l’habitat più adatto per alimentare tutti i macchinari legati all’intelligenza artificiale, potenziare le loro capacità, le loro memorie.
In pratica l’energia naturale sfruttabile nell’isola dalla strana bandiera biancorossa (il bianco rappresenta i ghiacciai, il rosso – chissà perché – l’oceano, il disco diviso a metà il sole che sorge e tramonta e un legame cromatico con la bandiera danese) aiuterebbe la transizione energetica e la tecnologia di chi riuscirà a impossessarsene prima e meglio…

Ad approfondire tale concetto ci aiuta magari questo passaggio della newsletter di Energia Italia dell’8 gennaio 2025, a firma del giornalista Flavio Fabbri: “I rare earth elements permettono la produzione e il funzionamento di oggetti che fanno parte della quotidianità umana: si possono trovare all’interno degli smartphone, nei touchscreen, nelle lampade, negli hard disk dei computer. Ma sono anche alla base di fibre ottiche e laser, di molte apparecchiature mediche, nelle batterie per le auto elettriche. Costituiscono magneti permanenti, sensori elettrici, convertitori catalitici indispensabili per la produzione di tecnologie green come turbine eoliche e pannelli fotovoltaici”.
Quindi restiamo appesi a questo interrogativo: la Groenlandia attrae così tanto solo per rendere più performanti quegli aggeggi che prima o poi sostituiranno l’uomo…???



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