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I grandi reportages / Marocco on the road

Marocco on the road – Le altre città imperiali

Cartoline dal Marocco

Fès e Marrakech sono probabilmente le città imperiali più belle, storiche e famose del Marocco ma una visita completa del paese non può trascurare gli altri due centri più artistici della regione, ovvero Meknès e Rabat, adagiate tra le pianure desertiche e l’oceano, anch’esse piene di tesori e di bellezze, di moschee e di mercati. E in questo breve itinerario (Meknès è distante da Fès solo 70 Km mentre Rabat, capitale politica, dista altri 160 km) non mancano pure le aree archeologiche di romana memoria. Trascuriamo per ora Casablanca perché sarà la nostra tappa finale, la grande e caotica città araba da dove prenderemo il volo di ritorno per l’Italia, dopo aver concluso questo viaggio spettacolare con le altre tappe che ci aspettano e che già ci eccitano: Marrakech la rossa, Ouarzazate con la poetica Via delle Kasbah, l’incontro col Sahara sulle dune di Merzouga e l’abbraccio bianco e blu di Essaouira.

Marocco on the road – Le altre città imperiali

Breve storia e giro di Meknès

Nel tour delle città imperiali si impara che questa divenne capitale del paese per una cinquantina d’annì, dal 1672 in poi, prima che il titolo passasse per alcuni secoli a Fès e poi sotto la moderna dominazione francese all’attuale Rabat. Il nome di Meknès deriva dalla tribù berbera che la popolava nel corso del X secolo e le fattezze della città furono definite con le dinastie regnanti successive che vi eressero mura di protezione, fortezze e ovviamente le mederse, le scuole coraniche che tanto da vicino abbiamo già conosciuto a Fès, quelle dove generazioni di studenti appresero a fondo la religione, il diritto e le scienze islamiche. Come le altre città imperiali è un bene protetto dall’Unesco e passeggiare tra i suoi vicoli, i suoi vivaci mercati e le sue tipiche atmosfere è un’esperienza piacevole. La sua grande attrazione sono i numerosi minareti che le donano un’aria di santità, ma anche le solenni porte che introducono il viaggiatore alla città vecchia, così intarsiate di capolavori dell’arte araba. Quella di Bab Mansour per esempio è ritenuta la più maestosa porta imperiale del Marocco.

Nella centrale Piazza El Hedim si trovano i calessi, un mezzo alternativo e simpatico per fare un giro delle mura. Poi l’attenzione va come al solito alla vita brulicante che ti aspetta dentro la Medina e che parla di colori, suoni, profumi, mestieri, tradizioni, sapori. Il solito, estraniante, viaggio nel tempo, in una cultura altra, in un mondo che per noi risulta caotico quanto esotico.

vita brulicante che ti aspetta dentro la Medina e che parla di colori, suoni, profumi, mestieri, tradizioni, sapori
Il solito, estraniante, viaggio nel tempo, in una cultura altra, in un mondo che per noi risulta caotico quanto esotico

A una trentina di km da Meknès ecco il sito archeologico di Volubilis, la più grande testimonianza culturale romana di tutto il Marocco. Augusto pose qui le basi di un regno “cliente”, un avamposto romano nella conquista degli spazi desertici della regione della Mauritania. Con una buona guida in un’oretta si scoprono i resti delle basiliche, dell’acquedotto, delle terme e dei tipici frantoi costruiti accanto alle case. Molto belli i resti di un arco di trionfo e i mosaici nella Casa di Orfeo.

il sito archeologico di Volubilis, la più grande testimonianza culturale romana di tutto il Marocco

Rabat, tra storia e mare

rabat una cittadella, una moschea e un palazzo reale

Il destino di Rabat è segnato da un potente califfo della dinastia degli Almohadi che nel 1150 fa innalzare sulle coste dell’Atlantico una cittadella, una moschea e un palazzo reale. Il suo nome in arabo significa appunto fortezza, perché è in questa antica roccaforte che si radunavano i soldati per partire alla difesa dell’Andalusia musulmana minacciata dai re cristiani. Molti ebrei cacciati dalla Spagna di Filippo II la popolarono nel corso del’600, arricchendola con le loro arti, culture e mestieri. Nei tempi moderni è stata invece residenza coloniale del protettorato francese e infine capitale del Marocco.

Le mura della città sono rimaste davvero imponenti e le regalano un’immagine fortemente imperiale, guardandole e percependo nel contempo i resti giganti della Moschea di Hassan oltre che l’orizzonte sconfinato dell’Oceano, si ha la precisa sensazione di compiere un viaggio nel tempo, nel tempo di un regno forte e florido.

Passiamo nella città vecchia attraverso il capolavoro tutto in pietra della robustissima porta Bab er Rouah. Altre porte e alte muraglie e torri e bastioni proteggono la vita, i segreti, i silenzi magici e i chiassosi incontri che si creano nella Kasbah.

Rabat in certi angoli, in certi momenti e in certi caratteri sembra un pezzo di Andalusia moresca, d’altronde i mori cacciati dalla Reconquista spagnola e cristiana si rifugiarono nella fuga verso sud proprio fra le sue mura. Gli antichi discendenti di tante attuali famiglie pare che fossero corsari intenti a rendere ricca e potente una sorta di piccola repubblica marinara. Più delle altre città imperiali marocchine Rabat infatti vive da sempre e a fondo il suo rapporto col mare: rapporto commerciale, di traffici, incursioni, viaggi, porto e pesca.

La Rabat moderna, seconda in Marocco per abitanti alla sola Casablanca, si è dotata anche di parecchi musei, teatri, gallerie e ha una vita culturale piuttosto intensa.

Più delle altre città imperiali marocchine Rabat infatti vive da sempre e a fondo il suo rapporto col mar

Anche se il suo incanto maggiore resta nella Medina affacciata sul mare, nelle casette bianche che si congiungono alle mura ocra e alle onde azzurre, quel bianco e quell’azzurro che ritornano a stupirti nei vicoli più nascosti, più intimi. Dove cenare la sera fuori al fresco di un patio, come a Siviglia, come a Cordoba, dove passeggiare in cerca di quadri, vasi, gioielli berberi, dove inseguire i suoni delle musiche o le voci dei bambini che giuocano. Perché una Medina è sempre una Medina, il posto migliore dove perdersi o dove incontrare un popolo del sud.

una Medina è sempre una Medina, il posto migliore dove perdersi o dove incontrare un popolo del sud

In alternativa, poco lontani, accampamenti per un thè nel deserto.

In alternativa, poco lontani, accampamenti per un thè nel deserto.

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