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Cultura da Viaggio

Il Labirinto di Creta

La leggenda del Labirinto

Una delle leggende più conosciute del mondo antico riguarda il mitologico labirinto del palazzo Reale di Cnosso, simbolo di gloria e potere della civiltà minoica sviluppatasi nell’isola di Creta tra il 2000 e il 1450 a.c. Sicuramente tutto quello che riguarda il concetto filosofico, estetico, misterioso e psicologico di labirinto è nato qui, nel cuore del Mediterraneo, in un luogo magnifico baciato dal sole per trecento giorni all’anno ma che agli albori della storia significò anche terrore e tenebra.

La leggenda del Labirinto

A Creta regnava il tiranno Minosse, primo re dei minoici, figlio di Zeus e Europa, una bella principessa fenicia che fu ingannata dal dio, trasformatosi in toro, che la caricò sul suo gruppone, solcando il mare fino all’isola dove nacque appunto Minosse. La scena della donna adagiata sul toro si osserva in alcune antichissime monete e anfore ritrovate nei vari scavi archeologici compiuti a Cnosso. Fa sensazione collegare la storia di questo rapimento e questo stupro alla vicenda successiva del minotauro perché, per contrappasso (?), a Minosse toccò una sorte analoga: sua moglie Pasifae si innamorò infatti di un potente toro e si fece costruire dall’architetto Dedalo una vacca di legno per entrarvi dentro e accoppiarsi così con l’animale. Il figlio che nacque aveva le sembianze di un mostro: un uomo con testa di toro, ovvero il feroce Minotauro.

 Il figlio che nacque aveva le sembianze di un mostro: un uomo con testa di toro, ovvero il feroce Minotauro

A questo punto Dedalo fu convocato dall’irato e offeso Minosse per un altro scopo: doveva costruire proprio lì, tra le oltre 1300 stanze, del magnifico Palazzo di Cnosso, sotto le sue scalinate e i suoi templi, un intricato reticolo di vicoli ciechi e scuri corridoi, per nascondere per sempre la mostruosa creatura agli occhi del popolo.

Il primo immenso e inaccessibile labirinto della storia nacque per questo motivo: per un sentimento di vergogna e anche per controllare meglio la violenza feroce del minotauro che riceveva in pasto delle giovani vite a lui sacrificate senza mietere terrore nella capitale di quel regno che già contava 80.000 abitanti.

A interrompere il maleficio e la catena di ragazzi e ragazze divorate dal minotauro ci pensò l’erede al trono di Atene, Teseo, che convocato dalla dolce Arianna, figlia naturale di Minosse e Pasifae e sorellastra del mostro, gli rimediò il famoso gomitolo di filo seguendo il quale, dopo l’uccisione del minotauro, Teseo riuscì a trovare l’uscita dal labirinto delle tenebre e della follia.

Oggi a Cnosso

Aleggia nell’aria, ma non esiste più. Ne è rimasta qualche testimonianza appunto su affreschi, monete d’argento, mosaici

Oggi dopo aver visitato le altre meraviglie di Creta, i suoi porticcioli incantati, le spiagge bianchissime di Balos e Elafounissi, i monasteri bizantini, i palazzi veneziani, le moschee ottomane, i villaggi di campagna in un mare d’olivi, le aspre gole e suggestive montagne dell’interno, si arriva ovviamente davanti a quello che resta del Palazzo di Cnosso, al tempio principale ricostruito dall’archeologo Evans, si ammirano la Sala del Trono coi grifoni e la stanza Pasifae con l’affresco dei delfini… ma si cerca inutilmente il labirinto che nascondeva il minotauro perché esso non esiste più.

Aleggia nell’aria, ma non esiste più. Ne è rimasta qualche testimonianza appunto su affreschi, monete d’argento, mosaici, ma il dedalo (il nome dell’architetto divenne il simbolo stesso di una nuova parola!) di vie, sotterranei, grotte, cunicoli è scomparso per sempre.

Eppure in un tramonto di fuoco a guardare le pietre antiche di Creta l’eco delle leggende di Cnosso sembra ancora vivo, il palazzo trasmette davvero qualcosa col suo colore rosso sangue, trasmette quasi la sensazione di essere trasportati nel tempo e nel regno sanguinoso di Minosse, per essere testimoni della sua follia, del dolore di Parsifae, della paura del popolo, del coraggio di Teseo, della bontà di Arianna.

il palazzo trasmette davvero qualcosa col suo colore rosso sangue
 i suoi porticcioli incantati, le spiagge bianchissime di Balos e Elafounissi

La lettura di Borgès

Come spesso è accaduto nella storia del mondo la sfera del mito greca si è propagata alle civiltà gemelle e successive. In varie culture sono sorti palazzi con labirinti, sotterranei con cunicoli e grotte, giardini meravigliosi con labirinti geometrici di siepi e arbusti, opere tutte destinate in qualche modo a ricordare il mito comparso per la prima volta a Creta.

Ci sono state molte letture del concetto filosofico di Labirinto, probabilmente la più efficace è stata quella del grande scrittore, romanziere e poeta argentino Borgès che vedeva nella storia mondiale del labirinto, da quello cretese a quelli del rinascimento italiano fino alle creazioni moderne la metafora di un percorso iniziatico universale, la sfida dell’uomo con le tenebre, cui contrapporre con coraggio e coscienza la ricerca della verità e della luce. In sostanza il Labirinto viene visto da Borgès come la spirale difficoltosa della vita e l’uscita da esso come la prova di elevazione morale e spirituale necessaria alla conquista della salvezza.

la metafora di un percorso iniziatico universale, la sfida dell’uomo con le tenebre, cui contrapporre con coraggio e coscienza la ricerca della verità e della luce

(foto di Borgès tratta da wikipedia)

Per Borgès il mondo è quindi una realtà complessa, sfuggente e disordinata e il Labirinto è il simbolo naturale di questa perplessità. Esso promulga un’idea di smarrimento tipica dell’uomo moderno, che ha bisogno di perdersi e di ritrovarsi in un luogo che confonde e stupisce, in quello che diventa un necessario percorso iniziatico e un rompicapo della mente.

Il Labirinto da Minosse in poi come enigma, pericolo, prova, vittoria, consapevolezza, fuga.

Il Labirinto da Minosse in poi come enigma, pericolo, prova, vittoria, consapevolezza, fuga.

(illustrazione di Minosse nell’Inferno dantesco presa da wikipedia)

Il mito nella modernità

Il labirinto si è radicato come figura retorica nell’immaginario collettivo, è finito così anche in romanzi come “Il nome della Rosa” con la sua metafora di ricerca spirituale, in altri come “Harry Potter e il Calice di Fuoco” dove ospita infide trappole e creature magiche, in psico-thriller come il film “Shining” dove Jack Nicholson alla fine della sua follia muore assiderato nel giardino ghiacciato dell’Overlook Hotel. Si può pensare allora di andare in giro per il mondo a scovare i labirinti più belli, più grandi, più difficili. E si spalancano bocca e occhi a pensare che tutto è iniziato tante vite fa a Creta.

E si spalancano bocca e occhi a pensare che tutto è iniziato tante vite fa a Creta.
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